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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 26-10-2005, 12.39.50   #1
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
conosci te stesso, conosci gli altri

Conosci te stesso, conosci gli altri.


Sfuggiamo all’inferno / e via la maschera / ormai che cale? / Finisce a sera un grigio / carnevale.


Come l’altro ci sperimenta realmente può non coincidere con ciò che pensiamo di essere per gli altri e sarebbe così inutile il proporsi di apparire migliori, inoltre neppure possiamo sapere la conoscenza che una persona ha raggiunto su se stessa.
E’ veramente impossibile conoscere se stessi? Sappiamo che esiste un nostro Sé che manifestiamo ed un sé che cerchiamo di nascondere, un Sé che gli altri percepiscono di noi ma che non ci rivelano, infine un Sé sconosciuto a tutti, sia a noi stessi che agli altri.
Tuttavia l’autoconoscenza ed un chiaro rapporto con noi stessi facilita anche il comprendere gli altri, e non può mancare se si vuole raggiungere una reciproca intimità amorosa.
Ci possiamo conoscere attraverso l’interazione sociale con gli altri, tramite una comunicazione profonda, dalle reazioni suscitate e dal tipo di rapporto che riusciamo ad instaurare. Oppure viaggiando nel nostro mondo interiore con un dialogo intrapsichico, indagando i nostri comportamenti e le parole che ci tradiscono, chiarendoci se sappiamo distinguere l’assoluto dal relativo, il reale dall’illusorio, ecc.
Si dice che gl’individui si rivelino in circostanze eccezionali, ma si può sempre osservare l’immagine che una persona ha del mondo, la sua capacità di giudizio e di discernimento, il suo saper cogliere l’essenziale, l’intelligenza che fa ammettere di non capire o di aver frainteso senza ostinarsi su di un dettaglio, ecc.
Oggi si rivaluta la “prima impressione” (A. Demarais, V. White, 05) per cui gl’interlocutori decidono già dal primo sguardo quale tipo di persona siamo e la nostra gradevolezza.

Ma se le valutazioni altrui ci possono indurre in errore e se per ognuno siamo diversi, anche l’autoosservazione introspettiva e comportamentale di tipo socratico sarebbe problematica perché non si può uscire da noi stessi per soffermarsi sul proprio Io falsato da inevitabili aspetti autoingannevoli. Senza dimenticare la dimensione incontrollabile dell’inconscio. Dopo Freud tutto potrebbe essere simbolo di qualcos’altro, e in ognuno si nasconderà sempre qualcosa d’indecifrabile per cui di nessuno si potrà esprimere un giudizio definitivo.
Nietzsche ancora prima di Freud scoprì la struttura fluida e instabile della psiche, emblematica in molti personaggi del ‘ 900 depersonalizzati e ambigui nella loro frattura tra essere e apparire. Secondo Schopenhauer si deve pensare sempre la peggio senza lasciarsi ingannare dall’improbabile bontà altrui, e se si riesce a meglio conoscere qualcuno probabilmente lo si dovrebbe disprezzare. Ma anche per Leopardi l’impostura è l’anima della vita sociale.

La nostra autoconoscenza è limitata anche perché l’abilità intrapersonale e autoanalitica non è valorizzata dalla nostra cultura, si è convinti di conoscersi a fondo e non si ammette l’esistenza dell’inconscio, non ci si chiede le ragioni profonde dei nostri giudizi, ecc. Spesso si evita l’autoconsapevolezza come fonte di disagio, qualcuno manifesta resistenze chiedendosi se vale davvero constatare chi si è se poi non si vuole o può cambiare, o quando per cambiare sarebbe troppo tardi.
In quanto al conoscere gli altri è un’abilità incerta, non immediata, perché il nostro modo di vedere le altre persone è influenzato dalla nostra passata esperienza e dalla nostra personalità. Le percezioni altrui sono parziali e incomplete, conseguenti a nostri bisogni, criteri di giudizio, ecc. più che a una visione oggettiva. Da cui frequenti distorsioni, esagerazioni, relazioni illusorie e resistenti alla realtà, difficoltà e disillusioni interpersonali. In ogni caso solo se la relazione è solida e approfondita può generare una reciproca conoscenza ed esperienze soddisfacenti.

