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Vecchio 03-01-2004, 20.17.31   #11
tammy
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il caffè

a me non piace, cmq....
potrei sapere come la penserebbe un introverso?

grazie

"con la conoscenza si apre la possibilità della trasformazione" (by Ygramul)

è questione anche di volontà dell'individuo?

Se ci si rende conto di avere un atteggiamento più o meno sbagliato nei confronti degli altri o anche nei confronti di noi stessi andrebbe migliorato, ma qui si cadrebbe nel solito discorso "volersi bene" e forse non è proprio questo il centro della discussione, ma per esempio, Ygramul ha raccontato di alcuni suoi cambiamenti d'umore che, poi, ha cercato e voluto modificare quindi, presumo, ha avuto la volontà di farlo.

Ma una domanda, alla quale non ho ancora trovato soddisfacente risposta è: "perchè una persona consapevolmente si fa del male? e come può correggersi?" Certamente ha bisogno d'aiuto medico, ma per riportala dove? in una realtà comune a molti e non per Lei confacente?...Bho, fate voi, io vi leggo volentieri......
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Vecchio 03-01-2004, 20.32.43   #12
Ygramul
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Re: il caffè

Citazione:
Messaggio originale inviato da tammy
"con la conoscenza si apre la possibilità della trasformazione" (by Ygramul)

è questione anche di volontà dell'individuo?

A onor del vero la paternità di questa frase è di r.rubin, io mi sono limitata a citarla perchè la ritenevo profondamente vera.

Per quanto riguarda la trasformazione, come ho solo vagamente accennato prima esistono trasformazioni cercate e altre invece che avvengono inconsapevolmente nel corso della vita, indotte dagli avvenimenti. Ma penso che il discorso aperto da r.rubin con questo 3ad riguardasse (almeno mi pare di aver capito così) i cambiamenti che l'individuo cerca di apportare volontariamente, non quelli che accadono al di là del controllo della persona.

Citazione:
Messaggio originale inviato da tammy
Ma una domanda, alla quale non ho ancora trovato soddisfacente risposta è: "perchè una persona consapevolmente si fa del male? e come può correggersi?" Certamente ha bisogno d'aiuto medico, ma per riportala dove? in una realtà comune a molti e non per Lei confacente?

r.rubin ha parlato abbastanza esplicitamente di ciò che esula dalla necessità di intervento medico-psicologico-psichiatrico. Ma per rispondere a questa domanda, bisogna dire che se la persona non sente il bisogno di cambiare, anche se si tratta di atteggiamenti o comportamenti dannosi per sé, non lo farà.

Inoltre a volte quello che apparentemente sembra un "farsi del male" spesso è l'unica strategia trovata da quella persona nell'infanzia per superare un problema molto più grande delle capacità che aveva all'epoca di affrontarlo. Di solito non si riesce a sganciarsi da un comportamento autolesivo per la sensazione di pericolo che il farlo comporta.

E ripeto, se una persona non vuole cambiare, non lo farà a prescindere dagli aiuti che riceve....
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Vecchio 03-01-2004, 20.37.12   #13
r.rubin
può anche essere...
 
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Per alcuni cambiamenti c'è una chiave efficace, per altri meno.
Ma quella chiave, come si utilizza? Cioè, come è possibile concretamente "sganciarsi" da quegli schemi (domanda da un milione di dollari!!!), è possibile farlo da soli, o serve necessariamente un'aiuto esterno (psicologo, psicoterapeuta ecc..)

Ps: hai centrato in pieno il concetto!
r.rubin is offline  
Vecchio 03-01-2004, 21.02.16   #14
r.rubin
può anche essere...
 
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Citazione:
a me non piace, cmq....

non è affatto un problema, ci beviamo quello che vuoi!

Citazione:
potrei sapere come la penserebbe un introverso?

...un'esempio puoi averlo leggendomi


Circa il "volersi bene" e il "farsi male" posso riportarti in due righe la mia esperienza personale: ho passato un periodo in cui, un pò demoralizzato, depresso, mi sentivo proprio una cacc*: avevo l'autostima sotto i piedi...dunque il pensiero davvero geniale qual'è stato?
Beh, visto che sono una cacc*, e le cacch* che si trovano sul proprio cammino si pestano, dal momento che io mi trovo necessariamente sul mio cammino, io mi pesto!
Davvero geniale questa soluzione mi ha portato a una vera escalation di autodistruttività: mi autoumiliavo...mah...diciamo poi per inciso che molti fattori mi hanno portato a comportarmi in questo modo, comunque la...sostanza...resta questa.

