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Spiritualità - Religioni, misticismo, esoterismo, pratiche spirituali.
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Vecchio 11-11-2007, 10.44.49   #1
fallible
Ospite abituale
 
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Il rinunciante

Salve e buona domenica!
a volte capita, senza una ragione specifica, che l'osservatore, che silenziosamente contempla l'agire, si renda più "manifesto" e faccia sentire la sua "voce" ; ieri sera mentre osservavo distrattamente "cold case" ho visto come la vita laica possa portare ad un certo punto del cammino, ma che, per un ulteriore passo, questa non basti; è una sensazione che in verità provo da tanto tempo ed , in effetti, non avendo "esperienze" a riguardo non riesco a capire se è la "pigrizia" che mi frena o un dato di fatto...mi sono spiegato? spero di si Mi piacerebbe avere una qualche vostra opinione a proposito.
In soldoni la domanda è? Si può vivendo laicamente, quando cioè devi fare i conti in tasca per giungere a fine mese (che materialità neh! ) avere un "corretto" cammino spirituale? Fino a che punto gli "obblighi" sociali e famigliari possono interferire con il cammino o più semplicemente come mi disse Uttamo (il solito monaco theravada) ...pratica ,pratica! claudio
fallible is offline  
Vecchio 11-11-2007, 14.17.17   #2
atisha
Ospite pianeta Terra
 
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Originalmente inviato da fallible
Si può vivendo laicamente, quando cioè devi fare i conti in tasca per giungere a fine mese (che materialità neh! ) avere un "corretto" cammino spirituale? Fino a che punto gli "obblighi" sociali e famigliari possono interferire con il cammino o più semplicemente come mi disse Uttamo (il solito monaco theravada) ...pratica ,pratica! claudio


la mia risposta è si dovrebbe..

gli obblighi sociali e familiari sono utili allenatori.. e se li scantoniamo prima.. dopo si faranno sentire con più forza..

inevitabile..

il mio invito è di non "fuggire".. ma di praticare con giusto criterio di interpretazione.. con giusto attegiamento..

praticare significa di per sè visionare..
e rispondersi nell'intimo, andando incontro ai nostri limiti e contraddizioni..
alle nostre "consolazioni", senza visione limitata..

riconoscendo però al contempo il giusto ed arduo lavoro da svolgere su noi stessi, per capovolgere le nostre miserie in virtù...

umiltà verso se stessi innanzitutto, senza toglierci le responsabilità della vita quotidiana.. fin dove si può... si è in gradi di arrivare...

atisha is offline  
Vecchio 11-11-2007, 14.29.51   #3
crepuscolo
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Salve e buona domenica!
a volte capita, senza una ragione specifica, che l'osservatore, che silenziosamente contempla l'agire, si renda più "manifesto" e faccia sentire la sua "voce" ; ieri sera mentre osservavo distrattamente "cold case" ho visto come la vita laica possa portare ad un certo punto del cammino, ma che, per un ulteriore passo, questa non basti; è una sensazione che in verità provo da tanto tempo ed , in effetti, non avendo "esperienze" a riguardo non riesco a capire se è la "pigrizia" che mi frena o un dato di fatto...mi sono spiegato? spero di si Mi piacerebbe avere una qualche vostra opinione a proposito.
In soldoni la domanda è? Si può vivendo laicamente, quando cioè devi fare i conti in tasca per giungere a fine mese (che materialità neh! ) avere un "corretto" cammino spirituale? Fino a che punto gli "obblighi" sociali e famigliari possono interferire con il cammino o più semplicemente come mi disse Uttamo (il solito monaco theravada) ...pratica ,pratica! claudio

Siamo corpo e spirito sempre, non solo se ci ritiriamo in una grotta silenziosa. Credo che questa sia la vera rivoluzione spirituale. Forse ti stai dando delle regole di comportamento...questo si, diventa difficile o addirittura impossibile, ma non solo se sei in mezzo alle tue responsabilità, anche se tu fossi solo nel mezzo di un bosco. Ti dirò di più è davvero stimolante fino ad un certo punto, stare in allerta con chi ci sta accanto e la spiritualità pura, perchè ogni attimo ci impone una "sveglia!" Poi ...saprai che non può che essere così
crepuscolo is offline  
Vecchio 11-11-2007, 14.36.31   #4
fallible
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Data registrazione: 27-10-2004
Messaggi: 1,774
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Salve!
probabilmete, anzi sicuramente non mi sono spiegato, o non voglio capire , praticare lo si fa metitando (io purtoppo poco)e mettendo in pratica quello cha l'amica ati scrive.
il punto su cui mi piacerebbe sentire la vostra è:
come la vita laica possa portare ad un certo punto del cammino, ma che, per un ulteriore passo, questa non basti
grazie!! claudio
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Vecchio 11-11-2007, 14.47.00   #5
Mr.Chakra
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è una sensazione che in verità provo da tanto tempo ed , in effetti, non avendo "esperienze" a riguardo non riesco a capire se è la "pigrizia" che mi frena o un dato di fatto...mi sono spiegato? spero di si Mi piacerebbe avere una qualche vostra opinione a proposito.
In soldoni la domanda è? Si può vivendo laicamente, quando cioè devi fare i conti in tasca per giungere a fine mese (che materialità neh! ) avere un "corretto" cammino spirituale?