Alla luce di quanto detto qualche vostra esperienza sull’autoconoscenza e sul conoscere gli altri?
arsenio is offline  
Vecchio 26-10-2005, 14.37.25   #2
Metropolis
Neofita
 
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Data registrazione: 02-10-2005
Messaggi: 112
Interessante discussione sulla quale mi potrei dilungare a lungo.
Sinceramente credo molto nell'autocoscenza e nell'importanza di conoscere il proprio sé per capire poi quello degli altri.
Molte volte si può affermare che gli altri non sentano le stesse nostre sensazioni di fronte ad un determinato avvenimento,eppure a volte mi è capitato di confrontarmi con altri individui e scoprire-casualmente-di avere le stesse impressioni,di sentire le stesse cose anche rispetto a degli stimoli esterni quali i suoni,i sapori e gli odori...
Jung parlava di processo di individuazione dicendo che era necessario conoscere il proprio sé tramite la conoscenza degli archetipi e dell'ombra.
E' necessario avere una profonda conoscenza propria per quanto difficile,perchè questo potebbe migliorare anche la condizione sociale che ci circonda.
Più rispetto di sè è anche più rispetto degli altri.
Un'opera di Seneca,dove vengono raccolte le epistole tra lui e un funzionario del tempo in Grecia,ci insegna quanto breve sia la vita e quanto tempo si disperda nell'inseguire miraggi inarrivabili.
Allora è meglio investire il proprio tempo in una attività cerebrale,di pensiero,anche se questa fa tanto soffrire,perchè poi regala enormi frutti.
Si cresce attraverso l'esperienza e ci si arricchisce ogni volta mediante la conoscenza di altre persone,di situazioni,cose ed errori.
Ciao!
Metropolis is offline  
Vecchio 26-10-2005, 15.01.41   #3
Sirtaki
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Data registrazione: 14-09-2004
Messaggi: 203
a prescindere dalla naturale limitatezza delle capacità umane,
l'autoconoscenza è possibile e praticabile.

per esempio, la mia è una ricerca continua e devo ammettere anche affannosa, tanto da farmi perdere talvolta il senso della realtà!

mi rendo sempre più conto che la maggiore fonte di conoscenza di sè stessi è il confronto con l'altro, andare quindi oltre la propria interiorità.
perchè l'introspezione è secondo me una dimensione illimitata, dunque indefinita e non necessariamente corrispondente alle reali potenzialità personali.
Sirtaki is offline  
Vecchio 26-10-2005, 20.57.04   #4
Vaniglia
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Data registrazione: 16-07-2005
Messaggi: 752
L'autoanalisi e' qualcosa di importante per noi stessi...parlo in prima persona...gli studi e la terapia pisicoanalica alla quale mi sono sottoposta diversi anni fa' mi hanno permesso di scavare nel profondo...e penso non abbia una fine, anche quando chiudi questo rapporto relazionale con il tuo terapeuta,...continua la tua analisi personale...e da qui si espande al mondo esterno...



Vani

Ultima modifica di Vaniglia : 26-10-2005 alle ore 20.58.40.
Vaniglia is offline  
Vecchio 27-10-2005, 09.25.20   #5
feng qi
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Data registrazione: 15-10-2005
Messaggi: 560
Re: conosci te stesso, conosci gli altri

Citazione:
Messaggio originale inviato da arsenio
Conosci te stesso, conosci gli altri.


Sfuggiamo all’inferno / e via la maschera / ormai che cale? / Finisce a sera un grigio / carnevale.


