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Vecchio 13-09-2002, 16.18.57   #1
Armonia
 
Data registrazione: 30-03-2002
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Exclamation Lazzaro, Gesù il miracolo, l'aldilà la felicità e il dolore

Il richiamo alla vita pronunciato da Gesù a separato Lazzaro da una condizione di "felicità assoluta" riconducendolo alle angustie della quotidianità terrena.Vi propongo di leggere questo racconto teatrale scritto da Gibran,per poi trarne una "discussione" e riflettere su di un miracolo fatto da Gesù.
Sarà vero che nell'aldilà si è felici? E se è vero fu giusto il richiamo di Gesù? Oh! forse, una volta morti non ci sarà che il vuoto!
(consiglio a chi ama questo autore, di comprare il libro "Lazzaro e il suo amore" edito da San Paolo di K. Gibran)
Lazzaro e il suo Amore
personaggi
Lazzaro
Maria, sua sorella
Marta, sua sorella
Madredi Lazzaro
Filippo, un discepolo
Il Folle
Scena: il giardino della casa di Lazzaro in Betania, sua madre e le sue sorelle .
Tempo: tardo pomeriggio di Lunedì, il giorno dopo la resurrezione di Gesù di Nazareth da sepolcro.

Maria: (voltandosi verso Marta) Non lavori. Non hai lavorato gran ché ultimamente.
Marta: Non stai pensando al mio lavoro, non è vero? La mia indolenza ti fa pensare a ciò che ha detto il Nostro Maestro. Oh, amato Maestro!
Il Folle: Giorno verrà che non ci sarà più alcun tessitore. Né qualcuno a indossare vesti. Tutti staremo nudi alla luce del sole.

(c'è un lungo silenzio. Le donne non sembrano aver udito le parole del Folle. Non lo ascoltano mai)

Maria: Si sta facendo tardi.
Marta: Sì, si sta facendo tardi.

Madre: Non è ancora ritornato?
Marta: no, madre, non è ancora tornato.
(le tre donne guardano verso le colline)

Il Folle: Non ritornerà più quello che era. Tutto ciò che vi è dato vedere è un respiro che si dibatte nel corpo.
Maria: Mi sembra che non abbia fatto ancora ritorno dall'altro mondo.
Madre: La morte del Maestro lo ha addolorato profondamente. In questi giorni non ha mangiato un boccone e so che di notte non dorme. Dee essere certamente a causa della morte del nostro Amico.
Marta: No, madre, c'è qualcos'altro. Anch'io lo so. L'ho avvertito in tutti questi giorni ma ancora non so spiegarlo. I suoi occhi sono più profondi. Mi guarda come se stesse vedendo qualcun altro attraverso di me. E' dolce ma la sua dolcezza è riservata a qualcuno che non è qui. Ed è silenzioso, silenzioso come il sigillo della morte fosse ancora impresso sulle sue labbra.
(Scende il silenzio sulle tre donne)

Il Folle: Ognuno guarda l'altro per scorgervi un'altra persona.
Madre: (rompendo il silenzio) Vorrei che ritornasse. Da qualche tempo trascorre troppe ore da solo su quelle colline. Dovrebbe stare qui con noi.
Maria: Madre, egli non è più con noi da lungo tempo ormai.
Marta: Perché dici questo? E' rimasto sempre con noi, tranne che in quei tre giorni.
Maria: Tre giorni? Tre giorni! Sì, Marta, hai ragione si è trattato di tre soli giorni.
Madre: vorrei che mio figlio facesse ritorno dalle colline.
Marta: Tornerà presto, madre. Non preoccuparti
Maria: A volte penso che non tornerà mai più da lì.
Madre: Se ha potuto fare ritorno dal sepolcro, allora certamente ritornerà dalle colline. E oh, figlie mie, pensate che Colui che ci rese la sua vita non è stato ucciso che ieri.
Maria: Oh, cosa arcana e dolorosa!
Madre: oh, pensare che sono stati così crudeli verso Colui che restituì mio figlio al mio cuore.

Marta: Ma Lazzaro non dovrebbe stare a lungo lassù.
Maria: E' facile per chi è un sogno perdere la strada tra gli uliveti. E io conosco un posto dove Lazzaro amava sedersi e sognare e intrattenersi. Oh, madre, quel luogo si trova vicino al piccolo ruscello. Se non lo si conosce è impossibile trovarlo. Egli mi condusse lì una volta, e noi sedevamo su due pietre, come bambini, Era primavera, e piccoli fiori crescevano attorno a noi. Ne parlavamo spesso durante l'inverno. E ogni volta che ricordava quel luogo, una strana luce gli velava lo sguardo.

Il Folle: Si, quella strana luce, quell'ombra proiettata da una luce all'altra.

Maria: E anche tu, madre, sai che Lazzaro si è spesso allontanato da noi, anche se è stato sempre in nostra compagnia.
Madre: Dici cose che non riesco a capire. Io vorrei solo che mio figlio ritornasse dalle colline. Vorrei che tornasse! Adesso devo andare. Le lenticchie non devono scuocere.
(la madre esce di scena)

Marta: Vorrei poter capire tutto ciò che dici, Maria. Quando parli è come se lo facesse qualcun altro.
Maria: Lo so, sorella mia, lo so. Sempre, quando si parla, è qualcun altro a parlare.

