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 Storia - Fatti e personaggi, passato e attualità.


Vecchio 23-03-2006, 11.49.08   #1
VanLag
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Falsità nei libri di testo usati nelle scuole.

Nel libro «Il Novecento», edito dall' Istituto Geografico De Agostini di Novara, in uso in alcuni istituti d'istruzione inferiore della Toscana, a pagina 34 capitolo 2 paragrafo 1 c’è scritto:

«Gli uomini della destra erano aristocratici e grandi proprietari terrieri. Essi facevano politica al solo scopo di servire lo Stato e non per elevarsi socialmente o arricchirsi. Inoltre amministravano le finanze statali con la stessa attenzione e parsimonia con cui curavano i propri patrimoni. Gli uomini della sinistra, invece, sono professionisti, imprenditori e avvocati disposti a fare carriera in qualunque modo, talvolta sacrificando persino il bene della nazione ai propri interessi.»

Questa non è storia è diffamazione gratuita. Gli schieramenti di destra e di sinistra oggi sono fatti prevalentemente da politici di professione ed indifferentemente da rappresentanti dei vari ceti sociali e professioni.
Questa falsità antistorica, è evidente soprattutto laddove si legge che la destra ha il solo scopo di servire lo stato, mentre la sinistra sarebbe formata da uomini disposti a fare carriera in qualunque modo, talvolta sacrificando persino il bene della nazione ai propri interessi.

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Vecchio 25-03-2006, 08.55.01   #2
Patri15
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Questo è un libro che andrebbe bruciato!
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Vecchio 25-03-2006, 09.07.55   #3
Spaceboy
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...il revisionismo di qst. tempi è vomitevole...

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Vecchio 25-03-2006, 10.08.33   #4
Giorgiosan
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Citazione:
Messaggio originale inviato da Spaceboy
...il revisionismo di qst. tempi è vomitevole...


Dipende di quale revisione si tratta: per esempio il revisionismo che si fatto in Russia dopo la caduta del comunismo è un recupero della verità, anche quello fatto dalla chiesa cattolica, che ha il suo acme nella richiesta di perdono di papa Giovanni Paolo II, è una revisione giusta della storia.
Dopo la "caduta del muro" il revisionismo è stato necessario per dissepellire certe verità storiche.
In alcuni casi il revisionismo è il tentativo di avvalorare ideologie di estrema destra, come quello che si è tentato di fare nei confronti dell'Olocausto ed è chiaro che questo revisionismo è osceno.

La storiografia vede una continua revisione ed una continua reinterpretazione della storia...ed è sempre così ...quando gli storici possono esprimersi liberamente...e quando le ideologie non mistificano la verità.

Ultima modifica di Giorgiosan : 25-03-2006 alle ore 10.14.01.
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Vecchio 28-03-2006, 09.26.02   #5
james1971
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Il problema dell'obiettività dei libri di testo esiste ed è, temo, insolubile. Non essendo redatti da computer, ma da studiosi - che generalmente appartengono ad una scuola di pensiero, se non sono addirittura seguaci di qualche ideologia - non possono che riflettere l'impostazione di chi li scrive.

Nella mia città è tristemente noto quel libro di storia contemporanea, adottato in molti istituti secondari, nel quale le vittime delle purghe staliniane vengono brevemente liquidate come "male necessario" per l'affermazione dei giusti princìpi del socialismo. E' un buono storico, quello che ha scritto questo? E' un buono storico, quello citato nel primo post di VanLag?

Se la scuola è una buona scuola, se - cioè - il suo obiettivo non è fare indottrinamento, ma sviluppare il senso critico nei riguardi delle fonti (non di più, io credo, si dovrebbe chiedere alla scuola), penso che la formazione possa avvenire anche su testi "cattivi", senza per questo riuscire snaturata.

Anzi, peggiori sono i testi e più, in teoria, si dovrebbe acuire il senso critico di chi li legge. Quanto può aver giovato all'opinione dello studente in favore del Socialismo o della Destra, la lettura di quei manuali? Ben poco, penso.

In conclusione, vorrei solo dire:

Citazione:
Questo è un libro che andrebbe bruciato!


