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Astrologia e astronomia?

Di Massimo Mogi Vicentini
- Settembre 2017

 

Commento sull’articolo di Daniele Mansuino Astrologia e astronomia

 

E' raro che mi senta spinto a scrivervi (e in effetti non è che la seconda volta), ma prendetela come una manifestazione di affetto.

 

Per motivi che non ho mai compreso, quando chi punta la propria attenzione su quello che fa capolino al di là del mondo materiale, spessissimo e volentieri scivola in logiche che a me sembrano fare a pugni sia con l'amore per la scienza, sia con il bisogno di spiritualità. Il rapporto tra astronomia e astrologia, già impossibile fin dall'inizio storico dello studio del cielo, è un classico eternamente ricorrente. Non me ne voglia Mansuino, ma prenda in considerazione che sia la sua prospettiva che manca di qualcosa.
Le distinzioni procedurali tra calcolo geocentrico ed eliocentrico sono talmente irrilevanti al mio discorso che su questo sarò brevissimo. Nella misura in cui si è chiarito il significato del sistema di riferimento, si è anche capito cosa possa comportare la scelta della Terra, del Sole, del centro galattico o del fondo di microonde come origine delle coordinate dal punto di vista fisico. Da un punto di vista puramente cinematico e astrologico, che della fisica non tengono minimamente conto, la scelta è totalmente indifferente. D'altro canto nessun sistema presenta condizioni fisicamente privilegiate, né esiste alcun sistema realmente inerziale in tutto l'universo, e come se non bastasse la velocità della luce è invariante in qualunque sistema di riferimento... una circostanza assolutamente impensabile, ma di fronte alla quale ancora oggi sembra che nessun uomo istruito si sia mai fermato a riflettere un attimo (a parte Einstein e colleghi).
Non entro nello specifico della compilazione di un oroscopo, perché tanto gli astrologi hanno sempre ragione. Ho sentito tante persone dubitare, a torto o a buon diritto, di medici e psichiatri, ma nessuno mai del proprio astrologo: qualunque sua logica o algoritmo può andare bene, aiuterà in ogni caso. Di conseguenza, se nasco nell'istante X da una famiglia di profughi in viaggio dall'Africa, il mio tema natale sarà lo stesso dei neonati di Pantelleria se sono nato lì, o di quelli di Bruxelles se nell'istante dato mia madre era arrivata là. Perché nello stesso istante X, l'"oroscopo" è diverso ad ogni longitudine e latitudine, indifferentemente da qualunque opzione elio-geocentrica. Perciò in questo scenario le mie vicissitudini genealogiche non hanno la minima rilevanza nel dare una direzione al mio destino (idea comunque interessante).
Il nodo della questione è, come sempre, l'interpretazione simbolica e la valenza attribuita agli elementi, siano essi fisicamente visibili o meno (per una certa scuola di pensiero classica erano "pianeti" anche i nodi dell'orbita lunare, da altre beatamente ignorati). Anche qui, qualunque lambiccare tra pianeti, planetoidi e corpi minori - cometari o no - non può che rispecchiare ispirazioni soggettive... quindi, ancora una volta, tutte giuste: per carità, non vorremo mica censurare le vedute di qualcuno?
Riusciremo mai a gettare uno sguardo diverso sulla realtà? Forse sì e potrebbe valere una riflessione.
Chiunque usi non dico un computer, ma anche solo l'interruttore della luce, riconosce implicitamente un insieme di fatti, che sono stati faticosamente indagati ed enunciati sotto forma di "leggi" fisiche. Nessuno mette volentieri le dita nella presa di corrente, perché sa cosa succede: per questo non occorre conoscere quelle leggi, e neanche occorre crederci. Ma negarle non serve, la scossa si becca lo stesso.
Però avvicinandosi maggiormente a funzioni biologiche più complesse, come quelle legate al pensiero, i rapporti cominciano a mostrare altri effetti e a non funzionare in modo così automatico. Col rispetto dovuto a tanta parte della medicina, è evidente come la salute sia una funzione strettamente mentale, e largamente dipendente da ciò che si è impresso e in cui si crede. E credere può voler dire vedere, e toccare. Se in questo c'è del vero, come studioso di scienze naturali accetto la forza elettromotrice come oggettivamente indipendente dalle mie opinioni, e uso guanti isolanti. Ma non accetto a priori di dare potere in nessuna misura né alle stelle, né ai pianeti, né alle macchie solari né a nient'altro i cui effetti non mi vengano imposti da un'evidenza altrettanto inevitabile. Non lo ritengo legittimo sotto l'aspetto scientifico (questo è chiaro), ma neanche desiderabile sotto quello psicospirituale. Per quel che riguarda il primo, un questionario in busta chiusa basta e avanza per smentire qualunque relazione tra astri e persone, perfino a livello statistico (ed è per questo che ci si guarda bene dal farne). Per quel che riguarda il secondo, parto dalla domanda elementare dell'idea che il sistema di pensiero sia assai più determinante che non latitudine, longitudine e istante di nascita ai fini dello sviluppo di una persona.
Il problema vero, a questo punto, è che il sistema di pensiero è, quasi per definizione, inconscio. E se la ride delle meravigliose baggianate che studiamo, o che ci inventiamo di sana pianta facendoci venire in mente idee spettacolari... non sono certo quelle che ci porteranno alle verità ultime. Come punto di vista più esplicito vorrei segnalare qui una veduta del tutto fuori dalle righe che è "Un Corso in Miracoli". Qui viene del tutto negata la realtà del mondo fisico, non perché ne conosciamo una minima parte (in riferimento del tipo alla "materia oscura"), ma perché è stato letteralmente pensato, e neppure da un qualche Dio particolare o da un suo demiurgo esperto in fisica, ma dalla nostra mente stessa, alla stregua di un sogno. Ne conseguirebbe che le scienze sperimentali non fanno che indagare in effetti il nostro sistema di pensiero, altrettanto sconosciuto delle leggi di natura. E' chiaro che a un fisico neolaureato non ne parlerei neppure. E tanto meno a un astrologo. Ma forse ai vostri lettori valeva la pena mettere questa pulce nell'orecchio...

 

Grazie dell'attenzione,

Massimo Mogi Vicentini

www.mogi-vice.com


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