(c'è un lungo silenzio. Maria è assorta nei suoi pensieri, e Marta la guarda con curiosità. Entra Lazzaro, giungendo dalle colline)

Maria: (correndogli incontro) Oh Lazzaro, sei stanco e affaticato. Non avresti dovuto camminare tanto.
Lazzaro: (parlando distrattamente) Camminare, camminare senza andare in nessun luogo; cercare senza trovare nulla. Meglio stare tra le colline.
Marta: (dopo un breve silenzio) Ma tu non stai bene, ci abbandoni per tutto il giorno, e noi siamo molto preoccupate. Quando ritorni, Lazzaro, ci rendi felici. Ma lasciandoci qui da sole muti in angoscia la nostra felicità.
Lazzaro: (rivolgendosi verso le colline) Sono forse stato via a lungo oggi? Strano voi chiamate distacco un solo momento sulle colline. Sono forse stato lassù più di un momento?
Marta: Sei stato via tutto il giorno.
Lazzaro: A pensarci, a pensarci! Un giorno intero sulle colline! Chi lo crederebbe?
(silenzio. Entra di nuovo la madre)

Madre: Oh, figlio mio, sono lieta che tu sia tornato. E tardi e la foschia sta avvolgendo le colline. Ero in pena per te, figlio mio.
Il Folle: Hanno paura della foschia. E la foschia è la loro origine e la loro fine.
Lazzaro: Si, sono tornato a voi dalle colline. Che pena, che pena tutto questo.
Madre: Cosa dici, Lazzaro? Pena per cosa?
Lazzaro: Niente, madre. Niente.
Madre: parli in modo strano. Non ti capisco, Lazzaro. Non hai parlato molto dal tuo ritorno a casa. Ma qualunque cosa tu abbia detto mi è parsa strana.
Marta: Si, strana.
Madre: e adesso la foschia si sta addensando qui. Entriamo in casa, Andiamo, figlioli miei.
(la madre dopo aver baciato Lazzaro con tenerezza piena di ansia, entra in casa)
Marta: Si, l'aria è fredda. Devo portare dentro il telaio e la mia tela di lino.
Maria: (sedendo sull'erba affianco a Lazzaro, sotto i mandorli, e rivolgendosi a Marta) E' vero, le sere di aprile non giovano né al tuo telaio né alla tua tela. Vuoi che ti aiuti a portare dentro il telaio?
Marta: No, no. Posso farlo da sola. L'ho sempre fatto da sola.
(Marta trasporta il suo telaio in casa, e poi ritorna per la tela e porta dentro anche quella. Un vento soffia, fa stormire i mandorli, e lascia cadere dei petali su Maria e Lazzaro)
Lazzaro: persino la primavera vorrebbe confortarci e gli alberi piangere per noi. Tutto ciò che c'è sulla terra, ammesso che possa conoscere la nostra la nostra pena, vorrebbe mostrarci pietà e piangere per noi.
Maria: Ma la primavera è con noi e, anche se coperta da un velo di sofferenza, resta sempre primavere. Non dobbiamo parlare di pietà. Accettiamo piuttosto con gratitudine sia la nostra primavera che il nostro dolore. Rendiamo onore in dolce silenzio a Colui che ti donò la vita e sacrificò la propria. Non è giusto, Lazzaro, parlare di pietà.
Lazzaro: Pietà sì, pietà per me che sono stato strappato da millenni e millenni di amore e di passione del cuore. Pietà per me che dopo primavere millenarie vengo restituito a questo inverno.
Maria: Che vuoi dire, fratello mio? Perché parli di primavere millenarie? Tu non sei mancato che tre giorni. Tre brevi giorni. E' stata la nostra pena a durare ben più a lungo.
Lazzaro: Tre giorni? Tre secoli, tre ere cosmiche! L'eternità intera! Tutta vissuta con la sola che la mia anima avesse mai amato prima dell'inizio dei tempi.
Il Folle: Sì, tre giorni, tre secoli, tre ere cosmiche. E' assurdo che si cerchi sempre di contare e misurare. C'è sempre qualcuno con la meridiana e una bilancia.
Maria: (perplessa) La sola che la tua anima abbia amato prima dell'inizio dei tempi' Lazzaro, perché parli cosi? Non è che un sogno che hai sognato in un altro giardino , non lontano da Gerusalemme. Ora siamo qui in questo giardino. E tu lo sai bene, fratello mio, che il nostro Maestro ha voluto che tu fossi con noi nel risveglio a quel sogno che è la vita e l'amore. Egli ha fatto di te un caro discepolo, un testimone vivente della Sua gloria.
Lazzaro: Non c'è sogno qui e non c'è alcun risveglio. Tu e io e questo giardino non siamo che un'illusione, una parvenza del reale. Il risveglio è lì dove mi trovavo con la mia amata, quella è la realtà.
Maria: (alzandosi) La tua amata?
Lazzaro:(alzandosi anche lui) La mia amata.
Il Folle: Si, si. La sua amata, la vergine dello spazio, l'amata di ogni uomo.
(segue)
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Vecchio 13-09-2002, 16.42.31   #2
Armonia
 
