Forum di Riflessioni.it
ATTENZIONE Forum in modalità solo lettura
Nuovo forum di Riflessioni.it >>> LOGOS

Torna indietro   Forum di Riflessioni.it > Forum > Spiritualità
Spiritualità - Religioni, misticismo, esoterismo, pratiche spirituali.
>>> Sezione attiva sul forum LOGOS: Tematiche Spirituali
Vecchio 07-11-2007, 20.42.26   #21
kore
Ospite abituale
 
Data registrazione: 31-07-2007
Messaggi: 343
Riferimento: convivenza..cosa ne pensate?

Citazione:
Originalmente inviato da nemesies
non trovo sia sintomo di immaturita' innamorarsi della persona sbagliata..
io ho solo 19 anni,e di matrimonio posso parlarti solo per quanto concerne l;esperienza che io ha avuto come figlia..e ti assicuro che quando quasi tutti i giorni vedi le persone ke piu' ami al mondo litigare violentemente,quando tutto diventa pretesto per imporre le proprie ragioni..quando vedi tuo padre distruggere la tua casa in preda alla pazzia dopo il solito quotidiano inferno..quando senti le urla di tua sorella piccola che ha paura...quando capisci che la famiglia nn e' quella della mulino bianco ma forse tutto il contrario..beh..a questo punto cominci ardentemente a desiderare che uno dei tuoi genitori se ne vada di casa..nn perke' questo sia un bene..ma semplicemente il male minore per tutti..

i miei sono stati insieme per il nostro bene per un lungo periodo e questo nn ha fatto altro ke aumentare le mie sofferenze..in casa c'era un'aria elettrica..mio padre a dormire sul divano..mia mamma skerata con i capelli bianki..

io penso che non sia la stessa cosa convivere con la sola responsabilita' di se stessi e convivere con l'ufficiale responsabilita' di altre persone..a volte..e' vero ci si fa male i conti con i sacrifici che comporta un impegno quale il matrimonio..e davanti al "problema" si reagisce in modi che non sono cosi' prevedibili anni prima quando si crede ancora all'amore delle favole e si pensa di stare insieme per sempre..

e questo nn e' per giustificare i miei genitori..io ho impiegato molto tempo per superare lo scatafascio della mia famiglia (scusate il termine un po'..rude)..ma adesso ho compreso che a volte degli avvenimenti apparentemente piccoli possono deviare inesorabilmente il destino di una famiglia..e quando si e' sulla via del degrado difficilmente,io penso,si puo' tornare indietro..
provo compassione per mia madre che si e' vista tutta una vita sgretolarsi davanti ai suoi occhi ed ha dovuto superare le sue e le nostre sofferenze..nel mio caso..la separazione e' stata una scelta travagliata di mia madre..non uno scarico di responsabilita' o un gesto di immaturita'.. ciao,antonietta

E' vero. Nel 99% dei casi i figli sono vittime del matrimonio (o della convivenza) a tutti i costi, e non del divorzio/separazione.
Come Nemesies io e i miei fratelli siamo usciti devastati dal clima che si respirava in casa.
Se i miei avessero avuto l'opportunità di convivere prima del matrimonio, forse si sarebbero mandati a quel paese entro tre mesi.
Una persona non la conosci veramente fino a quando non condividi la vera quotidianità. Prima di allora, secondo me, sono tutte chiacchiere!
kore is offline  
Vecchio 07-11-2007, 22.36.25   #22
Mary
Ospite abituale
 
Data registrazione: 02-04-2002
Messaggi: 2,624
Riferimento: convivenza..cosa ne pensate?

Citazione:
Originalmente inviato da griago

La prima è che in questo discorso poche volte si fa riferimento ai figli. Come se il separarsi fosse qualcosa che coinvolge solo la coppia che lo fa. Errore! I figli innanzi tutto soprattutto per via che sono le persone più deboli ed indifesa in questa vicenda e che quindi ne soffriranno di più.

La seconda (e mi riaggancio a quel che ho quotato) è che non ci facciamo la domanda "perché?". Perché ho deciso di sposare qualcuno che poi non riesco più a sopportare? Come è possibile che quella persona che fino a qualche tempo prima sembrava essere la mia ragione di vita adesso è diventata la fonte di tutte le mie sofferenze maggiori?

La risposta mi pare venga da se: quando ho deciso di sposarla (e magari anche di procreare) non la conoscevo a sufficienza.

Questo denota superficialità nelle scelte, anzi nella scelta, dovuta anche ad immaturità (e quest'ultimo passo dà ancora più da pensare visto che ormai ci si sposa sulla trentina e passa).

