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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 13-11-2006, 13.08.59   #1
arsenio
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la follia è una dimensione di tutti

La follia è una dimensione di tutti


E’ una frase di Umberto Galimberti che riassume il senso della sua conferenza di venerdì 10 novembre a Gorizia (rassegna Nudo Cosmo) Il tema è “Platone e l’amore”. Conclude perciò invitando alla lettura del Simposio. L’amore assieme alla follia può diventare momento identificativo, per coniugare il linguaggio razionale a quello dell’inconscio.


In altre occasioni ho potuto meglio conoscere il pensiero di Galimberti sulla follia, e ritengo richieda alcuni chiarimenti. Oggi si critica soprattutto una cultura psichiatrica superficiale per cui esiste solo la diagnosi di malattia mentale e non l’attenzione alla dimensione umana e specifica del malato. Ma le considerazioni di Galimberti derivano da una concezione filosofica e non riguardano gli aspetti clinici e la drammaticità delle devastanti psicosi e schizofrenie. Grave problema sociale che investe anche i familiari di chi ne soffre, che in tal caso non sono certo veicoli per viaggi privilrgiati autoconoscitivi nell’inconscio. In quanto all’amore, in filosofia ha il significato di comprensione, intuizione e simpatia verso gli esseri e le cose. Per Platone è sublimazione dell’essere, brama di assoluto e ricerca dell’ideale. Attraverso una donna si scopre l’essenza mitizzata di tutte le donne. La passione invece è un’amorosa follia, delirio che sfugge a scelte razionali.
la “follia” in questione sarebbe l’evasione in un personale mondo inventato, se la realtà diventa invivivibile perché predomina la bramosia del successo competitivo, l’utilitarismo, l‘inaridimento degli affetti. In tale situazione la pato-logia si fa parola che salva, emergendo dal caos, e si libera dalla follia. Chi non riesce a far riconoscere il suo mondo immaginario come espressività artistica, poetica, autonarrativa,ecc. paga con l’isolamento.

Oggi esiste ancora una psichiatria che cura quasi esclusivamente somministrando psicofarmaci. Anche perché un supporto psicosociale presenta varie difficoltà, tra cui il rifiuto di collaborazione da parte di un’elevata percentuale di pazienti, perfino nell’assumere farmaci a volte indispensabili proprio per poter interagire in qualche forma di socializzazione.

Ci sono ancora influenze dell’antipsichiatria ideologica che tende a negare la follia. Illustri riferimenti sono o Laing che la definì “sanità” in un mondo insano, Szasz, per cui sono certi comportamenti insoliti che turbano la società , a venire definiti “malattia mentale”. Anche per Hillman le intuizioni dell’Io derivano da stati psichici sofferenti, anormali, fantastici. Ogni condizione interiore ne manifesta qualche forma che coincide con una peculiare individualità. Ogni biografia rivela disperazione, ossessione, solitudine. La patologia non è da eludere se attraverso i sintomi si scoprono le dimensioni dell’anima e dell’”immaginale”. Già Hegel considerò la follia un’esperienza dell’anima.

In un mondo routinesco e banale o falsamente razionale sarebbero vincenti per ricchezza interiore proprio alcune persone colpite da qualche sofferenza mentale. Così certi creativi temono le psicoterapie che li potrebbe condurre alla piattezza della normalità, anche se non è una regola che un disturbo psichico si accompagni alla genialità. Il malato di mente vorrebbe fuggire una realtà che non sopporta? Ma spesso si dimentica che all’origine di tali disfunzioni oltre agli stressors ambientali c’ è anche una genetica vulnerabilità biopsicologica. Da distinguere dal male di vivere di certe crisi esistenziali da cui possono sorgere uno svelamento di sé e di risorse.

Ci sono nella mia città per tradizione “basagliana” psichiatri che rifiutano il termine “schizofrenico” perché stigmatizzante e pregiudizievole. Impongono di sostituirlo con eufemismi come “disagiato psichico”. Ma chi non ha mai sperimentato qualche forma di malessere dell’umore? Per contrastare il pregiudizio così si corre il rischio di creare equivoci e di minimizzare una grave malattia causata da interazioni ereditarie, costituzionali, ambientali.

