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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 17-10-2005, 11.10.56   #1
arsenio
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maturazione e libertà esistenziale

Maturazione e libertà esistenziale

La maturazione e la libertà esistenziale sono i concetti chiave di una recente conferenza sulla psicoterapia gestaltica di gruppo e relativa formazione di operatori inseriti in una comunità costituita da gruppi che a loro volta sono composti da individui.
La maturazione prevede un’integrazione attraverso passaggi complessi che richiedono di possedere competenze sia di mente che di cuore, e il non averla raggiunta si associa a una disagio psichico che coinvolge parte di quel 25% della popolazione di cui solo l’1% riceve cure adeguate, e gli altri rischiano di diventare pazienti psichiatrici.

Il disagio protratto nel tempo determina una scadente qualità di vita e forme d’isolamento, dove certe replicate azioni e relazioni non portano ad alcun buon fine e prevalgono comportamenti difensivi che fanno poi parte di stabili tratti di personalità. Ma è necessario non rinunciare al bisogno di uno scambio e confronto autentico con gli altri.

La meta evolutiva da far raggiungere è uno stile di libertà esistenziale, priva di passivi e insensati condizionamenti, per poter inventare e scrivere la propria vita. Si agisce sulle risorse sane dell’individuo con un linguaggio lineare ed accessibile, attenti alla sua cultura, capacità e scopi.
Per “cultura” s’intende il filtro mentale per cui ognuno assegna un senso diverso alla realtà con letture soggettive di fronte a uno stesso evento, mentre per la risoluzione di un problema si devono rintracciare dapprima gli scopi e le potenzialità della persona.

Oggi le nuove povertà sono anche affettive, intellettive, esistenziali, dovute a una bassa maturazione, e determinano la chiusura alle relazioni, le difese psichiche, la disistima.
I piaceri della nostra società narcisistica sono quelli derivati dalla fruizione delle cose ma anche delle persone che si trattano alla stregua di oggetti da sottomettere ai propri bisogni fino a estreme forme devianti. Ne fanno parte il consumismo e le svariate manifestazioni di dipendenza dove è assente il piacere della costruzione e della creatività. Oppure ci si adatta a un comportamento nevrotico a autoaggressivo dove viceversa si antepongono ai propri desideri quelli altrui allo scopo di ricavare rassicurazioni. Sotto questo tipo di difese si cela l’angoscia che si vorrebbe in tal modo attenuare, il fallimento di scopi, la disistima, ecc.
L’atteggiamento adeguato verso le persone che presentano difficoltà non è una comprensione accomodante né la repressione o una pura assistenza, ma una mossa contenitiva che richiede da parte dell’operatore alcune qualità che lo facciano percepire sotto qualche aspetto capace e competente anche nel mettere a proprio agio le persone. Deve essere abile nel creare una coinvolgente relazione improntata all’ironia, al gioco, all’empatia per far scattare un circolo virtuoso di maturazione che accresca l’autostima calibrando scopi personali e perseguibili.

Ma non possiamo aspettarci alcun aiuto da chi è suggestionato da una cultura narcisistica , competitiva e sostanzialmente vuota, a imitazione di quella di stampo televisivo che evade dagli autentici problemi sociali e affettivi. Le persone più adatte a condurre una relazione di sostegno sarebbero proprio quelle in crisi perché incapaci d’integrarsi in tale sistema.
arsenio is offline  
Vecchio 18-10-2005, 16.53.47   #2
sting antonio
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MI complimento con il sito che nn ha risposto a questa domanda bravi nessuno qui ha la pazienza di leggere.Ma poi una domanda arsenio vedo che sei molto bravo nel linguaggio ma tu ti formuli degli emigmi incredibili!! nessuno a questa capacità qua cmq complimenti
sting antonio is offline  
Vecchio 19-10-2005, 11.00.23   #3
nevealsole
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Buongiorno

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Messaggio originale inviato da arsenio
Le persone più adatte a condurre una relazione di sostegno sarebbero proprio quelle in crisi perché incapaci d’integrarsi in tale sistema.

