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Vecchio 03-06-2014, 21.49.32   #1
sgiombo
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Pensieri umani

Commento all'articolo "Pensieri umani" di Luciano Peccarisi

L’ esposizione o descrizione dei “fatti cognitivi” artificiali, naturali non umani, umani (con i tre livelli di sviluppo del pensiero proprio dei membri della nostra specie) mi sembra ineccepibile.

Sono invece in disaccordo con l’ interpretazione o spiegazione dei fatti, che mi sembra possa definirsi ”monista materialista” in quanto identifica il pensiero con il funzionamento dell’ “oggetto materiale pensante” (a vari livelli di sofisticazione o di capacità “creativa” o “di erogare prestazioni”: computer, cervelli di animali non umani, cervello umano).

Quello che è magistralmente ed esaurientemente descritto nei suoi aspetti essenziali in queste poche chiarissime righe non è secondo me il pensiero cosciente, bensì il comportamento cosciente, cioè quel che fanno computer, animali e uomini in quanto osservati “dall’ esterno”, nell’ ambito di esperienze coscienti di altri soggetti pensanti (di fatto a tale livello di comprensione unicamente umani); e tutto questo (il comportamento cosciente) potrebbe anche accadere (osservarsi nell’ ambito dell’ esperienza cosciente di un “osservatore del loro comportamento”) senza essere anche, inoltre “accompagnato” dall’ esistenza dalle rispettive esperienze coscienti (che d’ altra parte non possono interferire con -ma solo per l’ appunto "accompagnare" il- loro comportamento stesso per la chiusura causale del mondo fisico, del quale il loro comportamento stesso fa integralmente e unicamente parte): tutto accadrebbe esattamente nello stesso modo, nel mondo fisico materiale osservato dagli osservatori, anche se i computer non fossero accompagnati da (o dotati di) un’ esperienza cosciente (cosa che infatti non si può escludere con certezza) e anche se qualche animale o uomo fosse (per assurdo) una sorta di zombi che si comporta come se avesse coscienza ma senza averla, cosa di cui infatti, se per assurdo accadesse, non potremmo accorgerci.



Non c’ è bisogno di integrare in un “supercomputer” alcuna cellula artificiale sensibile perché manifesti comportamenti emotivi (perché gioisca alla vittoria nella partita a scacchi e magari prenda in giro poco sportivamente l’ avversario battuto o correttamente si congratuli con lui, e magari riconosca di essere stato fortunato, o si incavoli se il premio pattuito non gli viene integralmente dato, o magari si dimostri commosso se apprezzato da una personalità -umana o computeristica- da lui particolarmente ammirata).

Tutto ciò può in linea di principio benissimo ottenersi (in linea di fatto ne siamo ovviamente ben lontani!) anche solo con del silicio (e anzi probabilmente sarebbe di fatto più facile che attraverso l' integrazione con tessuti biologici).



D’ altra parte né cercando di osservare nel funzionamento di un supercomputer, né nel funzionamento di un cervello animale o umano (che sono eventi propri della, ovvero fanno parte della, nostra esperienza cosciente di “osservatori”) vi si può trovare alcuna esperienza cosciente: non scacchiere, prede o predatori, non un arcobaleno o un’ opera d’ arte se la loro esperienza in quel momento è la visione di una scacchiera, di una preda o di un predatore, oppure di un arcobaleno o di un’ opera d’ arte rispettivamente; non pensieri astratti, sentimenti o desideri se la loro esperienza è in quel momento il pensare la dimostrazione di un teorema della geometria, il sentirsi innamorati o la voglia di un buon caffè. Niente di tutto questo può essere trovato costituire il loro rispettivo comportamento cosciente (osservato "dall' esterno", da altri soggetti di coscienza) qualora lo si analizzi nella maniera più accurata e precisa possibile, bensì solo ed unicamente passaggi di correnti elettriche in circuiti di semiconduttori o trasmissioni di impulsi di natura "elettro-chimica" attraverso fasci di fibre nervose e sinapsi (rispettivamente); le quali sono altre e ben diverse “cose” da pensieri astratti, sentimenti, desideri, ecc..
Sono cose che, contrariamente a idee e concetti astratti, al sentirsi innamorato o avere voglia di un buon caffé interferiscono causalmente con il resto del mondo fisico in maniera del tutto naturale, secondo le leggi della neurofisiologia, perfettamente riducibili a quelle della fisica-chimica (interferenze naturali materiali teoricamente osservabili, in linea di principio, e verificabili accadere fino alla partenza degli impulsi motori negli appropriati neuroni del sistema piramidale ed extarpiramidale e alla conseguente contrazione degli appropriati muscoli "volontari", al contrario dei corrispondenti stati coscienti -sensazioni, pensietri, desideri, volontà, ecc.- che potrebbero benissimo non accadere eppure quegli eventi neurofisiologici e le conseguenti contrazioni muscolari accadrebbero ugualmente esattamente allo stesso modo, come naturalissime conseguenze fisico-chimiche di dereterminate correnti di impulsi nervosi lungo fasci di assoni e attraverso sinapsi).

