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Vecchio 17-09-2014, 07.27.06   #1
acquario69
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Data registrazione: 10-04-2006
Messaggi: 1,444
Trascendenza e Sacrificio

Citazione:
Originalmente inviato da Jacopus su: https://www.riflessioni.it/forum/psic...tml#post247855
Perdonami Acquario, ma questa cosa del trascendere l'umano mi sembra l'ennesimo artificio contro l'umanità. Perchè dovrei trascendermi? Sono fatto di liquidi biologici, di pensieri buoni e cattivi, di azioni stupide, intelligenti, generose ed avide. Sono in grado di vedere l'altro, talvolta di considerarlo superiore al mio interesse, talaltra inferiore. Questo altalenare è sempre presente nella mia vita e mi ricorda i miei limiti. Posso e "devo" migliorarmi ma trascendere se stessi significa avere uno stile di vita, che, ad esempio non mi permetterebbe di scrivere su un forum di filosofia, attività che ruba del tempo alla azione di "liberare il proprio Io".
Nella mia visione, questa liberazione ha il significato di porsi incondizionatamente al servizio degli altri e annullare il proprio sé nelle superiori leggi dell'universo. Credo che poche persone nella storia siano riuscite a realizzare coerentemente questo compito impegnativo, anzi direi nessuna, perché anche i grandi mistici, gli eroi, avevano pur bisogno di una donna di servizio per i lavori grossolani. Una assoluta dedizione all'altro invece presuppone anche la pulizia del bidet e la preparazione dei pasti, cose che sembrano alquanto lontane dalla "trascendenza dell'oltreumano".
Paradossalmente compiere il passaggio completo ed annullare il proprio Io significherebbe adottare uno stile di vita completamente "alienante".

Nel momento in cui però "tutti" si annullassero, il gioco diventerebbe interessante. Quel momento però non si ottiene con la bacchetta magica. Noi siamo fatti della nostra storia, e della storia dei nostri padri e dei nostri avi. Siamo il frutto di millenni di storia e questa storia risuona molto di più di quanto crediamo nelle nostre azioni quotidiane. Riuscire ad avvicinarci all'annullamento dell'Io è un processo lungo, minuzioso e faticoso e non lo vedremo nè noi, nè i nostri figli. Può essere una sorta di bussola trascendentale ma nel frattempo dobbiamo fare i conti con le nostre ambiguità e con la nostra malvagità e con la nostra bontà e con quella degli altri.

be e' chiaro che la parola "trascendere" puo comportare diversi fraintendimenti e personalmente sono d'accordo con te sulle cose che scrivi..e in questo caso credo che la mia non sia affatto una contraddizione.
ritengo infatti che certo noi siamo di carne ed ossa e dobbiamo fare i conti con questa condizione ma la nostra autentica essenza e' quella eterna

..lo so che certi termini come questi possono suonare strano..come "fuori dal mondo" e in effetti e' proprio così,sia dal mio,che probabilmente dal tuo punto di vista e in questo senso sono validi entrambi,dipende pero' da quale prospettiva viene considerato..non so se ora sono riuscito un po a spiegarmi su questo punto.
non penso affatto che sia un artificio ma comprendere quale sia la nostra reale natura che si pone al di la dei nostri stessi sensi..anche se questi ci appartengono ed hanno probabilmente una funzione ben precisa e non vanno affatto ignorati,ma appunto compresi il più a fondo possibile..
dunque non penso affatto che tutto questo comporti un alienazione dal mondo,ma anzi al contrario un "integrazione" vera e propria,perché,almeno da come lo percepisco io e' anche dalle cose più semplici o apparentemente banali e "quotidiane" (come ad esempio preparare i pasti o anche semplicemente spazzare il pavimento di casa o qualsiasi altra cosa) che può rivelarsi il "divino".. non credo ci sia alcun bisogno di andare a cercare chissa' dove ..penso piuttosto che su questo vi e' diffusa più che altro un idea stereotipata,
come se bisogna essere degli eremiti,stare tutto il giorno in meditazione,recitare mantra o autoescludersi dal mondo fosse la condizione imprescindibile

in realtà TUTTO e' più a portata di mano di quanto possa sembrare..e perché no anche scrivere su un forum come questo,non ci vedo incongruenze,ognuno poi trova il suo modo più congeniale come percorso di "liberazione",e non vedo perché debbano esistere dei confini,dove si ritiene che esista un "dentro e un fuori"..un "possibile da una parte e un impossibile dall'altra".

certo questo non si ottiene con la bacchetta magica ma attraverso un SACRIFICIO (ossia dalla condizione profana a quella sacra) un distacco inizialmente penoso per l'individuo,che deve appunto "trascendersi" dalla sua stessa condizione individuale,per realizzare l'identificazione che lo ricongiunge al TUTTO,dove la distinzione fra soggetto ed oggetto si "annulla"
acquario69 is offline  
Vecchio 18-09-2014, 12.14.29   #2
donquixote
Moderatore
 
Data registrazione: 23-05-2007
Messaggi: 241
Riferimento: Trascendenza e Sacrificio