Credo quindi che la convivenza, la convivenza piena sia una buona cosa per conoscere bene l'altro, per capire se ci posso costruire una famiglia e fare quindi una scelta pienamente consapevole e matura. Ma poi bisogna prendersi le proprie responsabilità, soprattutto nei confronti dei figli e sposarsi.


I figli mi hanno impedito di lasciare mio marito: dovevo ad ogni costo garantire loro una crescita accettabile.
I figli dovrebbero essere il primo pensiero nella mente e nel cuore di ogni genitore.

Ora dirò qualcosa che susciterà obiezioni o disappunto, ma parlo per mia esperienza personale. Non so se vale o potrebbe valere anche per gli altri.

IO SAPEVO PERFETTAMENTE CHI STAVO SPOSANDO

lo sapeva la parte non consapevole di me, questo è vero. Ma c'era un "qualcosa" dentro di me che sapeva perfettamente quel che stava facendo.

Ho attraversato l'inferno, ma non potevo evitarlo se volevo avere questa conoscenza.
Mio marito è stato il mio maestro, la pertica che mi ha permesso di saltare l'asticella messa parecchio in alto.

Quante e quante volte ho desiderato di lasciarlo, ma sapevo che la mia era solo una fuga. Niente altro. Una fuga inutile, il nemico (o maestro) lo avrei ritrovato ovunque.

Quando scopri quel che il maestro ha da insegnarti il mondo si trasforma perchè tu ti trasformi.

Non oso consigliare a tutti questo cammino perchè è parecchio difficile, i rischi sono tanti. Di impazzire, di togliersi la vita, di autodistruggersi in mille modi. Ma se ci riesci hai scoperto un tesoro senza pari.

La prima domanda da porsi è: perchè ho scelto questo individuo e non un altro? E cercare la vera risposta e non la banale "pensavo che.....credevo che....."
Affrontando l'altro affrontiamo noi stessi, matrimonio o convivenza a questo punto non fanno alcuna differenza.

Forse la convivenza rende più veloce il cammino rispetto al matrimonio, forse non ne ho alcuna certezza.
Mary is offline  
Vecchio 07-11-2007, 23.46.12   #23
sebastianb
osservatore
 
L'avatar di sebastianb
 
Data registrazione: 24-09-2007
Messaggi: 362
Riferimento: convivenza..cosa ne pensate?

Citazione:
Originalmente inviato da kore
E' vero. Nel 99% dei casi i figli sono vittime del matrimonio (o della convivenza) a tutti i costi, e non del divorzio/separazione.
Come Nemesies io e i miei fratelli siamo usciti devastati dal clima che si respirava in casa.
Se i miei avessero avuto l'opportunità di convivere prima del matrimonio, forse si sarebbero mandati a quel paese entro tre mesi.
Una persona non la conosci veramente fino a quando non condividi la vera quotidianità. Prima di allora, secondo me, sono tutte chiacchiere!
Salve, nel mio precedente intervento auspicavo appunto la "" liberta' "" di scelta. Pensa un po', la societa' civile ha dovuto lottare per ottenere il divorzio, fortemente ostacolato dalla santa gerarchia. Ma quello che è paradossale era proprio il clero ( non sposato !! ) che PRETENDEVA di imporre la santa dottrina !! Ma non solo la santa gerarchia era contro il divorzio, esigeva nessun amplesso pre/matrimoniale. Come è facile pontificare ! --- Ma la chiesa è arrogante solo in Italia, perchè in Francia o in altri Paesi si guarda bene di intervenire/ immischiarsi in campi che non sono di sua competenza, perchè la rimettono subito in "riga" - cordialita'
sebastianb is offline  
Vecchio 08-11-2007, 12.35.13   #24
griago
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-10-2007
Messaggi: 98
Riferimento: convivenza..cosa ne pensate?

Molto belli ed interessanti i vari interventi.

@ Nemesis

Non sto dicendo che è da immaturi innamorarsi della persona sbagliata. L'innamoramento è al di là di ogni schema. Ed è bello che sia così.

Ma l'innamoramento, solo l'innamoramento, non deve portare a fare scelte drastiche e cariche di conseguenze come ad esempio il mettere al mondo figli.

Bisogna passare dall'innamoramento all'amore per fare questo passo.

Ma l'innamoramento non deve escludere la convivenza. Sono convinto che la convivenza aiuti a passare dall'innamoramento all'amore o a terminare una storia che sia meglio termini. Meglio chiarire prima di impegnarsi.

Anche l'innamoramento e la convivenza, però, devono essere vissuti con consapevolezza (che è l'ingrediente principale della felicità). Lasciarsi andare all'oblio (di qualunque tipo sia) non può che facilitare la strada alla futura sofferenza. Va bene avere rapporti sessuali completi in convivenza, ma farlo in modo responsabile.