I "pensanti coscienti" (naturali o artificiali; ammesso che anche questi ultimi siano effettivamente tali e non si limitino a comportarsi “come se fossero" -anche, inoltre- accompagnati da una esperienza cosciente) fanno parte -con i loro comportamenti- dell’esperienza cosciente di chi li osserva “dall’ esterno” (della componente naturale materiale di essa, che diviene causalmente senza interferenza alcuna da parte di enti od eventi non-naturali materiali ed è oggetto di conoscenza scientifica: sono in particolare dei cervelli in senso lato, naturali o artificiali, e i rispettivi funzionamenti); il loro pensiero, la loro coscienza (ma anche la percezione di oggetti materiali, non solo di pensiero, da parte loro) non ne fa parte, ma costituisce diversi e separate esperienze coscienti che con tali “contenuti di coscienza” nell’ ambito delle -altre, diverse- esperienze coscienti degli osservatori non possono essere identificati (arcobaleni, opere d’ arte, dimostrazioni di teoremi, sentimenti e desideri da una parte, determinati flussi di impulsi elettrici lungo vie nervose e trasmissioni sinaptiche all’ altra parte), ma casomai ad esse possono “puntualmente e univocamente corrispondere su altri piani" in divenire "parallelo" ad esse, separato da esse, non causalmente interferente con esse.

Grazie per l’ attenzione.
sgiombo is offline  
Vecchio 05-06-2014, 08.00.27   #2
lucianopec
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Commento all'articolo "Pensieri umani" di Luciano Peccarisi

L’ esposizione o descrizione dei “fatti cognitivi” artificiali, naturali non umani, umani (con i tre livelli di sviluppo del pensiero proprio dei membri della nostra specie) mi sembra ineccepibile.

Sono invece in disaccordo con l’ interpretazione o spiegazione dei fatti, che mi sembra possa definirsi ”monista materialista” in quanto identifica il pensiero con il funzionamento dell’ “oggetto materiale pensante” (a vari livelli di sofisticazione o di capacità “creativa” o “di erogare prestazioni”: computer, cervelli di animali non umani, cervello umano).

Quello che è magistralmente ed esaurientemente descritto nei suoi aspetti essenziali in queste poche chiarissime righe non è secondo me il pensiero cosciente, bensì il comportamento cosciente, cioè quel che fanno computer, animali e uomini in quanto osservati “dall’ esterno”, nell’ ambito di esperienze coscienti di altri soggetti pensanti (di fatto a tale livello di comprensione unicamente umani); e tutto questo (il comportamento cosciente) potrebbe anche accadere (osservarsi nell’ ambito dell’ esperienza cosciente di un “osservatore del loro comportamento”) senza essere anche, inoltre “accompagnato” dall’ esistenza dalle rispettive esperienze coscienti (che d’ altra parte non possono interferire con -ma solo per l’ appunto "accompagnare" il- loro comportamento stesso per la chiusura causale del mondo fisico, del quale il loro comportamento stesso fa integralmente e unicamente parte): tutto accadrebbe esattamente nello stesso modo, nel mondo fisico materiale osservato dagli osservatori, anche se i computer non fossero accompagnati da (o dotati di) un’ esperienza cosciente (cosa che infatti non si può escludere con certezza) e anche se qualche animale o uomo fosse (per assurdo) una sorta di zombi che si comporta come se avesse coscienza ma senza averla, cosa di cui infatti, se per assurdo accadesse, non potremmo accorgerci.