Ciao Arsenio,
bel post! Le risposte tardano perché, parlo per me, sono in un periodo di super lavoro e se già è difficile leggere, rispondere è quasi impossibile. Salvo vadano bene i monosillabi e cose simili.
Abbiamo già detto in fondo che questo forum è una sorta di cattività dei cervelli ) (tanto per restare nel tema del narcisismo ed auto-esaltazione) che non avresti potuto proporlo in luogo migliore.
Esperienze mi hanno portato a conoscere persone che si occupano di varie forme di aiuto in gruppi basati perlopiù sul volontariato. Emerge in effetti la figura del “conduttore” come soggetto che in prima persona ha vissuto determinate problematiche e nel loro superamento ed elaborazione si è reso, per così dire, “strumento di guarigione” per altri.
Spesso noto che diventa una sorta di missione e permette a chi si è trovato “emarginato” e distante dalla società per tanti anni di reinserirsi in modo positivo e pieno, sentendosi attivo nella costruzione di qualcosa che per tanti anni aveva rifiutato.
Il gioco degli specchi funziona molto bene in certi contesti e ci è più facile scorgere nitidamente in altri ciò che a noi stessi non avremmo il coraggio di imputare.
Certo, la risocializzazione non è cosa facile. Taluni ignorano o vorrebbero ignorare il proprio vissuto, in quanto pagina troppo dolorosa forse, e nel superarlo non lo accettano.
Ci interroghiamo spesso se tali situazioni possano condurre a reale e costante cambiamento dovendo essere la base per la maturazione proprio l’accettazione intesa come “io sono stato anche questo”.
Spesso la domanda che sorge è “perché proprio a me”.
Trovo che in ogni situazione di difficoltà, chiunque, chieda questo per prima cosa, quasi sentendosi ingiustamente colpito dalla vita nel suo dispiegarsi.
Io di solito rispondo, pur non sapendo se sia giusto rispondere, che non c’è un perché. C’è solo un percorso cui ognuno di noi è chiamato, composto da prove che spesso sono proprio quelle che non avremmo mai immaginato di dover sostenere.
Dalle mie parti diciamo che ognuno ha la sua croce e che se tutte fossero mostrate in piazza ognuno deciderebbe di riprendersi la propria.
Al termine del percorso c’è la maturità.
Non sono uno psicologo, però sempre più spesso oggi si usano parole terribili come disaffettività o anaffettività (almeno mi pare) ad indicare malattie in cui non c’è recupero e non c’è guarigione perché da padrona la farebbe l’incapacità di provare vero sentimento verso l’altro.
Io credo che per tutti ci sia possibilità di recupero e guarigione, solo che lo sforzo e l’energia e la profusione di amore e solidarietà necessaria sono talmente grandi e sono talmente pochi i soggetti disposti a concederli, spesso volontari, che è davvero, davvero difficile.
Costruire rapporti e farli funzionare è qualcosa a cui non siamo più abituati, come fossimo monadi impazzite proiettate verso il niente.
La forza che ci mettono quei pochi che si impegnano è però davvero grande, se non l’avessi visto non l’avrei immaginato.
E’ da tempo che penso ad una cosa: ritenendo che fare i genitori sia un mestiere che si impara sul campo, nessuno propone mai dei corsi di preparazione.
E se invece, per cambiare in meglio il nucleo della società, si fornissero alle giovani coppie strumenti reali per imparare ad educare, ad essere genitori?

Un abbraccio
nevealsole is offline  
Vecchio 19-10-2005, 14.22.59   #4
Darkina
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Messaggio originale inviato da sting antonio
MI complimento con il sito che nn ha risposto a questa domanda bravi nessuno qui ha la pazienza di leggere.Ma poi una domanda arsenio vedo che sei molto bravo nel linguaggio ma tu ti formuli degli emigmi incredibili!! nessuno a questa capacità qua cmq complimenti
Soprattutto te eh!!
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Vecchio 19-10-2005, 15.04.34   #5
odissea
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Re: maturazione e libertà esistenziale

Citazione:
Messaggio originale inviato da arsenio
[b]Maturazione e libertà esistenziale

Il disagio protratto nel tempo determina una scadente qualità di vita e forme d’isolamento, dove certe replicate azioni e relazioni non portano ad alcun buon fine e prevalgono comportamenti difensivi che fanno poi parte di stabili tratti di personalità.

Oggi le nuove povertà sono anche affettive, intellettive, esistenziali, dovute a una bassa maturazione, e determinano la chiusura alle relazioni, le difese psichiche, la disistima.
]

prima di tutto: ammazza che post,bellissimo!

non mi sento molto preparata su un argomento così complesso, ma vorrei provare a mettere giù qualche impressione personale.

