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Vecchio 01-04-2005, 10.48.25   #1
atisha
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Post Bhagavad Gita..interpretazione simbolica

Bhagavad Gita

Il corpo è il carro; il padrone del corpo è l'anima; l'auriga è l'intelligenza; i cavalli sono i sensi; e la mente è 'cieca' perché non può vedere senza l'ausilio dei sensi e dell'intelligenza.

Vyasa rappresenta l'anima originaria passiva-attiva dell'uomo , responsabile della creazione dei due figli: il re cieco o Mente (Dhritarashtra), e il puro re Discriminazione (Pandu).

Pandu deriva da una parola che vuol dire 'ciò che significa intelligenza'.

Il nome del campo di battaglia sta per 'corpo': Kurukshetra (kuru, azione; kshetra, campo) significa il 'campo dell'azione'.

Il maggiore dei cinque fratelli Pandava era Yudhisthira (Yudhi Sthira Ja Sa - chi è calmo nelle battaglie psicologiche); la calma è quindi il primo prodotto della discriminazione.

Gli altri quattro fratelli sono: Bhima (potere di vitalità); Arjuna (autocontrollo, chi non è attaccato), Nakula (potere di obbedire alle buone regole, Niyama) e Sahadeva (potere di stare lontano dal male, Yama).

Dopo l'infanzia, l'ego, la pseudo-anima o l'anima legata al corpo (Duryodhana, il figlio maggiore della mente agitata), e le cento inclinazioni dei sensi nate dalla mente agitata, con un astuto gioco ai dadi - con le lusinghe dei sensi e i desideri materiali - rubarono il regno corporeo alla pura discriminazione e alle sue affini facoltà principesche e le mandarono in esilio per dodici anni.

Una volta che le cattive abitudini dei sensi sono ben stabilite nel corpo, le buone abitudini e la saggezza sono di solito bandite almeno per dodici anni. Dei completi cambiamenti fisiologici e mentali, come pure la creazione di nuove abitudini, sono spesso possibili dopo dodici anni.

La storia della Bhagavad Gita ci dice allegoricamente come, dopo che le cattive abitudini avevano regnato per dodici anni nel regno corporeo, le buone abitudini ora risvegliate dalla discriminazione cercarono dopo dodici anni d'esilio di riconquistare il regno con l'aiuto di Krishna o la Forza dell'Anima.
In maniera simile, dopo che per dodici anni il giovane passa attraverso cattive esperienze e riceve molte 'batoste' sotto il regime dei sensi dominato da cupidigia, collera, sesso, gelosia ed egoismo - allora la discriminazione e i guerrieri di calma, forza vitale e autocontrollo, dopo i dodici anni d'esilio subiti da parte delle cattive abitudini dei sensi, cercano di ritornare e di riconquistare il regno corporeo perduto.

Ma i malvagi Kaurava, o le cattive tendenze mentali, con il loro esercito dei sensi rifiutano di separarsi anche minimamente dal regno del corpo, che originariamente apparteneva alle facoltà discriminative.

Così Krishna, il Guru, o l'Anima attivamente risvegliata, o l'intuizione nata dalla meditazione, viene ad aiutare l'Autocontrollo, o Arjuna, e le altre quattro tendenze discriminative per combattere la battaglia psicologica con l'Ego e il suo esercito, fatto delle seguenti cattive tendenze mentali: avidità, avarizia, odio, gelosia, malvagità, mania sessuale, meschinità, crudeltà, cupidigia, cattiva volontà, risentimento, procrastinazione spirituale, orgoglio, pigrizia fisica, indifferenza spirituale, avversione a meditare, avidità sessuale, impurità di corpo, mente e anima; collera, desiderio di ferire gli altri, infedeltà a Dio, ingratitudine a Dio, impertinenza, scortesia, ignoranza fisica, mentale e spirituale; disarmonia, asprezza del linguaggio, egoismo, asprezza di pensiero, cattive azioni, senso d'attaccamento, illusione, amarezza mentale, rancore, pensare, volere, sentire, ricordare il male; paura della malattia, preoccupazione, paura della morte, mancanza d'iniziativa, attitudine litigiosa, giurare, parlar male, malattie del corpo, preoccupazione, paura della morte, abuso sessuale, smoderatezza, dormire troppo, mangiare troppo, troppa pretesa virtù, evitare Dio, posporre la meditazione.