Ora, il mio intervento intendeva dire che vorrei che la situazione analoga a quella in cui hai dovuto vivere tu non si debba verificare mai. Evidentemente i tuoi genitori non sono stati abbastanza attenti (per ragioni che non posso conoscere e non voglio giudicare) nel fare la loro scelta, ed alla fine ne hanno pagato le conseguenze (loro e voi figli).

@ Mary

Il tuo intervento mi ha molto colpito. E' quello che succede a molti di noi (in parte anche a me). Conosciamo la persona con cui andiamo a costruire la nostra vita futura (e non solo la nostra). Sappiamo dentro di noi che in qualche modo ci farà soffrire per quei particolari aspetti che ha. Eppure decidiamo di ... buttarci.

A quel punto però ci collochiamo a metà tra la famiglia del mulino bianco e quella infernale. Ci sono problemi, contrasti, litigi. Ma se vengono gestiti in umiltà e consapevolezza invece di diventare un impedimento diventano un insegnamento. Il segreto è questo: umiltà e consapevolezza. Esattamente l'opposto dell'egoismo. E l'insegnamento è anche per i figli, che vedono che i contrasti non si gestiscono con un muro contro muro, ma nel cercare una soluzione comune in cui ciascuno cerca di andare incontro all'altro.

A parte la famiglia del mulino bianco che se non unica credo comunque sia rarissima, la differenza tra la famiglia infernale e quella "mediana" è che nella prima c'è un "io e te" (naturalmente prima c'è "io"), mentre nella seconda spesso c'è "noi" (non sempre, riconosciamolo).

Si è pronti al matrimonio, si è pronti per i figli quando, nonostante qualche anno di convivenza piena, si continua a dire "noi".

Si deve accendere un campanello di allarme quando invece ci si ritrova sempre più spesso a dire "io" pur vivendo in famiglia.
griago is offline  
Vecchio 09-11-2007, 15.32.58   #25
sebastianb
osservatore
 
L'avatar di sebastianb
 
Data registrazione: 24-09-2007
Messaggi: 362
Riferimento: convivenza..cosa ne pensate?

Citazione:
Originalmente inviato da merysoul7
ciao ragazzi..sono cattolica praticante, ma spesso metto in discussione cio che arriva dalla chiesa, come l amore prima del matrimonio, la convivenza ecc..ne parliamo?
Salve Merysoul7, nei miei precedenti interventi ho espresso solo " l'aspetto esteriore" del rapporto, cioè la "forma" di fronte alla societa'. E grazie al cielo oggi si " puo' " sceglire senza condizionamento. Ma determinante è il " modo " in cui nasce questo rapporto, e questo tocca la " reciprocita' " che tocca purtroppo noi presuntuosi maschi. - Il rapporto fra donna/uomo - femmina/maschio è la base della societa' ma in particolare della ns. armonia psichica. Questa è la grande sfida. ---- Rileggendo i vecchi libri di scuola ( con il passare del tempo uno matura / almeno dovrebbe) ho " riscoperto " che gia' nel mondo antico esisteva questo problema. Il grande Omero ha " simbolicamente " evidenziato la due polarita' sessuali. Nell'Odissea la donna è presenza costante nel viaggio di ritorno di Ulisse. Cito l'incontro dell'eroe con la maga Circe ( che rappresenta la potenzialita' vitale della donna !) la quale permette di far uscire " l'animalita'" propria del maschio = cioè di far uscire il "porco" che è in noi ). Ma la "donna" Circe è quella che permette di aprirgli la porta dell'Ade permettendogli di introdurlo ai misteri del mondo interiore. Quindi non piu' la donna sensuale e non piu' l'uomo "bestiale", ma l'approccio per un "" dialogo " per nuove visioni atte a raggiungere l'Ade. ------ Altro esempio, Ulisse nel suo estenuante viaggio di ritorno approda su un'isola lontanissima, quella di Oggia e dove incontra la ninfa Calipso. Qui il " macho " Ulisse ogni notte conosce l'amore carnale della ninfa. Qui il simbolismo vuol evidenziare l'immortalita' di Calipso e la bellezza dell'isola. Tutto questo pero' è un freno per il suo vero desiderio = il ritorno a casa. Cioè quel tipo di vita è "" immobile "" - dove tutto è " permanente " - malgrado il fluire dell'esistenza. Ma sara' proprio il desiderio di casa sua la vera molla che permettera' a Ulisse di ritornare " in sè " ( di essere consapevole della vita - quindi di maturare, crescere) - I piaceri di Calipso rappresentano l'amore statico/immobile perchè non permette il cambiamento ( non permette all'uomo di "ritornare" in se stesso). ---- Finalmente l'eroe si svincola da Calipso e finalmente ritorna dalla sua sposa Penelope. Ed ecco il succo dell'opera del grande Omero !! Se la prima azione è quella di liberare la casa dai Proci, Omero evidenzia la saggezza di Penelope, che vuole mettere alla prova Ulisse, se è degno di entrare nel tempio dell'amore: il talamo nuziale. Solo allora potra' salire nel letto con la sua sposa e "" parlare "" - La notte sara' lunga oltre misura ( per l'intervento di Atena) per permettere il racconto trai due sposi di "conoscersi". Penelope e Ulisse parlano in modo = uguale/paritario, aprono il cuore l'un l'altro. Questa è la grande scoperta !! La reciprocita',la comunicabilita' che permette di scoprire l'uguaglianza tra i due !!! Ed è proprio quello che manca oggi = il dialogo - la comunicabilita' - il confronto reciproco e paritetico !!!!! Grande Omero, e pensare quanto tempo è passato. Eppure dal racconto si evidenzia che l'Ulisse quando parte per Trioia era un "selvaggio", maschio presuntuoso, bestiale. Ma gli incontri, le esperienze, lo hanno fatto maturare, reso consapevole che la forza fisica non è tutto. -- La vincitrice è la donna che ha attivato nella bestiauomo la sua anima. L'uomo rigenerato dalla grazia, sensibilita' femminile è ora maturo, cosciente di essere " complementare " alla donna !! -- Questo è l'ideale, il viaggio REALE è purtroppo ben diverso. -- Scusate la lunghezza, ma determinante quindi = non è la " forma " del rapporto ma il "contenuto" del "" viaggio "" intrapreso con l'altro ! - cordialita'
sebastianb is offline  
Vecchio 10-11-2007, 09.34.20   #26
Mary
Ospite abituale
 
