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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 02-12-2006, 11.46.34   #1
nicola185
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dannazione e condanna

Quale la differenza?
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Vecchio 02-12-2006, 15.52.06   #2
Mr. Bean
eternità incarnata
 
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Riferimento: dannazione e condanna

la condanna è umana e la dannazione divina... o no?
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Vecchio 02-12-2006, 17.12.10   #3
nicola185
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Riferimento: dannazione e condanna

Ci si può sentire dannati nella dimensione terrena? Premetto che per me dannazione significa eterna punizione, eterna colpa. Non ho molto tempo per approfondire e non sono neanche molto ispirato in questo momento ma posso dire solo ultimamente mi sono reso conto di non essere dannato
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Vecchio 03-12-2006, 04.33.48   #4
Weyl
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Riferimento: dannazione e condanna

Citazione:
Originalmente inviato da nicola185
Ci si può sentire dannati nella dimensione terrena? Premetto che per me dannazione significa eterna punizione, eterna colpa. Non ho molto tempo per approfondire e non sono neanche molto ispirato in questo momento ma posso dire solo ultimamente mi sono reso conto di non essere dannato

(Ti ringrazio per l'occasione di rileggere quei versi meravigliosi di Baudelaire, dopo tanti anni...!)

Io ho il dubbio, talvolta, che questo che noi viviamo sia davvero il vero Inferno.
Poichè, in effetti, quale peggior condanna di quella che illude il condannato della speranza, mentre essa, in realtà, è già stata dispersa da precedenti ed immemorabili possibilità, ormai perdute?
E questo è il luogo, in effetti, in cui conosciamo soprattutto la morte di Dio.
Un dio messo a morte dai demoni che ci custodiscono: una premessa ad una Storia fasulla.

Mille obbiezioni si sollevano, tuttavia, e non col dito alzato, ma con le palme aperte.
Perchè esiste una Storia del Mondo e dell'Uomo?
Perchè gli inganni di una condanna già scritta non mi ingannano al punto di ingannarmi anche sulle ragioni che riguardano quel me stesso che dovrebbe risolversi nell'essere ingannato?
Perchè posso "sentire" di agire bene, al di là di ogni regola rituale che mi permetta, nel ripensamento, di convalidare tale "sentimento" ?
Perchè tanta sublime bellezza ci circonda: a che scopo un tale spreco di colori, di sonorità, ed una tale strepitosa ricchezza di accostamenti, scorci, immagini, connessioni, intuizioni e forme duttili?
Perchè tanta immensa e indefinita possibilità di "capire", perchè tanti infiniti modi di darsi come corpi fisici nell'esistenza?
Perchè mi è data così tanta libertà, fino al punto di esserne disorientato ed angosciato?
Fino al punto di supporre, per un attimo, che questa sia la Dannazione e la Condanna già espressa in corpore vili, dentro un'esistenza presunta.

E poi ricredermi, ed avvertire l'impronta che il mio volto lascia nel fluido in cui respiro.
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Vecchio 03-12-2006, 18.42.16   #5
nicola185
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per ampliare il raggio

essere liberi dietro le sbarre

da "Fratello Lupo" di Fabio Finazzi

"Quel giorno era il 26 agosto. Alfredo Bonazzi accompagnò l'ergastolano francese Paolo Poggi all'ambulatorio comunale, che sta proprio di fronte all'attracco dei vaporetti. A fare da scorta c'erano due agenti: l'autista Ettore Bizzarri e l'infermiere Lino Colandrea. Di quest'ultimo Bonazzi conosceva bene il figlio Maurizio: correggeva infatti i compiti a lui e aiu suoi compagni di quinta elementare dell'istituto "San Vincenzo" di Porto Azzurro. Gli studenti lo consideravano il loro "capoclasse".
Un comando di marsigliesi piombò dentro l'ambulatorio: erano venuti a riprendersi Poggi. Furono rapidi ed efficienti: in pochi minuti il loro capo si ritrovò con un'arma in mano, gli agenti legati e incerottati. Con Colandrea calcarono l mano: il cerotto era così ampio che gli si appiccicò alle narici, impedendogli di respirare. Ma Poggi non aveva tempo per badare a questi dettagli. Trovò solo qualche secondo da dedicare a Bonazzi: "Vieni con noi" gli disse. Lui disse no, provocando il suo stupore e la sua irritazione. "Dai non farti pregare: che figura ci faccio con la malavita se ti lascio qui?" Una preoccupazione che nasceva dal solito rispetto che Bonazzi si era guadagnato nell'ambiente. In una cala poco distante un motoscafo d'altura attendeva anche lui: Poggi lo avrebbe portato con sé a Bastia e gli avrebbe garantito tutte le coperture del caso. Bonazzi giocò d'azzardo e disse un'altra volta no. "Non ti preoccpare" aggiunse, farò sapere che è stata una mia scelta". La scelta di togliere il cerotto al papà di Maurizio che soffriva d'asma e stava morendo soffocato. "Lo caricai sul camioncino e lo portai su, al forte. Salvai un uomo che doveva chiudermi la porta del carcere per altri 22 anni."
In realtà se Bonazzi in quella frazione di secondo rinunciò alla tentazione di evadere, significava che era già libero. Libero, proprio lui, di sottrarre un uomo alla morte. Libero di tornare a scrivere poesie nella sua cella e a correggere i temi dei bambini. Libero, finalmente, di amare.

E io aggiungo condannato ma non più dannato
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Vecchio 04-12-2006, 22.40.07   #6
dana
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Riferimento: dannazione e condanna

Dannazione nella dimensione terrena: è possibile certo, quando non c’è più nessuna speranza, ma solo umana disperazione.

Scrivo a un condannato a morte in Texas, è dannato? Cerca di dare un senso alla sua quotidianità, lotta per avere un pasto decente, fa esercizi fisici per ore per mantenersi in forma, pur sapendo che presto lo uccideranno, ha i suoi dolorosi ricordi che si fanno maggiormente sentire in questi periodi di festività: è possibile mantenere un po’ di dignità in una situazione così palesemente senza speranza? “L’amicizia è l’unica cosa che posso darti” mi ha detto.

E’ difficile annientare un uomo, anche privandolo di tutto, una scintilla di luce ancora affiora. E lo rende paradossalmente libero, libero di accettare la sua giusta condanna, libero di pensare, libero di provare emozioni e sentimenti e pentimenti.

La dannazione più disperata è all’interno dell’uomo, è il buio dell'anima.
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Vecchio 05-12-2006, 18.01.53   #7
odissea
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Riferimento: dannazione e condanna

Nella condanna credo sia implicita la possibilità di riscatto; si sconta una pena e ci si rimette in pari.
La dannazione invece è senza ritorno, è la disperazione della salvezza.

Sono d'accordissimo col mister; la dannazione, se c'è, è una questione divina. L'uomo non ha il diritto nè la possibilità di discernere se un suo simile è dannato o meno( e penso che la pena di morte si basi, erroneamente, sulla pretesa di saper riconoscere quando un uomo è dannato e non può più cambiare o riscattarsi) A mala pena riusciamo a condannare con un minimo di equità, figuriamoci il resto....
odissea is offline  
Vecchio 05-12-2006, 23.22.47   #8
nicola185
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detto con una poesia

Condannato a vivere,
ultimo girone del mio Inferno,
quanto era dolce la Notte
nel carezzevole Nulla,
ora che so di fronte a questa afflizione
nessun Buio potrà risplendere
in quella taciturna Speranza,
ora che so
non attendo più
quello che è sempre stato.
nicola185 is offline  

 



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