Perciò il teatro della battaglia è il corpo, dove Krishna - la Forza dell'Anima - e i cinque principi della discriminazione stanno cercando di riconquistare il loro regno perduto, cacciando via il male ivi trincerato con le sue abitudini dei sensi.

La Forza dell'Anima risvegliata e l'Autocontrollo sviluppato dalla meditazione devono impadronirsi del regno del corpo e stabilirvi pace, saggezza, abbondanza e salute.

L'ego
Lahiri Mahasaya diceva che ognuno di noi è come un regno. E questa esattamente è l'idea del Mahabharata: è un quadro del regno della mente, nel quale ogni cittadino costituisce un tratto psicologico diverso e ciascun tratto psicologico ha una propria vita. Siamo noi stessi che viviamo quella vita; ma, nonostante ciò, ogni idea è come una personalità separata.

E noi troviamo dentro la città della nostra stessa coscienza migliaia di cittadini dalle caratteristiche diverse: nobili, ignobili, altruisti, egoisti, alcuni alla ricerca delle verità spirituali ed altri invece che pensano al modo si sfuggire tale ricerca. Perciò, abbiamo dentro di noi una lotta costante tra tenebre e luce.

Nel simbolismo del Mahabharata e della Bhagavad Gita, Bhisma rappresenta l'ego. Bhisma combatte dalla parte del male e finisce per essere ucciso. Ma ha il potere di non morire fintanto che egli stesso non si arrenderà alla morte e così viene crivellato da frecce. I ritratti di Bhisma lo mostrano con centinaia di frecce che fuoriescono dal suo corpo e che diventano addirittura un letto sul quale egli giace. C'è un bel passo nel quale egli giace su quel letto di frecce e dà ancora profondi insegnamenti alla gente prima di consegnarsi alla morte. Cioè, egli raggiunge il punto nel quale è illuminato, nel quale capisce la verità. Ma nessuno può uccidere l'ego se non lo stesso ego. Dobbiamo offrirci completamente all'Infinito. Deve essere la scelta del nostro stesso ego che porta a dire: "voglio il Sé infinito, non il piccolo sé". Dove c'è l'ego, vi sarà dualità fra noi e Dio.

Dovremo alla fine distruggerlo e prendere coscienza che noi siamo Dio. Il nostro ego non può dire di essere Dio, allo stesso modo che l'onda non può dire di essere l'oceano. Dobbiamo arrivare a capire che l'oceano è la realtà dell'onda, che l'onda non ha nessuna realtà se non l'oceano.

Quando vedremo che Dio è diventato questo io, che Dio 'è' l'io, che non c'è nessun'altra realtà se non Dio, a quel punto infine l'ego offrirà sé stesso all'infinito e arriverà la libertà.
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Vecchio 01-04-2005, 10.49.45   #2
atisha
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Post parte seconda....

Il simbolismo dei personaggi della Gita
I principali personaggi del Mahabharata e della Gita, come Arjuna, Sahadeva, Nakula, Bhima, Yudhisthira, Draupadi, Drona e gli altri sono veramente esistiti. La maggior parte dei personaggi rappresenta tendenze psicologiche. Se prendete la radice sanscrita dei loro nomi, troverete il loro vero significato: rabbia, cupidigia, gentilezza, umiltà e così via.

Ciascuno di loro sta per un diverso tratto psicologico. Infatti, Lahiri Mahasaya disegnò una carta che mostrava dove tutte quelle diverse qualità fossero localizzate nel cervello.

Perfino i principali personaggi sono stati romanzati in varia maniera. Per esempio, nel Mahabharata si trova la storia di una donna che sposa più uomini: Arjuna vince Draupadi in una gara d'arco e la porta a casa dove vivono pure i suoi fratelli. Mentre loro sono ancora fuori, egli rivolgendosi alla madre le dice: "Madre, ho portato a casa un premio". E sua madre, senza vedere chi o cos'è, risponde: "Ebbene, voi fratelli dovrete dividervelo equamente". Poiché la parola della madre non poteva essere trasgredita, tutti dovettero sposare la stessa donna!