No, questo mai. I roghi di libri sono un segnale premonitore di tempi oscuri. La storia mostra che si trascorre molto facilmente dal rogo dei libri al rogo degli uomini. I libri, anche quelli cattivi, anche quelli pessimi, devono essere conservati per poter ricadere sotto il giudizio equo (e sicuramente più imparziale del nostro) di chi verrà dopo di noi.
james1971 is offline  
Vecchio 28-03-2006, 09.45.07   #6
Patri15
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Citazione:
Messaggio originale inviato da james1971

No, questo mai. I roghi di libri sono un segnale premonitore di tempi oscuri. La storia mostra che si trascorre molto facilmente dal rogo dei libri al rogo degli uomini. I libri, anche quelli cattivi, anche quelli pessimi, devono essere conservati per poter ricadere sotto il giudizio equo (e sicuramente più imparziale del nostro) di chi verrà dopo di noi. [/b]


Pienamente d'accordo sul NO al rogo dei libri. Sappiamo tutti cosa significa.

Ho scritto quella frase in un impeto di rabbia, perchè proporre libri di storia di quel tipo a ragazzini sembra molto disonesto.

Possiamo, come dici, sperare negli insegnanti , nei genitori ...

Mi chiedo comunque quanti genitori controllino i libri di testo che comprano per i loro figli.
A me non era mai venuto in mente
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Vecchio 28-03-2006, 14.00.16   #7
Catone
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Re: Falsità nei libri di testo usati nelle scuole.

Citazione:
Messaggio originale inviato da VanLag
Gli uomini della destra erano aristocratici e grandi proprietari terrieri. Essi facevano politica al solo scopo di servire lo Stato e non per elevarsi socialmente o arricchirsi. Inoltre amministravano le finanze statali con la stessa attenzione e parsimonia con cui curavano i propri patrimoni. Gli uomini della sinistra, invece, sono professionisti, imprenditori e avvocati disposti a fare carriera in qualunque modo, talvolta sacrificando persino il bene della nazione ai propri interessi.»
Dunque, il testo si riferisce alla "destra storica" e alla "sinistra storica" e non alla destra e sinistra come si sarebbero intese da novecento ad oggi. Entrambe sarebbero confluite, dopo la grande guerra, nel partito liberale.
Premesso questo, l'analisi è fondamentalmente corretta, soprattutto sulla composizione sociale degli "schieramenti" (anche se, in realtà, non esisteva alcun parito politico). In una visione prettamente ottocentesca il tutto non è quindi sbagliato. Un pò antipatica è il giudizio che pare sottendere all'analisi di una parte politica: anche quello non è inesatto, come dimostreranno gli scandali della Banca Romana e la politca di Giolitti (uomo della sinistra); non va l'accusa di insensibilità agli interessi della nazione di quello schieramento...
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Vecchio 28-03-2006, 14.06.58   #8
maxim
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La maggior parte dei libri di storia dal dopoguerra ad oggi sono stati scritti da gente di sinistra.
Una completa revisione...apolitica...credo farebbe bene a tutti.

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Vecchio 28-03-2006, 16.17.48   #9
VanLag
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Faccio ammenda.....

Eccitato dal furore pre elettorale ho commesso l’errore di non verificare accuratamente i dati che andavo a citare. I dati esatti del libro sono: - "I nuovi sentieri della Storia. Il Novecento", Istituto Geografico De Agostini, Novara, 2003, Bellesini Federica, manuale di Storia di IIIa media, capitolo 2, paragrafo 1
La pagina 34, cioè quella in oggetto contiene il seguente testo,(il brano in neretto è quello da me citato).

La Sinistra storica al potere

Quando la Sinistra storica sostituisce la Destra cavouriana nella gestione del Paese, l'Italia non è ancora la patria di tutti gli italiani e si inaugura un'epoca di nuovi problemi.

L'Italia è fatta, bisogna fare gli italiani

Anche il Regno d'Italia, al pari delle altre nazioni occidentali, attraversa l'ultimo quarto del secolo XIX e si inoltra nel XX tra stridenti contrasti. Il più acuto di tutti è condensato nelle parole di Massimo D'Azeglio: "L'Italia è fatta, bisogna fare gli Italiani". Infatti lo stato, ossia l'unità politica voluta e fatta da una esigua minoranza, non è ancora la patria, ossia l'unità culturale e sociale voluta, creata e sentita da tutti come la propria casa. Per questo non esistono ancora gli Italiani, ma solo degli individui che appartengono a tradizioni locali e regionali molto diverse tra loro.

Paese reale e Paese legale: due Italie?

Giustamente gli storici affermano che il paese legale non corrisponde a quello reale. Essi intendono dire che l'Italia dei roboanti discorsi della classe liberal-borghese al potere, in cui si esaltano il regime parlamentare, il progresso economico e il ruolo di potenza occidentale, non è l'Italia della quasi totalità degli italiani. Questa, infatti, è l'Italietta, come la chiama il poeta Giosué Carducci, dell'economia arretrata, della miseria, della fame, dell'emigrazione, dell'analfabetismo, del diritto di voto riservato a pochissimi e, infine, della questione meridionale.