Ovvio che si può... solo che il cammino spirituale lo inizi in un determinato momento della tua vita, e purtoppo non si sa qual'è ; mi spiego: è logico che se una persona vuole iniziare il proprio cammino spirituale non è che da un giorno all'altro decide di aderire ad una determinata religione e pratica secondo i canoni della stessa.
Una persona ha un piccolo istante della sua vita che SENTE cosa deve fare .

Te parle di esperienze, credo di aver inteso come sensazioni "mistiche... ebbene anche quelle capitano in certi momenti, e stai pur certo che li riconoscerai (senso di totalità e annientamento, distaccamento dalla maggior parte delle tue emozioni forti, gioia infinita )... peccato che siano solo momementi.

Materialità? Pensi che non vada d'accordo con la spiritualità? chiaro che se passi ad un eccesso di materialismo è più difficile trovare il proprio cammino spirituale... ma ti dico questo... la maggior parte dei templi indiani all'esterno hanno bassorilievi che ritraggono scene di sesso e di nudi, che agli occhi di una persona pudica possono sembrare delle indecenze: un luogo spirituale circondato da "volgarità"... ma gli indiani l'hanno pensata bene ... prima di entrare nel tempio, per appagarsi spiritualmente, prima devono appagare il proprio corpo, il proprio fisico guardando questi bassorilievi.
Del resto prima di toccare il nostro spirito, noi tocchiamo il nostro corpo!
Mr.Chakra is offline  
Vecchio 11-11-2007, 15.27.15   #6
veraluce
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a volte capita, senza una ragione specifica, che l'osservatore, che silenziosamente contempla l'agire, si renda più "manifesto" e faccia sentire la sua "voce" ; ieri sera mentre osservavo distrattamente "cold case" ho visto come la vita laica possa portare ad un certo punto del cammino, ma che, per un ulteriore passo, questa non basti; è una sensazione che in verità provo da tanto tempo ed , in effetti, non avendo "esperienze" a riguardo non riesco a capire se è la "pigrizia" che mi frena o un dato di fatto...mi sono spiegato? spero di si Mi piacerebbe avere una qualche vostra opinione a proposito.
In soldoni la domanda è? Si può vivendo laicamente, quando cioè devi fare i conti in tasca per giungere a fine mese (che materialità neh! ) avere un "corretto" cammino spirituale? Fino a che punto gli "obblighi" sociali e famigliari possono interferire con il cammino o più semplicemente come mi disse Uttamo (il solito monaco theravada) ...pratica ,pratica! claudio

Non so se ho inteso bene la domanda ( se così non fosse fatemelo notare tranquillamente ), comunque provo a rispondere per quel che ho capito.
Secondo me niente può interferire con un cammino spirituale, anche se può "sembrare" il contrario... anzi qualsiasi cosa accade è qualcosa in cui si può intravedere un ulteriore passo nel cammino iniziato... per me la quotidianità, le relazioni sociali ( discussioni sul forum comprese ), il rapporto che si ha con il denaro, e via discorrendo non sono una "cosa a parte", ma momenti a cui si va incontro con quel che si è per essere quel che si è...
...per me il cammino come dire: è sempre sott'inteso!

Vorrei sapere, in attinenza con quest'interessantissimo tema proposto da Claude, quali sarebbero quelle cose attraverso cui invece non ci sarebbero interferenze? Cioè se la domanda iniziale era: gli obblighi sociali interferiscono con il cammino spirituale? Allora io chiedo, a chi ritiene che tali obblighi sociali interferiscano con il cammino spirituale (sempre se c'è qualcuno che pensa questo): in che senso interferiscono? E quali sono quelle cose che non interferiscono? Cos'è un "corretto" cammino? ( Penso che siano domande In-Topic... )

Abbiate pazienza con me ... e con le mie domande "spontanee" ... voglio soltanto capire ( se è possibile )

Pace & Amore a voi!
veraluce is offline  
Vecchio 11-11-2007, 15.50.16   #7
Mirror
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Salve e buona domenica!
a volte capita, senza una ragione specifica, che l'osservatore, che silenziosamente contempla l'agire, si renda più "manifesto" e faccia sentire la sua "voce" ; ieri sera mentre osservavo distrattamente "cold case" ho visto come la vita laica possa portare ad un certo punto del cammino, ma che, per un ulteriore passo, questa non basti; è una sensazione che in verità provo da tanto tempo ed , in effetti, non avendo "esperienze" a riguardo non riesco a capire se è la "pigrizia" che mi frena o un dato di fatto...mi sono spiegato? spero di si Mi piacerebbe avere una qualche vostra opinione a proposito.
In soldoni la domanda è? Si può vivendo laicamente, quando cioè devi fare i conti in tasca per giungere a fine mese (che materialità neh! ) avere un "corretto" cammino spirituale? Fino a che punto gli "obblighi" sociali e famigliari possono interferire con il cammino o più semplicemente come mi disse Uttamo (il solito monaco theravada) ...pratica ,pratica! claudio