Dopodichè, un giorno, all'improvviso mi successe di fare capolino da quella fossa che mi ero scavato, e guardandomi intorno, guardandomi indietro e guardando me stesso mi sono detto: sono veramente una mer**! ma no perchè lo fossi, ma perchè piuttosto mi comportavo come tale.
Quindi mi son detto: o mangi sta minestra o salti giù dalla finestra, ed ecco che pian piano ho riiniziato a nutrirmi e dopo un pò sono riuscito a passare alla pastasciutta e quindi alle bistecche...non sono ancora al salmone e all'aragosta ma per adesso va bene così (ps: è metaforico)

ecco insomma in sostanza a me è successo fondamentalmente per immaturità, scarsa consapevolezza e conoscenza della vita, con conseguente tentato abbattimento di quel fusticello...fragile che ero e che voleva essere forte, e capricciosamente ha scelto la strada dell'acetta a quella dell'accettazione e dell'impegno per salire verso il sole sempre più robusto.

In questo caso alla consapevolezza, alla conoscenza di me stesso, è corrisposto un cambiamento praticamente conseguente.

Il problema qui è invece...quando vuoi iniziare a "potarti", a eliminare i ramoscelli secchi per far crescere quelli più verdi, ad eliminare quei rami che impediscono un'adeguato respiro solare.
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Vecchio 03-01-2004, 21.16.36   #15
Ygramul
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Messaggio originale inviato da r.rubin
Per alcuni cambiamenti c'è una chiave efficace, per altri meno.
Ma quella chiave, come si utilizza? Cioè, come è possibile concretamente "sganciarsi" da quegli schemi (domanda da un milione di dollari!!!), è possibile farlo da soli, o serve necessariamente un'aiuto esterno (psicologo, psicoterapeuta ecc..)

Ps: hai centrato in pieno il concetto!

Penso che dipenda un pò da tante cose: se gli "schemi" comportamentali sono molto antichi, molto radicati, probabilmente chi li attiva ha necessità di aiuti esterni per liberarsene.

Per quanto riguarda il "come".... è vero, la domanda è di quelle che valgono un milione di dollari...

Posso dire che una volta conosciuta l'ossatura dello schema comportamentale è più semplice riconoscerla quando viene attivata nella situazione al tempo presente, e in questo modo può essere che la persona riesca a prendersi un attimo di tempo per disinnescare il meccanismo che porta alla reazione stereotipata a catena. Penso che in fondo il segreto a volte sia proprio quello di imparare a prendersi qualche secondo di tempo, tra lo stimolo dato da una situazione e la risposta che si attiverebbe subito dopo. Un attimo di pausa può fare la differenza tra innescare una reazione automatica o invece agire sulla base di quello che vediamo, percepiamo e viviamo istante per istante. Ma ti parlo di quello che faccio io... non saprei dirti poi se ci sono altri sistemi...
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Vecchio 03-01-2004, 21.34.26   #16
basil
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Messaggio originale inviato da Ygramul
Posso dire che una volta conosciuta l'ossatura dello schema comportamentale è più semplice riconoscerla quando viene attivata nella situazione al tempo presente, e in questo modo può essere che la persona riesca a prendersi un attimo di tempo per disinnescare il meccanismo che porta alla reazione stereotipata a catena. Penso che in fondo il segreto a volte sia proprio quello di imparare a prendersi qualche secondo di tempo, tra lo stimolo dato da una situazione e la risposta che si attiverebbe subito dopo. Un attimo di pausa può fare la differenza tra innescare una reazione automatica o invece agire sulla base di quello che vediamo, percepiamo e viviamo istante per istante. Ma ti parlo di quello che faccio io... non saprei dirti poi se ci sono altri sistemi...

Molto giusto. Potrebbero essere utili tecniche di rilassamento praticate con costanza per creare quel minimo "spazio" interno che ci consenta di agire e non reagire... Ad alcuni è servito.
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Vecchio 03-01-2004, 21.48.48   #17
r.rubin
può anche essere...
 
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eh già, un pò di tempo, rilassamento...la penso anch'io così, per lo meno per certi versi.

Più sei rilassato, tranquillo, più fai qualsiasi cosa meglio.
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Vecchio 03-01-2004, 23.59.48   #18
tammy
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Re: Re: il caffè

Citazione:
Messaggio originale inviato da Ygramul
Inoltre a volte quello che apparentemente sembra un "farsi del male" spesso è l'unica strategia trovata da quella persona nell'infanzia per superare un problema molto più grande delle capacità che aveva all'epoca di affrontarlo. Di solito non si riesce a sganciarsi da un comportamento autolesivo per la sensazione di pericolo che il farlo comporta.