Spesso mi capita di incontrare persone che presentano atteggiamenti, nella relazione e verso il prossimo, assai stereotipati, che percepisco cioè come estremamente rigidi, inflessibili....fossilizzati.
alcune di queste persone rientrano nella cerchia delle mie conoscenze e, sinteticamente, manifestano atteggiamenti del tipo:
- quando succede qualcosa di negativo è sempre colpa di altri, per cui non sono tenuti a prendersi nessuna responsabilità.
- l'amicizia non esiste, tutti mirano a fregarli. Nello stesso tempo definiscono amici persone che magari arrivano al massimo ad essere poco più che conoscenti: questo crea rapporti molto squilibrati e, quando falliscono, comportano una ricaduta ancora più profonda nei medesimi stereotipi.
- nessuno è in grado di comprenderli, in parte perchè per loro la gente è sciocca, in parte perchè loro si ritengono sopra la media.

questo genere di cose denota secondo me una grande immaturità e povertà interiore. Fra noi giovani non è un "fenomeno"raro questo genere di atteggiamento.

sono andata fuori tema o questi "casi"rientrano in ciò di cui parlava l'amico arsenio?

saluti

Ultima modifica di odissea : 19-10-2005 alle ore 15.05.44.
odissea is offline  
Vecchio 21-10-2005, 10.20.39   #6
arsenio
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sting

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Messaggio originale inviato da sting antonio
MI complimento con il sito che nn ha risposto a questa domanda bravi nessuno qui ha la pazienza di leggere.Ma poi una domanda arsenio vedo che sei molto bravo nel linguaggio ma tu ti formuli degli emigmi incredibili!! nessuno a questa capacità qua cmq complimenti

Grazie ho molto gradito il tuo apprezzamento

arsenio is offline  
Vecchio 21-10-2005, 10.22.09   #7
arsenio
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nevealsole

Citazione:
Messaggio originale inviato da nevealsole
Ciao Arsenio,
bel post! Le risposte tardano perché, parlo per me, sono in un periodo di super lavoro e se già è difficile leggere, rispondere è quasi impossibile. Salvo vadano bene i monosillabi e cose simili.
Abbiamo già detto in fondo che questo forum è una sorta di cattività dei cervelli ) (tanto per restare nel tema del narcisismo ed auto-esaltazione) che non avresti potuto proporlo in luogo migliore.
Esperienze mi hanno portato a conoscere persone che si occupano di varie forme di aiuto in gruppi basati perlopiù sul volontariato. Emerge in effetti la figura del “conduttore” come soggetto che in prima persona ha vissuto determinate problematiche e nel loro superamento ed elaborazione si è reso, per così dire, “strumento di guarigione” per altri.
Spesso noto che diventa una sorta di missione e permette a chi si è trovato “emarginato” e distante dalla società per tanti anni di reinserirsi in modo positivo e pieno, sentendosi attivo nella costruzione di qualcosa che per tanti anni aveva rifiutato.
Il gioco degli specchi funziona molto bene in certi contesti e ci è più facile scorgere nitidamente in altri ciò che a noi stessi non avremmo il coraggio di imputare.
Certo, la risocializzazione non è cosa facile. Taluni ignorano o vorrebbero ignorare il proprio vissuto, in quanto pagina troppo dolorosa forse, e nel superarlo non lo accettano.
Ci interroghiamo spesso se tali situazioni possano condurre a reale e costante cambiamento dovendo essere la base per la maturazione proprio l’accettazione intesa come “io sono stato anche questo”.
Spesso la domanda che sorge è “perché proprio a me”.
Trovo che in ogni situazione di difficoltà, chiunque, chieda questo per prima cosa, quasi sentendosi ingiustamente colpito dalla vita nel suo dispiegarsi.
Io di solito rispondo, pur non sapendo se sia giusto rispondere, che non c’è un perché. C’è solo un percorso cui ognuno di noi è chiamato, composto da prove che spesso sono proprio quelle che non avremmo mai immaginato di dover sostenere.
Dalle mie parti diciamo che ognuno ha la sua croce e che se tutte fossero mostrate in piazza ognuno deciderebbe di riprendersi la propria.
Al termine del percorso c’è la maturità.
Non sono uno psicologo, però sempre più spesso oggi si usano parole terribili come disaffettività o anaffettività (almeno mi pare) ad indicare malattie in cui non c’è recupero e non c’è guarigione perché da padrona la farebbe l’incapacità di provare vero sentimento verso l’altro.
Io credo che per tutti ci sia possibilità di recupero e guarigione, solo che lo sforzo e l’energia e la profusione di amore e solidarietà necessaria sono talmente grandi e sono talmente pochi i soggetti disposti a concederli, spesso volontari, che è davvero, davvero difficile.
Costruire rapporti e farli funzionare è qualcosa a cui non siamo più abituati, come fossimo monadi impazzite proiettate verso il niente.
La forza che ci mettono quei pochi che si impegnano è però davvero grande, se non l’avessi visto non l’avrei immaginato.
E’ da tempo che penso ad una cosa: ritenendo che fare i genitori sia un mestiere che si impara sul campo, nessuno propone mai dei corsi di preparazione.
E se invece, per cambiare in meglio il nucleo della società, si fornissero alle giovani coppie strumenti reali per imparare ad educare, ad essere genitori?