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II°parte

Maria: Ma dov'è la tua amata? chi è?
Lazzaro: La mia anima gemella che ho cercato qui e non ho trovato. Poi la morte, l'angelo dai piedi alati, giunse e guidò il mio desiderio fino a lei, e io vissi al suo fianco nel cuore di Dio. E mi feci sempre più vicino a lei e lei a me, fino a divenire una cosa sola. Eravamo una sfera che risplende nel sole, un canto tra le stelle. Tutto questo, Maria, tutto questo e altro, finché una voce, una voce dagli abissi, la voce del mondo mi chiamò; e ciò che era indivisibile fu fatto a pezzi. E i millenni trascorsi con la mia amata nello spazio non bastarono a difendermi dalla potenza di quella voce che mi richiamava indietro.
Maria: (levando lo sguardo al cielo) O benedetti angeli delle nostre ore silenziose, aiutatemi a comprendere! Io voglio conoscere questa nuova terra rivelata dalla morte. Dimmi di più fratello mio, continua. Io confido in cuore di poterti seguire.
Il Folle: Seguilo, se puoi, piccola donna. Ma può la tartaruga seguire il cervo?
Lazzaro: Ero ruscello e cercavo il mare dove dimora la mia amata, e quando giunsi al mare fui riportato sulle alture per scorrere di nuovo dalle rocce. Ero un canto racchiuso nel silenzio, un canto desideroso del cuore della mia amata, e quanto i venti del cielo mi liberarono e mi spinsero nella verde foresta, fui di nuovo catturato da una voce, e ridivenni silenzio. Ero radice della terra scura, e divenni fiore e profumo che si spande nell'aria per cingere la mia amata in un abbraccio, poi fui stretto e raccolto da una mano e fui tramutato di nuovo in radice, radice nella terra scura.
Il Folle: Se sei una radice, puoi sempre sfuggire alle tempeste tra i rami. Ed è bello essere un ruscello che scorre anche dopo aver raggiunto il mare. Senza dubbio è bello per l'acqua scorrere verso l'alto.
Maria: (tra se) Oh che strane, strane mutazioni! (a Lazzaro) Ma, fratello mio, è bello essere un ruscello che scorre, ed è bello essere radice nella terra scura. Il Maestro sapeva tutto questo e ti ha richiamato a noi perché potessimo sapere che c'è un velo tra la vita e la morte. Non lo capisci che sei una prova vivente dell'immortalità? Non riesci a vedere come una parola pronunciata nell'amore può riunire elementi sparpagliati da quell'illusione chiamata morte? Credi e abbi fede perché solo con la fede, che è la nostra più profonda conoscenza, si può trovare conforto.
Lazzaro: Conforto! Un conforto sleale, mortale! Un conforto che inganna i nostri sensi e ci rende schiavi del trascorrere delle ore ! Vorrei bruciare nel freddo spazio con la mia amata, vorrei essere nello spazio sconfinato con la mia compagna, la mia metà. O Maria, Maria, un tempo eri mia sorella, e noi ci confidavamo tutto quando i nostri più vicini familiari non sapevano nulla di noi. Adesso ascoltami, ascoltami col cuore.
Maria: Ti ascolto, Lazzaro.
Il folle: Che il mondo intero ascolti. Ora il cielo parlerà alla terra, ma la terra è sorda. La terra è sorda quasi quanto voi e me.
Lazzaro: Eravamo nello spazio, la mia amata e io, ed eravamo lo spazio tutto. Eravamo nella luce ed eravamo tutta la luce. E fluttuavamo proprio come l'antico spirito che aleggiava la superficie delle acque; ed era perennemente il primo giorno. Eravamo l'amore stesso che abita nel cuore del bianco silenzio. Poi una voce come un tuono, una voce con innumerevoli spine che infilzavano l'etere, gridò le parole: "Lazzaro, vieni fuori!" . E la voce s'innalzò e riecheggiò nello spazio, e io, proprio come la marea, da flusso divenni riflusso; una casa divisa, una veste lacerata, una giovinezza inconsumata, una torre crollata con le cui macerie fu tracciato un confine. Una voce gridò: " Lazzaro, vieni fuori!" ed io discesi dalla mia dimora nei cieli a una tomba, dentro una tomba, questo corpo in una cava murata.
Il Folle: Maestro della carovana, dove sono i tuoi cammelli e dove sono i tuoi uomini? Fu la terra affamata ad inghiottirli? Fu il vento del deserto a ricoprirli di sabbia? No! Gesù di Nazareth alzò la mano, Gesù di Nazareth pronunciò una parola; e dimmi, ora, dove sono i tuoi cammelli e i tuoi uomini, dove i tuoi tesori? Nella sabbia senza tracce, nella sabbia senza tracce. Ma il vento del deserto verrà di nuovo a dissotterrarli. Il vento del deserto ritornerà.
Maria: Oh, è come un sogno sognato sulla vetta di una montagna. Io lo conosco, fratello mio, lo conosco il mondo e tu lo hai visitato, benché non l'abbia mai visto. Ma tutto ciò che dici suona ancora strano. E' come una storia raccontata da qualcuno in fondo ad una valle, e io riesco a stento a distinguerne le parole.
Lazzaro: In quella valle è tutto così diverso. Non c'è peso lì e non c'è confine. Sei con la persona che ami. (silenzio) O mi amata! O mi amata fragranza nello spazio! Ali che furono spiegate per me! Dimmi, dimmi nella quiete del mio cuore, sei in cerca di me e ti causò dolore la nostra separazione? Fui anch'io fragranza e ali spiegate nello spazio? E dimmi ora, mi amata, ci fu una doppia crudeltà, ci fu un Suo fratello in un altro mondo che chiamò a te dalla vita ella morte, e avevi tu una madre , delle sorelle e degli amici che consideravano questo un miracolo? Ci fu una doppia crudeltà compiuta in nome di Dio?
Maria: No, no! C'è un solo Gesù in un unico mondo. Tutto il resto non è che un sogno, come la tua amata.
Lazzaro: (molto energicamente) No, no! Se Egli non è un sogno, allora non esiste. Se ignora ciò che c'è oltre Gerusalemme, allora Egli è niente. Se non sapeva della mia amata nello spazio, allora non era il Maestro. O Gesù, amico mio, tu una volta a tavola mi porgesti una coppa di vino, e dicesti: "Bevi questo in memoria di me", E bagnasti un tozzo di pane nell'olio, e dicesti: "Mangia questo, è un pezzo della mia pagnotta". O amico, tu hai messo la mano sulla mia spalla e mi hai chiamato "figlio". Mia madre e le mie sorelle si sono dette in cuore: " Egli ama il nostro Lazzaro" E anch'io ti amo. E poi te ne andasti per costruire torri nel cielo, e io raggiunsi la mia amata. Ora dimmi, dimmi, perché mi hai richiamato indietro? Non sapevi nel tuo cuore consapevole che io ero con la mia amata? Non l'hai mai incontrata nelle tue peregrinazioni tra le vette più alte del Libano? Di certo hai veduto la sua immagine nei miei occhi quando mi presentai dinanzi a te sulla soglia del sepolcro. Tu non hai un'amata nel sole? E come avresti reagito se qualcuno ancora più potente di te ti avesse separato da lei? E dopo il distacco cosa avresti detto? Cosa dovrei dirti io adesso?
Il Folle: Egli ordinò anche a me di tornare indietro ma io non obbedii, così ora mi chiamano pazzo.
Maria: Lazzaro, ho anch'io un amato nello spazio? Ha il mio desiderio generato un essere oltre questo mondo? Devo morire per poter stare con lui? Oh, fratello mio, dimmi, ho anche io un compagno' Se è così, a che vale vivere e morire, e ancora vivere e ancora morire, se c'è qualcuno che mi aspetta per amarmi e per essere amato?
Il Folle: Ogni donna ha un amato nei cieli. Il cuore di ogni donna genera un essere nello spazio.
Maria: (ripetendo a bassa voce come tra sé)C'è un amato per me nei cieli?
Lazzaro: Non lo so. Ma so per certo che se tu avessi un amato, un'anima gemella, in qualche luogo e in qualche tempo, e desiderassi incontrarlo, non ci sarebbe nessuno a separarti da lui.
Il Folle: Può darsi che egli sia qui e che la chiami. Ma, come molti altri, ella non senta.
Lazzaro: Attendere, attendere che una stagione succeda ad un'altra; e poi attendere che a quella stagione ne segua un'altra ancora; guardare tutte le cose che finiscono prima che venga la tua stessa fine - una fine che è poi un inizio.- Ascoltare tutte le voci, e sapere che si perdono nel silenzio, tutte fuorché le voci del tuo cuore che urlerebbero di strazio persino nel sonno.
Il Folle: I figli di Dio sposarono i figli degli uomini. Poi furono separati. Adesso, i figli degli uomini smaniano per i figli di Dio. Io li compatisco tutti, gli uni e gli altri.