Infine, cosa può rientrare nel termine “follia”? Disturbi dell’identità, psicosi negate? Fuga dalle frustrazioni esistenziali? Comportamenti bizzarri? Disadattamento e incompreso individualismo? Non dimentichiamo che esiste anche una strisciante psicopatologia del quotidiano, dovuta a pericolose abitudini, comportamenti compulsavi, credenze irrazionali, ecc. Credo che tutti potremmo indicarne alcune manifestazioni tipiche della nostra società.

Suo piano letterario gli antieroi più noti della follia sono Don Chisciotte che con la sua pazzia rivela la mediocrità e la cattiveria umana a cui si deve ribellarsi, e Enrico IV (Pirandello) che si finge pazzo per sfuggire a un mondo deludente. Ma è con una nota poesia di E. Dickinson che concludo il discorso su quella “follia” in conflitto con la “saggezza” della maggioranza.

Molta follia è saggezza

Molta follia è saggezza –
per chi è in grado di capire –
Molta saggezza – pura follia –
Ma è la maggioranza
in questo, in tutto, che prevale.
Conformati: sarai sano di mente –
Obietta, sarai pazzo da legare –
Immediatamente pericoloso e presto incatenato

Emily Dickinson (1862)

E’ un monito per il perfetto integrato che teme la creatività trasgressiva e l’originalità solitaria, condizionato nei suoi desideri dalle folli miserie collettive e limitato dagl’ inganni dell’apparire. Non realizzerà mai una personalità autentica e profonda, né un’esistenza soggettiva e reale.
Un “pazzo”, sognatore, anticonvenzionale, potrà essere infelice, ma ben più vivo degli zombi che lo circondano.

Sarà gradita qualche osservazione o esperienza.
arsenio is offline  
Vecchio 14-11-2006, 00.41.26   #2
cannella
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Riferimento: la follia è una dimensione di tutti

Citazione:
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La follia è una dimensione di tutti
....
E’ un monito per il perfetto integrato che teme la creatività trasgressiva e l’originalità solitaria, condizionato nei suoi desideri dalle folli miserie collettive e limitato dagl’ inganni dell’apparire. Non realizzerà mai una personalità autentica e profonda, né un’esistenza soggettiva e reale.
Un “pazzo”, sognatore, anticonvenzionale, potrà essere infelice, ma ben più vivo degli zombi che lo circondano.

Sarà gradita qualche osservazione o esperienza.

Ma quel "pazzo" sognatore, vivo, non paga in termini di sofferenza e solitudine un prezzo troppo alto per la sua condizione?
E che di rimando può portare a una depressione che di fatto inficia le sue potenzialità?

(Bellissima discussione)
cannella is offline  
Vecchio 14-11-2006, 00.44.42   #3
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Unhappy Riferimento: la follia è una dimensione di tutti

Citazione:
Originalmente inviato da arsenio
La follia è una dimensione di tutti


E’ una frase di Umberto Galimberti che riassume il senso della sua conferenza di venerdì 10 novembre a Gorizia (rassegna Nudo Cosmo) Il tema è “Platone e l’amore”. Conclude perciò invitando alla lettura del Simposio. L’amore assieme alla follia può diventare momento identificativo, per coniugare il linguaggio razionale a quello dell’inconscio.


