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 Storia - Fatti e personaggi, passato e attualità.
Vecchio 28-11-2003, 02.07.17   #11
salice
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Data registrazione: 31-03-2002
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Qualcuno ha definito il periodo della guerra fredda (tra la seconda guerra mondiale e il crollo del muro del Berlino ) – come la Terza Guerra Mondiale. Considerando lo scontro planetario tra il comunismo e il capitalismo che ha coinvolto non soltanto la Nato da una parte e il Blocco di Varsavia dal ‘altra, ma tutti gli altri stati, che varie volte è arrivato molto vicino alla guerra nucleare e alla distruzione totale, considerando tutto quell’ periodo, con tutto il contesto che c’era intorno e isolare da tutto questo per esempio solo il caso di Cile di Aiende per descrivere quanto erano cattivi gli americani – mi sembra un esercizio di contabilità un po’ truccato. Le regole del “gioco” tra le superpotenze durante la guerra fredda erano diverse da quelle di oggi ( o almeno lo spero…)
Se vai ad esaminare i paesi che ogni blocco aveva nel suo cestino – vedrai che tutti i due avevano delle mele marce. Gli americani avevano le peggiori dittature sudamericane di destra, i russi avevano le loro dittature comuniste con i loro campi di “rieducazione”, per non parlare del appoggio comunista alle dittature arabe che perseguitavano i comunisti di casa propria, fatto che non comprometteva le loro relazioni con Mosca. Perciò, parlare di Cile (per esempio) e non ricordare tutto il resto non mi sembra intellettualmente coretto.
Comunque, la storia americana non comincia con “l’epopea del west”, ma con le faccende di un personaggio spagnolo che si chiamava Francisco Pizarro, in una città andina di Cajamarca nel lontano 1532. Vorrei dire, il “modo di fare” americano verso gli indiani era il modus operanti europeo nel continente americano per centinaia di anni, non bisogna dimenticarlo.

Con il crollo del URSS qualcuno ha notato che le nazioni democratiche non vanno in guerra tra di loro. (!!!) Tomas Fridman ha notato che non è scoppiata mai una guerra tra due paesi che hanno Mc Donald’s nel loro territorio. Sembra ridicolo ma questa regola valeva ancora qualche anno fa, mi sembra che vale ancora. Da qui è nata l’idea di “esportare” la democrazia. ( la democrazia, non i Mc Donald’s…)
Infatti la democrazia non è soltanto una forma di governo, una di tante, ma ha un valore aggiuntivo che spesso sfugge a molti, soprattutto quelli che credono nel “relativismo culturale”.
C’è chi sostiene che nelle Nazioni Unite debbano essere membri solo stati democratici, con stampa libera, con libertà individuali e con alternanza governativa. Ottima idea.

Caro Visechi, forse in fondo abbiamo solo la differenza di veduta, sai, metà bicchiere pieno o metà vuoto… e non abbiamo cominciato a discutere ancora della quarta guerra mondiale …
salice is offline  
Vecchio 28-11-2003, 10.11.57   #12
visechi
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Data registrazione: 05-04-2002
Messaggi: 1,150
Citazione:
Caro Visechi, forse in fondo abbiamo solo la differenza di veduta, sai, metà bicchiere pieno o metà vuoto… e non abbiamo cominciato a discutere ancora della quarta guerra mondiale …

E meno male. Neanche della terza, poi le definizioni variopinte di qualche originale signore in doppio petto che vuol vedere la terza guerra mondiale nella 'guerra fredda', m'interessano ben poco.

Parto dal fondo:
Friedman sbaglia, ha la memoria corta o mente spudoratamente. Grecia e Turchia hanno ed avevano i Mc Donald's. Al di là di questa facezia, cosa vorrebbe insinuare il Friedman? Forse che le nazioni occidentali, sotto l'egida Usa, importatrici del cliché democratico americano, sono meno aggressive di quelle comuniste? Forse è vero. La loro aggressività, spento l'eco degli orrori di Algeria, quelli del Vietnam, del Congo, del Cile ecc…, si è sviluppata più che altro sul versante economico, con qualche piccola cruenta coda fra Grecia (regime dei colonelli, non democratico, ma apertamente appoggiato dagli Usa… Ma rientrava nel gioco degli equilibri planetari) e Turchia (membro Nato e il cui regime, tutt'oggi, lascerebbe alquanto perplesse persone come te e me… ma loro votano).