Come l’altro ci sperimenta realmente può non coincidere con ciò che pensiamo di essere per gli altri e sarebbe così inutile il proporsi di apparire migliori, inoltre neppure possiamo sapere la conoscenza che una persona ha raggiunto su se stessa.
E’ veramente impossibile conoscere se stessi? Sappiamo che esiste un nostro Sé che manifestiamo ed un sé che cerchiamo di nascondere, un Sé che gli altri percepiscono di noi ma che non ci rivelano, infine un Sé sconosciuto a tutti, sia a noi stessi che agli altri.
Tuttavia l’autoconoscenza ed un chiaro rapporto con noi stessi facilita anche il comprendere gli altri, e non può mancare se si vuole raggiungere una reciproca intimità amorosa.
Ci possiamo conoscere attraverso l’interazione sociale con gli altri, tramite una comunicazione profonda, dalle reazioni suscitate e dal tipo di rapporto che riusciamo ad instaurare. Oppure viaggiando nel nostro mondo interiore con un dialogo intrapsichico, indagando i nostri comportamenti e le parole che ci tradiscono, chiarendoci se sappiamo distinguere l’assoluto dal relativo, il reale dall’illusorio, ecc.
Si dice che gl’individui si rivelino in circostanze eccezionali, ma si può sempre osservare l’immagine che una persona ha del mondo, la sua capacità di giudizio e di discernimento, il suo saper cogliere l’essenziale, l’intelligenza che fa ammettere di non capire o di aver frainteso senza ostinarsi su di un dettaglio, ecc.
Oggi si rivaluta la “prima impressione” (A. Demarais, V. White, 05) per cui gl’interlocutori decidono già dal primo sguardo quale tipo di persona siamo e la nostra gradevolezza.

Ma se le valutazioni altrui ci possono indurre in errore e se per ognuno siamo diversi, anche l’autoosservazione introspettiva e comportamentale di tipo socratico sarebbe problematica perché non si può uscire da noi stessi per soffermarsi sul proprio Io falsato da inevitabili aspetti autoingannevoli. Senza dimenticare la dimensione incontrollabile dell’inconscio. Dopo Freud tutto potrebbe essere simbolo di qualcos’altro, e in ognuno si nasconderà sempre qualcosa d’indecifrabile per cui di nessuno si potrà esprimere un giudizio definitivo.
Nietzsche ancora prima di Freud scoprì la struttura fluida e instabile della psiche, emblematica in molti personaggi del ‘ 900 depersonalizzati e ambigui nella loro frattura tra essere e apparire. Secondo Schopenhauer si deve pensare sempre la peggio senza lasciarsi ingannare dall’improbabile bontà altrui, e se si riesce a meglio conoscere qualcuno probabilmente lo si dovrebbe disprezzare. Ma anche per Leopardi l’impostura è l’anima della vita sociale.

La nostra autoconoscenza è limitata anche perché l’abilità intrapersonale e autoanalitica non è valorizzata dalla nostra cultura, si è convinti di conoscersi a fondo e non si ammette l’esistenza dell’inconscio, non ci si chiede le ragioni profonde dei nostri giudizi, ecc. Spesso si evita l’autoconsapevolezza come fonte di disagio, qualcuno manifesta resistenze chiedendosi se vale davvero constatare chi si è se poi non si vuole o può cambiare, o quando per cambiare sarebbe troppo tardi.
In quanto al conoscere gli altri è un’abilità incerta, non immediata, perché il nostro modo di vedere le altre persone è influenzato dalla nostra passata esperienza e dalla nostra personalità. Le percezioni altrui sono parziali e incomplete, conseguenti a nostri bisogni, criteri di giudizio, ecc. più che a una visione oggettiva. Da cui frequenti distorsioni, esagerazioni, relazioni illusorie e resistenti alla realtà, difficoltà e disillusioni interpersonali. In ogni caso solo se la relazione è solida e approfondita può generare una reciproca conoscenza ed esperienze soddisfacenti.

Alla luce di quanto detto qualche vostra esperienza sull’autoconoscenza e sul conoscere gli altri?

ciao arsenio,
mi viene sempre difficile tenere il filo di un discorso quando il mio interlocutore lo fa piuttosto lungo, ma altresì mi piace sfidarmi.

Eppoi,ciò che scrivi é interessante e merita.

Condivido tutto ciò che hai scritto,ma prendo spunto da quello che più ha fermato la mia attenzione.

Hai scritto bene:"Come l’altro ci sperimenta realmente può non coincidere con ciò che pensiamo di essere per gli altri e sarebbe così inutile il tentare di apparire migliori."