Il vero. significato spirituale di ciò è che Draupadi rappresenta la Kundalini e ciascuno dei fratelli Pandava rappresenta un diverso centro o chakra della spina dorsale e quelle qualità mentali che sono il risultato dello svegliarsi del centro. 1) La più bassa è yama, la qualità del controllo, l'abilità di non fare le cose che non si dovrebbero fare. Questa qualità è rappresentata da Nakula (Primo chakra). 2) Proseguendo verso l'alto, la successiva è niyama, letteralmente l'abilità del 'non controllo' ma ciò che effettivamente significa è l'abilità d'attenersi all'azione giusta, di continuare a fare ciò che uno dovrebbe fare per crescere spiritualmente. Questa qualità è rappresentata da Sahadeva (Secondo Chakra). 3) Il centro successivo, opposto all'ombelico sulla spina dorsale, è rappresentato da Arjuna (Terzo Chakra). Una volta che l'energia è risvegliata all'ombelico o centro lombare - Manipura chakra - sopraggiunge allora la qualità d'un più potente autocontrollo. 4) Dopo si sale al cuore o centro dorsale - Anahata chakra - rappresentato da Bhima. Quando l'energia si sveglia, si sviluppa il vero amore. 5) Quando si sveglia il centro opposto alla gola, si sviluppa una grandissima calma ed una grandissima pietà. Questo centro è rappresentato da Yudhisthira.

E così si arriva all'occhio spirituale, che è il polo positivo del midollo allungato, attraverso il quale si passa al di là delle qualità, l'Infinito. Noi abbiamo qui due triadi: i tre chakra più bassi che rappresentano i desideri materiali ed i tre centri superiori che rappresentano la coscienza spirituale.

Quando l'energia del cuore è rivolta in alto, la mente automaticamente è rivolta a pensieri spirituali. Quando invece l'energia è nei tre chakra inferiori, è automaticamente rivolta a pensieri materiali. concentrarsi nel punto fra le sopracciglia attira tutta l'energia verso il divino.

Il simbolismo di tutti i fratelli sposati ad una sola donna significa che la qualità femminile, il polo negativo alla base della spina dorsale, e la qualità maschile, o polo positivo nel punto fra le sopracciglia, sono parti d'una stessa realtà e devono essere neutralizzate affinché l'illuminazione divenga possibile. E così si parla della Kundalini come d'una energia femminile. Quell'energia ha bisogno d'essere 'sposata' a tutti i chakra, cioè innalzata attraverso ciascuno dei centri della spina dorsale ed alla fine riunita nell'occhio spirituale, nel punto in mezzo alle sopracciglia. Da qui, il simbolo d'una donna che sposa cinque mariti.

Arjuna rappresenta il Chakra del Plesso, l'autocontrollo, il centro lombare 'Manipura'.

Dalla Ghagavad Gita:

"Arjuna vide là allineati, in ambedue gli eserciti, zii e prozii, maestri, fratelli e cugini, figli e nipoti, amici, suoceri ed anche sostenitori. Vedendo tutti quei parenti del suo presente fu preso da una grande pietà e pronunciò con tristezza queste parole: "O Krishna, alla vista di questi congiunti qui allineati, desiderosi di combattersi l'un con l'altro, le mie membra cedono, la mia bocca è inaridita, la mia armatura trema e i miei capelli si drizzano. Il mio arco Gaudiva mi cade dalle mani"!

"MI cade dalle mani" significa che egli cade in avanti, la sua posa meditativa si interrompe, mentre pensa. "Oh non posso meditare! E' troppo difficile!" Egli si accorge che persino quelle qualità che sono sue nemiche, sono tuttavia suoi congiunti, membri della sua famiglia psicologica. Ecco il guaio nel quale ci troviamo tutti. All'inizio possiamo essere categoricamente contrari o critici sulle qualità negative, ma quando si tratta delle 'nostre' qualità negative, è un'altra cosa.

Arjuna dice: "Questi sono i miei parenti, come posso ucciderli?"