Non c’ è bisogno di integrare in un “supercomputer” alcuna cellula artificiale sensibile perché manifesti comportamenti emotivi (perché gioisca alla vittoria nella partita a scacchi e magari prenda in giro poco sportivamente l’ avversario battuto o correttamente si congratuli con lui, e magari riconosca di essere stato fortunato, o si incavoli se il premio pattuito non gli viene integralmente dato, o magari si dimostri commosso se apprezzato da una personalità -umana o computeristica- da lui particolarmente ammirata).

Tutto ciò può in linea di principio benissimo ottenersi (in linea di fatto ne siamo ovviamente ben lontani!) anche solo con del silicio (e anzi probabilmente sarebbe di fatto più facile che attraverso l' integrazione con tessuti biologici).



D’ altra parte né cercando di osservare nel funzionamento di un supercomputer, né nel funzionamento di un cervello animale o umano (che sono eventi propri della, ovvero fanno parte della, nostra esperienza cosciente di “osservatori”) vi si può trovare alcuna esperienza cosciente: non scacchiere, prede o predatori, non un arcobaleno o un’ opera d’ arte se la loro esperienza in quel momento è la visione di una scacchiera, di una preda o di un predatore, oppure di un arcobaleno o di un’ opera d’ arte rispettivamente; non pensieri astratti, sentimenti o desideri se la loro esperienza è in quel momento il pensare la dimostrazione di un teorema della geometria, il sentirsi innamorati o la voglia di un buon caffè. Niente di tutto questo può essere trovato costituire il loro rispettivo comportamento cosciente (osservato "dall' esterno", da altri soggetti di coscienza) qualora lo si analizzi nella maniera più accurata e precisa possibile, bensì solo ed unicamente passaggi di correnti elettriche in circuiti di semiconduttori o trasmissioni di impulsi di natura "elettro-chimica" attraverso fasci di fibre nervose e sinapsi (rispettivamente); le quali sono altre e ben diverse “cose” da pensieri astratti, sentimenti, desideri, ecc..
Sono cose che, contrariamente a idee e concetti astratti, al sentirsi innamorato o avere voglia di un buon caffé interferiscono causalmente con il resto del mondo fisico in maniera del tutto naturale, secondo le leggi della neurofisiologia, perfettamente riducibili a quelle della fisica-chimica (interferenze naturali materiali teoricamente osservabili, in linea di principio, e verificabili accadere fino alla partenza degli impulsi motori negli appropriati neuroni del sistema piramidale ed extarpiramidale e alla conseguente contrazione degli appropriati muscoli "volontari", al contrario dei corrispondenti stati coscienti -sensazioni, pensietri, desideri, volontà, ecc.- che potrebbero benissimo non accadere eppure quegli eventi neurofisiologici e le conseguenti contrazioni muscolari accadrebbero ugualmente esattamente allo stesso modo, come naturalissime conseguenze fisico-chimiche di dereterminate correnti di impulsi nervosi lungo fasci di assoni e attraverso sinapsi).

I "pensanti coscienti" (naturali o artificiali; ammesso che anche questi ultimi siano effettivamente tali e non si limitino a comportarsi “come se fossero" -anche, inoltre- accompagnati da una esperienza cosciente) fanno parte -con i loro comportamenti- dell’esperienza cosciente di chi li osserva “dall’ esterno” (della componente naturale materiale di essa, che diviene causalmente senza interferenza alcuna da parte di enti od eventi non-naturali materiali ed è oggetto di conoscenza scientifica: sono in particolare dei cervelli in senso lato, naturali o artificiali, e i rispettivi funzionamenti); il loro pensiero, la loro coscienza (ma anche la percezione di oggetti materiali, non solo di pensiero, da parte loro) non ne fa parte, ma costituisce diversi e separate esperienze coscienti che con tali “contenuti di coscienza” nell’ ambito delle -altre, diverse- esperienze coscienti degli osservatori non possono essere identificati (arcobaleni, opere d’ arte, dimostrazioni di teoremi, sentimenti e desideri da una parte, determinati flussi di impulsi elettrici lungo vie nervose e trasmissioni sinaptiche all’ altra parte), ma casomai ad esse possono “puntualmente e univocamente corrispondere su altri piani" in divenire "parallelo" ad esse, separato da esse, non causalmente interferente con esse.