Ogni volta che penso di avere fatto un passetto in avanti sulla via dell' auto miglioramento(scusa l'espressione rozza), poi sul campo di battaglia (che è la vita) vedo che non é così. Infatti ho la sensazione che nessuno veda i miei progressi.E questo perchè comunque ciò che io realizzo in me poi deve essere visibile agli altri attraverso i miei gesti, l'espressione del mio viso, le mie parole.

Ed é vero, io lo dico sempre:non si può vendere ciò che non si ha.
Se veramente in me qualcosa non cambia, non posso aspettare che gli altri vedano qualcosa che non c'é.
Inoltre va detto che ci sono persone che non vogliono vedere in noi il cambiamento. Decidono a colpo d'occhio nel bene o nel male ciò che noi siamo e fine.

ma intanto il problema continua a esistere perché come dici tu noi ci conosciamo sia attraverso l'autoanalisi, sia attraverso il confronto con gli altri.

L'autoanalisi ha i suoi limiti effettivamente, come hai scritto tu molto meglio di quanto io avrei potuto esprimere.

E dal confronto con gli altri sono guai, come abbiamo già detto.


Io penso che é sempre bene avere gli occhi aperti sui limiti che un processo di autoconoscenza possa avere, e anche sul fatto che il nostro lavoro interiore non sempre sia visto o apprezzato da chi ci circonda, però vale la pena in ogni caso non gettare la spugna. Non tentare di essere migliori! Esserlo, veramente, secondo la nostra coscienza. Provare e riprovare. Sbagliare e rialzarsi per ricominciare.

Si procede piano piano, per piccoli tentativi, però a volte fai la cosa giusta e vedi di te qualcosa di bello che nessuno deve toglierti. E se poi fosse uno scherzo del subconscio..che me ne importa!

Con tutte le botte che mi dà, va be' che almeno ogni tanto mi fa una carezza?

sono irrecuperabile ,eh?

ci rileggiamo presto
fenf qi
feng qi is offline  
Vecchio 27-10-2005, 10.33.45   #6
autunno1
è qui
 
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Messaggi: 0
Re: conosci te stesso, conosci gli altri

Citazione:
Messaggio originale inviato da arsenio

...E’ veramente impossibile conoscere se stessi?...

Credo proprio di si. E' impossibile o quasi conoscere se stessi fino in fondo. Un nostro Se rimane sconosciuto anche a noi stessi; è più probabile che si riveli agli altri.


A.
autunno1 is offline  
Vecchio 27-10-2005, 11.48.21   #7
arsenio
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Messaggi: 1,006
metropolis, sirtaki, vaniglia, feng qi

Oggi non ho molto tempo e amplio solo ancora un po' il discorso sull'autoconoscenza, pur tenendo conto dei votri post con cui concordo.
Sono d’accordo, pur con i limiti, non rinunciare all’ autoosservazione e al confronto con gli altri, con l’obiettivo di un cambiamento, anche se modificare i nostri geni in larga parte responsabili della personalità purtroppo non è facile. Ma si può sempre reinterpretare il nostro Sé passato e presente, per modellare la persona che vogliamo diventare (si può cambiare durante tutto l’arco di vita) in un processo di autoconsapevolezza per costruire la conoscenza di sé, se saremo sinceri con noi stessi.
E’ importante avere un concetto di sè ben definito scoprendo ad es. chi e cosa ci piace, quali capacità o attitudini possediamo, il lavoro che più apprezziamo, le deviazioni ideologiche, gl’interessi intellettuali, ecc. con lo scopo di maturare poi certe esperienze. Ma è anche rivelante il nostro atteggiamento verso i grandi problemi filosofici: il senso dell’angoscia, l’affrontare la morte, il rapporto con il bene o con il male, ecc.

Si ricordi: ciò che pensiamo di noi e ciò che ci aspettiamo dagli altri influenzano il modo con cui veniamo considerati da chi ci conosce. In ogni caso pur con i limiti già espressi, comunicare con gli altri è necessario perché sono comunque uno specchio che ci dà in qualche misura indizi di come siamo e di come interagiamo.

Le immagini di noi.