Destra e Sinistra a confronto

Nel 1876 i liberali cavouriani, che formano la Destra storica, sono sconfitti dalla Sinistra storica, ossia dagli ex mazziniani che, ormai da tempo, da repubblicani sono divenuti monarchici.

Gli uomini della Destra erano aristocratici e grandi proprietari terrieri. Essi facevano politica al solo scopo di servire lo Stato, e non per elevarsi socialmente o arricchirsi. Inoltre amministravano le finanze statali con la stessa attenzione e parsimonia con cui curavano i propri patrimoni.
Gli uomini della Sinistra, invece, sono professionisti, imprenditori e avvocati disposti a fare carriera in qualunque modo, talvolta sacrificando persino il bene della nazione ai propri interessi.


La grande differenza tra i governi della Destra e quelli della Sinistra consiste soprattutto nella diversità del loro atteggiamento morale e politico. I nuovi governi, infatti, non abbandonano il regime oligarchico, dominato da piccoli gruppi di uomini politici per abbracciare una vera democrazia, ma inaugurano un'epoca di mal governo.

Trasformismo e clientelismo

Con la caduta della Destra storica si compie una vera e propria rivoluzione parlamentare. Infatti il Parlamento cessa di essere il luogo di dibattiti politici e ideali e diventa una "grande palude": non vi è più una maggioranza che governa e una minoranza che sta all'opposizione, ma il governo crea e distrugge le maggioranze a seconda delle convenienze, ottenendo o addirittura comperando l'appoggio di gruppi o di singoli deputati. E' l'età del trasformismo, perché il ruolo della maggioranza e dell'opposizione si confondono [sic], e del clientelismo, perché i deputati procurano ai loro elettori, in cambio dell'elezione, impieghi pubblici, appalti e favoritismi d'ogni genere.


Come si vede si parla di fine 1800 e non della moderna realtà. La valutazione di merito sulla bontà degli uomini della destra e la povertà morale di quelli della sinistra, rimane, tuttavia, faziosa per un libro di storia.

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Vecchio 28-03-2006, 16.57.48   #10
Patri15
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Re: Faccio ammenda.....

Citazione:
Messaggio originale inviato da VanLag
Eccitato dal furore pre elettorale ho commesso l’errore di non verificare accuratamente i dati che andavo a citare. I dati esatti del libro sono: - "I nuovi sentieri della Storia. Il Novecento", Istituto Geografico De Agostini, Novara, 2003,Bellesini Federica, manuale di Storia di IIIa media, capitolo 2, paragrafo 1
La pagina 34, cioè quella in oggetto contiene il seguente testo,(il brano in neretto è quello da me citato).
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Gli uomini della Destra erano aristocratici e grandi proprietari terrieri. Essi facevano politica al solo scopo di servire lo Stato, e non per elevarsi socialmente o arricchirsi. Inoltre amministravano le finanze statali con la stessa attenzione e parsimonia con cui curavano i propri patrimoni.
Gli uomini della Sinistra, invece, sono professionisti, imprenditori e avvocati disposti a fare carriera in qualunque modo, talvolta sacrificando persino il bene della nazione ai propri interessi.

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Come si vede si parla di fine 1800 e non della moderna realtà. La valutazione di merito sulla bontà degli uomini della destra e la povertà morale di quelli della sinistra, rimane, tuttavia, faziosa per un libro di storia.



Il tono della citazione è curioso, e talvolta si parla o si scrive di altro alludendo ad un qui ed ora ben precisi,

Citazione:
[Gli uomini di destra] amministravano le finanze statali con la stessa attenzione e parsimonia con cui curavano i propri patrimoni

L'assunto implicito dietro a questa frase è che chi ha grossi patrimoni è naturalmente portato ad amministrare meglio di chi non ha soldi, anzi la sua ricchezza dimostra di pe sé che costui ci sa fare.

La frase sembra suggerire una regola generale per la quale, potendolo, un paese serio cercherebbe di eleggere a primo ministro il più ricco imprenditore a disposizione, non qualche sfigatone di sinistra morto di fame (a parte che i nostri socialisti reali non mi sembrano davvero morti di fame)

In linguistica non esistono solo il significante (la forma linguistica) ed il significato (il contenunto semantico della forma), ma anche il referente (il significato specifico e contestuale), ed eventualmente l'implicito, da decodificare.

Si aggiunga poi che i Boroli della De Agostini - se non erro - sono stati accesi sostenitori di Berlusconi
Patri15 is offline  

 



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