E ripeto, se una persona non vuole cambiare, non lo farà a prescindere dagli aiuti che riceve....

Vuoi dire che se un adulto si fà volontariamente del male, diciamo per "proteggersi" da un eventuale pericolo è perchè l'ha già vissuto nell'infanzia? e cosa potrebbe essergli accaduto di grave per indurlo alla difesa autolesionandosi? ed ancora: perchè da adulto si ritrova in situazioni di autolesionismo?

Dovete scusare la mia curiosità, non sono addetta al mestiere di psicoequalsivogliacosa, ma l'argomento m'interessa.

Potrebbe anche starci che il soggetto in questione lanci messaggi di aiuto non espliciti...per es.: tu lo vedi che sta male, ma se gli chiedi cos'ha ti risponde tutto bene, mai stato meglio!
Sai...lavorando di fantasia si potrebbe anche addurre che si senta ricattato o minacciato e qui comprendo quel che dici "si protegge", ma di fronte a queste situazioni atipiche come si può intervenire senza ulteriormente far danni più di quelli che già vive?
Penso che il comunicare al soggetto una propria disponibilità nell'ascoltarlo non sia male e come scrive r.rubin: i rami secchi li deve potare cmq da solo, ma il difficile, credo, rimane nel farlo uscire dal senso di paura in cui vive, cioè fornirgli l'accetta.
Da tutto questo: può essere un soggetto autolesionista per cause altrui?

Probabile sia uscita di senno, ma se vorrete rispondermi avrò sempre il piacere di leggervi e di farvi qualche altra domanda
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Vecchio 04-01-2004, 00.18.00   #19
Ygramul
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Tammy

Rischiamo di andare fuori argomento, comunque la risposta alla tua domanda non è nè semplice nè univoca.

Intanto l'autolesionismo fisico è spesso un sintomo di malattie psichiatriche gravi oppure di malattie neurologiche o metaboliche, e questo vuol dire che in questi casi i fattori psicologici c'entrano poco. Se mi parli di autolesionismo in senso più lato, ossia la tendenza della persona a cacciarsi in situazioni dolorose (ossia non una forma di autolesionismo fisico), non è detto che il "finale" della situazione sia quello che la persona cerca.

Inoltre possono esserci molte cause dell'inversione del rapporto tra piacere e dolore, una delle quali è l'abuso fisico o sessuale nell'infanzia da parte di un genitore. In questi casi chi elargisce il male è anche contemporaneamente la stessa persona che fornisce nutrimento e una forma di affetto, sia pure distorta. Mischiare queste componenti (dolore e amore, male e bene) nella stessa figura può causare una sorta di cortocircuito fra piacere e dolore, generando di fatto una situazione di masochismo. E questo avviene anche quando l'abuso è psicologico e non fisico.

Il fatto di farsi del male come richiesta di aiuto esiste, ma è rara e comunque inefficace. Quasi nessuno capisce questo tipo di messaggi.

Nel caso di alcuni disturbi gravi della personalità, il farsi del male fisicamente serve a percepire se stesso, quando la persona sperimenta il nulla più assoluto perchè manca della capacità di recepire stimoli lievi. A quel punto per sentire di essere vivi bisogna farsi del male, perchè il dolore è la dimostrazione tangibile della vita, che non si percepisce in altra maniera. Comunque esistono persone che hanno bisogno di stimolazioni forti anche se non necessariamente dolorosi, in quanto hanno perso o non hanno mai avuto la capacità di discernere le sfumature e i dettagli e di godere di essi. Mi viene in mente per esempio quel tipo di persona che cerca sempre la battaglia col proprio partner, perchè solo nell'interminabile catena di litigi-riconciliazioni, litigi-riconciliazioni riesce a percepire l'amore dell'altro. Tutti modi molto faticosi di vivere, ma che se vengono messi in atto in genere una ragione c'è.
Ygramul is offline  
Vecchio 04-01-2004, 02.29.06   #20
tammy
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Il fatto di farsi del male come richiesta di aiuto esiste, ma è rara e comunque inefficace. Quasi nessuno capisce questo tipo di messaggi.


E' triste, seppure una verità, vuol dire che il soggetto è destinato a morire della propria autolesività? che aiuto suggerite? se aiuto a questo punto c'è.

Non mi sembra più di tanto di essere usciti dal thread iniziale......
è consapevolezza anche questa, è conoscenza di sè, anche se distruttiva piuttosto che costrutiva, la mia domanda rimane: come migliorarla?

Non servono spiegazioni psicoterapeutichelibroletterar ie..... bastano poche ed efficaci parole, se ci sono.

una bonanotte serena a tutti voi
tammy is offline  

 



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