Lo sbarazzarsi delle brutte abitudini sembrerebbe voler uccidere una parte della propria natura. "Che peccato uccidere queste qualità in me!" L'ego può raggiungere estremi assurdi per le sue razionalizzazioni. L'ego inventa ragioni assurde per non fare ciò che sa che dovrebbe fare. Voi pensate di rinunciare ad un desiderio ed ecco la risposta: "Oh no! Che cosa terribile! Questa è la battaglia che devono sostenere tutti i devoti. La mente vi dirà: "Non posso proprio rinunciare a questo!"

Ma, ricordate che voi in effetti non rinunciate a niente! State semplicemente mettendo la vostra energia in qualcosa che vi darà gioia invece che sofferenza.

Questa è la chiave della Bhagavad Gita. Tutto quello che Krishna dice si riferisce primariamente alla divina ricerca interiore. Avvicinandovi in questo modo alla Gita, troverete degli insegnamenti meravigliosi. La Bhagavad Gita è la storia del nostro Sé interiore, della nostra aspirazione verso il divino e di come vincere la battaglia con la nostra natura più bassa. Il messaggio della Bhagavad Gita è quello di portare ad una visione della vita quale lotta costante, fino a che la battaglia è vinta dalle forze dell'eterna beatitudine.

tratto da www.viviamoinpositivo.org



Ultima modifica di atisha : 01-04-2005 alle ore 10.55.02.
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Vecchio 01-04-2005, 16.07.37   #3
VanLag
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Mahabarata …… interpretazione critica.

Io do una lettura profondamente diversa a quel poema evidenziandone più le note negative che quelle positive. Mi rendo per altro conto che i punti di vista tra “fautori” e “contrari”, coincidono con chi crede che c’è un’umanità da salvare da se stessa, e chi, come me, vede che c’è un’umanità da salvare dagli scrittori di Mahabarata vari. Mi annovero tra i secondi e spiego anche perché:

Arjuna, confuso tra i due eserciti che si schierano sul campo di Kurukshetra è triste fino alle lacrime. Egli vede davanti a se i parenti, gli amici, i maestri, con cui è cresciuto e con cui ha giocato ed ora deve combatterli fino alla morte.
- Cosa c’è di buono nell’uccidere i propri consanguinei, i propri maestri? - chiede sconsolato al suo auriga, che, bontà sua, è nientedimeno che Krishna. Sopraffatto dalle passioni, dalle emozioni e dai sentimenti e sconsolato dice: - non combatterò -

La Bhagavad Gita, (inserita nel cuore del Mahabarata), si apre col dubbio di Arjuna, e si chiude con la dissoluzione del suo dubbio. L’arciere sublime, dopo avere “attraversato il supplizio del bardo”, ascoltando le parole di Krishna, perviene alla “chiara visione” della verità ed alla conoscenza di ciò che bene e ciò che è male. Krishna, il suo amico Krishna, ha dipanato i suoi dubbi e gli ha velato che esiste una via più nobile ed alta del nostro umano sentire. Una via che non tiene conto di emozioni ed affetti, neppure tiene conto di se stessi e della propria vita, perché quella visione del bene appartiene ad una concezione di natura più elevata di quello che può essere una visione personale.
Potrebbe essere la via del Dharma, se il Dharma ci potesse venire dal di fuori di noi stessi, cioè da parole di terze persone. In realtà ciò che fa Krishna non è altro che un’opera di persuasione o di manipolazione del suo amico Arjuna, il quale, per essere il figlio di Indra, dimostra in questa circostanza anche un po’ di ingenuità.

Ma perché a Kurukshetra ci sono questi due eserciti che si scontrano? Chi sono i contendenti? Qual è l’oggetto del contendere? Perché si parla di guerra?

Pandu, (che significa il pallido, perché la madre quando vide Vyasa impallidì), desiderava una progenie ma a causa di una maledizione, non poteva congiungersi con nessuna delle sue due spose. Kunti e Madri.
Kunti possedeva una formula segreta, un mantra, rivelatogli da un asceta, attraverso il quale poteva evocare un “dio” a suo piacimento ed avere da lui un figlio. In effetti mentre era già con Pandu evoco il “dio” sole ed ebbe da lui Kharna. Spaventata però da questa maternità, che aveva nascosto al marito, mise il neonato in una cesta e lo abbandonò alla corrente del fiume.
Kunti, ad un certo punto, svelò al marito che possedeva la formula magica, e su incitamento di Pandu generò quatrro figli. Nacquero: Yudhisthira figlio del Dharma. Bhima figlio del “dio” del vento. Arjuna, figlio di Indra. Poi passò la formula a Madri (la seconda sposa di Pandu), che ebbe Nakula e Sahadeva nati dagli Asvini.
(E’ nella natura del mito l’attribuzione della paternità divina ad un essere umano. La mitologia pagana abbonda di casi del genere. L’eroe greco Perseo si diceva nato dalla vergine Danae, fecondata da Giove sotto forma di pioggia d’oro. Ercole era figlio di Giove. Enea della dea Venere. Achille di un uomo e di una Nereide e così via.)