Ciao Claudio...
gli obblighi sociali e famigliari possono interferire, anzi interferiscono, ma sono proprio questi "ostacoli" che mettono in evidenza la qualità della nostra comprensione. Sono proprio le difficoltà del vivere nel mondo che ci mostrano quanto sia solida e non velleitaria la nostra maturità interiore.
Se non c'è questa continua verifica, il nostro sentirci spirituali è un fatto effimero, astratto, fumoso. La "fuga" dal mondo trasforma la ricerca in una specie di droga, in un bisogno di pace e tranquillità, senza le quali non siamo in contatto con l'essenza di noi stessi. Invece, per me è proprio nella routine, nella bagarre del mondo che va ritrovato il punto d'equilibrio e di serenità interna, comunque sia. Altrimenti ci stiamo raccontando delle balle. Abbiamo paure e desideri che non vogliamo vederci e con le quali non vogliamo confrontarci.
La crescita spirituale può benissimo accordarsi con la vita nel mondo materiale. Non c’è contraddizione. Bisognerebbe però tener presente una cosa: le problematiche materiali dovrebbero avere una funzione subordinata, e la crescita spirituale dovrebbe rimanere la priorità. Mai la crescita spirituale dovrebbe essere sacrificata alla dimensione materiale. In qualunque momento, qualora fosse necessario, l’aspetto materiale può essere sacrificato alla vita spirituale. Se questo è chiaro, non ci sono problemi. Il problema si presenta solo perché il lato materiale diventa il padrone, e nonostante ciò si desidera ancora la crescita spirituale. La spiritualità non può crescere come dimensione secondaria. Lo spirito non può essere un servitore del corpo. La spiritualità deve essere l’elemento primario, allora tutto può avere la funzione subordinata ed essere utile. Allora la vita materiale, con le sue difficoltà e pericoli, diventa una sadhana, una utile disciplina con cui fare i conti, una palestra che può aiutare la nostra evoluzione spirituale. Quindi ritengo che la rinuncia non debba essere connessa al rinunciare al mondo, ma a ciò che il mondo vorrebbe – i suoi valori, i suoi beni - noi ci identificassimo, rinunciando a riscoprire la nostra Essenza.

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Vecchio 11-11-2007, 18.39.30   #8
atisha
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Salve!
il punto su cui mi piacerebbe sentire la vostra è:
come la vita laica possa portare ad un certo punto del cammino, ma che, per un ulteriore passo, questa non basti
grazie!! claudio

l'avevo già capita..
e vedo che Mirror ha già esaurito la tua domanda..

perchè non basta arrivati ad un certo punto?
beh.. bisogna dire che non tutti anelano a "quel" punto.. a tanti basta acquietare la mente ed "accomodare" sacro e profano.. perchè passare a quel punto oltre..a quel passo successivo può significare totale rinuncia
significa ignorare, per maturità raggiunta, anche alle bramosie e all'ego di chi vive al nostro fianco..
Ignorare ciò significa recare "infelicità" all'ego dell'altro.. e spesso questa pericolosità si rimuove e ci si accontenta di una via di mezzo..

La Verità va oltre tutto.. anche oltre ciò che chiamiamo doveri e responsabilità.. per come ci hanno "sedato" .. insegnato.. valorizzato..
Significa affidare totalmente la tua Vita al Divino.. alla Provvidenza.. diversamente si continuerà a vagolare nei labirinti delle mezze soddisfazioni spirituali..
ecco perchè la Via (non il sentirto) è ad un certo punto per pochi.. pochissimi...


atisha is offline  
Vecchio 11-11-2007, 18.47.03   #9
fallible
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Salve e buon pomeriggio!
ringrazio tutti coloro che rispondendo hanno dato delle indicazioni riguardo quanto da me esposto; il 3d aveva come titolo "il rinunciante"... infine quanto sono disposto a rinunciare? claudio
fallible is offline  
Vecchio 11-11-2007, 19.17.12   #10
Noor
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La Verità va oltre tutto.. anche oltre ciò che chiamiamo doveri e responsabilità.. per come ci hanno "sedato" .. insegnato.. valorizzato..
Significa affidare totalmente la tua Vita al Divino.. alla Provvidenza.. diversamente si continuerà a vagolare nei labirinti delle mezze soddisfazioni spirituali..
ecco perchè la Via (non il sentirto) è ad un certo punto per pochi.. pochissimi...


Già.
Tutto dipende dalla Forza della Chiamata..
Noor is offline  

 



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