Marta: (affacciandosi all'uscio) Perché non entri in casa, Lazzaro? Nostra madre ha preparato la cena. (con un po' di insofferenza) Ogni volta che tu e Maria restate insieme, non fate che parlare e ancora parlare, e nessuno sa che abbiate da dirvi.
(Marta resta ancora un momento poi rientra in casa)
Lazzaro: (parlando tra se, come se non avesse udito le parole di Marta) Oh, sono esausto. Sono stanco, assetato e affamato. Magari tu potessi offrirmi del pane e del vino.
Maria: (andandogli incontro e cingendola con un braccio) Certo che lo farò. Ma entra in casa. Nostra madre ha preparato il pasto per la sera.
Il Folle: Egli chiede pane che non possono preparare, e un vino per cui non hanno bottiglie.
(segue)

Ultima modifica di Armonia : 13-09-2002 alle ore 16.50.57.
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Vecchio 13-09-2002, 17.06.11   #3
Armonia
 
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III° parte

Lazzaro: Ti ho detto che sono affamato e assetato, ma non ho fame del vostro pane, né sete del vostro vino. Ti dico che non metterò piede in nessuna casa finché non sarà la mano della mia amata ad aprirne l'uscio. Non mi sederò a nessuna tavola se non ci sarà lei a occupare il posto accanto al mio.
(sulla porta di casa compare la madre)
Madre: Adesso, Lazzaro, perché te ne stai fuori nella foschia? E tu Maria non entri in casa' Ho acceso le candele e il cibo è in tavola, e ancora voi due ve ne state al buio a chiacchierare e a cianciare.
Lazzaro: Mia madre stessa vorrebbe che io entrassi in una tomba. Vorrebbe che io mangiassi e bevessi e vorrebbe ordinarmi persino di sedere tra visi velati da un sudario, di ricevere l'eternità da mani avvizzite e attingere la vita da coppe di argilla.
Il Folle: Bianco uccello che volavi verso sud dove il sole ama tutte le cose, cosa ti trattiene sospeso a mezz'aria, e chi ti riportò indietro? Fu il tuo amico, Gesù di Nazareth. Ti riportò indietro per compassione verso ali che non potevano seguirti. Oh, bianco uccello, fa freddo qui, e tu tremi, e il vento del nord ride tra le tue piume.
Lazzaro: Tutto ciò che desiderate è essere in una casa e sotto un tetto, essere tra quattro mura, con una porta e una finestra. Desiderate stare qui, perché siete ciechi. La vostra mente è qui ma il vostro spirito è altrove. Tutto ciò che vi appartiene è su questa terra; tutto ciò che è miosi trova invece nello spazio. Voi vi muovete dentro case anguste ed io ho volato oltre le alte vette delle montagne. Voi siete tutti schiavi, l'uno dell'altro, e non venerate che voi stessi. Dormite e non sognate; vi destate ma non camminate tra le colline. E ieri ero stanco di voi e delle vostre vite, e ho veduto l'altro mondo che voi chiamate morte, e se fossi ancora lì sarei in pace. Ma ora che sono qui mi ribello contro quella che voi chiamate vita.
Marta: (uscita di casa mentre parlava Lazzaro) Ma il Maestro ha visto il nostro dolore la nostra pena, ti ha restituito a noi e tu ancora protesti. Oh, che genere di veste è una che si ribella al proprio sarto! Che cosa è quella che protesta contro il costruttore!
Maria: Egli conosceva i nostri cuori ed è stato buono con noi e, quando incontrò nostra madre e vide nei suoi occhi perduti un figlio morto, la sua disperazione. Lo colpì, e per un momento ristette in silenzio (pausa9 poi seguimmo il tuo sepolcro.
Lazzaro: Sì, fu a causa del dolore di mia madre e del vostro dolore. Fu la pietà, l'autocommiserazione a ricondurmi indietro. Quanto è egoista l'autocommiserazione, e quanto è profonda! Io dico che mi ribello. Dico che la divinità stessa non dovrebbe mutare la primavera in inverno. Ho scalato le colline con ardore, e la vostra tristezza mi ha ricondotto in questa valle. Voi volevate un figlio e un fratello che rimanesse con voi per la vita. I vostri vicini volevano un miracolo. Voi e i vostri vicini, come i vostri padri e i vostri antenati, desideraste ricevere un miracolo, perché poteste credere nelle cose più semplici della vita. Quanto siete crudeli e quanto duri sono i vostri cuori, e quanto buia è la notte nei vostri occhi! Per questo voi fate decadere i profeti dalla loro gloria per usarli a vostro piacimento, e infine li uccidete.
Marta: (con tono di rimprovero) Tu chiami il nostro dolore autocommiserazione. Ma cos'è il tuo lamentarti se non autocommiserazione? Stà sereno e accetta la vita che il Maestro ti ha dato.
