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Filosofia olistica applicata e counseling filosofico

di Maurizio Pierpaolo

Prefazione

Sono sempre di più coloro che in questi anni hanno sentito parlare di pensiero
olistico, in diversi settori culturali e scientifici, in special modo a carattere medico dove si sviluppano in maniera sempre più estesa le metodiche terapeutiche della medicina non convenzionale.
Queste esigenze, non solo scientifiche ma anche sociali, dimostrano che le modalità in cui si svolgono le attività, nelle loro diverse espressioni, non possono soddisfare pienamente le aspettative della nostra epoca e della sua comunità. Sembra esservi una schiavitù senza catene degli organi competenti (amministrativi, politici, scientifici, culturali, spirituali, educativi) che ripercorrono ciclicamente le strade dell’epoca moderna, momento in cui l’incremento della domanda non riusciva a soddisfare l’offerta di prodotti e servizi e la diffusione del denaro col suo potere d’acquisto diveniva il fulcro dell’intera civiltà dei paesi avanzati.
Questa verità del passato, tutta occidentale, figlia dello “spirito del pioniere” risulta essere oggi inadeguata. Una prova è fornita dal fatto, sempre alla ribalta della cronaca, che i popoli meno fortunati tendono ad emigrare verso territori che hanno già conosciuto lo sviluppo ed il benessere economico ripercorrendo all’inverso, con analogo spirito pionieristico, le rotte dei primi conquistatori europei alla ricerca di nuove ricchezze e nuove fortune.
La schiavitù senza catene delle entità preposte alla conduzione del pianeta sembra essere dettata dalla “filosofia del pioniere”. Attraversiamo una fase di risistemazione degli ordini generali ed i territori in cui è possibile agire con la filosofia del pioniere si sono ridotti.
Con essi sono cambiate le consuetudini, gli usi, le convenzioni dei popoli sempre meno certe e ripetibili, nasce l’esigenza pertanto di affrontare l’incertezza generata dall’apparente impossibilità di rinunciare alla fuga dal mondo per il timore di poterlo, finalmente, abitare. Il mondo non è più da conquistare, è da abitare: è questo il nodo da sciogliere per acquisire una
coscienza ecologica.
La legge del consumo sfrenato non è adatta ad un mondo da abitare, non tutti i continenti hanno vissuto lo stesso sviluppo, hanno però vissuto sviluppi diversi, legati cioè alle risorse locali che hanno fornito fisionomia e qualità distintive di quella parte della civiltà terrestre.
Governare le incertezze diventerà un modus vivendi ed il futuro, come sempre, ci riserverà sorprese inattese a cui però l’uomo, se ancora in tempo, dovrà adattarsi velocemente, molto velocemente.
La velocità di cambiamento dei nostri tempi, impone all’uomo sforzi enormi nel cercare un equilibrio e quest’aspetto non può non avere un ruolo chiave nella decisione dei destini del pianeta, è necessario mettersi alla ricerca con rapidità di un sistema educativo per apprendere come vivere nel futuro.
Il sistema educativo possibile passa attraverso un sapere olistico e biologico che si allontani, cioè, dai dualismi e dalle frammentazioni oggi imperanti in ogni campo della
cultura, della scienza e del quotidiano.
Ragionare globale ed agire locale è una prima generica risposta che si pone come fondamento di una nuova educazione che gradualmente, porti ad autonomia della ragione.
Galileo e Cartesio hanno fondato nuove speculazioni del Sapere improntando la cultura del pensiero filosofico al "come" piuttosto che al "perché", una cultura destinata alla frammentazione, allo studio ad uno ad uno degli elementi dalla loro nascita alla loro scomparsa. Si è affermata una cultura “descrittiva” piuttosto che “interpretativa” e la filosofia si è adeguata rapidamente (forzatamente) a questa dinamica disperdendo gran parte delle sue energie fra cui il potere di traduzione della realtà e la sua forza evocativa ridimensionate a causa del compromesso cronistico-narrativo impostole dalla cultura di massa tramite ripetute raffiche di pensieri (spot) che neutralizzano il pensiero individuale. L’asservimento culturale a fini commerciali, politici, industriali, economici e sanitario è la regola base della civiltà occidentale. In tal modo è possibile controllare reazioni e prevedere risultati di “vendita”, di azioni, servizi, prodotti frutto di investimento ”dogmatico”.
Nasce perciò l’esigenza di una “filosofia del non convenzionale” capace di oltrepassare i confini imposti dalle strutture artefici dell’asservimento culturale, politico, industriale, economico…
La filosofia olistica applicata mira a fornire ad ognuno le basi di interpretazione che permettono di comprendere la famiglia d’appartenenza culturale di ognuno e, in special modo, caratterizzare la nostra personale modalità di vita per identificarla e migliorarla nelle sue qualità con particolare riferimento all’arte di vivere ed alla prevenzione scientifica delle malattie e turbe del nostro tempo e del futuro prossimo.
Ciò è possibile poiché il processo patologico non è repentino, esso si manifesta gradualmente e soltanto con una interpretazione dei caratteri base della patologia si può ottenere un energica azione preventiva. “Disintossicare” il pensiero e la ragione dalle tossine endogene o esogene che ci aggrediscono, è questa la finalità della filosofia olistica applicata. Le tossine sono rappresentate da interferenze provenienti dal mondo esterno (luoghi comuni, propaganda ecc..) e da interferenze provenienti dal mondo interno (l’elaborazione delle stesse tramite i filtri culturali individuali genetico-ambientali). Se lo stato d’intossicazione (dipendenza da interferenze) raggiunge livelli di cronicizzazione elevati nascono condizioni d’irrazionalità.