Quindi a Kurukshetra, da una parte, ci sono sul campo di battaglia i figli degli DEI, aiutati da Krishna.

Dall’altra parte chi c’era?

Come la madre di Pandu era impallidita vedendo Vyasa, così la madre di Dhritarashtra aveva chiuso gli occhi al suo cospetto. Per questo Vyasa le aveva detto: - siccome hai chiuso gli occhi quando mi hai visto avrai un figlio cieco. – Quel figlio era Dhritarashtra.
La sposa di Dhritarashtra rimase incinta per due anni, poi vedendo che non veniva al mondo nessun nascituro chiese alla sua serva di percuotere il suo ventre con una sbarra di metallo. Ne uscì una fredda palla di carne, che stava per essere buttata quando, Vyasa, suggerì di farne cento pezzi, di metterli in una giara e di spruzzarli con acqua. Ne sarebbero nati 100 figli.

Dall’altra parte sul campo di Kurukshetra, contro i figli degli dei, ci sono i “signori nessuno”. Tutta l’umanità reietta, senza nome, ne qualità. I cento figli di una fredda palla di carne, di un re cieco e di una principessa della quale neppure viene specificato il regno.

Non vi è nulla di nobile nel fine di questo poema, molto fantasioso, bello, capace anche di rendere bene i contrasti tra bene e male, a quei tempi non ancora così marcati come oggi. Ad esempio Krishna per fare vincere i figli degli dei, ne fa di tutti i colori e pagherà il frutto dei suoi inganni, con una o più maledizioni. Per esempio, al fianco dei figli di Dhritarashtra combatte Kharna, primogenito di Kunti e del “dio” sole. Grandi maestri, come Bhsima l’immortale e Dhrona, sono al fianco dei figli di Dhritarashtra.

Per me il Mahabarata è stato creato ad hoc per dividere l’umanità in due classi. I buoni ed i cattivi, i nobili e gli ignobili, i dominatori ed i dominati, i forti ed i deboli. Le masse contro gli eletti. In questo senso è un’opera infima, magari non nel contenuto, ma negli intenti. E’ un poema creato ad hoc per dividere e dominare, ed un suo derivato immediato è stato la nascita del razzismo. (Io sono superiore e tu sei inferiore. Io appartengo alle stirpe degli dei, tu no!)

E’ sicuramente frutto degli Ari, gli invasori Indo Europei che invasero il subcontinente indiano. Infatti la cultura dravidica, quella del tantrismo, del shaktismo e dello yoga, non era ancora così separata, nella sua coscienza, da generare un’opera che fungesse da sigillo alla divisione dell’umanità.

Arjuna, il povero Arjuna doveva rispondere a Krishna: - O govinda, sebbene tu dica cose sapienti, io non combatterò! Lascerò il regno a mio cugino Duryodhana ed anzi starò al suo fianco, perché, se è vero che sono nobile, devo trovare il sistema di guidare anche lui sulla strada della nobiltà. – e se fosse andata così forse oggi staremmo un po’ meglio.

Ho "citato" a memoria, per cui chiedo perdono se ho sbagliato nomi almeno quelli che non ho copiato dal post di atisha.
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Vecchio 01-04-2005, 17.29.06   #4
Yam
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Re: Mahabarata …… interpretazione critica.

