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Vecchio 13-03-2007, 14.14.06   #1
MIMMO
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IL SOLO PENSARE A DIO di J.K.

J. Krishnamurti:
Può pensare a Dio? Può essere convinto dell’esistenza di Dio perché ha letto tutte le testimonianze? Anche l’ateo ha le sue testimonianze; probabilmente l’ateo ha studiato tanto quanto lei, e dice che Dio non esiste. Lei crede che vi sia Dio, e lui crede il contrario; entrambi avete le vostre convinzioni, entrambi avete passato del tempo pensando a Dio. Ma prima di pensare a qualcosa che non conoscete, dovete scoprire cosa sia il pensare, non è vero? Come potete pensare a qualcosa che non conoscete? Potete aver letto la Bibbia, la Bhagavad Gita, o altri libri in cui vari studiosi eruditi hanno abilmente descritto cosa è Dio, asserendo una cosa e smentendone un’altra; ma fintantoché non conoscete i meccanismi del vostro stesso pensiero, qualsiasi cosa pensiate di Dio potrebbe essere stupida e meschina, e generalmente lo è. Potete accumulare una grande quantità di prove sull’esistenza di Dio, e scrivere articoli davvero intelligenti sul tema, ma sicuramente la prima domanda sarà: come sapete che ciò che pensate è vero? Può il pensare portare all’esperienza di ciò che è inconoscibile? Il che non significa che voi dobbiate accettare
emotivamente o sentimentalmente delle sciocchezze su Dio. Quindi non sarebbe importante scoprire se la vostra mente è condizionata, piuttosto che cercare ciò che è non condizionato? Certamente se la vostra mente è condizionata, e lo è, per quanto possa indagare la realtà di Dio, potrà solo mettere insieme conoscenze o informazioni a seconda del proprio condizionamento. Perciò il vostro pensare a Dio è una completa perdita di tempo, un congetturare senza valore. È come il mio stare seduto in questo boschetto desiderando di essere sulla cima di quella montagna alle mie spalle. Se
voglio davvero scoprire cosa c’è sulla cima della montagna e oltre, devo scalarla. Starmene seduto qui a fare ipotesi, costruire templi, chiese, ed emozionarmi a proposito di tutto ciò, non serve a niente.
Quello che devo fare è alzarmi, camminare, lottare, sforzarmi, arrivare li e scoprire; ma poiché la maggior parte di noi non vuole farlo, ci accontentiamo di starcene qui seduti facendo congetture su qualcosa che non conosciamo. E io dico che questo congetturare è un ostacolo, un deterioramento della mente, non ha assolutamente alcun valore; conduce soltanto l’uomo a una maggiore confusione, a una maggiore sofferenza.
Dio è qualcosa di cui non si può parlare, che non può essere tradotto in parole, perché deve rimanere per sempre il non conosciuto. Nel momento in cui il processo di riconoscimento ha inizio, siete ritornati nell’ambito della memoria. Avete capito? Diciamo, per esempio, che voi avete un’esperienza momentanea di qualcosa di straordinario. In quel preciso istante non vi è nessuno che pensa: “Devo ricordarmi di questo”, vi è soltanto lo stato in cui si sperimenta. Ma non appena quel momento passa, il processo di riconoscimento si manifesta. Vi prego di seguirmi. La mente dice: “Ho avuto un’esperienza meravigliosa e vorrei che si ripetesse”, e così comincia la lotta per avere di più. L’istinto di acquisizione, il perseguimento del possesso, dell’ottenere di più, si manifesta per vari motivi: perché vi procura piacere, prestigio, sapere, perché vi fa diventare un’autorità, e tutte le altre sciocchezze del genere.
La mente persegue ciò di cui ha avuto esperienza, ma ciò di cui ha avuto esperienza è già passato, morto, andato. Per scoprire ciò che è, la mente deve morire a ciò di cui ha avuto esperienza. Non si tratta di qualcosa che può essere nutrito giorno per giorno, messo
insieme, accumulato, trattenuto, per poi parlarne e scriverci sopra.
Tutto quello che possiamo fare è vedere che la mente è condizionata, e comprendere il meccanismo del nostro stesso pensare attraverso la consapevolezza di sé. Devo conoscere me stesso non come mi piacerebbe essere idealmente, ma come sono realmente, per quanto brutto o bello, per quanto geloso, invidioso, avido. Ma è molto difficile vedere quello che siamo senza provare il desiderio di cambiario, e lo stesso desiderio di cambiamento è un’altra forma di condizionamento; ed è così che procediamo, andando da un condizionamento a un altro, senza mai fare esperienza di qualcosa che sia al di là di ciò che è limitato.
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Vecchio 13-03-2007, 17.32.01   #2
fallible
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Riferimento: IL SOLO PENSARE A DIO di J.K.