In altre occasioni ho potuto meglio conoscere il pensiero di Galimberti sulla follia, e ritengo richieda alcuni chiarimenti. Oggi si critica soprattutto una cultura psichiatrica superficiale per cui esiste solo la diagnosi di malattia mentale e non l’attenzione alla dimensione umana e specifica del malato. Ma le considerazioni di Galimberti derivano da una concezione filosofica e non riguardano gli aspetti clinici e la drammaticità delle devastanti psicosi e schizofrenie. Grave problema sociale che investe anche i familiari di chi ne soffre, che in tal caso non sono certo veicoli per viaggi privilrgiati autoconoscitivi nell’inconscio. In quanto all’amore, in filosofia ha il significato di comprensione, intuizione e simpatia verso gli esseri e le cose. Per Platone è sublimazione dell’essere, brama di assoluto e ricerca dell’ideale. Attraverso una donna si scopre l’essenza mitizzata di tutte le donne. La passione invece è un’amorosa follia, delirio che sfugge a scelte razionali.
la “follia” in questione sarebbe l’evasione in un personale mondo inventato, se la realtà diventa invivivibile perché predomina la bramosia del successo competitivo, l’utilitarismo, l‘inaridimento degli affetti. In tale situazione la pato-logia si fa parola che salva, emergendo dal caos, e si libera dalla follia. Chi non riesce a far riconoscere il suo mondo immaginario come espressività artistica, poetica, autonarrativa,ecc. paga con l’isolamento.

Oggi esiste ancora una psichiatria che cura quasi esclusivamente somministrando psicofarmaci. Anche perché un supporto psicosociale presenta varie difficoltà, tra cui il rifiuto di collaborazione da parte di un’elevata percentuale di pazienti, perfino nell’assumere farmaci a volte indispensabili proprio per poter interagire in qualche forma di socializzazione.

Ci sono ancora influenze dell’antipsichiatria ideologica che tende a negare la follia. Illustri riferimenti sono o Laing che la definì “sanità” in un mondo insano, Szasz, per cui sono certi comportamenti insoliti che turbano la società , a venire definiti “malattia mentale”. Anche per Hillman le intuizioni dell’Io derivano da stati psichici sofferenti, anormali, fantastici. Ogni condizione interiore ne manifesta qualche forma che coincide con una peculiare individualità. Ogni biografia rivela disperazione, ossessione, solitudine. La patologia non è da eludere se attraverso i sintomi si scoprono le dimensioni dell’anima e dell’”immaginale”. Già Hegel considerò la follia un’esperienza dell’anima.

In un mondo routinesco e banale o falsamente razionale sarebbero vincenti per ricchezza interiore proprio alcune persone colpite da qualche sofferenza mentale. Così certi creativi temono le psicoterapie che li potrebbe condurre alla piattezza della normalità, anche se non è una regola che un disturbo psichico si accompagni alla genialità. Il malato di mente vorrebbe fuggire una realtà che non sopporta? Ma spesso si dimentica che all’origine di tali disfunzioni oltre agli stressors ambientali c’ è anche una genetica vulnerabilità biopsicologica. Da distinguere dal male di vivere di certe crisi esistenziali da cui possono sorgere uno svelamento di sé e di risorse.

Ci sono nella mia città per tradizione “basagliana” psichiatri che rifiutano il termine “schizofrenico” perché stigmatizzante e pregiudizievole. Impongono di sostituirlo con eufemismi come “disagiato psichico”. Ma chi non ha mai sperimentato qualche forma di malessere dell’umore? Per contrastare il pregiudizio così si corre il rischio di creare equivoci e di minimizzare una grave malattia causata da interazioni ereditarie, costituzionali, ambientali.

Infine, cosa può rientrare nel termine “follia”? Disturbi dell’identità, psicosi negate? Fuga dalle frustrazioni esistenziali? Comportamenti bizzarri? Disadattamento e incompreso individualismo? Non dimentichiamo che esiste anche una strisciante psicopatologia del quotidiano, dovuta a pericolose abitudini, comportamenti compulsavi, credenze irrazionali, ecc. Credo che tutti potremmo indicarne alcune manifestazioni tipiche della nostra società.

Suo piano letterario gli antieroi più noti della follia sono Don Chisciotte che con la sua pazzia rivela la mediocrità e la cattiveria umana a cui si deve ribellarsi, e Enrico IV (Pirandello) che si finge pazzo per sfuggire a un mondo deludente. Ma è con una nota poesia di E. Dickinson che concludo il discorso su quella “follia” in conflitto con la “saggezza” della maggioranza.

