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Quella strana idea di natura

Di Riccardo Magnani - Marzo 2018

 

Quante volte ho sentito dire: "dobbiamo tornare alla natura".

 

Provate a pensare cosa vi viene in mente se qualcuno vi chiede "cos'è per te la natura?"

 

Di solito la risposta si riferisce a quanto cattivo sia l'uomo che distrugge l'ambiente adattandolo alle proprie esigenze e quanto bravi e meravigliosi siano tutti gli altri esseri viventi. Di solito il modello è Bambi, un prato fiorito, il volo di un uccello e altre amenità simili. Gli esseri umani (naturalmente esclusi i presenti) sono visti come spietati, approfittatori, bugiardi, violenti ecc.

 

Non è difficile condividere questa opinione. È sufficiente aprire una pagina di cronaca o analizzare la nostra storia. Eppure... se questo è il migliore dei mondi possibili, significa che queste orrende "qualità" umane innate hanno una funzione, un loro significato, una ragione di essere.

 

Paragoniamo l'uomo agli animali in generale: anche gli animali più piccoli corrono più veloci di noi. Non abbiamo zanne, niente artigli. Agilità poca. Pelliccia per l'inverno scarsa.  Fisicamente un disastro. No, qualcosa abbiamo di meglio rispetto al resto del regno animale, qualcosa che ci ha permesso di sopravvivere in un mondo pericoloso e spietato, pieno di individui desiderosi di sbranarti o di rubarti il cibo che faticosamente ti eri procurato. Un mondo di inverni gelidi, di malattie terribili, di lotte continue per sopravvivere. Certo è proprio quella: la quantità di intelligenza decisamente superiore agli altri abitanti di questo pianeta. Una intelligenza che se corri piano non importa, abbiamo le frecce o il fucile per abbattere la preda. Non hai zanne? Ci pensa il coltello, hai freddo? Accendi un fuoco... e via di seguito con altre invenzione che possono supplire in toto le nostre carenze fisiche. Mettiamoci anche una buona dose di aggressività, cinismo e di furbizia e avrete l'uomo ideale, magari non il vostro ideale ma quello che è veramente. Non bisogna confondere la natura che vorremmo con quella che è nella realtà. L'uomo che ho appena descritto funziona (anche se in un processo evolutivo) da due milioni di anni e in natura ciò che funziona è il BENE e ciò che non funziona è il MALE, quindi destinato all'estinzione. Non lo decido io. La regola è questa che ci piaccia oppure no.  Per la natura un uomo e una mosca hanno lo stesso valore. Entrambi sono la massima espressione della loro linea evolutiva. L'uomo è solo più complesso, non più evoluto. La natura è assolutamente amorale. Il bene e il male non esistono a priori come categorie etiche. Tutto viene deciso dall'ambiente in cui vivi in un cinico gioco selettivo dove non c'è spazio per la pietà. Dimenticate la natura che ci ha raccontato Walt Disney o quella del Cristianesimo. Forse Lui, il creatore, non aveva scelta. Questo efficiente meccanismo è l'unico che funziona e lo ha dimostrato in tre miliardi di anni. Milioni di specie si sono estinte lasciando il posto ad altre. E non crediate che siano i più forti a vincere: guardate i dinosauri, dominatori del Mesozoico per 180 milioni di anni... un tempo lunghissimo rispetto alla nostra presenza su questa terra. Eppure... senza la loro estinzione di massa ora noi mammiferi non saremmo qui a discutere di queste cose.

 

Adattamento. Ecco la parola chiave. Ma non fate l'errore di pensare che adattarsi dipenda da voi e dai vostri sforzi. No, essere più o meno adatti all'ambiente è una caratteristica genetica. Si nasce più o meno adatti, più o meno resistenti alle malattie, più o meno intelligenti e via dicendo.

 

Diversità. Ecco l'altra parola magica. La natura si è inventata una incredibile quantità di sistemi per farci nascere differenti gli uni dagli altri affinché, se l'ambiente dovesse cambiare, i peggiori di oggi possano essere i migliori in un domani, garantendo, se possibile, la sopravvivenza della specie. I meno adatti di oggi hanno sicuramente di che lamentarsi ma la regola è questa.

 

Selezione. Ecco la terza parola magica, quella che più ci infastidisce. L'evoluzione si nutre di carneficine, di incredibili sofferenze, di malattie raccapriccianti, di predatori spietati e di prede che fuggono senza speranza, di cannibalismo, fratricidio, matricidio, infanticidio, di stupri e incesti. Ciò non significa che non ci sia spazio per la solidarietà o l'aiuto reciproco, simbiosi o collaborazione. Se questo atteggiamento favorisce la sopravvivenza dell'individuo e della specie, è un bene. Ma non facciamo l'errore di pensare che l'infanticidio di un leone maschio sui piccoli che una femmina ha avuto da un altro maschio sia il Male come pure il lasciare morire di fame uno dei due piccoli di Albatros che per sua sfortuna è nato come "ruota di scorta" nel caso morisse il primo. Potrei aggiungere decine di comportamenti che molti definirebbero "contro natura". Al contrario questi individui seguono un istinto, affinato dalla selezione naturale, che li spinge al comportamento di massima efficienza per la sopravvivenza della specie, ovvero se la morte di uno permette la sopravvivenza di due o più, questo è BENE anche se non ci piace. La maggior parte delle persone non vuol sentire queste argomentazioni, le nega a priori. Meglio compiacerci di una informazione falsa che accettare una scomoda verità.

 

Citando Darwin alla fine del suo primo libro: "...così nella guerra della natura, dalla carestia e dalla morte, segue direttamente l'effetto più stupendo che possiamo concepire, cioè la produzione di esseri più elevati. C'è qualcosa di grandioso in queste considerazioni sulla vita e sulle varie facoltà di essa che furono in origine impresse dal Creatore in poche forme o anche in una sola, e nel pensare che... si svilupparono da un principio tanto semplice e si sviluppano tuttora infinite forme vieppiù belle e meravigliose."

 

Terminare un libro scientifico con due aggettivi come "belle e meravigliose" non è qualcosa di scontato. È lo stupore dello scienziato che rimane basito nel vedere come la meraviglia della natura sia dovuta ad un terribile meccanismo: diversità, competizione, selezione. Se nasci con caratteristiche adatte all'ambiente ...ok. In caso contrario... sai cosa ti aspetta. Se l'ambiente cambia, i migliori di oggi possono essere i peggiori di domani. Nessuno è garantito per sempre.

 

Ti piace la natura? Certamente, anche a me, però prendi tutto il pacchetto. Il Lupo non è più cattivo di Cappuccetto Rosso.

 

  Riccardo Magnani

Nato il 16 ottobre 1951. Laureato in Scienze Biologiche, ha insegnato Biologia, Chimica e Scienze della Terra al Liceo G. Gandini di Lodi. Attualmente in pensione.

 

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