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Vecchio 23-11-2006, 12.39.03   #11
Taran
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Riferimento: le donne nella cultura vaishnava

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Originalmente inviato da VanLag
La considerazione ulteriore che volevo fare era invece di carattere generale sulle culture antiche. Bisogna fare mente locale sulla società rurale e contadina e sulle dure condizioni di vita dei nostri avi, costretti a lottare contro la terra e contro gli elementi, oltre che contro i popoli invasori, per comprendere come la massa corporea e la maggiore forza fisica facessero la differenza.
Ora credo di non dire una scemenza asserendo che geneticamente le donne hanno corporatura più esile dell’uomo ed in quel tipo di società, questo faceva un’enorme differenza.
I privilegi che l’uomo si è arrogato per se, un po’ in tutte le società rurali ed arcaiche, nascono da questo ed iniziano a cadere solo negli ultimi secoli, quando l’industrializzazione e la tecnologia hanno spostato gli oneri pesanti dai muscoli dell’uomo alle macchine, facendo emergere un nuovo valore cioè l’intelligenza. E’ in questo nuovo confronto che, negli anni a venire, si vedrà chi è più simile a Dio.


ok, penso di aver capito cosa vuoi dire: non si può ignorare il contesto storico e sociale in cui si presume sia stato scritto un testo sacro, pur estrapolandone alcuni concetti, i più profondi, che hanno valore universale e sono sempre validi ai fini del progresso spirituale.
Il problema nasce quando un devoto, in quanto tale, segue con fede e letteralmente ogni passo di un testo sacro e dei commenti ad esso correlati di un maestro spirituale riconosciuto.
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Vecchio 23-11-2006, 15.12.01   #12
VanLag
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Riferimento: le donne nella cultura vaishnava

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Originalmente inviato da Taran
ok, penso di aver capito cosa vuoi dire: non si può ignorare il contesto storico e sociale in cui si presume sia stato scritto un testo sacro, pur estrapolandone alcuni concetti, i più profondi, che hanno valore universale e sono sempre validi ai fini del progresso spirituale.
Hai sintetizzato molto bene quello che io ci ho messo un milione di parole per cercare di esprimere.


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Originalmente inviato da Taran
Il problema nasce quando un devoto, in quanto tale, segue con fede e letteralmente ogni passo di un testo sacro e dei commenti ad esso correlati di un maestro spirituale riconosciuto.
…………..sbaglierò, forse, ma credo che sei già oltre questo problema.

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Vecchio 23-11-2006, 18.07.41   #13
Taran
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Hai sintetizzato molto bene quello che io ci ho messo un milione di parole per cercare di esprimere.



…………..sbaglierò, forse, ma credo che sei già oltre questo problema.


ciao

io penso che l'elemento femminile e quello maschile siano non solo sullo stesso livello ma necessariamente complementari (mi rendo conto di dire una cosa ovvia...)
Quello che sto cercando di capire è se, oltre al contesto storico, ci possa mai essere un motivo di ordine superiore che, proiettato su un piano terreno di organizzazione sociale, possa giustificare questo atteggiamento che vede la donna essere un gradino sotto all'uomo, almeno in alcune tradizioni e religioni ...
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Vecchio 23-11-2006, 22.02.47   #14
VanLag
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Riferimento: le donne nella cultura vaishnava

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Originalmente inviato da Taran
io penso che l'elemento femminile e quello maschile siano non solo sullo stesso livello ma necessariamente complementari (mi rendo conto di dire una cosa ovvia...)
Quello che sto cercando di capire è se, oltre al contesto storico, ci possa mai essere un motivo di ordine superiore che, proiettato su un piano terreno di organizzazione sociale, possa giustificare questo atteggiamento che vede la donna essere un gradino sotto all'uomo, almeno in alcune tradizioni e religioni ...
Capisco la tua domanda, ma, personalmente, credo di non saper dire più di ciò che ho detto…. anche perché, nonostante guardi dentro me stesso, non trovo la risposta, e non trovo la risposta, non perché le mie conoscenze sul visnuismo sono limitate, bensì, perché mi manca la conoscenza del mistero femminile, perché sono un maschio…..

Spero che ci sia qualcun altro qualificato ad intervenire nel discorso che possa contribuire…..


Ultima modifica di VanLag : 23-11-2006 alle ore 22.21.10.
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Vecchio 26-11-2006, 17.21.22   #15
VanLag
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Ancora sulla Bhagavad Gita

Ci sono buone possibilità che come molti altri testi antichi, (soprattutto sacri), anche alla Bhagavad Gita siano state fatte correzioni e suture nel corso dei tempi. Avevo rilevato già dai tempi che la lessi diverse “stonature” qui e la di cui riporto questa presente proprio all’inizio del poema.

