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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 13-12-2002, 21.46.43   #1
visechi
Ospite abituale
 
Data registrazione: 05-04-2002
Messaggi: 1,150
La psicologia della folla (IL BRANCO)

Molto spesso si assiste a fenomeni posti in essere da individui (il più delle volte giovani e giovanissimi) normalmente qualificati come 'brave persone' che inseriti all'interno di un 'gruppo' si lasciano andare a compiere azioni che singolarmente probabilmente non avrebbero compiuto. Emblematico di questo atteggiamento è quanto settimanalmente è registrabile negli stadi di calcio o gli efferati delitti compiuti da gruppi di persone.
Qual è il meccanismo che sottende questo comportamento?
Quali possono essere i meccanismi psicologici che trasformano un 'bravo ragazzo' in un efferato omicida o in un violento?
Si tratta di una 'patologia' o di una 'semplice attitudine caratteriale' latente che sfrutta il 'potere mimetico' offerto dal gruppo per deflagrare in tutta la sua viruleza?
E', viceversa, una forza 'coercitiva' connaturata alla indubbia tensione emulativa riscontrabile nel 'branco' che induce personalità fragili ad adeguarsi ed omologarsi ai comportamenti devianti dei leaders?
Raccontare, commentare please!

Ciao
visechi is offline  
Vecchio 13-12-2002, 22.21.27   #2
firenze
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 28-04-2002
Messaggi: 341
Secondo me è come il David di Michelangelo. Il David c'era già nel blocco di marmo grezzo ancor prima che Michelangelo tirasse il primo colpo di martello.

L'uomo nasce già con delle attitudini caratteriali ancora non però manifeste. Gli eventi della vita, spece nell'infanzia, aiutano l'opera della costruzione della propria personalità.

firenze is offline  
Vecchio 14-12-2002, 11.50.25   #3
Afrodite
Ospite
 
Data registrazione: 03-04-2002
Messaggi: 4
Concordo con quanto ha detto Firenze.
Secondo me questa "aggressività" è già nell'indole caratteriale, solo che viene tirata fuori grazie anche a certe compagnie, ma anche senza di loro, prima o poi basta una scintilla per far venire fuori la "brutalità nascosta".

Che sia un ciclo del Karma esserlo?
Afrodite is offline  
Vecchio 14-12-2002, 13.23.54   #4
firenze
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Data registrazione: 28-04-2002
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Citazione:
Messaggio originale inviato da Afrodite


Che sia un ciclo del Karma esserlo?


Cara Afrodite,
vedo che anche tu mastichi queste cose.
Il karma è pura esperienza che tramite gli opposti provoca crescita. Quindi una vita da santi di deve contrapporre ad una vita da delinquenti.