Un abbraccio

Carissima nevealsole la tua ricca e articolata risposta è molto opportuna perché stimola a chiarire alcuni punti non approfonditi. Il riferimento alla “cattività dei cervelli” corrisponde a ciò che io definii “gabbia mentale” dovuta a certe condizionanti autolimitazioni conseguenti alla nostra storia biografica costituita da ricordi, emozioni, sensazioni, valori, criteri di giudizio, credenze: è un nostro vissuto sotteso ad esperienze, di cui tener conto, che s’incontra ed estrinseca con l’ambiente sociale. In un forum virtuale tale limite può certo essere a volte evidente, sebbene ritenga Riflessioni di buona qualità argomentativa rispetto ad altri forum non suddivisi in settori di competenze che così più facilmente diventano caotici guazzabugli d’idee e di chiusure cognitive.

Per narcisismo in certi contesti non s’intendono tanto le forme patologiche ed estreme ma alcuni diffusi indizi significativi di egocentrismo e autoreferenzialità, scarsa sensibilità e inadeguato coinvolgimento relazionale con gli altri, che esistono solo in quanto si assegna loro l’unica funzione di un proprio specchio, o li si disconferma, ferisce, allo scopo di esistere o valorizzarsi a spese altrui, ecc. Lo stile argomentativo del narcisista è orientato più che al dialogo flessibile e dialettico al dibattito teso ad avere comunque ragione. La loro autostima non si fonda sulla cooperazione. Il volontariato è un altro tasto dolente perché anche in tale contesto ho notato sovente tracce di narcisismo, di bisogno degli altri per propri conflitti o scopi personali, per estrinsecare sé ideali improntati al velleitarismo, o per indebite proiezioni, ecc. Una meritata lode va indirizzata ai non molti che dimostrano un buon equilibrio e sfuggono a questi rischi.

Certe personali e già superate esperienze di disagio tornano utili ai fini di vissuti condivisi e conseguente più facile empatia, ma specie i conduttori dovrebbero avvertire la necessità di qualche formazione, oltre ad avere una certa inclinazione alla relazione, per una comunicazione di tipo risocializzante, anche per catalizzare in un gruppo risorse e potenzialità autonome e inespresse necessarie per un cambiamento.

Sul perché di certi eventi è giusta la tua risposta; sul perché certe persone siano più vulnerabili di altre al disagio psichico si dovrebbe risalire al loro passato , ma è un difficile percorso a ritroso e molti terapeuti oggi lo ritengono non necessario. In ogni caso si tratta, come sappiamo, di una reazione personale dovuta a fattori ereditari sommati a quelli ambientali.

La maturazione (affettiva, cognitiva, sociale) è un concetto che deriva dall’età evolutiva ma non so quanti e come la raggiungano. E’ libertà, aderenza alla realtà, impegno esistenziale, assunzione di responsabilità, riconoscendo i propri limiti, impegnando in modo creativo le proprie risorse, ecc.. Anche la libertà è un concetto complesso e polisemantico. Prevede autonome scelte ma è pure condizionata da limiti ambientali e pulsionali.

