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Riflessioni sugli anni settanta

di Davide Riccio

Anni '70: Dal piacere di Carosello alla pubblicità coatta.

Carosello iniziava alle otto e mezzo di sera, dopo il Telegiornale del primo canale, presentato dalle signorine Rai come una vero e proprio programma. Che il Carosello abbia fatto storia, lo rivela anche la sua presenza nelle enciclopedie: rubrica di pubblicità trasmessa tutti i giorni dal 3 febbraio 1957 al 1° gennaio 1977 (recita la Utet). In sintesi, Carosello, pur nella sua semplice funzione di spazio interamente dedicato alla réclame, fu una vera e propria trasmissione da palinsesto. Durava intorno ai dieci minuti e, ciò nonostante, separati da appositi siparietti, raggruppava non più di quattro o cinque animazioni o filmati pubblicitari, ciascuno della lunghezza d’un paio di minuti. I filmati erano piccole storie compiute, recitate o animate (non solo con il disegno, ma anche con innovative tecniche quali plastilina o pupazzetti), in cui era buona regola non nominare il nome dell’articolo pubblicizzato, ma seguite infine da un codino rivelatore della marca o del prodotto. La ormai celebre musica di Carosello, dal 1957, era un’allegra tarantella opera di Raffaele Gervasio, si intitolava “I menestrelli” ed era tratta dalla melodia “I pagliacci”. Venne riadattata nel 1963 da Marcello De Martino per una nuova versione della sigla. De Martino la modificò ancora nel 1973 per renderla più breve. Lo stesso Carosello, nel corso degli anni ’70, durante l’avvento delle prime competitive televisioni commerciali, cominciò a cambiare profondamente fisionomia con filmati di sempre maggiore brevità, fino a cessare del tutto, nel 1977.
Carosello è stato un importante fenomeno di costume ed è riconosciuta oggi la sua storica incidenza sulla sperimentazione linguistica sia per la comunicazione pubblicitaria e del claim (o slogan), sia per quella televisiva. Nel Carosello più che altrove si coniavano per altro nuove parole o locuzioni creative (ramazzottimista, per esempio, nella pubblicità dell’amaro Ramazzotti, attore Jerry Lewis e molte altre). Nel Carosello si sperimentavano anche famosi registi, attori, musicisti e cantanti ecc. di ben altra “serietà”. Esso, infatti, rappresentava, con le sue innumerevoli forme mutuate da ogni genere di cinema e spettacolo (cartoon, poliziesco, commedia, teatro, avanspettacolo, western, musical etc.) una sintesi eccellente entro cui cimentarsi.
Come fa giustamente osservare Mauro Doglio, molti personaggi inventati da Carosello sono entrati e rimasti nell’immaginario collettivo e, talvolta, ritornano ancora oggi. Caballero e Carmencita, Calimero (Ava come lava!), gli abitanti del pianeta Papalla (Philco), l’ippopotamo Pippo della Lines.
Quel che era Carosello per noi più piccini è noto. Prima di conquistarci il diritto e il piacere di guardarci un programma in prima serata, un film, uno sceneggiato, un telefilm di una qualche serie, un varietà, il Carosello rappresentò l’ultimo programma per noi visibile prima di andare a coricarci. Molte animazioni o scenette erano dedicate proprio a noi bambini (ma piacevano anche ai grandi) e divennero appuntamenti non meno importanti di altri: Jo Condor e il Gigante Buono della Ferrero (bacio le mani comandante!), la Linea ometto Bialetti con quel suo simpaticissimo, tenero farfugliare indecifrabile, la plastilina dell’omino stanco di Fernet Branca, il Tacabanda dei biscotti Doria e Bucaneve, il frate Notizia dell’amaro Dom Bairo, il fichissimo Gringo della carne in scatola Montana, il Mister X, quasi in un costume da Superman, di Dixan, El Merendero (el dindondero) dei biscotti Talmone, il Salomone pirata pacioccone dello sciroppo Fabbri, lo sceriffo della Valle d’Argento della Negroni (le stelle sono tante milioni di milioni le stelle di Negroni), l’amore a prima vista di caffè Paulista, gli sketch di Ciccio e Franco della cera Grey (Evaristo e Casimiro) o di Cochi e Renato (gelati Besano). Non tutte le pubblicità potevano risultare comunque simpatiche. A me, per esempio, stava antipatico Giampiero Albertini e la sua famiglia di Incontentabili degli elettrodomestici Ignis. Mi metteva ansia (direi oggi). Anche il pugno dell’amaro Petrus mi evocava un che di machismo prepotente.