Citazione:
considerando tutto quell’ periodo, con tutto il contesto che c’era intorno e isolare da tutto questo per esempio solo il caso di Cile di Aiende per descrivere quanto erano cattivi gli americani – mi sembra un esercizio di contabilità un po’ truccato.
………
Perciò, parlare di Cile (per esempio) e non ricordare tutto il resto non mi sembra intellettualmente coretto.
Scusa ma l'esercizio intellettualmente poco corretto mi parrebbe il tuo. L'esempio del Cile, dell'Argentina e dell'America Latina in genere, è stato fatto esclusivamente in contrapposizione ad una tua dichiarazione, che io ho giudicato essere alquanto avventata, che lasciava trasparire una solo supposta verginità in tema di vessazioni perpetrate nei confronti di altri popoli da parte degli Usa, non per esprimere il concetto che il modus operandi dei diversi governi Usa sia stato peggiore di quello dei regimi (ribadisco, regimi) comunisti. In sintesi, la mia opinione è questa:
la storia pregressa non attribuisce agli Usa un diritto d'imprimatur sul concetto di democrazia o libertà, perché se questi sono valori universali, lo devono essere in ogni contesto storico e geografico del pianeta… poi va da sé che i regimi del blocco orientale siano stati notoriamente poco propensi a riconoscere o esportare i principi di libertà e democrazia. Negarlo sarebbe assurdo, come assurdo sarebbe negare lo strabismo democratico americano. Spero che ora il concetto sia più chiaro e comprensibile.
Fra le altre cose, ritengo che la democrazia possa essere suggerita, mai imposta con la forza delle armi, perché in questo caso chi ne fosse così amorevolmente 'beneficiato', la subirebbe come un'imposizione e una forzatura improponibile. La democrazia è un bene che va conquistato piano piano, senza che si verifichino rotture traumatiche nel processo storico di acquisizione. Altrimenti sarebbe sempre un qualcosa inserito forzatamente in un tessuto sociale e culturale non adeguatamente preparato ad accoglierlo, quindi perennemente soggetto al rischio di essere spazzato via. Ciò che deve essere esportato è il principio, il concetto di democrazia, ma questa, che si rende concreta e fruibile con l'edificazione di una forma Stato coerente e con l'adozione di regole a questa confacenti, deve insorgere spontanea nella volontà dei popoli, non essere imposta. Ora, osservando quel che è successo in Irak, volendo anche chiudersi entrambi gli occhi, turarsi il naso e tapparsi le orecchie, e con uno sforzo non indifferente voler a tutti i costi credere che l'intenzione degli anglo-americani fosse quella di esportare la democrazia, ci rendiamo subito conto di quanto problematico è superare le diffidenze e le aperte ostilità del popolo iracheno rispetto alle 'meritorie' e 'filantropiche' intenzioni dei nuovi mecenati.
Fra l'altro anche il concetto di democrazia è, in quel contesto, alquanto fumoso ed evanescente. Cosa significa questo termine usato ed abusato, di cui tutti ci riempiamo la bocca. Vuol forse dire potersi recare periodicamente a votare per eleggere qualche individuo imposto da forze straniere in armi? E se quel popolo volesse autonomamente scegliersi un governo di estrazione religiosa e sciita? Sarebbe ancora democrazia? Gli Usa applaudirebbero? E se questo governo scelto liberamente dal popolo volesse stringere un'alleanza con il paese che più rispecchia il proprio concetto di democrazia, tipo l'Iran? O forse il poter scegliere, per gli iracheni, implica dover accettare e suggellare attraverso il voto 'democratico' dei governanti che siamo ben accetti alle potenze occupanti? Cosa significa 'democrazia' per quel Paese? Ciò che loro intendono come democrazia e che vedono come il bene maggiore, o ciò che gli Usa ritengono sia più giusto per loro?
Vedi sono convinto che anche il concetto che gli americani hanno della democrazia, per certi versi, ben poco si addatti, ad esempio, a Paesi come l'Italia e la Francia, tant'è che ciascuno dei due si è scelto, quanto liberamente è altro discorso, nel corso degli ultimi 50 anni, forme di stato e di governo ben diverse da quella americana, e diverse anche fra loro. La forma di governo, si sa, è fortemente condizionata e, a sua volta, condiziona, il concetto di democrazia.
Quanto precede perché? Solo per cogliere l'ennesima occasione per ribadire che non esiste una forma di democrazia buona per ogni latitudine o contesto socio culturale; non esiste un paradigma immobile e scolpito sulla pietra; non vi è alcuna verità rivelata o precostituita. Ciascuno, se pronto, deve scegliersi la propria strada, senza che siano le bombe, che portano distruzione e morte, ad imporla con la forza dell'arroganza.
visechi is offline  

 



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