In quanto a un eclissi delle emozioni ne abbiamo già parlato. Nella società consumista anche dei sentimenti effimeri e di sogni e desideri eteroindotti non si attribuisce la dovuta importanza al provare, saper riconoscere e manifestare i propri vissuti affettivi; ad accettare e saper decifrare quelli altrui anche in ambito familiare. Un’infanzia deprivata d’affetti può determinare l’incapacità di restituirli in età adulta, ma è anche vero che c’è possibilità di ricupero e guarigione per tutti. Ho conosciuto persone con un’infanzia avara di calore che smentiscono tale teoria. Instaurarono rapporti soddisfacenti con altre figure adulte significative o incontrarono in seguito persone compensatorie a loro adatte.

A fare i genitori si sbaglia sempre e comunque in qualcosa anche nostro malgrado e ad insaputa, ad es. il periodo adolescenziale è molto difficile e misconosciuto. Il guaio è che tutti si ritengono perfetti come sono , senza alcun bisogno d’istruzioni. Perfino certe educatrici di asilo nido impreparate per un periodo tanto delicato e importante per la storia dell’individuo.

Un abbraccio
arsenio is offline  
Vecchio 21-10-2005, 10.24.14   #8
arsenio
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odissea

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Messaggio originale inviato da odissea
prima di tutto: ammazza che post,bellissimo!

non mi sento molto preparata su un argomento così complesso, ma vorrei provare a mettere giù qualche impressione personale.

Spesso mi capita di incontrare persone che presentano atteggiamenti, nella relazione e verso il prossimo, assai stereotipati, che percepisco cioè come estremamente rigidi, inflessibili....fossilizzati.
alcune di queste persone rientrano nella cerchia delle mie conoscenze e, sinteticamente, manifestano atteggiamenti del tipo:
- quando succede qualcosa di negativo è sempre colpa di altri, per cui non sono tenuti a prendersi nessuna responsabilità.
- l'amicizia non esiste, tutti mirano a fregarli. Nello stesso tempo definiscono amici persone che magari arrivano al massimo ad essere poco più che conoscenti: questo crea rapporti molto squilibrati e, quando falliscono, comportano una ricaduta ancora più profonda nei medesimi stereotipi.
- nessuno è in grado di comprenderli, in parte perchè per loro la gente è sciocca, in parte perchè loro si ritengono sopra la media.

questo genere di cose denota secondo me una grande immaturità e povertà interiore. Fra noi giovani non è un "fenomeno"raro questo genere di atteggiamento.

sono andata fuori tema o questi "casi"rientrano in ciò di cui parlava l'amico arsenio?

saluti

Grazie per le pertinenti osservazioni sugli aspetti di una relazionalità inadeguata come diagnosi sociale. Ognuno nel gestire la propria immagine tende ad assumere una maschera direttamente intenzionale o più conforme alle opinioni del sull’ ambiente (cfr. la Persona junghiana). Alcuni non sono capaci di monitorarsi in un modo variabile nei vari contesti e si autopresentano con comportamenti prevedibili, stereotipati e inautentici, specie se volti più a suscitare un effetto che a manifestare una propria reale espressività. Mi diceva una ragazza che avendo appreso ad osservare soprattutto la rivelante comunicazione non verbale dei suoi interlocutori, rischiava di allontanarsi da quasi tutte le sue amicizie.

L’amicizia vera è quasi un amore, richiede intimità come reciproche confidenza e impegno (manca la passione) presenti se va bene solo in rare amicizie di vecchia data. Con i “conoscenti” si può pretendere almeno di stare bene insieme, ma anche questo avviene di rado: prevedibilità e banalità di conversazioni e situazioni ripetitive finiscono per annoiare e così non restano che i forum virtuali

In quanto al comprendersi non c’è da illudersi troppo. Per certe forme di disconferma dell’altro ti mando al concetto di personalità narcisistica nel post per nevealsole.
Errori condizionano le percezioni reciproche. E’ limitata anche la nostra stessa autoconoscenza e quella degli altri è parziale, conseguente a nostri bisogni e criteri più che a una visione oggettiva. Da cui la difficoltà e le disillusioni interpersonali non sempre esplicitate e forse più evidenti a un osservatore esterno. Spesso proprio chi ha un mondo interiore inusualmente ricco risulta incompreso e difficilmente riesce a condividerlo con gli altri. Comunque solo certe relazioni solide possono creare esperienze soddisfacenti.