Molta follia è saggezza

Molta follia è saggezza –
per chi è in grado di capire –
Molta saggezza – pura follia –
Ma è la maggioranza
in questo, in tutto, che prevale.
Conformati: sarai sano di mente –
Obietta, sarai pazzo da legare –
Immediatamente pericoloso e presto incatenato

Emily Dickinson (1862)

E’ un monito per il perfetto integrato che teme la creatività trasgressiva e l’originalità solitaria, condizionato nei suoi desideri dalle folli miserie collettive e limitato dagl’ inganni dell’apparire. Non realizzerà mai una personalità autentica e profonda, né un’esistenza soggettiva e reale.
Un “pazzo”, sognatore, anticonvenzionale, potrà essere infelice, ma ben più vivo degli zombi che lo circondano.

Sarà gradita qualche osservazione o esperienza.

In questo mondo che non è ne stolto , ne saggio siamo tuuti un po`matti e un po`filosofi .
Ma quando il problema lo vivi sulla tua pelle o di chi ti è crao ( e credimi brucia ancora di piu`) tutto è diverso . Si combatte da soli e qualche lieve pacca sulla spalla ogni tanto non è affatto d'aiuto .

Ninfa
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Vecchio 14-11-2006, 14.01.03   #4
nevealsole
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Elogio della Follia

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Originalmente inviato da arsenio

Un “pazzo”, sognatore, anticonvenzionale, potrà essere infelice, ma ben più vivo degli zombi che lo circondano.

Sarà gradita qualche osservazione o esperienza.

La Follia levita attorno a noi! ... lo dice anche il Presidente del Consiglio che siamo un Paese di pazzi (sarà mica per questo che lui c'ha un lavoro e un sacco di giovani sono disoccupati
Scherzi a parte... nell'arte la follia è stata per molto tempo una dimensione "ordinaria" basta pensare a Ligabue, e prima di tutti Van Gogh: se non fosse stato folle, se non si fosse sentito "altro" rispetto al mondo, avrebbe creato opere così incredibili?
Certo anche nell'arte, la follia è diventata poi strumentalizzazione, esibizionismo malcelato, voluta eccentricità perché l'artista non folle che artista è?
E così oggi più che folli veri mi sembra il mondo dell'arte/spettacolo sia pieno di pseudofolli, finti trasgressivi e maleducati.
C'è una follia poetica, mi viene in mente la schizofrenia del genio matematico di "A beautiful mind"... ma quella temo sia solo il modo poeticamente sublime in cui il regista ha trasposto un dramma umano enorme.

Ben meno poetica ma certo folle la testimonianza resa da Luigi Chiatti (il mostro di Foligno) nel corso del processo per il duplice omicidio di due bambini.
L'ho vista in TV qualche settimana fa, devo dire che il mondo visto così fa paura perché nessuno è più lucido di un folle, a quanto pare, e così non possiamo sapere se chi ci passa accanto ogni giorno lo è.

Classicamente intendento il tema follia, recentemente ho letto "L'elogio della Follia" di Erasmo da Rotterdam.
La Follia diventa donna (tanto per cambiare!!!) e si racconta.
Cercavo se ho evidenziato qualche frase... "la sapienza non consiste in altro che nel seguire la guida della ragione, mentre la follia è muoversi al capriccio dei sentimenti".
"Insomma, se si potesse contemplare dalla luna, come fece una volta Menippo, il subbuglio infinito dei mortali, credi pure che si vedrebbe un turbinio di mosche o di zanzare che baruffano tra loro, si combattono, insidiano, rapinano, beffano, divertono, nascono, cadono, muoiono..." parola di Follia

Altro testo letto: Frank Tallis "Pazzi d'Amore" sottotitolo "L'amore come malattia mentale"... interessantissima ricostruzione di come i classici sintomi dell'innamoramento siano anche i medesimi di svariati disturbi psichici.