Grazie per l’ attenzione.

Luciano Peccarisi
Ringrazio per il commento, io però non sarei così sicuro che “Tutto ciò può in linea di principio benissimo ottenersi (in linea di fatto ne siamo ovviamente ben lontani!) anche solo con del silicio”. Può invece essere che quella strana proprietà che chiamiamo 'sensibilità', a livello cellulare, e 'consapevolezza' a livello di organismi superiori, sia un evento unico e irripetibile. Irripetibile se non si usano gli stessi materiali; proprio li stessi. Forse il non poter rilevare nel funzionamento del computer, né nel funzionamento di un cervello animale o umano, traccia alcuna di ‘esperienza cosciente’, è dato dal fatto che non esiste una ‘esperienza cosciente’ come un qualcosa in più, che sta sopra o sotto, e nemmeno di lato, in parallelo. Una “proto esperienza cosciente” o sensibilità iniziale nasce forse all’inizio della trasformazione dell’inorganico all’organico, poi l’evoluzione la rende così sofisticata, fino all’immaginazione o alla creazione di opere d‘arte. Da dove dipende quello strano fenomeno è “il mistero” delle neuroscienze. Certo anche l’origine dell’uomo per tanti secoli è stata un mistero e poi, dopo Darwin, qualcuno potrebbe riflettere del perché non si è pensato prima. Infatti i cosiddetti “misteriani” delle neuroscienze affermano esplicitamente che rimarrà per sempre un mistero. Ma non è detto, forse come i trucchi del prestigiatore un giorno si potrà risolvere e noi diremo, caspita ma era banale! La definizione di monista materialista mi va bene, purché si tenga presente quel che sappiamo per ora della materia e cioè che di realmente solido ha ben poco.
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Vecchio 05-06-2014, 22.12.59   #3
sgiombo
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Luciano Peccarisi
Ringrazio per il commento, io però non sarei così sicuro che “Tutto ciò può in linea di principio benissimo ottenersi (in linea di fatto ne siamo ovviamente ben lontani!) anche solo con del silicio”. Può invece essere che quella strana proprietà che chiamiamo 'sensibilità', a livello cellulare, e 'consapevolezza' a livello di organismi superiori, sia un evento unico e irripetibile. Irripetibile se non si usano gli stessi materiali; proprio li stessi. Forse il non poter rilevare nel funzionamento del computer, né nel funzionamento di un cervello animale o umano, traccia alcuna di ‘esperienza cosciente’, è dato dal fatto che non esiste una ‘esperienza cosciente’ come un qualcosa in più, che sta sopra o sotto, e nemmeno di lato, in parallelo. Una “proto esperienza cosciente” o sensibilità iniziale nasce forse all’inizio della trasformazione dell’inorganico all’organico, poi l’evoluzione la rende così sofisticata, fino all’immaginazione o alla creazione di opere d‘arte. Da dove dipende quello strano fenomeno è “il mistero” delle neuroscienze. Certo anche l’origine dell’uomo per tanti secoli è stata un mistero e poi, dopo Darwin, qualcuno potrebbe riflettere del perché non si è pensato prima. Infatti i cosiddetti “misteriani” delle neuroscienze affermano esplicitamente che rimarrà per sempre un mistero. Ma non è detto, forse come i trucchi del prestigiatore un giorno si potrà risolvere e noi diremo, caspita ma era banale! La definizione di monista materialista mi va bene, purché si tenga presente quel che sappiamo per ora della materia e cioè che di realmente solido ha ben poco.