(segue)
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Vecchio 13-09-2002, 17.11.49   #4
Armonia
 
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(ultima parte)

Lazzaro: Egli non diede a me la vita, diede la mia vita a voi. La strappò alla mia amata e la diede a voi, un miracolo per aprire i vostri occhi e le vostre orecchie. Sacrificò me proprio come ha sacrificato Se stesso. (parlando verso il cielo) Padre, perdona loro. Non sanno quello che fanno.
Maria: (stupita) Fu Lui a pronunciare proprio queste parole sulla croce.
Lazzaro: Sì, Egli pronunciò queste parole sia per me che per Se stesso, e per tutti gli sconosciuti che comprendono e non vengono compresi. Non pronunciò forse queste parole quando le vostre lacrime Lo supplicarono per la mia vita? Fu il vostro desiderio e non il Suo volere a ordinare al Suo spirito di sostare davanti a quell'ingresso murato e di pregare l'eternità affinché mi restituisse a voi. Fu l'antico desiderio per un, figlio e un fratello a ricondurmi indietro.
Madre: (gli si avvicina mettendogli un braccio intorno alle spalle) Lazzaro, sei sempre stato un figlio caro e obbediente. Cosa ti è accaduto? Sta' con noi e dimentica tutto ciò che ti preoccupa.
Lazzaro: (alzando una mano) Mia madre, i miei fratelli e le mie sorelle sono coloro che ascoltano le mie parole.
Maria: Anche queste sono parole del Maestro.
Lazzaro: Sì, ed Egli pronunciò queste parole altrettanto a proposito per me e per Se stesso, e per tutti coloro che ebbero la terra come madre e il cielo come padre, e per tutti coloro che nacquero liberi come popolo, come paese e come razza.
Il Folle: Capitano della mia nave, il vento gonfiava le vele, e tu affrontasti il mare alla ricerca delle isole benedette. Quale nuovo vento fece mutare la tua rotta, e perché ritornasti a queste spiagge? Fu Gesù di Nazareth che dirottò il vento con un soffio del Suo stesso soffio e poi gonfiò la vela dove era vuota, e la svuotò dove era piena.
Lazzaro: (Di colpo si dimentica di tutti quanti, alza il capo e apre le braccia.) O mia amata! C'era un'alba nei tuoi occhi, e in quell'alba c'era il mistero silenzioso di una notte profonda, e la tacita promessa di un giorno luminoso, e io ero appagato, ero l'universo. O mia amata, questa vita, questo velo, ora ci divide. Devo vivere questa morte e morire di nuovo per potere di nuovo vivere? Devo proprio trascorrere questo tempo finché tutto ciò che è verde ingiallisca e poi divenga di nuovo spoglio, e così di nuovo? (pausa) Oh, io non posso maledirLo. Ma perché, tra tutti gli uomini, proprio io ho dovuto ritornare? Perché proprio io tra tutti i pastori ho dovuto essere condotto dai verdi pascoli nel mezzo del deserto?
Il Folle: Se tu fossi tra coloro che maledicono, non saresti morto così giovane.
Lazzaro: Gesù di Nazareth, dimmi adesso, perché mi hai fatto questo? Fu giusto sacrificare me, un'inutile, infelice, povera pietra posta a elevarti alle vette della tua gloria? Chiunque tra i morti avrebbe potuto essere utile a glorificarti. Perché hai voluto separare un innamorato dalla propria amata? Perché hai voluto richiamarmi a un mondo che tu già sapevi in cuor tuo che avresti lasciato? (lamentandosi a gran voce) Perché - perché - perché mi hai richiamato dal cuore vivente dell'eternità per vivere questa morte? O Gesù di Nazareth - non posso maledirti! Non posso maledirti. Vorrei benedirti.
(Silenzio. Lazzaro é come uno le cui forze di colpo lo hanno abbandonato. La testa gli ricade in avanti quasi sul petto. Poco dopo questo terribile silenzio, risolleva il capo, e con viso trasfigurato comincia un pianto profondo e straziante.)
Gesù di Nazareth! Amico mio! Siamo stati crocifissi entrambi. Perdonami! Perdonami. Io ti benedico - ora, e per sempre.
(A questo punto compare in scena il discepolo che giunge di corsa dalle colline.)
Maria: Filippo!
Filippo: È risorto! Il Maestro è risorto dai morti e ora è andato in Galilea.
Il Folle: È risorto, ma sarà crocifisso ancora mille volte.
Maria: Filippo, amico mio, cosa dici?
Marta: (si precipita verso il discepolo, e lo stringe per le braccia) Come sono felice di rivederti! Ma chi è risorto? Di chi stai parlando?
Madre: (andandogli incontro) Vieni, figlio mio. Cenerai con noi stasera.
Filippo: (incurante delle loro parole) Vi dico che il Maestro è risorto dai morti ed è andato in Galilea.
(Cala un profondo silenzio.)

