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- Raccolta di lettere inviate dai visitatori

 

C'era una volta la filosofia...

di Michela Tondato

Fate largo ai becchini della filosofia, la sua morte è dietro l'angolo. Potrebbe essere il titolo di un prossimo articolo di giornale se non stiamo attenti a difendere il mondo dall’imminente attentato alla filosofia da parte della cultura del potere.
Tutti reclamano un bisogno d’amore, di pace, di tranquillità, un ritorno ai valori dell’anima, ma pochi hanno il coraggio di superare l’abitudine alla pigrizia che ci costringe a riposare su un comodo letto di banalità, su cose di cui non ha senso chiedersi perché esistono, ci sono e basta e possiamo usufruirne come e quando vogliamo, senza complicazioni.
Riflettere, invece, costa fatica perché tocca l’
anima, i nostri più intimi pensieri e le nostre idee. Inoltre il mercato non gradisce questo tipo di prestazione, e quindi non vale nemmeno la pena di disturbare il nostro lungo riposo con domande inutili, che non danno una soddisfazione e un profitto immediato. Il riflettere, infatti, presuppone la consapevolezza di un progetto a lungo termine, una ricerca che dura tutta la vita.
L’antica “ricerca della saggezza”, che in origine era vista come una finalità, un compito necessario per l’essere umano, oggi sembra essere prerogativa solo di poche persone.
Mi riferisco a noi, che con grande passione, studiamo questa disciplina e a tutte quelle persone che nell’arco di 24 ore riescono a trovare qualche momento per fermarsi e riflettere.
La nostra società manca di veri filosofi; anzi manca anche solo la pretesa di esserlo.
Accecati dalla sete di potere e di denaro occupiamo il 90 % delle nostre forze nel lavoro: mi stupisco quando sento dire che ragazzi della mia età, dopo otto ore di lavoro in fabbrica o in ufficio, sentono la necessità di lavorare anche la sera in qualche locale o discoteca. Perché?…
Semplicemente perché non hanno abbastanza soldi per comprarsi la macchina nuova o l’ultimo modello di cellulare (non avere queste cose significherebbe non essere all’altezza delle richieste del mercato e della moda!…). Non metto in dubbio che ci siano reali difficoltà economiche; viviamo in una società in cui, tra un po’, saremo costretti a pagare persino l’aria che respiriamo, ma bisognerebbe dare il giusto peso a cose e valori. Quando ho chiesto ad un mio amico perché avesse cambiato l’automobile mi sono sentita rispondere con assoluta tranquillità “Perché è fuori moda”.
Ma sono queste le cose veramente importanti nella vita?
Il problema è che tutto ciò non solo è considerato normale, ma addirittura sembra essere diventato la regola.
Tutto è lecito, non ci si stupisce più di niente, o meglio, non si ha più la capacità di guardare la vita con occhi attenti e critici, il nostro è soltanto un guardare passivo.
E’ normale avere la macchina all’ultima moda a tutti i costi o lavorare ore in più solo per soddisfare i nostri più banali desideri?; è normale ricorrere alla chirurgia estetica perché non ci si sente a proprio agio con se stessi?, che senso ha trasformare il nostro corpo se alla fine ne rimarrà solo un cumulo di cenere?; è normale avere come punti di riferimento la “bellezza” delle veline o la “notorietà” dei ragazzi del Grande Fratello?…
L’uomo è convinto di poter fare e ottenere con i soldi tutto ciò che vuole, e questo lo fa sentire onnipotente, gli consente di superare i rischi legati alla sua originaria finitezza.
L’avere però non coincide con l’essere, e l’essere in questo pericoloso
gioco rischierà di perdere la sua partita se non riusciremo a capire in tempo che, se anche possedessimo tutte le ricchezze di questo mondo, la nostra finitezza rimarrebbe tale.
Non è questo ciò a cui dobbiamo tendere, ma all’essere, alla nostra anima, cioè all’unica cosa che vale la pena di arricchire.
La gente si lamenta della spazzatura che c’è nel mondo, ma, purtroppo, tutto rimane sempre uguale.
Il denaro, la sete di potere e di successo sono sicuramente dei buoni motivi per spiegare questo disinteresse dell’uomo verso ogni ricerca di senso, ma a mio parere c’è un altro importane motivo che sta alla base del problema: nessuno si è mai preoccupato di
educarci al pensare. Spero che, prima o poi, la filosofia sia introdotta in tutte le scuole superiori, non solo nei licei.
Non tanto per sapere chi era
Platone, Agostino o Hegel, ma per aiutare i ragazzi a pensare filosoficamente, a guardare il mondo con occhio critico, a giustificare le proprie idee e a far nascere in loro il desiderio della domanda sul senso della vita e dell’uomo.
La filosofia è come un’immensa favola che ci è stata tramandata lungo i secoli e che ha accompagnato ogni singolo giorno dell’uomo. C’è chi ha fatto buon uso dei suoi insegnamenti e chi no. Non so se ci sarà un lieto fine, se essa continuerà a vivere “felice e contenta” o se l’ignoranza degli uomini la seppellirà. So solo che le favole spesso “
ci danno la forza per convivere con ogni vita e le sue regole”; e oggi, più che mai, c’è il bisogno di evadere dal frenetico vivere quotidiano, di sollevarsi dal mondo per guardarlo dall’alto giudicandone i vizi e sorridendo alle virtù. Poi, però, dobbiamo ritornare con i piedi per terra e rimboccarci le maniche per far diventare la filosofia una pratica, un modo sano di vivere e di pensare.

Michela Tondato

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