firenze is offline  
Vecchio 14-12-2002, 17.37.49   #5
visechi
Ospite abituale
 
Data registrazione: 05-04-2002
Messaggi: 1,150
Uhmmm, parlavo d'altro; non credo si tratti di Karma o determinismo caratteriale; c'è qualcos'altro che genera l'improvviso esplodere della violenza in alcuni soggetti, specie se questi si trovano ad agire in 'branco'. E' un fenomeno sempre più preoccupante; poca santità, molta più attenzione alle dottrine sociali che studiano i meccanismi che governano l'agire umano.
Ci sono crimini, commessi da adolescenti, che in altre condizioni, in altro contesto, anche contingente, non necessariamente sociale, non sarebbero, probabilmente, stati commessi.
C'è il fenomeno dell'emulazione: m'identifico nel gruppo, e SONO solo se di questo gruppo acquisisco ed accetto le regole che dettano il comportamento e il modo di rapportarsi alla realtà che vivo.
Alcuni elementi latenti, caratteristici dell’indole personale, spesso emergono e sono portati alla luce sfruttando la possibilità di mantenere l’anonimato. Un gruppo, il ‘branco’, consente di mimetizzarsi. E’ una sorta di reazione psicologica all'evento che si trova a dover fronteggiare. Sono rispettoso e pacifico da solo, divento violento quando posso far leva sull’aggressività degli altri, aggressività di cui mi alimento per far esplodere la mia.
Poco karma, molta sociologia e psicologia; credo che la società moderna dovrebbe prestare molta più attenzione a questo fenomeno sempre più emergente.
visechi is offline  
Vecchio 15-12-2002, 01.22.32   #6
784
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Confusione, oggi la mente di una persona si forma in una tempesta di insegnamenti contrastanti, dove la stessa cosa è affermata e negata con disinvoltura.
"Non uccidere" è una frase svuotata del proprio significato, presa come un'accozaglia di lettere e ripetuta, ma non compresa, non "sentita", accettata come una moda del pensiero, semmai per paura delle conseguenze.
E allora se qualcuno più vuoto e bestiale degli altri butta lì una mezza idea da delinquente, nessuno saprebbe dire perchè è sbagliata... magari qualcuno ripeterebbe qualcuna di quelle frasi, chissà poi perchè, visto che in fondo non ci crede neanche lui...
Se avete la possibilità di farlo chiedete a dei ragazzi che ne pensano. Sono curioso di vedere se qualcuno vi dirà che gli si torcono le budella e sta male solo all'idea di alzare un'arma su un uomo... vi guarderanno mezzi storditi, abbozeranno un sorriso, una risatina e poi giu a parole e argomentazioni ed elucubrazioni, espressioni della razionalità, della crosta dell'essere umano: alberi senza radici, se vi piace l'immagine, e appena si alza un soffio di vento...
Non tutti, forse una minoranza. Forse?

784 is offline  
Vecchio 15-12-2002, 12.23.06   #7
sisrahtac
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Messaggi: 2,110
Penso che certi fenomeni avvengano solo tra quindicenni,quando non si ha il carattere e la volontà di pensare con la propria testa.Quando si è adolescenti si potrebbe uccidere o stuprare solo per il gusto di trasgredire,per il gusto di sentirsi "grandi".Il più delle volte si commettono solo bravate,piccoli atti di vandalismo,ma a volte si oltrepassa il limite della giustizia.A quell'età,durante delle feste,ho assistito a scene che sembravano tratte da film trash di quarta serie(avete presente Kids di Korine?).Delirii di massa.Fortuna che per qualche caso fortuito non mi sono mai cacciato tanto nei casini,ma penso che sia stato solo per tutta una serie di benevole coincidenze.Gli adolescenti sono delle mine vaganti,basta che un adulto un poco persuasivo gli faccia il lavaggio del cervello che questi sono capaci dei più efferati crimini.Basta guardare la recente cronaca nera per rendersene conto.Infatti,secondo me,in questi casi,la colpa dovrebbe ricadere al 90% sugli adulti,compresi i genitori che non hanno tenuto a bada i loro figlioletti in modo adeguato(anche se mi rendo conto che non sia poi così semplice!).
sisrahtac is offline  
Vecchio 15-12-2002, 12.24.36   #8
firenze
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Data registrazione: 28-04-2002
Messaggi: 341
per Visechi

L'umo è sempre stato lo stesso in tutta la sua esistenza. Chiamalo Karma, chiamalo destino, chiamalo come vuoi, ma la cosa cambia poco.

Il branco può influenzare il singolo soggetto al delitto, ma può anche non influenzarlo, tant'è che questo soggetto può escludersi e cambiare... branco... o ancora meglio gregge.
Abbiamo anche il caso di colui che dopo aver errato nell'agire si pente e cambia la propria impostazione di vita, ma anche chi indomito continua a perseverare nel delitto.
Certamente l'ambiente influenza, ma mai può determinare una vita.

Cos'è quindi che fa decidere a restare e perseverare o andarsene verso nuove mete, se non una indole precostituita caratteriale?