Salve e buon pomeriggio!
è sicuramente un bel passo ma mi sembra che ci sia una sorta di contraddizione tra la conclusione :Ma è molto difficile vedere quello che siamo senza provare il desiderio di cambiario, e lo stesso desiderio di cambiamento è un’altra forma di condizionamento; ed è così che procediamo, andando da un condizionamento a un altro, senza mai fare esperienza di qualcosa che sia al di là di ciò che è limitato. e quanto afferma prima: Perciò il vostro pensare a Dio è una completa perdita di tempo, un congetturare senza valore. È come il mio stare seduto in questo boschetto desiderando di essere sulla cima di quella montagna alle mie spalle. Se
voglio davvero scoprire cosa c’è sulla cima della montagna e oltre, devo scalarla. Starmene seduto qui a fare ipotesi, costruire templi, chiese, ed emozionarmi a proposito di tutto ciò, non serve a niente.
Quello che devo fare è alzarmi, camminare, lottare, sforzarmi, arrivare li e scoprire
se è errato stare seduti , e sono perfettamente daccordo) l'alzarmi.....non è come passare da un condizionamento all' altro claudio
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Vecchio 13-03-2007, 21.16.19   #3
Brucus
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Riferimento: IL SOLO PENSARE A DIO di J.K.

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Originalmente inviato da MIMMO
J. Krishnamurti:
Certamente se la vostra mente è condizionata, e lo è, per quanto possa indagare la realtà di Dio, potrà solo mettere insieme conoscenze o informazioni a seconda del proprio condizionamento. Perciò il vostro pensare a Dio è una completa perdita di tempo, un congetturare senza valore.

Sono d'accordo solo in parte. Effettivamente il pensiero crea secondo i propri condizionamenti, conoscenze e convinzioni e le caratteristiche psicologiche ed emotive dell'individuo. E siccome Dio è inconoscibile, per la mente diventa una "sostanza" facilmente plasmabile in sincronia con le credenze del gruppo, popolo o religione di appartenenza, creando così una vera e propria entità psichica. Quindi la mente crea, e poi diventa credente di un qualcosa che esiste perchè essa stessa l'ha creata. Tutto questo accade dentro i limiti della mente, individuale o collettiva che sia, per tanto tutto ciò che la persona crea e crede è soltanto una proiezione di sè. E questo non lo considero affatto inutile o una perdita di tempo come sostiene J. Krishnamurti, ma rientra in quel Disegno divino atto a perfezionare la sua Creazione, a renderla pienamente Cosciente mediante percorsi obbligati, "coincidenze", circostanze catalizzatrici di determinati meccanismi interiori.

In un'altra discussione ci si chiede se le religioni sono tutte uguali. Nella forma sono differenti, nella sostanza un pò meno, ma tutte hanno qualcosa in comune, inducono il credente a creare dentro di sè quella forza formidabile che è la Fede. Se togliamo l'oggetto di quella Fede, che è puramente accessoria e circostanziale, resta una energia interiore che nell'incoscienza in cui si ritrova ancora l'uomo, è la più elevata di cui sia capace, associata com'è a una idea comunque elevata di un dio che è la proiezione della parte migliore di se stesso.

In questo senso intendo le parole di Gesù: "Alzati e và, la tua fede ti ha salvato". La Fede non in un Dio che non conosciamo, ne in un dio antropomorfico, ma Fede che in realtà è verso e dentro se stessi, preambolo della conoscenza e coscienza di Sè e di colui che chiamiamo Dio.