Data registrazione: 02-04-2002
Messaggi: 2,624
Riferimento: convivenza..cosa ne pensate?

Citazione:
Originalmente inviato da sebastianb
.......e Ulisse parlano in modo = uguale/paritario, aprono il cuore l'un l'altro. Questa è la grande scoperta !! La reciprocita',la comunicabilita' che permette di scoprire l'uguaglianza tra i due !!! Ed è proprio quello che manca oggi = il dialogo - la comunicabilita' - il confronto reciproco e paritetico !!!!! Grande Omero, e pensare quanto tempo è passato. Eppure dal racconto si evidenzia che l'Ulisse quando parte per Trioia era un "selvaggio", maschio presuntuoso, bestiale. Ma gli incontri, le esperienze, lo hanno fatto maturare, reso consapevole che la forza fisica non è tutto. -- La vincitrice è la donna che ha attivato nella bestiauomo la sua anima. L'uomo rigenerato dalla grazia, sensibilita' femminile è ora maturo, cosciente di essere " complementare " alla donna !! -- Questo è l'ideale, il viaggio REALE è purtroppo ben diverso. -- ...

Bellissimo questo tuo intervento. Non avevo mai visto Omero in questa veste.

Abbiamo sempre da imparare anche su quel che CREDIAMO di conoscere già.

E' il cammino della coppia, se è davvero motivata, impegnata nell'andare avanti per vivere quell'avventura.
E non è detto che debba essere l'uomo a "uscire di casa" per ritrovare se stesso. Credo, nel mio caso, di essere stata "io" a fare il viaggio.

Quindi non crediate che sia una competenza, un compito prettamente maschile. E, per uscire di casa non intendo in senso letterale, ma il viaggio che si compie da soli, si sperimenta al di fuori della coppia per poi ritornare all'ovile con l'esperienza e la trasformazione.
Solo chi ha fatto un cammino può aver imparato che esiste un io e un noi.

Deve sperimentare la propria solitudine, confrontarsi con gli eventi, essere alla mercè di eventi esterni, per poter alla fine ritrovare la propria casa.

Ed è solo attraverso la comunicazione, dalla identica meta, dallo stesso desiderio che nasce il noi.

Come dice griago "Si deve accendere un campanello di allarme quando invece ci si ritrova sempre più spesso a dire "io" pur vivendo in famiglia."

Quando esiste il "noi" allora convivenza, matrimonio, lontananza, vicinanza non hanno più alcuna importanza. E nessuno potrà dividere quel che è stato unito.
Mary is offline  

 



Note Legali - Diritti d'autore - Privacy e Cookies
Forum attivo dal 1 aprile 2002 al 29 febbraio 2016 - Per i contenuti Copyright © Riflessioni.it