Nel Carosello si potevano ascoltare canzoni appositamente create che divenivano veri e propri dischi da comprare. Ricordo le canzoni alla Gigetto di Ninetto Davoli dei crackers Saiwa, il Si re si re si mi si mi si fa si fa sol fa sol mi re re di Franco Godi della pubblicità delle Assicurazioni Sai (con quel sol fa sol mi re re che a me sembrava dicesse “sol mi fa sorridere” e giù discussioni con mia sorella maggiore che cercava di correggermi)… Molti cantanti si vedevano. Ricordo Mina per la Barilla, Renato Rascel, un mega spot della Coca Cola vedeva invece impegnati Gianni Boncompagni insieme a Demis Roussos e a quei grandi del progressive italiano che furono all’epoca i New Trolls… Si compravano dischi che andavano dalla musica della Pepsi Cola, un funk alla James Brown di Sid Ramin, alle storie narrate e cantate, come quella del Parmigiano Reggiano e certi Briganti maldestri… (Che gente! Non so chi mi sente! Basta! Basta! Che marmaglia! Non vi piace la battaglia! A noi, sior capitano, non piace la battaglia, ci piace una bellissima tovaglia, con sopra tante cose di prima qualità trallallà trallàllà-là…). Altre pubblicità divennero dei veri tormentoni per bambini. Ambrosoli miele e caramelle presenta: Bella, dolce, cara mammina… Andiam, andiam a far la spesa, partiam, compriam, con un soldin compriam un regalin compriam alla mammina… Per un dolce pensiero, i dolci prodotti Ambrosoli. Alcune di queste canzoni avevano temi veramente innovativi per l’epoca. Le canzoni parlavano più o meno d’amore-cuore, avevano argomenti tutti abbastanza consueti svolti con parole ordinarie, sicché ascoltare canzoni su improbabili soggetti, per esempio sulla biancheria intima in tessuto sintetico Movil… Beh, era una gran bella novità! Cantava Bramieri:

 

Movimento Movil…
E’ fantastico
Tutti quelli che lo provano
Dimostrano sorprendente agilità
Ai più piccoli le maestre lo consigliano
Si muovono i vecchietti in libertà
E tutti i muscoli allegri ballano
Solleticati dal massaggio triboelettrico
Pure le suocere sono simpatiche
Se hanno imparato il movimento Movil

Anche i vigili alle prese con il traffico
Dirigono molto meglio con Movil
Le ginnofile
Gli impiegati del telegrafo
Lo adottano
Lo gradiscono
I piloti cosmonautici
Che in orbita fanno a chi si fa notar
I metallurgici
I siderurgici
I calciatori negli stadi la domenica
Tossine espellono
Ma se ne infischiano
Se hanno imparato il movimento Movil
Da più secoli le stagioni si succedono
E cambiano ma non cambierà Movil

E farei notare per altro l’adozione nel genere canzonetta di termini colti a dir poco (ginnofile o l’effetto triboelettrico, che è quel fenomeno elettrostatico o di trasferimento di cariche elettriche tra materiali diversi quando vengono strofinati tra di loro… insomma, le scintille misteriose e divertenti che facevano certi indumenti sintetici quando li toglievamo la sera). Sul retro del disco c’era la versione baby:

Con Movil baby
Ninna nanna oh
Ti proteggerò
Mille frugoletti
Paffuti e biricchini
Crescono più sani
Se usano Movil…