Ma io non parlavo della “sensibilità” e della “consapevolezza”, bensì del “comportamento cosciente o consapevole” che potrebbe anche, in linea teorica, verificarsi in assenza di coscienza ovvero consapevolezza.
Mi sembra ragionevole ritenere (e tuttavia non affatto certo) che i computer che oggi battono i migliori maestri di scacchi, esibendo un “comportamento cosciente” (per quanto decisamente elementare, essendo del tutto privo di componenti emotive o “sentimentali”) non abbiano in realtà una coscienza, nemmeno meramente "calcolativa" o "computazionale" (e che l’ abbiano non è comunque dimostrabile; né che non l’ abbiano), ma solo che “si comportino” (funzionino) come se l’ avessero.
E mi sembra che da una parte in linea di principio “supercomputer” dotati anche di “comportamento cosciente emotivo”, oltre che di “comportamento cosciente calcolativo” come gli attuali, siano più facilmente realizzabili -ovviamente, lo ripeto, in linea di principio, poiché in pratica ne siamo lontanissimi e probabilmente non lo si potrà mai fare- sviluppando le attuali tecniche basate sul silicio piuttosto che percorrendo la strada finora inesplorata e alquanto impervia dell’ uso di materiali organici o addirittura biologici (cellule, tessuti, ecc.).
E d’ altro canto anche di questi futuribili “supercomputer” dotati di comportamento cosciente anche emotivo oltre che calcolativo é ragionevole ritenere che, del tutto analogamente agli attuali solo calcolativi, sarebbero in realtà del tutto privi di componenti emotive o “sentimentali” coscienti, che non avrebbero in realtà una coscienza (e che se l’ avessero non sarebbe comunque dimostrabile; né che se non l’ avessero); ma che solo “si comporterebbero” (funzionerebbero) come se l’ avessero (d’ altra parte anche l’ esistenza delle altre esperienze coscienti naturali -animali ed umane- oltre la propria direttamente esperita non è dimostrabile né mostrabile, anche se ogni persona sana di mente lo crede).

Ciò che mi preme evidenziare è la differenza che intercorre tra comportamento cosciente rilevato (osservabile) in altri soggetti (di coscienza per l’ appunto; naturali o artificiali: non da ciascuno in se stesso) e coscienza effettivamente esperita da essi (rilevata in se stessi da questi soggetti coscienti diversi dai loro osservatori), che non è rilevabile, non è osservabile ma solo “arguibile” e anche credibile accadere da parte di osservatori diversi dai loro propri “titolari”: il primo fa parte del modo fisico materiale naturale conoscibile scientificamente (la cartesiana res extensa), la seconda no (ciò che può essere osservato intersoggettivamente e conosciuto scientificamente è solo il suo “corrispettivo materiale”: neuroni, fasci di fibre assonali e connessioni sinaptiche percorse da determinati impulsi nervosi; ben altre, diverse cose da essa stessa: esperienze sia materiali che mentali di oggetti fisici e di pensieri o sentimenti i più svariati).
Per questo credo che l’ esperienza cosciente esiste, ma non è né sopra, né sotto, né di lato e men che meno all’ interno del cervello osservato “dall’ esterno” (da altri soggetti di coscienza; e che è fatto unicamente di neuroni, cellule gliali, assoni, sinapsi, ecc. e non affatto di qualia materiali o mentali, dei quali l’ esperienza cosciente è invece costituita): è quest’ ultimo -il cervello percepito da altri osservatori- ad essere nella coscienza di chi lo osserva e non viceversa (se l’ esperienza cosciente fosse nel cervello, il quale -con il comportamento cosciente che dirige, che determina- è nell’ esperienza cosciente di chi lo osserva, allora l’ esperienza cosciente sarebbe in un’ altra esperienza cosciente; allora sarebbe solo una parte dell’ esperienza cosciente dell’ osservatore e non l’ esperienza cosciente dell’ osservato).

Sono convinto che se non si compie questa “rivoluzione copernicana”, se non si capisce che non è la coscienza nel cervello ma invece il cervello nella coscienza (di chi lo osserva) e che le coscienze, le esperienze coscienti sono (insiemi e successioni di) eventi reali bensì correlati intersoggettivamente nella loro componente materiale esterna, ma comunque reciprocamente separate, discontinue, “universi fenomenici” (fatti di percezioni interne-mentali ed esterne-materiali) reciprocamente chiusi, trascendenti, seppur divenienti “in parallelo”, su “piani ontologici” diversi, in modo per l’ appunto correlato, le neuroscienze sono necessitate a brancolare nel buio del “mistero”.