Allo sconforto di Arjuna, che sul campo di battaglia vede contrapposti i vecchi parenti, amici e maestri, Krishna manifesta due reazioni differenti. Si noti in particolare come nei versi da 1 a 3 del capitolo 2 Krishna risponde biasimando, anche se in modo amorevole l’amico per la debolezza che lo coglie. Krishna infatti dice: - Mio caro Arjuna, da dove viene questa mancanza di purezza? Non è affatto degna di un uomo che conosce il valore della vita. Non ti porterà ai pianeti superiori ma all'infamia.
La gita riprende poi coi versi dal 4 al 9 che riprendono il lamento di Arjuna che continua ad esternare la sua confusione e finalmente Krishna, (il vero Krishna secondo me), parte nei versi 10-30 del capitolo 2 col suo insegnamento.
Tra l’altro il verso 10 dice: - O discendente di Bharata, in quel momento Krishna, tra i due eserciti, Si rivolge sorridendo all'infelice Arjuna. Dice proprio “in quel momento” (e non prima), lasciando intendere a maggior ragione che la rampogna precedente di Krishna all’amico sia il frutto di qualche sutura postuma.
Nella sua esposizione Krishna non rimprovera l’amico ma riconosce che le sue parole sono “sagge” infatti dice: - Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi per ciò che non è degno di afflizione. I saggi non si lamentano né per i vivi né per i morti – dopo di cui inizia a dare il suo insegnamento sull’immortalità dell’anima e sull’importanza di cogliere l’immortalità oltre gli ingannevoli confini dell’impermanente e del mutevole.
Nei versi 31-38 del capitolo 2 c’è poi un altro cambio di registro è c’è una sparata molto poco degna della sapienza nella quale Krishna inciterebbe l’amico a combattere con premi dicendogli di considerare: il tuo dovere di ksatriya perché non esiste per te impegno migliore che combattere secondo i princìpi della religione perché si aprono le porte dei pianeti celesti.
o castighi in quanto se invece rifiuta il suo dovere Krishna lo ammonisce: “perderai così la tua fama di guerriero” “Gli uomini parleranno per sempre della tua infamia” “I grandi generali penseranno che solo per paura tu abbia abbandonato il campo di battaglia e ti considereranno una persona insignificante” “I Tuoi nemici avranno per te parole disonorevoli e scherniranno la tua abilità.”

In totale contro-tendenza dall'incitazione al distacco trascendente, all'umiliazione di subordinarsi al giudizio altrui.... quasi a dire - fallo almeno per salvare la faccia -
Come dicevo una caduta di stile che si rileva in altre parti del libro ma che, a mio modo di vedere è da attribuirsi appunto ad aggiunte e suture fatte in tempi diversi anche perché c’è la fusione della saggezza dravidica con l’invasione degli ari ed il vedismo. (Un discorso però lunghissimo da fare).

Comunque per capire ciò di cui parlo riporto i versi citati del capitolo 1 e 2 presi da: - La Bhagavd Gita così com’è - incitando tutti gli amici che ritengono a non abdicare mai al proprio senso critico.

CAPITOLO 1

>> Versi 28-29

Arjuna disse:
Mio caro Krishna, vedendo parenti e amici schierati davanti a me in tale spirito bellicoso, sento le membra tremare e la bocca inaridirsi.
Tutto il mio corpo rabbrividisce, i miei capelli si rizzano, l’arco Gandiva mi scivola dalla mano e la mia pelle brucia.
>> 46
Sanjaya disse:
Dopo aver così parlato sul campo di battaglia, Arjuna lascia cadere l’arco e le frecce e si diede nuovamente sul carro con la mente oppressa dal dolore.

CAPITOLO 2

>> 1-3

Sanjaya disse:
Vedendo Arjuna con le lacrime agli occhi, pieno di compassione e molto triste, Madhusudana —Krishna gli rivolge queste parole.
Dio, la Persona Suprema, disse:
Mio caro Arjuna, da dove viene questa mancanza di purezza? Non è affatto degna di un uomo che conosce il valore della vita. Non ti porterà ai pianeti superiori ma all'infamia.
O figlio di Pritha, non cedere a questa umiliante impotenza. Non ti si addice. Abbandona questa meschina debolezza di cuore, o vincitore del nemico, e alzati.

>> 4-9

Arjuna disse:
O uccisore dei nemici, o uccisore di Madhu, come potrei nel corso della battaglia respingere con le mie frecce uomini come Bhisma e Drona degni della mia venerazione?
Meglio vivere in questo mondo mendicando piuttosto che vivere al prezzo della vita di grandi anime, quali i miei maestri. Sebbene avidi di guadagni materiali, essi sono pur sempre i nostri superiori. Se li uccidiamo, tutto ciò di cui potremo godere sarà macchiato di sangue.
Non so se sia meglio vincerli o esserne vinti. Se uccidessimo i figli di Dhritarastra, non avremmo più alcun desiderio di vivere; eppure essi sono qui, schierati di fronte a noi sul campo di battaglia.
Ora sono confuso sul mio dovere e ho perso la calma a causa di una debolezza meschina. In questa condizione Ti chiedo di dirmi chiaramente ciò che è meglio per me. Ora sono Tuo discepolo e un'anima sottomessa a Te. Istruisci, Ti prego.
Non vedo il modo di allontanare il dolore che inaridisce i miei sensi. Non riuscirò a eliminarlo nemmeno se sulla Terra ottenessi un regno prospero e senza uguali e una sovranità simile a quella dei deva sui pianeti celesti.
Sanjaya disse:
Avendo così parlato, Arjuna, il vincitore dei nemici, dice a Krishna: "Govinda, Non combatterò", e rimane in silenzio.