Ultima modifica di Brucus : 14-03-2007 alle ore 00.52.53.
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Vecchio 14-03-2007, 05.33.38   #4
paperapersa
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Originalmente inviato da fallible
Salve e buon pomeriggio!
è sicuramente un bel passo ma mi sembra che ci sia una sorta di contraddizione tra la conclusione :Ma è molto difficile vedere quello che siamo senza provare il desiderio di cambiario, e lo stesso desiderio di cambiamento è un’altra forma di condizionamento; ed è così che procediamo, andando da un condizionamento a un altro, senza mai fare esperienza di qualcosa che sia al di là di ciò che è limitato. e quanto afferma prima: Perciò il vostro pensare a Dio è una completa perdita di tempo, un congetturare senza valore. È come il mio stare seduto in questo boschetto desiderando di essere sulla cima di quella montagna alle mie spalle. Se
voglio davvero scoprire cosa c’è sulla cima della montagna e oltre, devo scalarla. Starmene seduto qui a fare ipotesi, costruire templi, chiese, ed emozionarmi a proposito di tutto ciò, non serve a niente.
Quello che devo fare è alzarmi, camminare, lottare, sforzarmi, arrivare li e scoprire
se è errato stare seduti , e sono perfettamente daccordo) l'alzarmi.....non è come passare da un condizionamento all' altro claudio
Quando vuoi scalare la montagna sei soltanto condizionato, "spinto" da un desiderio di immensità, di infinito, di illimitato, di T U T T O.
Non definirei questo un condizionamento ma una "tensione", una naturale
spinta al "ricongiungimento".
Non c'è più una mente che ti fa dubitare, che ti ferma perchè la scalata
può essere troppo faticosa o "inutile".
E' come il daimon dell'artista che non conosce sosta finchè l'"opera d'arte"
non è conclusa, finchè l'idea abbozzata non diviene concreta realizzazione
e ancora di più si sveglia ildaimon perchè anche arrivando in cima
anche realizzando un'opera, si è solo all'inizio della Grande Opera,
si è solo ad una piccola esperienza , se ne gusta solo una piccolissima parte eppure basta per continuare , per esser certi che l'esperienza è stata provata
e può anche ripetersi, ma anche se non si ripetesse, il suo impatto è tale
da dare certezza e consapevolezza e "amore".
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Vecchio 14-03-2007, 12.45.04   #5
fallible
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Salve e buon giorno!
Non definirei questo un condizionamento ma una "tensione", una naturale
spinta al "ricongiungimento".
"tensione" humm!! non è un gran stato! e se guardiamo in profondità non c'è "ricongiungimento", in quanto già E'.....il paragane con il daimon (diavolo?) dell'artista non porta acqua alla causa , l' "impeto" creativo dell'artista ,è considerato,se non sbaglio, un meccanismo di difesa per scaricare la tensione e l'ansia che non credo portino a crescita interiore (ne so qualcosa perchè ho la moglie "artista" ed è un macello!! ) claudio
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Vecchio 14-03-2007, 13.24.59   #6
MIMMO
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Originalmente inviato da fallible
Salve e buon pomeriggio!
è sicuramente un bel passo ma mi sembra che ci sia una sorta di contraddizione tra la conclusione :Ma è molto difficile vedere quello che siamo senza provare il desiderio di cambiario, e lo stesso desiderio di cambiamento è un’altra forma di condizionamento; ed è così che procediamo, andando da un condizionamento a un altro, senza mai fare esperienza di qualcosa che sia al di là di ciò che è limitato. e quanto afferma prima: Perciò il vostro pensare a Dio è una completa perdita di tempo, un congetturare senza valore. È come il mio stare seduto in questo boschetto desiderando di essere sulla cima di quella montagna alle mie spalle. Se
voglio davvero scoprire cosa c’è sulla cima della montagna e oltre, devo scalarla. Starmene seduto qui a fare ipotesi, costruire templi, chiese, ed emozionarmi a proposito di tutto ciò, non serve a niente.
Quello che devo fare è alzarmi, camminare, lottare, sforzarmi, arrivare li e scoprire
se è errato stare seduti , e sono perfettamente daccordo) l'alzarmi.....non è come passare da un condizionamento all' altro claudio