Mi fermo qua, complimentandomi per il tema.
Chiedevi un'esperienza personale, la traggo da un racconto sulle storie della famiglia.
Il mio bisnonno, bell'uomo, era incorreggibilmente infedele sempre intento a correr dietro alle gonnelle (tanto che pare una volta fu costretto a gettarsi da una finestra fratturandosi un braccio a causa dell'inaspettato rientro del marito di una delle sue "amiche").
La mia bisnonna, bella donna anche lei, era costretta a casa a crescere i figli piccoli da sola. Faceva anche i conti con i pochi soldi in tasca, visto che il marito li spendeva in altro modo.
Alla sera se lo vedeva rientrare bello, bello profumato e con i vestiti sporchi di belletto altrui.
Pare che un giorno abbia cominciato a piangere ed urlare da non riuscire a fermarla. E' stata rinchiusa in un manicomio. Lì ha vissuto fino alla morte, che ha affrontato da sola, durante la guerra.
Lui ha vissuto discretamente fino agli ottant'anni.
Certo, altri tempi: mi domando se sia logico ritenere folle una persona perché infine reagisce ad anni di umiliazioni...
Oggi la follia mi sembra questo: non si è capaci di sottrarsi a situazioni insopportabili... salvo poi reagire d'un tratto... e spesso, purtroppo, non solo urlando.

Un saluto

P.S. Questo è l'ultimo singolo di Omar Pedrini... per restare in tema

LA FOLLIA

La follia è un’amica che
Mi tiene compagnia
È un rifugio dentro al posto
Per nascondermi
La follia è un lungo bacio sulla bocca
Dato per nostalgia
È un vestito della festa
È una voce nella testa
La follia è un fortino costruito
Sopra un albero
È un bel prato verde se sei stanco
di combattere
È un bicchiere in osteria
È stupir la compagnia
È un amico che ti chiama
È un’amante che ti ama

Non ti ho mai detto che ti voglio bene
Vecchia amica mia
E alla parata delle facce finte
Alzarsi e andare via
Per non sorridere alla gente
Che poi dimentica
Perché la gente vuol vedere
La gente vuol sapere

E ogni sera io rimbocco le coperte
Alla mia follia
E la vedo diventare grande come un figlio
La domenica
È il vicino che non sento
La follia è il nostro tempo
La follia è un sentimento
È il compagno a cui non mento

È una canzone dedicata a te
Che non sei mai stata mia
La follia è l’ultimo tango
Prima di andare via
nevealsole is offline  
Vecchio 15-11-2006, 11.33.14   #5
arsenio
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Riferimento: la follia è una dimensione di tutti

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Originalmente inviato da cannella
Ma quel "pazzo" sognatore, vivo, non paga in termini di sofferenza e solitudine un prezzo troppo alto per la sua condizione?
E che di rimando può portare a una depressione che di fatto inficia le sue potenzialità?

(Bellissima discussione)

La solitudine dell'anticonformista ha sempre costi. Tuttavia per alcuni vale più la propria individualità che il consenso degli altri.

Grazie

arsenio is offline  
Vecchio 15-11-2006, 11.35.08   #6
arsenio
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le patologie dei cosidetti sani

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Originalmente inviato da nevealsole
La Follia levita attorno a noi! ... lo dice anche il Presidente del Consiglio che siamo un Paese di pazzi (sarà mica per questo che lui c'ha un lavoro e un sacco di giovani sono disoccupati
Scherzi a parte... nell'arte la follia è stata per molto tempo una dimensione "ordinaria" basta pensare a Ligabue, e prima di tutti Van Gogh: se non fosse stato folle, se non si fosse sentito "altro" rispetto al mondo, avrebbe creato opere così incredibili?
Certo anche nell'arte, la follia è diventata poi strumentalizzazione, esibizionismo malcelato, voluta eccentricità perché l'artista non folle che artista è?
E così oggi più che folli veri mi sembra il mondo dell'arte/spettacolo sia pieno di pseudofolli, finti trasgressivi e maleducati.
C'è una follia poetica, mi viene in mente la schizofrenia del genio matematico di "A beautiful mind"... ma quella temo sia solo il modo poeticamente sublime in cui il regista ha trasposto un dramma umano enorme.

