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Vecchio 24-08-2006, 12.09.30   #11
tammy
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Riferimento: La scrittura: terapia, comunicazione, per noi e per gli altrii

Secondo me scrivere di Sé richiede riflessione e solitudine (silenzio e concentrazione). Descrivere uno stato emozionale che ci appartiene ha necessariamente bisogno di un dialogo con noi stessi e questo può solo avvenire nella solitudine; anche scrivere pubblicamente necessita di solitudine = silenzio e concentrazione. I pensieri confusi, buttati giù alla rinfusa, vanno rivisti, corretti e riscritti (così mi disse un mio caro amico) e rileggendo cose scritte anni addietro mi faccio tenerezza da sola, come si cambia, si cresce, si matura. La stessa scrittura è cambiata. Spesso i pensieri sono “velati” da pudore anche nei blog personali, o in sfoghi personali su un forum, e l’importanza di chi “ascolta” è fondamentale, a mio avviso, per una ulteriore e profonda riflessione e/o introspezione nel nostro “IO”. La riflessione sull’acutezza delle osservazioni, dei possibili interlocutori, sull’uso di determinate parole e il loro significato in quel contesto credo sia una buona occasione ulteriore di crescita personale. In questo caso lo scrivere per sé è anche un contributo agli altri.
Questi i miei pensieri per oggi.

P.S. Egr.Sig.Mark, oltre al titolo del libro, che ho già provveduto ad acquistare, avrebbe potuto esprimere un suo parere in proposito.
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Vecchio 24-08-2006, 15.53.55   #12
mark rutland
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Originalmente inviato da tammy

P.S. Egr.Sig.Mark, oltre al titolo del libro, che ho già provveduto ad acquistare, avrebbe potuto esprimere un suo parere in proposito.

parere positivo
volendo ridere...se poi si scrive un romanzo giallo si ha in piu' la possibilita' di far fuori letteralmente(cioe' a parole e praticamente nella finzione scenica)chi ti sta sullo stomaco nella vita reale e farla franca


piu' positivo di cosi'
devo ammettere che ne ho scritti pochi di gialli,per alcune vittime la dimenticanza e la gratitudine di aver avuto, grazie a loro, modo di allontanarle e' stato sufficiente

ehm....quanti libri gialli avete scritto in vita vostra o avreste voluto scrivere?
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Vecchio 24-08-2006, 16.18.27   #13
bside
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>la scrittura come terapia in forma privata o associata la trovate utile al fine di >conoscere meglio voi stessi?

La scrittura come mezzo per conoscere meglio se stessi direi proprio di sì, come terapia non saprei proprio (per guarire da che?).
Io ho sempre preferito, al diario, la corrispondenza (con posta ordinaria nell'era pre-internet, via email dopo) con altre persone soprattutto amici, conoscenti e amanti; ma anche con persone che non ho mai conosciuto, perché magari residenti all'estero o in città lontane. E la conservo ancora tutta questa valanga di lettere e email.
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Vecchio 24-08-2006, 23.32.56   #14
tammy
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Originalmente inviato da mark rutland
parere positivo
volendo ridere...se poi si scrive un romanzo giallo si ha in piu' la possibilita' di far fuori letteralmente(cioe' a parole e praticamente nella finzione scenica)chi ti sta sullo stomaco nella vita reale e farla franca


piu' positivo di cosi'
devo ammettere che ne ho scritti pochi di gialli,per alcune vittime la dimenticanza e la gratitudine di aver avuto, grazie a loro, modo di allontanarle e' stato sufficiente

ehm....quanti libri gialli avete scritto in vita vostra o avreste voluto scrivere?
In realtà nemmeno uno, ma con la fantasia ne ho uccise di persone......... e cmq anche le parole "uccidono" più o meno quel che ti pare
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Vecchio 24-08-2006, 23.37.16   #15
tammy
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Originalmente inviato da bside
>la scrittura come terapia in forma privata o associata la trovate utile al fine di >conoscere meglio voi stessi?

La scrittura come mezzo per conoscere meglio se stessi direi proprio di sì, come terapia non saprei proprio (per guarire da che?).
Io ho sempre preferito, al diario, la corrispondenza (con posta ordinaria nell'era pre-internet, via email dopo) con altre persone soprattutto amici, conoscenti e amanti; ma anche con persone che non ho mai conosciuto, perché magari residenti all'estero o in città lontane. E la conservo ancora tutta questa valanga di lettere e email.
E fai bene a conservarle, è un modo per rileggersi e comprendere i vari cambiamenti.
Non sò se sei un uomo o una donna perchè ci sarebbe una diversa modalità nello scrivere a seconda del sesso di appartenenza: una donna nello scrivere sottolinea le emozioni, un uomo la mancanza di fisicità. Semmai ci ritorno, per ora buonanotte.
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Vecchio 25-08-2006, 09.23.09   #16
bside
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Mi è capitato di rileggere più che altro quello che mi hanno scritto, anche perché non ho copia cartacea di quello che ho scritto io. Comunque non ho capito cosa intendi per mancanza di fisicità.