Se non ci si pone la domanda giusta (nel modo corretto), per quanti sforzi si facciano, non è possibile dipanare “il mistero” e cogliere la risposta vera (come infatti accadeva agli evoluzionisti pre-darwinaini, che postulavano e pretendevano invano di provare la trasmissione ereditaria dei caratteri acquisiti; e se non fossero arrivati Darwin e Wallace sarebbero ancora lì a brancolare nel buio del "mistero dell' evoluzione biologica").

Se si cerca la coscienza (altrui) nella coscienza (propria), cioé nel posto sbagliato, non la si può trovare (si troverà sempre e soltanto il comportamento cosciente osservato dall' esterno e determinato, comandato dal funzionamento del cervello: ma si tratta di ben alte "cose", seppure con la coscienza necessariamente correlate!).
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Vecchio 26-06-2014, 15.29.10   #4
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Originalmente inviato da sgiombo
Ma io non parlavo della “sensibilità” e della “consapevolezza”, bensì del “comportamento cosciente o consapevole” che potrebbe anche, in linea teorica, verificarsi in assenza di coscienza ovvero consapevolezza.
Mi sembra ragionevole ritenere (e tuttavia non affatto certo) che i computer che oggi battono i migliori maestri di scacchi, esibendo un “comportamento cosciente” (per quanto decisamente elementare, essendo del tutto privo di componenti emotive o “sentimentali”) non abbiano in realtà una coscienza, nemmeno meramente "calcolativa" o "computazionale" (e che l’ abbiano non è comunque dimostrabile; né che non l’ abbiano), ma solo che “si comportino” (funzionino) come se l’ avessero.
E mi sembra che da una parte in linea di principio “supercomputer” dotati anche di “comportamento cosciente emotivo”, oltre che di “comportamento cosciente calcolativo” come gli attuali, siano più facilmente realizzabili -ovviamente, lo ripeto, in linea di principio, poiché in pratica ne siamo lontanissimi e probabilmente non lo si potrà mai fare- sviluppando le attuali tecniche basate sul silicio piuttosto che percorrendo la strada finora inesplorata e alquanto impervia dell’ uso di materiali organici o addirittura biologici (cellule, tessuti, ecc.).
E d’ altro canto anche di questi futuribili “supercomputer” dotati di comportamento cosciente anche emotivo oltre che calcolativo é ragionevole ritenere che, del tutto analogamente agli attuali solo calcolativi, sarebbero in realtà del tutto privi di componenti emotive o “sentimentali” coscienti, che non avrebbero in realtà una coscienza (e che se l’ avessero non sarebbe comunque dimostrabile; né che se non l’ avessero); ma che solo “si comporterebbero” (funzionerebbero) come se l’ avessero (d’ altra parte anche l’ esistenza delle altre esperienze coscienti naturali -animali ed umane- oltre la propria direttamente esperita non è dimostrabile né mostrabile, anche se ogni persona sana di mente lo crede).

Ciò che mi preme evidenziare è la differenza che intercorre tra comportamento cosciente rilevato (osservabile) in altri soggetti (di coscienza per l’ appunto; naturali o artificiali: non da ciascuno in se stesso) e coscienza effettivamente esperita da essi (rilevata in se stessi da questi soggetti coscienti diversi dai loro osservatori), che non è rilevabile, non è osservabile ma solo “arguibile” e anche credibile accadere da parte di osservatori diversi dai loro propri “titolari”: il primo fa parte del modo fisico materiale naturale conoscibile scientificamente (la cartesiana res extensa), la seconda no (ciò che può essere osservato intersoggettivamente e conosciuto scientificamente è solo il suo “corrispettivo materiale”: neuroni, fasci di fibre assonali e connessioni sinaptiche percorse da determinati impulsi nervosi; ben altre, diverse cose da essa stessa: esperienze sia materiali che mentali di oggetti fisici e di pensieri o sentimenti i più svariati).
Per questo credo che l’ esperienza cosciente esiste, ma non è né sopra, né sotto, né di lato e men che meno all’ interno del cervello osservato “dall’ esterno” (da altri soggetti di coscienza; e che è fatto unicamente di neuroni, cellule gliali, assoni, sinapsi, ecc. e non affatto di qualia materiali o mentali, dei quali l’ esperienza cosciente è invece costituita): è quest’ ultimo -il cervello percepito da altri osservatori- ad essere nella coscienza di chi lo osserva e non viceversa (se l’ esperienza cosciente fosse nel cervello, il quale -con il comportamento cosciente che dirige, che determina- è nell’ esperienza cosciente di chi lo osserva, allora l’ esperienza cosciente sarebbe in un’ altra esperienza cosciente; allora sarebbe solo una parte dell’ esperienza cosciente dell’ osservatore e non l’ esperienza cosciente dell’ osservato).