Lazzaro: Adesso mi dovrete ascoltare tutti. Se è risorto dai morti, Lo crocifiggeranno di nuovo, ma non da solo. Ora proclamerò la Sua resurrezione e crocifiggeranno anche me.
(In preda all'esaltazione si incammina verso le colline.)
Madre e sorelle mie, seguirò Colui che mi rese la vita finché non mi renderà la morte. Sì, anch'io sarò crocifisso, e quella crocifissione porrà fine a questa.
(silenzio)
Ora cercherò il Suo spirito e sarò liberato. E anche se mi metteranno in catene, non riusciranno a fermarmi. E anche se mille madri e mille e mille sorelle mi tireranno per le vesti, io non mi farò trattenere. Andrò col vento d'oriente dove esso soffia. E cercherò la mia amata nel tramonto in cui tutti i nostri giorni trovano pace. Cercherò la mia amata nella notte dove dormono tutte le mattine. E sarò il solo tra tutti gli uomini a patire due volte la vita e due volte la morte, e a conoscere due volte l'eternità.
(Lazzaro guarda in viso sua madre, poi le sue sorelle, poi Filippo, infine di nuovo la madre. Poi, come se fosse un sonnambulo, si volta e si mette a correre verso le colline. Scompare. Tutti restano attoniti e sgomenti.)
Madre: Figlio mio, figlio mio, torna da me!
Maria: Fratello mio, dove stai andando? Vieni, fratello, torna da noi!
Marta: (come parlando tra sé e sé)E così buio ed egli, lo so, smarrirà la strada.
Madre: (quasi gridando) Lazzaro, figlio mio!
(silenzio)
Filippo: E andato dove tutti dobbiamo andare. Non ritornerà.
Madre: (spostandosi nella parte più remota del palcoscenico dove Lazzaro è scomparso) Lazzaro, Lazzaro, figlio mio! Ritorna da me! (Grida.)

(Cala il silenzio. Il rumore dei passi in corsa di Lazzaro si perde in lontananza.)

Il Folle: E andato lontano, dove non potete raggiungerlo. Ora il vostro dolore deve cercare qualcun altro. (Tace.)Povero, povero Lazzaro, il primo dei martiri e il più grande di tutti.

Ultima modifica di Armonia : 13-09-2002 alle ore 17.21.02.
Armonia is offline  
Vecchio 14-09-2002, 18.07.12   #5
Jedi
Ospite
 