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Messaggio originale inviato da VanLag


Arjuna, confuso tra i due eserciti che si schierano sul campo di Kurukshetra è triste fino alle lacrime. Egli vede davanti a se i parenti, gli amici, i maestri, con cui è cresciuto e con cui ha giocato ed ora deve combatterli fino alla morte.
- Cosa c’è di buono nell’uccidere i propri consanguinei, i propri maestri? - chiede sconsolato al suo auriga, che, bontà sua, è nientedimeno che Krishna. Sopraffatto dalle passioni, dalle emozioni e dai sentimenti e sconsolato dice: - non combatterò -

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Vecchio 01-04-2005, 19.40.29   #5
Yam
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Re: Mahabarata …… interpretazione critica.

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L’arciere sublime, dopo avere “attraversato il supplizio del bardo”, ascoltando le parole di Krishna, perviene alla “chiara visione” della verità ed alla conoscenza di ciò che bene e ciò che è male. Krishna, il suo amico Krishna, ha dipanato i suoi dubbi e gli ha velato che esiste una via più nobile ed alta del nostro umano sentire. Una via che non tiene conto di emozioni ed affetti, neppure tiene conto di se stessi e della propria vita, perché quella visione del bene appartiene ad una concezione di natura più elevata di quello che può essere una visione personale.
Potrebbe essere la via del Dharma, se il Dharma ci potesse venire dal di fuori di noi stessi, cioè da parole di terze persone. In realtà ciò che fa Krishna non è altro che un’opera di persuasione o di manipolazione del suo amico Arjuna, il quale, per essere il figlio di Indra, dimostra in questa circostanza anche un po’ di ingenuità.

Il supplizio del bardo?
Mah! Allucinante e banale interpretazione. E' come se interpretassimo una poesia Sufi come una storiella d'Amore da fotoromanzo. Guido Ceronetti ha fatto molto meglio e la portava sempre in tasca come medicinale d'urgenza.
Krishna rappresenta la Consapevolezza (quel Testimone delle Upanishad, quel Rig-Pa, quell'osservatore interno), ovvero l'essenza di qualsiasi tradizione spirituale. E' anche il Cristo, e' il fuoco interiore, quella pura sensazione di essere. E' chiaro che occorre averlo compreso.....
I bei sentimenti umani sono il tiramolla tra attrazione repulsione e indifferenza. Tra folle passione d'amore e gelosia accecante, amore che si trasforma in odio e tutta la gamma delle 84000 emozioni perturbatrici......


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Vecchio 01-04-2005, 20.23.56   #6
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Quando un uomo e una donna diventono uno



Ho coperto i miei occhi
con la polvere della tristezza,
finché entrambi furono un mare colmo di perle.
Tutte le lacrime che noi creature versiamo per lui
non sono lacrime,come pensano molti, ma perle.....
Mi lamento dell'anima con l'anima,
ma non per lamentrmi: dico solo le cose come stanno.
Il cuore mi dice che è angosciato per lui
ma io non posso che ridere di questi torti immaginari.
Sii giusta, tu che sei la gloria del giusto.
Tu, anima, libera dal "noi" e dall'"io",
spirito sottile in ogni uomo e donna.
Quando un uomo e una donna diventano uno,
quell'uno sei tu.
E quando quell'uno è cancellato, tu sei.
Dove sono questo "noi" e questo "io"?
A lato dell'amato.
Tu hai fatto questo "noi" e questo "io"
perché tu potessi giocare
al gioco del corteggiamento con te stesso,
affinché tutti i "tu" e gli "io" diventino un'anima sola
e infine anneghino nell'amato.

Tutto ciò è vero. Vieni!
Tu che sei la parola creatrice: Sii.
Tu, al di là di qualunque descrizione.
E' possibile per l'occhio fisico vederti?
Può il pensiero comprendere il tuo riso o la tua pena?
Dimmi, è possibile vederti?
Soltanto di cose in prestito vive questo cuore.
Il giardino d'amore è infinitamente verde
e dà molti frutti oltre alla gioia e al dolore.
L'amore è al di là di entrambe le condizioni.
Senza primavera, senza autunno, è sempre nuovo.


RUMI
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Vecchio 01-04-2005, 21.57.50   #7
VanLag
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Re: Re: Mahabarata …… interpretazione critica.