1) Ciò che siamo qui ed ora
2) Ciò che crediamo di essere (i complessi)
3) Ciò che vorremmo essere (l’io ideale)
4) Ciò che gli altri credono che io sia (proiezioni altrui)
5) Ciò che gli altri vorrebbero che io fossi (proiezioni genitoriali)
6) Ciò che gli altri suscitano in me (schemi difensivi, giochi)
7) Ciò che vogliamo figurare di essere (maschere sociali)
8) Ciò che possiamo diventare (maturazione, evoluzione, realizzazione del “vero sé”)

La persona realizzata secondo Maslow:

Percepisce la realtà in modo più chiaro degli altri; accetta se stesso senza ansie, sentimenti di colpa e nello stesso modo sa accettare gli altri; è spontanea nei pensieri come nell’azione; si interessa ai problemi del mondo piuttosto che a se stessa o si dedica a qualche tipo di missione; ha bisogno di stare talora da sola e di considerare la vita in modo distaccato; è abbastanza indipendente dalla sua cultura e dalle convenzioni ma non per il piacere di essere diversa, resiste all’acculturazione; è capace di apprezzare a fondo le esperienze della vita, anche nelle cose fatte e viste molte volte; ha un profondo interesse per gli altri; è capace di rapporti profondi e soddisfacenti; ha atteggiamenti democratici; guarda ai fini e non si fissa sui mezzi e possiede una robusta moralità; ha un buon senso dell’humour; si dimostra creativa.

arsenio is offline  
Vecchio 27-10-2005, 11.56.00   #8
nexus6
like nonsoche in rain...
 
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Messaggi: 1,770
"Ecco: per sé, nessuno.
Era questa, forse, la via che conduceva a diventare uno per tutti.
"

Uno, nessuno, centomila - Pirandello.
nexus6 is offline  
Vecchio 27-10-2005, 20.07.37   #9
Cinziaaa
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Messaggi: 42
Dico la mia in maniera chiara e netta (e pure un pò rozza): è un vero casino!
Come vorresti essere, come sei, come ti vedono gli altri ecc ecc.
Una buona, anche se non sempre totale, conoscenza di sè è davvero un grande aiuto.
Cinziaaa is offline  
Vecchio 30-10-2005, 12.23.22   #10
feng qi
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Messaggi: 560
Re: metropolis, sirtaki, vaniglia, feng qi

[quote]Messaggio originale inviato da arsenio
[b]
..Le immagini di noi.

1) Ciò che siamo qui ed ora
2) Ciò che crediamo di essere (i complessi)
3) Ciò che vorremmo essere (l’io ideale)
4) Ciò che gli altri credono che io sia (proiezioni altrui)
5) Ciò che gli altri vorrebbero che io fossi (proiezioni genitoriali)
6) Ciò che gli altri suscitano in me (schemi difensivi, giochi)
7) Ciò che vogliamo figurare di essere (maschere sociali)
8) Ciò che possiamo diventare (maturazione, evoluzione, realizzazione del “vero sé”)

La persona realizzata secondo Maslow:

Percepisce la realtà in modo più chiaro degli altri; accetta se stesso senza ansie, sentimenti di colpa e nello stesso modo sa accettare gli altri; è spontanea nei pensieri come nell’azione; si interessa ai problemi del mondo piuttosto che a se stessa o si dedica a qualche tipo di missione; ha bisogno di stare talora da sola e di considerare la vita in modo distaccato; è abbastanza indipendente dalla sua cultura e dalle convenzioni ma non per il piacere di essere diversa, resiste all’acculturazione; è capace di apprezzare a fondo le esperienze della vita, anche nelle cose fatte e viste molte volte; ha un profondo interesse per gli altri; è capace di rapporti profondi e soddisfacenti; ha atteggiamenti democratici; guarda ai fini e non si fissa sui mezzi e possiede una robusta moralità; ha un buon senso dell’humour; si dimostra creativa..

ciao arsenio,
é tosto l'ultimo tuo messaggio! Piuttosto interessante.

ma era un'interazione o solo un'esposizione?
cioè vuoi parlarne o hai solo voluto amplificare la riflessione..

un saluto
feng qi
feng qi is offline  

 



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