Data registrazione: 29-05-2002
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Ciao Armonia, per prima cosa grazie della lettura, non conoscevo quest'opera di Kahilil Gibran, interessante e bella.
Aldilà, nessuno è mai tornato a dirci com'è, quindi due son le cose o non c'è nulla ossia il vuoto, oppure deve esserci veramente qualcosa di stupendamente bello, come il "Lazzaro" di Gibran racconta, e che nessuno vuol tornare a dircelo perchè finalmente felici.
L'unico essere umano tornato perchè richiamato alla vita è Lazzaro, ma nessuno ha scritto ciò che lui ha visto, sempre che abbia visto qualcosa, quindi sarei propenso a pensare che il dopo morte altri non è come ognuno privatamente immagina.
Se Gesù fece bene o no a fare il miracolo, dovrebbe dirlo Lazzaro, ma egli non c'è più e nessuno ha riferito cosa lui pensava, forse non era stato daccordo e proprio per questo, nessuno ne ha fatto parola....chissà
Jedi is offline  
Vecchio 15-09-2002, 19.00.06   #6
visechi
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Difficile! Armonia, veramente difficile. Non avevo mai provato ad immaginare cosa potesse aver provato Lazzaro al suo risveglio dalla morte. Rapito da un luogo che, i cristiani, ci descrivono meraviglioso.
Di chi fu l’egoismo?
  • Dei suoi familiari che, pur sapendo (dovevano conoscere… erano seguaci di Cristo), non vollero rassegnarsi alla sua perdita… fu colpa del loro dolore se Lazzaro ebbe a soffrire?
  • di Lazzaro che non seppe o non volle rassegnarsi o adeguarsi alla decisione del Maestro che pur dice di aver amato, ed insensibile al dolore degli amici e parenti piangeva la sua inedita condizione di due volte rapito, due volte nato?
  • di Gesù che non seppe resistere alla tentazione di cogliere un occasione propizia per manifestare la sua potenza, senza curarsi dei sentimenti e dei desideri di Lazzaro? Eppure, Lui, più di chiunque altro, avrebbe potuto prevedere le perplessità di Lazzaro al risveglio.
  • di tutti i personaggi del racconto di Gibran, che, pur di appagare ciascuno i prpri desideri, non ebbero riguardo per quelli degli altri e pretesero di sovvertire il normale corso della vita (beh! A dire il vero, in questa circostanza, il meno responsabile di tutti fu Lazzaro)

Che dire? Ma possibile che i vangeli non vollero raccontarci quali furono le conseguenze del miracolo di Gesù? C’è una falla. Proviamo a turarla noi?

Io propenderei per l’egoismo di Lazzaro, ma un po’ di fastidio lo provo anche per le pretese della famiglia. Che dire poi del comportamento di gesù?

Piano piano, si vedrà!

Ciao

P.S.: Ti piace il mio <list>? Vedi che stò imparando!

Ciao
visechi is offline  
Vecchio 15-09-2002, 20.45.00   #7
Armonia
 
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Citazione:
Io propenderei per l’egoismo di Lazzaro, ma un po’ di fastidio lo provo anche per le pretese della famiglia. Che dire poi del comportamento di gesù?
Che dire! Propendi ad un Lazzaro egoista che ha voluto tenersi tutto per se, sì.........potrebbe pure essere, ma!
rifletti. E se avesse raccontato che in realtà non c'è nulla di ciò che il Maestro aveva promesso, credi che lo avrebbero scritto?
No eh! penso proprio che non gli avrebbero creduto, di conseguenza non lo avrebbero scritto.
In pratica abbiamo un'enigma, che potremmo risolvere solo una volta che saremo morti, ma non siamo in grado di tornare a raccontarlo.
Qualcuno dirà, ma c'è la reincarnazione, si, c'è la reincarnazione, o forse no, ammettendo che ci sia e credendoci, nessuno ha ricordato nulla del periodo che trascorre dopo la morte fisica, prima di reincarnarsi.
Gli unici che parlano di un tunnel di una luce splendida sono coloro che si sono trovati tra la vita e la morte, tra l'altro è un argomento interessante di cui potremmo parlare.
Chi potrà mai svelarci questo arcano mistero?

Ho visto un film che mi è piaciuto dal titolo:
"Aldilà dei sogni" nel film il dopo morte era come ognuno se lo immagina nel suo intimo.



PS
X Atha,
durante i tuoi studi e le tue letture, ti è mai capitato di leggere qualcosa in proposito?


x Jedi... gazie
Armonia is offline  
Vecchio 18-09-2002, 23.50.42   #8
Atha
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Ciao!

Ho letto con molto interesse il lungo colloquio tra i personaggi, e credo che sia uno scritto di davvero profonde intenzioni.
Forse non era proprio intenzione dell'autore rispondere al quesito se Lazzaro fosse davvero o no soddisfatto del suo tornare in vita, ma l'occasione per trattare dell'esperienza della morte era buona.
Gesù fece tornare in vita altre due persone nei vangeli, ma nemmeno di queste si scrissero i commenti.
Cosa pensare?
Sicuramente un ebreo quale Lazzaro (e qui entra in campo la mentalità del luogo), difficilmente si sarebbe espresso in quel modo, anche perché nessun profeta può essere accusato di un miracolo, perché essendo proveniente da Dio, sicuramente buono. E proprio per il suo essere tornato in vita, Lazzaro non potrebbe dubitare che Gesù venga da Dio (perché per un ebreo solo chi ha il favore di Dio può fare miracoli).
Vedrei meglio un Lazzaro che si domanda il perché, piuttosto di un Lazzaro che protesta.
Ma nella fine del racconto vedo bene la frase che disse san Paolo: «per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno» Fil 1,21
San Paolo fu rapito in Paradiso e poté vedere cosa si celava dietro il mistero della morte, ma poi non seppe descriverlo... anche se vi rimase molto legato col cuore.
Credo che ugual cosa possa essere capitata a Lazzaro, ma crederei anche un'altra cosa.
Nella fede cattolica la vera felicità consiste nel fare la volontà di Dio, ossia nell'amare senza limite né giudizio.
C'è un altro bel passo dove è scritto: «Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» Rm 8,35ss.
L'amore di Dio è l'unica fonte di gioia e poco importa se vissuta sulla terra o in paradiso (ne morte o vita), importa solo non distaccarsene mai. Io credo che nessuno che non abbia già in sé il paradiso nel cuore vi possa andare (se esiste).
Così in sintesi: se Dio mi vuole qui, io sarò felice di essere qui, se mi vuole lì, io sarò felice di essere lì, perché la mia felicità è fare ciò che a lui è gradito, e nulla importa di tutto il resto, perchè l'essenziale è sapere di essere amato. Questo dovrebbe essere per un cristiano il Paradiso!