Ben meno poetica ma certo folle la testimonianza resa da Luigi Chiatti (il mostro di Foligno) nel corso del processo per il duplice omicidio di due bambini.
L'ho vista in TV qualche settimana fa, devo dire che il mondo visto così fa paura perché nessuno è più lucido di un folle, a quanto pare, e così non possiamo sapere se chi ci passa accanto ogni giorno lo è.

Classicamente intendento il tema follia, recentemente ho letto "L'elogio della Follia" di Erasmo da Rotterdam.
La Follia diventa donna (tanto per cambiare!!!) e si racconta.
Cercavo se ho evidenziato qualche frase... "la sapienza non consiste in altro che nel seguire la guida della ragione, mentre la follia è muoversi al capriccio dei sentimenti".
"Insomma, se si potesse contemplare dalla luna, come fece una volta Menippo, il subbuglio infinito dei mortali, credi pure che si vedrebbe un turbinio di mosche o di zanzare che baruffano tra loro, si combattono, insidiano, rapinano, beffano, divertono, nascono, cadono, muoiono..." parola di Follia

Altro testo letto: Frank Tallis "Pazzi d'Amore" sottotitolo "L'amore come malattia mentale"... interessantissima ricostruzione di come i classici sintomi dell'innamoramento siano anche i medesimi di svariati disturbi psichici.

Mi fermo qua, complimentandomi per il tema.
Chiedevi un'esperienza personale, la traggo da un racconto sulle storie della famiglia.
Il mio bisnonno, bell'uomo, era incorreggibilmente infedele sempre intento a correr dietro alle gonnelle (tanto che pare una volta fu costretto a gettarsi da una finestra fratturandosi un braccio a causa dell'inaspettato rientro del marito di una delle sue "amiche").
La mia bisnonna, bella donna anche lei, era costretta a casa a crescere i figli piccoli da sola. Faceva anche i conti con i pochi soldi in tasca, visto che il marito li spendeva in altro modo.
Alla sera se lo vedeva rientrare bello, bello profumato e con i vestiti sporchi di belletto altrui.
Pare che un giorno abbia cominciato a piangere ed urlare da non riuscire a fermarla. E' stata rinchiusa in un manicomio. Lì ha vissuto fino alla morte, che ha affrontato da sola, durante la guerra.
Lui ha vissuto discretamente fino agli ottant'anni.
Certo, altri tempi: mi domando se sia logico ritenere folle una persona perché infine reagisce ad anni di umiliazioni...
Oggi la follia mi sembra questo: non si è capaci di sottrarsi a situazioni insopportabili... salvo poi reagire d'un tratto... e spesso, purtroppo, non solo urlando.

Un saluto

P.S. Questo è l'ultimo singolo di Omar Pedrini... per restare in tema

LA FOLLIA

La follia è un’amica che
Mi tiene compagnia
È un rifugio dentro al posto
Per nascondermi
La follia è un lungo bacio sulla bocca
Dato per nostalgia
È un vestito della festa
È una voce nella testa
La follia è un fortino costruito
Sopra un albero
È un bel prato verde se sei stanco
di combattere
È un bicchiere in osteria
È stupir la compagnia
È un amico che ti chiama
È un’amante che ti ama

Non ti ho mai detto che ti voglio bene
Vecchia amica mia
E alla parata delle facce finte
Alzarsi e andare via
Per non sorridere alla gente
Che poi dimentica
Perché la gente vuol vedere
La gente vuol sapere

E ogni sera io rimbocco le coperte
Alla mia follia
E la vedo diventare grande come un figlio
La domenica
È il vicino che non sento
La follia è il nostro tempo
La follia è un sentimento
È il compagno a cui non mento

È una canzone dedicata a te
Che non sei mai stata mia
La follia è l’ultimo tango
Prima di andare via

Le patologie dei cosidetti sani

Ciao nevealsole, apprezzo i tuoi post sempre in sintonia con i miei. Sono appropriati i tuoi riferimenti, anche quelli sui vari aspetti della follia contemporanea. Completano il mio tema e per ora credo di non avere più nulla da aggiungere. Forse ancora qualche osservazione sulle patologie dei cosidetti sani a cui tu hai già così bene accennato.