arsenio is offline  
Vecchio 26-10-2005, 09.49.24   #9
feng qi
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Re: maturazione e libertà esistenziale

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Messaggio originale inviato da arsenio
Maturazione e libertà esistenziale

La maturazione e la libertà esistenziale sono i concetti chiave di una recente conferenza sulla psicoterapia gestaltica di gruppo e relativa formazione di operatori inseriti in una comunità costituita da gruppi che a loro volta sono composti da individui.
La maturazione prevede un’integrazione attraverso passaggi complessi che richiedono di possedere competenze sia di mente che di cuore, e il non averla raggiunta si associa a una disagio psichico che coinvolge parte di quel 25% della popolazione di cui solo l’1% riceve cure adeguate, e gli altri rischiano di diventare pazienti psichiatrici.

Il disagio protratto nel tempo determina una scadente qualità di vita e forme d’isolamento, dove certe replicate azioni e relazioni non portano ad alcun buon fine e prevalgono comportamenti difensivi che fanno poi parte di stabili tratti di personalità. Ma è necessario non rinunciare al bisogno di uno scambio e confronto autentico con gli altri.

La meta evolutiva da far raggiungere è uno stile di libertà esistenziale, priva di passivi e insensati condizionamenti, per poter inventare e scrivere la propria vita. Si agisce sulle risorse sane dell’individuo con un linguaggio lineare ed accessibile, attenti alla sua cultura, capacità e scopi.
Per “cultura” s’intende il filtro mentale per cui ognuno assegna un senso diverso alla realtà con letture soggettive di fronte a uno stesso evento, mentre per la risoluzione di un problema si devono rintracciare dapprima gli scopi e le potenzialità della persona.

Oggi le nuove povertà sono anche affettive, intellettive, esistenziali, dovute a una bassa maturazione, e determinano la chiusura alle relazioni, le difese psichiche, la disistima.
I piaceri della nostra società narcisistica sono quelli derivati dalla fruizione delle cose ma anche delle persone che si trattano alla stregua di oggetti da sottomettere ai propri bisogni fino a estreme forme devianti. Ne fanno parte il consumismo e le svariate manifestazioni di dipendenza dove è assente il piacere della costruzione e della creatività. Oppure ci si adatta a un comportamento nevrotico a autoaggressivo dove viceversa si antepongono ai propri desideri quelli altrui allo scopo di ricavare rassicurazioni. Sotto questo tipo di difese si cela l’angoscia che si vorrebbe in tal modo attenuare, il fallimento di scopi, la disistima, ecc.
L’atteggiamento adeguato verso le persone che presentano difficoltà non è una comprensione accomodante né la repressione o una pura assistenza, ma una mossa contenitiva che richiede da parte dell’operatore alcune qualità che lo facciano percepire sotto qualche aspetto capace e competente anche nel mettere a proprio agio le persone. Deve essere abile nel creare una coinvolgente relazione improntata all’ironia, al gioco, all’empatia per far scattare un circolo virtuoso di maturazione che accresca l’autostima calibrando scopi personali e perseguibili.

Ma non possiamo aspettarci alcun aiuto da chi è suggestionato da una cultura narcisistica , competitiva e sostanzialmente vuota, a imitazione di quella di stampo televisivo che evade dagli autentici problemi sociali e affettivi. Le persone più adatte a condurre una relazione di sostegno sarebbero proprio quelle in crisi perché incapaci d’integrarsi in tale sistema.

i te vogl'bbene assai..
ma sto bla,bla,bla,bla..

bello,sicuramente!

ma mi girano gli occhi.
In ogni caso sei in buona compagnia di qualcun altro bla bla.

mi piace sempre leggerti



feng qi
feng qi is offline  
Vecchio 26-10-2005, 12.35.29   #10
arsenio
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Re: Re: maturazione e libertà esistenziale

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Messaggio originale inviato da feng qi
i te vogl'bbene assai..
ma sto bla,bla,bla,bla..

bello,sicuramente!

ma mi girano gli occhi.
In ogni caso sei in buona compagnia di qualcun altro bla bla.

mi piace sempre leggerti



feng qi

Grazie cara feng qi, comunque sappi distinguere le sbobbe di parole dai discorsi di chi si propone di raccontare qualcosa

arsenio is offline  

 



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