PS: Naturalmente a nessuno piace soffrire se può essere evitato (e Gesù ce lo dimostra bene nell'orto degli ulivi), ma in amore la sofferenza è la dichiarazione più eloquiente.

Ciao!
Atha is offline  
Vecchio 19-09-2002, 20.48.50   #9
Armonia
 
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x Atha
Rispetto al modello neotestamentari, pochi sono gli elementi di affinità e molti quelli di pura fantasia. Giovanni narra di un uomo richiamato alla vita da una condizione simile a quella del sonno, cioè da uno stato di assoluta incoscienza. In quei giorni lazzaro sarebbe rimasto placidamente addormentato nella tomba in attesa della resurrezione (Atha correggimi se sbaglio, che per gli ebrei significava ritorno alla vita sulla terra), di conseguenza non è in grado di raccontare nulla sull'essere stato nell'aldilà.
Ma alcuni frammenti apocrifi che sono stati tramandati, e a cui questa opera di Gibran sembra sia più vicino, concordano che Lazzaro sì, era immerso in un sonno profondo, ma che ciò non gli impedisce un esauriente racconto sull'aldilà: infatti pare che abbia raccontato di un luogo oscuro in cui una lunga processione di anime attende la luce di Dio, ma reca perfino a Gesù i saluti di Adamo, il padre del genere umano.

Tu cosa sai in proposito?
Armonia is offline  
Vecchio 19-09-2002, 23.47.47   #10
Atha
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Purtroppo so molto poco!

Dei testi apocrifi ho letto molte cose, ma nessuna che mi abbia fatto pensare quanto questo testo di Gibran. E quindi preferirei leggere Gibran.
Il fatto è che molti testi apocrifi narrano delle cose assurde, come di alberi che si chinano a porgere i frutti a Maria (madre di Gesù) o Gesù che insegna ai suoi maestri di scuola, o Gesù che vince una gara di lavoro con la creta perché oltre che fare degli splendidi uccelli, gli da anche la vita e li fa volare...
A Messina c'è anche una lettera di Maria (da cui il titolo la Madonna della lettera) e quello che vi è scritto è parecchio "ortodosso", ma... se mi fossi impegnato un po', avrei potuto scrivere anch'io le stesse cose... e ancora... a un certo punto, dopo aver letto molto, credo ci si renda conto di come occorra puntare all'essenziale, quello che io so che non avrei potuto mai scrivere perché NUOVO e DISCONTINUO con il pensiero precedente.
Quando lessi alcune cose sull'Islamismo, c'erano anche lì una lunga serie di altre fonti "apocrife", ma in ogni caso il nocciolo è sempre alla fonte prima della religione, quindi nel Corano.
Per me è già difficile comprendere l'essenziale di un credo, e solo al pensiero di impegnarmi nel conoscere anche tutto il contorno... mi stanco!
Cmq da quel che so io (voglio dire da un punto di vista teologico) i morti sono fuori dalle condizioni dello spazio e del tempo, e quindi per Adamo sarebbe stato inutile salutare Gesù, perché la storia, per i morti, si è già conclusa tutta, e quindi Gesù sarebbe già stato lì!
Il pensiero ebraico afferma:
1) il ramo più antico: dopo la morte non vi è nulla e tutta la giustizia divina si realizza sulla terra, il bello del vivere è essere accompagnati da Dio ed essere saziati da Lui; 2) ramo nuovo: dopo la morte si va nello sheol, dove è solo un mondo di ombre, senza emozioni; 3) ramo innovativo (ancora non legato al Nuovo Testamento): dopo la morte l'anima vive ancora e per essa si può anche pregare per migliorare le sue condizioni in caso di peccati commessi in vita (soprattutto è scritto sul libro dei Maccabei).
Il pensiero cattolico è questo:
L'uomo è nel tempo e nello spazio e vive tutto secondo un prima un poi e un luogo.
I morti usciti da queste condizioni (immagina un globo al cui interno vi sia il tempo e lo spazio e dal quale i morti escono) si troverebbero in uno stato in cui esiste solo l'eternità, non come tempo infinito, ma come assenza di tempo, dove tutto è dall'eternità e tutto è già accaduto da sempre (l'«oggi sarai con me in Paradiso» è indice dell'imminenza del compiersi di tutto per il morente).
Chi afferma che i morti dormono fino al compiersi dei tempi, ossia fino al giudizio universale, afferma una inesattezza (proprio per la frase di Cristo al ladrone pentito).
Gesù sul Tabor parla con Elia e Mosé, e questo a dimostrazione che non dormivano!
So che è complicato... specie se si pensa al Purgatorio quale stato in cui, nel tempo, l'uomo ricerca se stesso per poter comparire in piena coscienza davanti a Dio.

Cmq... degli apocrifi non so dire altro se non quello che vi è scritto (i commenti che ho letto non mi hanno dato molto... ossia... il gioco non mi è valso la candela!).

Mi spiace di non essere utile in questo caso...

Ciao!
Atha is offline  

 



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