No perche agisco, non penso di agire, ma agisco tocco con mano.....ecco cosa intende, tutte le religioni sono credi non sperimentati come l'uomo seduto che guarda la montagna è immagina la vista........lui dice vuoi sapere com'è la vista? bene la devi scalare ,altrmenti non lo saprai mai in verità , alscolterai racconti, ma l'immagine che ne avrai non sarà mai vera-----
MIMMO is offline  
Vecchio 14-03-2007, 13.27.09   #7
MIMMO
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Citazione:
Originalmente inviato da paperapersa
Quando vuoi scalare la montagna sei soltanto condizionato, "spinto" da un desiderio di immensità, di infinito, di illimitato, di T U T T O.
Non definirei questo un condizionamento ma una "tensione", una naturale
spinta al "ricongiungimento".
Non c'è più una mente che ti fa dubitare, che ti ferma perchè la scalata
può essere troppo faticosa o "inutile".
E' come il daimon dell'artista che non conosce sosta finchè l'"opera d'arte"
non è conclusa, finchè l'idea abbozzata non diviene concreta realizzazione
e ancora di più si sveglia ildaimon perchè anche arrivando in cima
anche realizzando un'opera, si è solo all'inizio della Grande Opera,
si è solo ad una piccola esperienza , se ne gusta solo una piccolissima parte eppure basta per continuare , per esser certi che l'esperienza è stata provata
e può anche ripetersi, ma anche se non si ripetesse, il suo impatto è tale
da dare certezza e consapevolezza e "amore".


benissimo!
MIMMO is offline  
Vecchio 14-03-2007, 15.45.15   #8
salvatoreR
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Dio è Amore.
apri il cuore e lo troverai.

SalvatoreR.

Là dove arrivai, quel giorno, c'era sentore d'alta montagna, d'erbe rare e d'ozono diffuso. Come se fossi nella zona naturale dei fulmini e delle vibrazioni ultraviolette, al confine tra i colori e gli odori consueti e quelli, che non sono più né colori né odori, degli avventurosi giunti alle vette.
Molti vi si erano già da tempo attendati tranquillamente, pareva, tranne forse la difficoltà di respirare quell'aria rarefatta e di ritrovare i vecchi discorsi della pianura, e questa difficoltà li rendeva talvolta febbricitanti, esaltati.
Com'ero arrivato? Se dico che non m'ero neppure accorto di salire costoni, di rasentare burroni da brivido, di attraversare mondi sempre più solitari ed essenziali, spesso in mezzo a bufere di voci gelate, traduco con lealtà quanto ho sentito, per lunghe stagioni senza tregua.
In realtà, non ricordo bene che cosa ho fatto, che cosa mi ha portato fin qua, senza che ne sapessi il senso e il fine. Ma ora so che cosa ho raggiunto, ho toccato al culmine di un salire inconsapevole, dopo quell'impervio osare, volere, sapere e tacere, che sono i quattro arnesi del cercatore solitario.
Ora guardo indietro, nella bruma che ha tutto ricoperto, e mi vedo, in mezzo ai pruni e ai pantani, bersaglio della paura, spesso, ma capace di andare ogni giorno, con ottimismo addirittura feroce, per nuovi luoghi inaspettati e mai pacifici, oltre la paura stessa, oltre me stesso.
Fu improvviso, quel giorno, il sentore d'alta montagna, d'erbe rare e d'ozono puro. Non ci fu nessuno che mi si fece incontro a dirmi: sei arrivato. Quella certezza che sentii in me, assolutamente immotivata, non seguiva e concludeva nessuna speranza. Salendo avevo perduto lo zaino del tempo. Seppi che ero atteso: tutto qui. Capii di essere a casa.
Da quel giorno, ogni giorno è domenica.
Brano tratto dal "uomo zero" di PIETRO CIMATTI


È difficile opera trovare il padre e creatore di questo universo visibile; quando poi l’hai trovato, è impossibile parlarne ad altri.
Platone.
salvatoreR is offline  

 



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