>> 10-30

O discendente di Bharata, in quel momento Krishna, tra i due eserciti, Si rivolge sorridendo all'infelice Arjuna.
Dio, la Persona Suprema, disse:
Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi per ciò che non è degno di afflizione. I saggi non si lamentano né per i vivi né per i morti.
Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, Io tu e tutti questi re, e in futuro mai nessuno di noi cesserà di esistere.
Come l'anima incarnata passa, in questo corpo, dall'infanzia alla giovinezza e poi alla vecchiaia, così l'anima passa in un altro corpo all'istante della morte. La persona saggia non è turbata da questo cambiamento.
O figlio di Kunti, la comparsa non permanente della gioia e del dolore, e la loro scomparsa nel corso de tempo, sono simili all'alternarsi dell'inverno e dell'estate. Gioia e dolore sono dovuti alla percezione dei sensi, o discendente di Bharata, e si deve imparare a tollerarli senza esserne disturbati.
O migliore tra gli uomini [Arjuna], la persona che non è turbata né dalla gioia né dal dolore, ma rimane salda in ogni circostanza, è certamente degna della liberazione.
Coloro che vedono la verità hanno concluso che non vi è durata in ciò che non esiste e non vi è cambiamento in ciò che è eterno. Studiando la natura di entrambi, essi sono giunti a questa conclusione.
Sappi che non può essere distrutto ciò che pervade il corpo. Nessuno può distruggere l'anima eterna.
Il corpo materiale dell'indistruttibile, incommensurabile ed eterno essere vivente è certamente destinato alla distruzione, perciò combatti, o discendente di Bharata.
Non è situato nella conoscenza colui che crede che l'anima possa uccidere o essere uccisa; l'anima infatti non uccide né muore.
Per l'anima non vi è nascita né morte. La sua esistenza non ha avuto inizio nel passato, non ha inizio nel presente e non avrà inizio nel futuro. Essa è non nata, eterna, sempre esistente e primordiale. Non muore quando il corpo muore.
O Partha, se una persona sa che l'anima è indistruttibile, eterna, non nata e immutabile, come può uccidere o far uccidere?
Come una persona indossa abiti nuovi e lascia quelli usati, così l'anima si riveste di nuovi corpi materiali, abbandonando quelli vecchi e inutili.
Mai un'arma può tagliare a pezzi l'anima né il fuoco può bruciarla; l'acqua non può bagnarla né il vento inaridirla.
L'anima individuale è indivisibile e insolubile; non può essere seccata né bruciata. È immortale, onnipresente, inalterabile, inamovibile ed eternamente la stessa.
È detto che l'anima è invisibile, inconcepibile e immutabile. Sapendo ciò non dovresti lamentarti per il corpo.
E anche se tu credi che l'anima [ossia i sintomi della vita] nasca e muoia infinite volte, non hai nessuna ragione di lamentarti, o Arjuna dalle braccia potenti.
La morte è certa per chi nasce e la nascita è certa per chi muore. Poiché devi compiere il tuo dovere, non dovresti lamentarti così.
Tutti gli esseri creati sono in origine non manifestati, si manifestano nello stadio intermedio, e una volta dissolti tornano a essere non manifestati. A che serve dunque lamentarsi?
Alcuni vedono l'anima come una meraviglia, altri la descrivono come una meraviglia, altri ancora ne sentono parlare come di una meraviglia, ma c'è chi non riesce a concepirla neanche dopo averne sentito parlare.
O discendente di Bharata, colui che dimora nel corpo non può mai essere ucciso. Non devi quindi piangere per alcun essere vivente.

>> 31-36

Considerando il tuo dovere di ksatriya dovresti sapere che non esiste è per te impegno migliore che combattere secondo i princìpi della religione; non hai quindi ragione di esitare.
O Partha, felici sono gli ksatriya cui l'opportunità di combattere si presenta naturalmente perché si aprono per loro le porte dei pianeti celesti.
Se invece rifiuti il tuo dovere religioso che consiste nel combattere certamente peccherai per aver mancato al tuo dovere e perderai così la tua fama di guerriero.
Gli uomini parleranno per sempre della tua infamia, e per una persona degna di rispetto il disonore è peggiore della morte.
I grandi generali che ebbero un'alta stima del tuo nome e della tua fama penseranno che solo per paura tu abbia abbandonato il campo di battaglia e ti considereranno una persona insignificante.

Ultima modifica di VanLag : 26-11-2006 alle ore 20.14.27.
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