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Vecchio 25-08-2006, 09.56.57   #17
tammy
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per comodità riporto quel che ho letto in rete sul diverso modo di scrivere tra uomini e donne nelle lettere d'amore.

www.dica33.it

- Formulare l'assenza: la donna è in grado di utilizzare tale assenza per stimolare il desiderio reciproco, grazie alla sua immaginazione, mentre l'uomo fa di tutto per ridurla, perché la percepisce come vuoto e, in quanto tale, insopportabile. L'assenza permette alla donna di diventare maggiormente consapevole dei suoi sentimenti e desideri, mentre per l'uomo rappresenta una forma di abbandono, a cui cerca in tutti i modi di opporsi.

- Esprimere il desiderio: la distanza connessa con la corrispondenza epistolare consente di esprimersi con maggiore libertà. Anche le persone più timide si sentono più in grado di verbalizzare i loro sentimenti, senza timore di essere giudicati. La parola scritta permette di distanziarsi dalle proprie emozioni e dà spazio alla riflessione. Anche in questo caso, il comportamento degli uomini e delle donne è differente: i primi formulano domande a cui si aspettano una risposta in modo pressante, per il senso intollerabile della mancanza, le donne sono meno pressanti, hanno maggiore pazienza ed interesse nell'indagare i sentimenti alla base della relazione. Di fronte al desiderio fisico maschile si contrappone quello femminile di conoscenza, di analisi e di indagine approfondita.

- Rappresentazione del corpo: l'assenza del corpo dell'uomo dalle lettere femminili, è giustificata dal fatto che le donne utilizzano l'immaginazione per alimentare la passione. Per le donne, la lettera rappresenta, di per sé, un ‘oggetto transizionale' della relazione, un equivalente del corpo dell'amato. La lettera è in grado di manifestare la presenza dell'altro, grazie all'immaginazione, mentre per gli uomini evoca solo l'assenza. Per l'uomo, le lettere non sono in grado di rappresentare e di sostituire l'amata nella sua fisicità, esse si limitano ad essere delle messaggere dei loro comunicati d'amore.

- Essere un luogo di parole: ancor prima che per essere letta e condivisa, la lettera viene scritta come una sorta di confessione, di soliloquio. Essa fornisce sollievo dalla tensione; inoltre, la sicurezza di una risposta è il primo elemento che fornisce benessere. La lettera diventa, così, un luogo di dialogo insostituibile, differente da quello parlato, particolarmente apprezzato dalle donne, che necessitano di maggiore tempo e distanza per dare spazio alla riflessione e all'immaginazione.

Oltre ai diari, poesie, gialli.....a lettere d'amore come stiamo?
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Vecchio 25-08-2006, 10.07.49   #18
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Riferimento: La scrittura: terapia, comunicazione, per noi e per gli altrii

La “psicopoetry” e la “poesia-terapia” sono metodologie creative e alternative a quelle tradizionali di aiuto alla mente, fondate su tecniche specifiche di utilizzo della scrittura poetica e della lettura di poesie, con finalità di consapevolezza e supporto a stati emotivi e cognitivi (pensieri) che sono importanti per la crescita ed il benessere psicologico di una persona.

La psicopoetry parte da obiettivi psicologici e comportamentali che si intendono raggiungere e utilizza la poesia con tecniche idonee a favorire tali esiti psico-sociali.
Generalmente si parte dalla valutazione iniziale del disagio, con la lettura e scrittura poetica o con strumenti e metodi di auto-osservazione guidata, per lasciare spazio ad un percorso durante il quale vengono utilizzate le tecniche psico-poetiche o poetico-terapeutiche ritenute più utili per il recupero del benessere e per migliorare alcuni atteggiamenti negativi. Infine, si giunge alla rielaborazione finale del lavoro fatto, dei risultati ottenuti, in modo da raggiungere una esplorazione poetica finale auto-valutativa.
La conduzione di tali programmi pertanto richiede una formazione specifica che contempli la conoscenza di importanti aspetti di psicologia applicata, di comunicazione, nonché di tecniche specifiche di psicopoesia e poesia-terapeutica. L’accento invece non va posto sulle diverse forme poetiche, aspetti tecnici che potrebbero essere utilizzati in forma limitante all’espressione di sé.

se qualcuno volesse approfondire:http:www.benessere.com

Stamani devo essere "lenta" sto usando il copia incolla che è un piacere!
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