Leader e politici sono quasi tutti borderline, mentre la massa agisce senza pensare, incapace di uscire dagli occulti condizionamenti sociali. Tutto è finalizzato alla vendita e si subiscono le manipolazioni mediatiche. La frenesia imitativa induce ad essere come e più degli altri, ed i comportamenti desiderati sono quelli indotti dalla tivù e dai new media

Si crede ai maghi, ci si stordisce con comportamenti compulsivi come i videogiochi. Si compensano sensi di vuoto e stati di noia con le droghe, l'alcol, gli eccessi di cibo e le nuove dipendenze.

Siamo bombardati da frastornanti informazioni e immagini. Non si distingue più il vero dal finto. I falsi sentimentalismi esibiti hanno sostituito i sentimenti veri, non si ha più il coraggio di esprimere emozioni autentiche.

Alla base c'è una grande debolezza culturale e incapacità critica che favoriscono le psicosi di massa.
Il rimedio sarebbero percorsi culturali alternativi in controtendenza, che contrastino certi condizionamenti. Ma disabituarsi a certi comportamenti non è facile.

L'amore stesso è follia. Sollecita la mente con stimolazioni in prevalenza negative, assilla con l'interrogarsi se si è ricambiati. Conduce a stress, depressione, scambio di reciproci disturbi mentali.
Drammatica la storia dei tuoi nonni. Molte persone per disagi momentanei o equivoci sono rimaste in manicomio per tutta la vita.

Grazie per il tuo proporre sempre bellissime poesie-canzoni.

Un ottimo testo sulle emozioni è il Sillabario delle emozioni, V. D'Urso, R. Trentin '92 non so se ne esista una ristampa.

arsenio is offline  
Vecchio 15-11-2006, 22.16.06   #7
cielosereno52
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Riferimento: le patologie dei cosidetti sani

Citazione:
Originalmente inviato da arsenio
Le patologie dei cosidetti sani

Ciao nevealsole, apprezzo i tuoi post sempre in sintonia con i miei. Sono appropriati i tuoi riferimenti, anche quelli sui vari aspetti della follia contemporanea. Completano il mio tema e per ora credo di non avere più nulla da aggiungere. Forse ancora qualche osservazione sulle patologie dei cosidetti sani a cui tu hai già così bene accennato.

Leader e politici sono quasi tutti borderline, mentre la massa agisce senza pensare, incapace di uscire dagli occulti condizionamenti sociali. Tutto è finalizzato alla vendita e si subiscono le manipolazioni mediatiche. La frenesia imitativa induce ad essere come e più degli altri, ed i comportamenti desiderati sono quelli indotti dalla tivù e dai new media

Si crede ai maghi, ci si stordisce con comportamenti compulsivi come i videogiochi. Si compensano sensi di vuoto e stati di noia con le droghe, l'alcol, gli eccessi di cibo e le nuove dipendenze.

Siamo bombardati da frastornanti informazioni e immagini. Non si distingue più il vero dal finto. I falsi sentimentalismi esibiti hanno sostituito i sentimenti veri, non si ha più il coraggio di esprimere emozioni autentiche.

Alla base c'è una grande debolezza culturale e incapacità critica che favoriscono le psicosi di massa.
Il rimedio sarebbero percorsi culturali alternativi in controtendenza, che contrastino certi condizionamenti. Ma disabituarsi a certi comportamenti non è facile.