Tu questo chiamalo come vuoi, io lo chiamo karma, mi suona meglio, che non tanti gerghi psicologici che poi voglioni dire la solita cosa.

firenze is offline  
Vecchio 15-12-2002, 12.53.34   #9
sisrahtac
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Messaggi: 2,110
Citazione:
Il branco può influenzare il singolo soggetto al delitto, ma può anche non influenzarlo, tant'è che questo soggetto può escludersi e cambiare... branco... o ancora meglio gregge.
Ciò mi fa riflettere.Mi chiedo perchè io da piccolo,quando non avevo una volontà abbastanza solida, non ho mai fatto certe scelte a differenza di altri.Carattere diverso?Indole?Boh...quando si è piccoli si possiedono comunque dei valori,valori non inculcati dalla società,ma spontanei.Oppure è solo un illusione,e tali valori ci vengono dati dall'esterno,ma noi non ne siamo consapevoli?Penso che sia più probabile quest'ultima ipotesi.Io non parlerei di Karma.Io credo che,al contrario,tutto dipenda dall'ambiente.Il solo fatto di aver passato i primi anni della mia vita ascoltando passivamente i discorsi dei miei genitori e facendo determinate esperienze all'asilo nido(per esempio),mi ha portato già in tenera età a compiere delle scelte,anche se non in modo consapevole.E' questo il problema,è che noi siamo continuamente influenzati da ciò che ci circonda,ma per una buona percentuale non ce ne rendiamo conto!E allora ci illudiamo di un destino,di un karma,ecc...E' un reciproco scambio.L'ambiente cambia noi,noi possiamo cambiare l'ambiente,quindi possiamo cambiare il nostro destino.O forse no?Anche tali cambiamenti noi li faremo in base a scelte che abbiamo maturato a causa dell'ambiente che abbiamo frequentato.Quindi,in definitiva,noi siamo vincolati e predestinati.E il libero arbitrio è solo un'illusione.Ma ciò non vuol dire che noi non possiamo cambiare l'ambiente.Noi ne facciamo parte,quindi evolviamo con lui,e contemporaneamente lo modifichiamo attivamente,ma non liberamente.Insomma,è un po' un casino....
Scusate la divagazione.
sisrahtac is offline  
Vecchio 15-12-2002, 13.59.21   #10
r.rubin
può anche essere...
 
Data registrazione: 11-09-2002
Messaggi: 2,053
I valori comunemente accettati sono giunti a fine.

es: Uccidere = male?
Sì, non hai diritto di scelta circa la vita o la morte di un'altro.
No, dare la morte è un'esperienza forte che può essere vissuta.

Sconvolgente?
La noia è la causa?
Una delle cause.
Ma la noia da cosa è causata?

Chi si conforma al branco, grazie al mimetismo che offre, può far emergere i suoi lati bestiali. Non meno umani dello spirito di carità, sono vincolati da regole sociali intimamente accettate. Se le regole cambiano cambia la realtà (è già cambiata).

La cultura PULP, caratterizzata dal distacco affettivo, dall'indifferenza dei protagonisti di fronte al sangue e alla morte, che dopo aver ucciso, con le mani ancora sporche di sangue, si versano un bicchiere di caffè, riprendendo la chiaccherata un momento sospesa, circa le differenze tra scarpe lucide e stivali messicani.
Come mai ha avuto tanto successo?

Il branco come sistema alternativo ma fortemente coerente di regole (anche fossero anti-sociali)? La risposta al bisogno di appartenenza? Un mondo all'interno del mondo?

Una realtà sia pure fortemente individualista ed accettata come tale non può eludere il bisogno di "sentire insieme". Quali siano le poche alternative di risposta a questo bisogno, non c'è spazio per lo scrupolo di giusto-sbagliato.
Non tutti uccidono, questi hanno trovato risposta in altro?
Il loro ambiente ha già fornito un'adeguata risposta a questo bisogno?

La storia dell'uomo come sucessione di epoche di quiete e rottura della quiete, per poi trovare un'equilibrio più alto, che nuovamente andrà in crisi?
r.rubin is offline  

 



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