Citazione:
Originalmente inviato da Jacopus
Nella mia visione, questa liberazione ha il significato di porsi incondizionatamente al servizio degli altri e annullare il proprio sé nelle superiori leggi dell'universo. Credo che poche persone nella storia siano riuscite a realizzare coerentemente questo compito impegnativo, anzi direi nessuna, perché anche i grandi mistici, gli eroi, avevano pur bisogno di una donna di servizio per i lavori grossolani. Una assoluta dedizione all'altro invece presuppone anche la pulizia del bidet e la preparazione dei pasti, cose che sembrano alquanto lontane dalla "trascendenza dell'oltreumano".
Paradossalmente compiere il passaggio completo ed annullare il proprio Io significherebbe adottare uno stile di vita completamente "alienante".

La liberazione dall'ego, o la trascendenza di sé, o l'annullamento dell'io non significano affatto porsi incondizionatamente al servizio degli altri; al contrario significa essere al massimo grado "egoisti", ma di un egoismo sano che si contrappone a quello, malato, che siamo abituati a considerare l'unico possibile poiché non conosciamo più quell'altro.
Questo brano tratto dallo Zarathustra di Nietzsche illustra molto bene la differenza fra i due egoismi:

«Voi costringete tutte le cose a venire a voi e dentro di voi, perché riscaturiscano dalla vostra sorgente come doni del vostro amore. In verità, un predone di tutti i valori deve diventare questo amore che dona; ma io dico sacrosanto questo egoismo. Vi è anche un altro egoismo, troppo povero, affamato, che vuol sempre rubare, l'egoismo dei malati, l'egoismo malato. Con occhio di ladro esso guarda a tutto quanto luccica; con l'avidità della fame conta i bocconi a chi ha da mangiare in abbondanza; e sempre si insinua alla tavola di coloro che donano»

Allo stesso modo esiste un altruismo sano e uno malato, e quello comunemente inteso che si contrappone solitamente all'egoismo è quello malato.

E più che lo stile di vita cambia il modo di intendere la vita, ovvero si fanno le stesse cose in un modo e con un atteggiamento totalmente differenti.
donquixote is offline  
Vecchio 18-09-2014, 23.06.43   #3
Jacopus
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 09-08-2014
Messaggi: 86
Riferimento: Trascendenza e Sacrificio

Citazione:
Originalmente inviato da donquixote
La liberazione dall'ego, o la trascendenza di sé, o l'annullamento dell'io non significano affatto porsi incondizionatamente al servizio degli altri; al contrario significa essere al massimo grado "egoisti", ma di un egoismo sano che si contrappone a quello, malato, che siamo abituati a considerare l'unico possibile poiché non conosciamo più quell'altro.
Questo brano tratto dallo Zarathustra di Nietzsche illustra molto bene la differenza fra i due egoismi:
«Voi costringete tutte le cose a venire a voi e dentro di voi, perché riscaturiscano dalla vostra sorgente come doni del vostro amore. In verità, un predone di tutti i valori deve diventare questo amore che dona; ma io dico sacrosanto questo egoismo. Vi è anche un altro egoismo, troppo povero, affamato, che vuol sempre rubare, l'egoismo dei malati, l'egoismo malato. Con occhio di ladro esso guarda a tutto quanto luccica; con l'avidità della fame conta i bocconi a chi ha da mangiare in abbondanza; e sempre si insinua alla tavola di coloro che donano»
Allo stesso modo esiste un altruismo sano e uno malato, e quello comunemente inteso che si contrappone solitamente all'egoismo è quello malato.
E più che lo stile di vita cambia il modo di intendere la vita, ovvero si fanno le stesse cose in un modo e con un atteggiamento totalmente differenti.

La trascendenza di sè nella visione nietzschiana può significare "egoismo sacrosanto", ma di sicuro non è un significato univoco nella storia della filosofia. Se comunque è questo il significato originario di acquarius, tolgo il disturbo: la volontà di potenza, connotata come "trasvalutazione di tutti i valori" è semplicemente, a mio giudizio, un modo elegante per imporre il dominio dei forti sui deboli, ed essendo io un sostenitore del "risentimento" mi pongo sull'altra sponda della barricata.

Se poi "si fanno le stesse cose con un atteggiamento totalmente differente", mi si chiarisce ancora di più il significato di Nietzsche: un raffinato pensatore per le classi dominanti più spregiudicate, che qualche volta, preso troppo sul serio, ha finito per "mangiare parte dei suoi stessi figli".
La sua bravura è innegabile nello scoprire le ipocrisie della società moderna, ma se la pars costruens è fatta esclusivamente di inni al "più forte", allora mi sembra francamente di dover decidere fra la rogna (morale borghese ipocrita) o la scabbia (morale del superomismo). Non ignoro la contrapposizione fra cristianesimo e buddismo in Nietzsche, ma il superamento della morale cristiana non significa certo adottare quella dell'ubermensch, almeno per quanto mi riguarda.
Se ho male interpretato, aspetto volentieri un'intervento.
Jacopus is offline  

 



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