Dischi, storielle, animazioni che ricordo ancora oggi come ieri, perché, con debite variazioni, furono per altro lungamente programmate (anni, non le effimere settimane come oggi). Le storielle cantate delle arance Birichin? Battista il ciclista sapete cosa fa? Lui dà la caccia ai topi e invece il vecchio gatto sapete cosa fa? Pedala e se ne va… Ma che paese straordinario è il paese dell’incontrario, dove sia non si sa! Io lo so, ma non lo dico… O quelle di Maria Rosa del lievito Bertolini? L’orsacchiotto Celestino, poverino, poverino! Mentre andava nel boschetto, poveretto, poveretto, cadde dentro la palude ed affondò sempre più! Dai, Maria Rosa per favore pensaci tu! Maria Rosa salta dentro ad un ombrello, sopra il filo del telegrafo veloce se ne va e con questa teleferica l’orsetto salverà! Brava! Brava! Maria Rosa ogni cosa sai far tutto! Qui la vita è sempre rosa solo quando ci sei tu!
E, insomma, tutto questo per dire che al tempo non v’era alcuna necessità di saltapicchiare da un canale all’altro per evadere la pubblicità (e ancor peggio le televendite promozionali), divenuta, sul modello commerciale americano, sempre più ripetuta e assillante, fino a interrompere continuamente qualunque programma. Dovete sapere che il telecomando fu inventato proprio in America negli anni ’50 per evitare di sorbirsi le continue interruzioni pubblicitarie, laggiù già al tempo in auge. Inizialmente era un filocomando, poi un certo Eugene Polley, magazziniere alla Zenith Electronics, inventò il primo telecomando senza filo, per quanto rudimentale e difettoso: si chiamava Flashmatic e sembrava una fantascientifica arma laser. Puntarla e comandare i programmi doveva dare un certo senso di potere.
Nel 1956 l’invenzione del Flashmatic fu perfezionata da Robert Adler con lo space command a ultrasuoni (solo nel 1982 arriverà l’attuale telecomando a infrarossi). Con quello scettro in mano, in America si dissero ormai spacciate le televisioni commerciali… E invece… Oltre all’ormai consolidata arte dello zapping, ultimamente, per aggirare la pubblicità, sebbene spesso programmata contemporaneamente su più reti, così giri e rigiri per nulla, vi sono state diverse creazioni tecnologiche del tutto apprezzabili, come il videoregistratore TiVo, che esclude automaticamente gli spot in registrazione. Ma ora sia il telecomando, sia il TiVo hanno le ore contate: le aziende, le agenzie pubblicitarie e le televisioni non potevano essere contente di tanta libertà del telespettatore di sottrarsi o meno allo stillicidio di continui break pubblicitari, sicché la tecnologia si metterà in futuro al loro servizio, trasformando la pubblicità in vera e propria angheria. La novità è raccapricciante: la Philips ha messo a punto e brevettato un sistema per blindare gli spot, anche nei videoregistratori (inutile bloccarli a quel punto in fase di registrazione o, quando si guarda il programma registrato, il tasto forward per andare avanti sarà bloccato), obbligando il pubblico a sorbirsi le pubblicità sempre e comunque, salvo alzarci e andarcene ribelli in un’altra parte della casa, immedesimandoci in Winston di 1984. Il Multimedia Home Platform o Mhp, con la prossima e sempre più diffusa televisione digitale, bloccherà dunque il telecomando quando si cercherà di cambiare canale durante la pubblicità in diretta o con il comando fast forward in una registrazione. La blindatura non potrà essere rimossa ma, per venirci incontro, il teleutente potrà riavere il comando della situazione pagando una cifra ancora da decidere.
Davanti a questo orrore da Grande Fratello, del tutto antidemocratico, che dire? E pensare che ancora trent’anni fa davvero non c’era bisogno di espedienti psico-elettronico-dittatoriali. Tutti aspettavamo il Carosello e la sua bella pubblicità con grande piacere, come un piccolo evento televisivo del giorno! Aziende, pubblicitari, televisioni… riflettete! Riflettete! Telespettatori di tutto il mondo unitevi e dite con me: E che, c’ho scritto Jo Condor?

 

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