Citazione:
Messaggio originale inviato da Yam
Krishna rappresenta la Consapevolezza (quel Testimone delle Upanishad, quel Rig-Pa, quell'osservatore interno), ovvero l'essenza di qualsiasi tradizione spirituale. E' anche il Cristo, e' il fuoco interiore, quella pura sensazione di essere. E' chiaro che occorre averlo compreso.....
E’ un’affermazione fideistica….. Prendo atto che per tè Krishna rappresenta la consapevolezza, come per altri Budda è il più grande illuminato mai esistito, per altri Gesù è il figlio di Dio e per altri ancora una vergine può partorire, rimanendo vergine.

Yam, ti giuro quello che uno crede o non crede, oltre ogni ragionevole dubbio, non è colpa mia.
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Vecchio 01-04-2005, 22.00.23   #8
kantaishi
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X Atisha.

Carissima,
l'interpretazione della Gita che hai scritto tu è opera del
"Cardinale Ruini"dell'India.
Io seguo le interpretazioni del"Giordano Bruno" d'oriente.
E cioè?
Di Bhagwan Osho Rajneesh.
E perchè?
Perchè è perfettamente razionale come l'interpretazione del Vangelo da parte di Giordano Bruno.
E' razionale dire che Giordano Bruno è morto per la salvezza dell'umanità?
Io direi di sì.
E'razionale dire che Gesù,quello della chiesa cattolica,è morto per la salvezza dell'umanità? Salvezza da che cosa?

Hare Shiva.

Kantai.
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Vecchio 01-04-2005, 22.18.55   #9
Yam
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Re: Re: Re: Mahabarata …… interpretazione critica.

Citazione:
Messaggio originale inviato da VanLag
E’ un’affermazione fideistica….. Prendo atto che per tè Krishna rappresenta la consapevolezza, come per altri Budda è il più grande illuminato mai esistito, per altri Gesù è il figlio di Dio e per altri ancora una vergine può partorire, rimanendo vergine.

Yam, ti giuro quello che uno crede o non crede, oltre ogni ragionevole dubbio, non è colpa mia.

Ma che fideismo!
Leggi, leggi attentamente, troverai in ogni tradizione quella pura essenza......ma non se prima il Risveglio della Coscienza non accade in Te.
In Yam e' avvenuto.

P.s.: ma....se vuoi puoi...esercitandoti con discriminazione (Viveka), intuizione (Buddhi).......e un minimo di esegesi e filologia non guastano......
Ma poi, scusa, fosse anche un mito come quello di Dedalo, dico il primo che mi viene in mente, ma tu lo interpreti alla lettera?


Ultima modifica di Yam : 01-04-2005 alle ore 22.26.24.
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Vecchio 01-04-2005, 22.43.12   #10
VanLag
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Re: Re: Re: Re: Mahabarata …… interpretazione critica.

Citazione:
Messaggio originale inviato da Yam
Ma che fideismo!
Leggi, leggi attentamente, troverai in ogni tradizione quella pura essenza......ma non se prima il Risveglio della Coscienza non accade in Te.
In Yam e' avvenuto.
Qualsiasi cosa sia avvenuta in te non hai modo ne di compararla con quella di altri ne di comunicarla e tanto meno di dimostrarla, quindi tutt’al più serve a te.
A meno che tu non voglia dirmi che esistano segni esterni di questo cambiamento, che ne so: il risvegliato “gioca con i fanciulli, ride ininterrottamente, odia le fave, parla con gli uccelli”. Se è così dimmelo e dimmi quali sono i segni, perché il mio papà che ha l’alzhimer ad uno stadio avanzato, ne ha almeno tre di quei segni.

Citazione:
Messaggio originale inviato da Yam
Ma poi, scusa, fosse anche un mito come quello di Dedalo, dico il primo che mi viene in mente, ma tu lo interpreti alla lettera?
Yam i miti sono quel velo di Maya dal quale tu predichi il risveglio. Il più luccicante di questi miti è proprio quello che un uomo possa risvegliarsi, illuminarsi, ed attraverso quel passo salire al di sopra degli altri uomini. NO CHANCE!!!!

Citazione:
Messaggio originale inviato da Yam
P.s.: ma....se vuoi puoi...esercitandoti con discriminazione (Viveka), intuizione (Buddhi).......e un minimo di esegesi e filologia non guastano......
No ecco non voglio. Stò bene dove sono.

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