Proprio come in medicina, anche nell’interpretazione della “salute della ragione” viene considerata, da parte del filosofo, una personale reattività alle evenienze, alla conoscenza, ai suggerimenti della vita. Questa attraversa fasi che permettono un inquadramento di massima utile all’interpretazione analitica dei segni riscontrati che non vanno ritenute forze maligne, ma semplici e necessarie reazioni, all’interferenza tossinica, della nostra salute di ragione o di pensiero.
A tal riguardo distinguiamo sei modalità dinamiche (fasi) di adattamento della ragione e del pensiero.
Le prime tre rappresentano fasi di pensiero relativamente controllabili ed innocue, si manifestano in reazioni molto comuni come il dubbio, il fraintendimento e l’ostinazione.
Le seconde tre sono dinamiche meno controllabili delle prime e si manifestano in indifferenza, mancanza ed irrazionalità.
Ognuna di queste fasi presenta indizi caratteristici con risvolti ed effetti sull’attività quotidiana e sulla vita del consultante. Scopo del testo è semplificare il più possibile l’interpretazione di questi segni, per un lavoro di riattivazione della ragione verso la finalità conoscitiva del Sapere. La filosofia applicata della tavola degli schemi semoventi presenta tre elementi fondamentali che ne fanno un sistema autonomo per l’elaborazione di un “trattamento della ragione in maniera globale” utilizzabile e acquisibile da tutti:

- una visione non repressiva delle dinamiche conoscitive che vanno sostenute e stimolate.
- vi sono, normalmente, vicariazioni (spostamenti) di idee, pensieri e stati conoscitivi in senso progressivo o regressivo.
- le fasi reattive di pensiero e di ragione sono espressioni di lotta fra pensieri coesistenti e di diversa natura.

In quest’ottica apprendiamo che il disagio è l’espressione della lotta che mettiamo in atto per difenderci dalle interferenze esterne o interne che tendono a limitare le nostra vitalità conoscitiva finalizzata a fornirci un educazione per il futuro.

Filosofia olistica applicata e counseling filosofico

La civiltà postmoderna che viviamo fonda i suoi paradigmi nel periodo che intercorre fra il Cinquecento e Seicento. La nuova forma mentale e la nuova
percezione dell’universo diedero alla civiltà occidentale i caratteri dell’era moderna. Oggi questi paradigmi sono in fase di cambiamento.
L’ecologia assume valore primario e lo stress ambientale è almeno pari a quello della civiltà. La presenza di tossine e scorie invade l’intero pianeta ed è una verità sempre più frequente che realtà lontane e meno sviluppate, rispetto alle civiltà avanzate, vengano coinvolte dall’inquinamento (tossico-mediatico-informativo-tecnologico) di questi paesi.
Lo stress non è soltanto ambientale, ma è di pari passo, mentale. Le tossine con i loro effetti nocivi, contaminano l’ambiente e condizionano il pensiero orientandolo verso una visione futura dell’uomo ricca d’insidie e di ansie. Le risposte si riducono e la fuga sembra essere la prima forma di difesa disponibile: si fugge verso la cosa che non si accetta, si fugge verso il disagio che dalla psiche si dirige al soma e dal soma ritorna alla psiche (circuito psico-somato-psichico).
La filosofia applicata è una forma di counseling che si colloca nel contesto delle metodiche di prevenzione scientifica dei disagi e delle patologie psicosomatiche.
Si innesta nell’ambito del trattamento olistico del benessere individuale.
Il counseling della filosofia applicata mira a tenere reattiva la nostra facoltà di pensare e di scegliere ed è annoverabile fra le discipline inerenti l’ecologia della mente.
L ’analogia fra pensieri “negativi” e “tossine” mentali è alla base della concezione innovativa della filosofia applicata . Il filosofo che adotta questi strumenti ha una formazione ampia, lontana dalle classiche e, spesso, incomprensibili “teorie filosofiche”. Egli “legge” la filosofia degli eventi, delle persone, dei disagi e ne dà immagine semplificata grazie alla sua multiforme esperienza maturata nell’attività per la conoscenza.
Se le tossine o pensieri negativi attraversano il flusso del pensiero senza rallentarne le funzioni siamo in una condizione di “salute della ragione”. Se invece il pensiero negativo o tossina condiziona il flusso del pensiero, rallentandolo o modificandolo siamo in una fase di alterazione della nostra salute della ragione.
Può essere necessario, in tal caso, iniziare un lavoro di “disintossicazione ed igiene” del pensiero.
La memoria è il “tessuto connettivo” su di cui vanno a depositarsi le “tossine”, dopo essere state filtrate dall’attività del pensiero.
La filosofia applicata rappresenta l’evoluzione dell’antica arte del filosofo che curava il male di vivere.

Maurizio Pierpaolo

Maurizio Pierpaolo consegue il titolo accademico di dottore in filosofia all’università di Bologna con una tesi dal titolo “Il disagio della civiltà secondo Freud”. Convinto sostenitore della utilità pratica della filosofia, inizia l’attività di filosofia applicata dapprima in campo aziendale per poi estendere la sua esperienza al singolo consultante. La sua formazione passa attraverso varie esperienze di studio, in parte classici e in parte tecnici e in gran parte di esperienze vissute sul campo. Dal 1997 al 2001 segue un training personale di formazione filosofico e psicanalitica con analisti di matrice filosofica. La sua attività di filosofia applicata inizia nel 1999, proponendo un innovativo approccio che considera la “salute della ragione” (lucidità della ragione) come elemento di pertinenza filosofica.
Vive e lavora a Bologna occupandosi di training personale di formazione, ed ha avviato una interessante attività di collaborazione con medici, psicologi e psichiatri. Organizza cafè filosofici e philo boat.

 

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