Sono convinto che se non si compie questa “rivoluzione copernicana”, se non si capisce che non è la coscienza nel cervello ma invece il cervello nella coscienza (di chi lo osserva) e che le coscienze, le esperienze coscienti sono (insiemi e successioni di) eventi reali bensì correlati intersoggettivamente nella loro componente materiale esterna, ma comunque reciprocamente separate, discontinue, “universi fenomenici” (fatti di percezioni interne-mentali ed esterne-materiali) reciprocamente chiusi, trascendenti, seppur divenienti “in parallelo”, su “piani ontologici” diversi, in modo per l’ appunto correlato, le neuroscienze sono necessitate a brancolare nel buio del “mistero”.

Se non ci si pone la domanda giusta (nel modo corretto), per quanti sforzi si facciano, non è possibile dipanare “il mistero” e cogliere la risposta vera (come infatti accadeva agli evoluzionisti pre-darwinaini, che postulavano e pretendevano invano di provare la trasmissione ereditaria dei caratteri acquisiti; e se non fossero arrivati Darwin e Wallace sarebbero ancora lì a brancolare nel buio del "mistero dell' evoluzione biologica").

Se si cerca la coscienza (altrui) nella coscienza (propria), cioé nel posto sbagliato, non la si può trovare (si troverà sempre e soltanto il comportamento cosciente osservato dall' esterno e determinato, comandato dal funzionamento del cervello: ma si tratta di ben alte "cose", seppure con la coscienza necessariamente correlate!).

Sono senz'altro d'accordo sul fatto che, da un'ottica strettamente comportamentista, sia possibile, in linea teorica, realizzare macchine che mostrino comportamenti intelligenti, emotivi, consapevoli e quant'altro, senza, tuttavia, possedere intelligenza, emozioni, consapevolezza o quant'altro. Kasparov, dopo aver giocato con Deep Blue, rilasciò un'intervista affermando che la sua "sensazione" era stata quella di aver giocato con un essere umano. La sua "sensazione". "Sensazione" di aver a che fare con una "mente umana". E' anche vero che, oggi, abbiamo degli strumenti che ci consentono di indagare i correlati neurologici delle funzioni neuropsicologiche quali l'attenzione, il ragionamento, le emozioni, l'esperienza musicale, l'esperienza religiosa ecc. Siamo in grado di osservare l'attivatà del cervello in relazione al correlato "mentale" di talune attività neuropsicologiche. E' altrettanto chiaro che l'intima esperienza di ognuno è accessibile solamente a lui. Mi riferisco ai "qualia". Posso "vedere" cosa fa il cervello quando canticchio una canzoncina, ma non posso vedere la qualità di quell'esperienza come soggettivamente esperita. Posso indagare l'intelligenza di una persona, i processi di riconoscimento, le funzioni esecutive e "vedere" cosa accade nel suo cervello, ma la SUA esperienza soggettiva qualitativa è accessibile solamente a lui. Il rosso che vedi tu, non è il rosso che vedo io. Nemmeno lo stesso maglione rosso che ho visto ieri è, per me, il maglione rosso che ho visto oggi, pur essendo lo stesso maglione.

Fin qui arrivano le nostre possibilità "costruttive". Almeno per ora. Ci si ferma di fronte ai "qualia". E' pur sempre vero che le neuroscienze hanno compiuto enormi passi avanti... si tratta di non gettar via il bambino assieme all'acqua sporca.

Altro discorso meriterebbe il costrutto di "mente". Dov'è la "mente"? E' nel cervello? Io non credo affatto che la "mente" sia nel cervello come non credo che essa sia confinata entro i confini del corpo umano... ma questo, è un altro discorso...

FMJ
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