L'amore stesso è follia. Sollecita la mente con stimolazioni in prevalenza negative, assilla con l'interrogarsi se si è ricambiati. Conduce a stress, depressione, scambio di reciproci disturbi mentali.


Concordo nel classificare come follia l'amore... ma è anche follia
per un sole bruciare ...ma lui brucia perchè è tanto bella la terra da guardare.. da riscaldare...
che chissenefrega se si perde idrogeno e si muore un pò...

Poi... ritornando seri.. la follia è anche segno di impotenza...non è che il popolino non sappia...sà... ma non può cambiare ...ed entra in conflitto
con la possiblità di creare un proprio mondo positivo.

Una volta si rispondeva al disagio con l'emigrazione.... adesso... vincolati da un senso di falso benessere... siamo restii al cambiamento.. ove questo sia possibile.

Mah... poi è sempre valida quell'immagine datami anni fa da un psicologo...
il cartello con su scritto... " I matti sono fuori.." appeso all'interno di un manicomio
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Vecchio 16-11-2006, 11.36.18   #8
arsenio
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Riferimento: le patologie dei cosidetti sani

Citazione:
Originalmente inviato da cielosereno52
Concordo nel classificare come follia l'amore... ma è anche follia
per un sole bruciare ...ma lui brucia perchè è tanto bella la terra da guardare.. da riscaldare...
che chissenefrega se si perde idrogeno e si muore un pò...

Poi... ritornando seri.. la follia è anche segno di impotenza...non è che il popolino non sappia...sà... ma non può cambiare ...ed entra in conflitto
con la possiblità di creare un proprio mondo positivo.

Una volta si rispondeva al disagio con l'emigrazione.... adesso... vincolati da un senso di falso benessere... siamo restii al cambiamento.. ove questo sia possibile.

Mah... poi è sempre valida quell'immagine datami anni fa da un psicologo...
il cartello con su scritto... " I matti sono fuori.." appeso all'interno di un manicomio

Come detto, anche non essere "folli", nel senso di assecondare supinamente la società, è follia, ma la follia, o non follia a volte, non si sceglie,arriva da sola.
Sì i matti sono fuori. Per questo alcuni si rifiutarono di uscire quando aprirono i manicomi
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Vecchio 16-11-2006, 14.31.56   #9
cielosereno52
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Riferimento: le patologie dei cosidetti sani

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Originalmente inviato da arsenio
Come detto, anche non essere "folli", nel senso di assecondare supinamente la società, è follia, ma la follia, o non follia a volte, non si sceglie,arriva da sola.
Sì i matti sono fuori. Per questo alcuni si rifiutarono di uscire quando aprirono i manicomi


Molto vero... i luoghi che danno protezione come i manicomi sono sempre ben accetti... anche una società che sfrutta promettendo una pensione poi
impossibile da elargire...
E sono pochi chi può permettersi culturalmente ed economicamente di affrancarsi da tali vincoli protettivi...che alienano l'uomo dalla sua utilità sociale.
La pensione...è la vera malattia... la follia del nostro tempo...
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Vecchio 17-11-2006, 08.57.51   #10
cielosereno52
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Riferimento: le patologie dei cosidetti sani

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Originalmente inviato da cielosereno52
Molto vero... i luoghi che danno protezione come i manicomi sono sempre ben accetti... anche una società che sfrutta promettendo una pensione poi
impossibile da elargire...
E sono pochi chi può permettersi culturalmente ed economicamente di affrancarsi da tali vincoli protettivi...che alienano l'uomo dalla sua utilità sociale.
La pensione...è la vera malattia... la follia del nostro tempo...

Bhe... ho scritto cavolate... me ne scuso...ma quando sento persone di qualità come Arsenio dare negatività alla società... dimenticando di farne cmq
parte... per di più da una posizione di dominio socio culturale... la mia anima di operaio sclera di brutto...non dimenticando propri compagni che nella società hanno creduto , che hanno fermato il virus della violenza impazzita
nelle fabbriche...che hanno creato il benessere di cui oggi ci lamentiamo...
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