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Pensiero, memoria, spazio-tempo …miraggi?

di Isabella Di Soragna - Dicembre 2014

 

Sono cosciente, esisto…ma solo se lo “ penso “, se “lo so ”. Il pensiero crea, definisce, inquadra una certezza, quella di esistere. Ma…se non c’è pensiero, esisto o  no? (Prima dei due anni il bambino non ha la sensazione dello spazio e del tempo, non sa di esistere perché non lo “pensa”)
Se elimino pensiero, associazioni, etichette, memorie… esisto? non esisto? o nessuno dei due? Al risveglio la mattina, vi è per primo una sensazione di “esserci” (che è il primo concetto anche se vago), poi i pensieri appaiono a profusione dopo la prima auto-convinzione-definizione che ‘’esisto’’… come pesci che guizzano e poi scompaiono, come farfalle o moscerini che - grazie alla memoria - continuano a farmi immaginare e a convincermi che ‘’sono un corpo e una mente”, mentre invece  fanno parte del film che mi sono inventato, subito dopo l’apparizione del primo pensiero che ricopre o nasconde all’istante questo ‘’non-so-che-non-so’’ in cui poi mi ri-immergo addormentandomi. Tutto o.k. ma perché prendersi per quello che non siamo? In realtà continuo a dormire anche… al risveglio, ma non lo realizzo!
Anche se i neo-advaitin ti ripetono fino alla nausea che “non sei l’agente’’ e vi è solo l’emozione di tristezza, paura o collera ecc. è ancora il più gran tranello mentale! CHI OSSERVA L’EMOZIONE? CHI REAGISCE PUR NASCONDENDOLO? È IL PRIMO PENSIERO: ‘’IO” (ben camuffato ma ben reattivo!). Anche l’affermare “non c’è un io che reagisca’’ è un’ipocrisia tipicamente mentale. Per smantellare totalmente l’ego ci vuole un agguerrito Sherlock Holmes della Realtà! Si può solo “vivere” ogni istante l’Assoluto (che già siamo), non saperlo o immaginarlo attraverso una camuffamento di “realizzazione”.

Il pensiero quindi è “tempo”. Non si può ”pensare”, se non vi è una nozione di tempo quindi di spazio e dunque di “memoria”. (v. articolo su questo sito: Tempo/eternità - Spazio/infinito)

 

Vediamo cos’è in fondo la memoria. Grazie all’aiuto di eminenti cibernetici e scienziati, in un lungo e complesso articolo “Avant la vie la Mémoire” (tr. Prima della vita, la memoria), Ida Rabinovich  fa un’analisi approfondita della memoria, base di ogni manifestazione di vita senza alcuna intenzione o scopo. La memoria si manifesta sia nel riflesso di un cane che difende il padrone, che nello spermatozoo che corre al traguardo dell’ovulo o ancora negli elettroni che cercano uno spazio libero verso il quale possono satellizzarsi. Cito alcune sue affermazioni, abbreviandole:
“La messa in evidenza di una MEMORIA contenuta nel profondo dell’attività della materia, permette di intravedere una continuità con i fenomeni della vita: dal “ricordo degli elettroni” della calamita all’organizzazione delle api, all’istinto di sopravvivenza degli uccelli migratori, all’architettura della tela di un ragno… fino al funzionamento della corteccia cerebrale umana… si tratta di valutare le scoperte dell’eminente biologo Jacques Benveniste all’INSERM. L’articolo apparso sul giornale ““Le Monde” nel 1988, LA MEMORIA DELLA MATERIA descrive tale approccio che potrebbe sconvolgere i fondamenti della fisica.”
“Cos’è la memoria? Una funzione psichica particolare che permette di conservare idee, immagini ecc. acquisite anteriormente. È dunque un ritorno all’indietro nel tempo, un tempo negativoche si è accumulato. Il ricordo sarebbe l’espressione di questo tempo potenziale. Gli psichiatri e altri scienziati sono invece persuasi che il tempo vada sempre nello stesso senso, poiché è dimostrabile che tutto si dirige verso un’irreversibile disorganizzazione, l’entropia e la morte. Se questo fosse vero, non ci sarebbe posto per la memoria! Nessun movimento relativo tra gli elementi, gli astri, gli oggetti potrebbe essere percepibile! La memoria dunque esiste. E sappiamo quanto sia indispensabile nel quotidiano! Vi è anche una memoria istintiva per così dire, come quella del bebè che fa il suo primo respiro o succhia il latte materno, memoria che è genetica. Essa è indispensabile ad ogni forma di vita: ma… è proprio l’esclusiva di ogni forma di vita? Ogni memoria implica una retroazione, cioè una reazione in senso inverso al tempo positivo a cui siamo abituati. Come se il tempo rifiutasse di scorrere totalmente nello stesso senso. Sono fenomeni assai abituali. Se butto in aria una palla, quando l’impulso per mantenerla in aria si affievolisce, essa retroagisce ridiscendendo come per ritrovare il suo equilibrio inziale. Se rimbalzando dovesse trovare per terra uno scalino, essa obbedisce ad una memoria dell’equilibrio che deve ritrovare. Tutti i fenomeni atmosferici (maree, temporali, piogge, ecc.) sono dovuti ad una serie di reazioni e retroazioni di elementi che cercano di equilibrarsi: si traducono in movimenti cibernetici continui e legati tra di loro sempre alla ricerca di un equilibrio. Quindi alla domanda se la memoria è un’esclusiva del mondo vivente, si può già intravedere una risposta negativa.

 

LE MACCHINE DELLA MEMORIA

Verso il 1950 un neurofisiologo inglese Grey Walter, cercando di riprodurre i movimenti del cervello umano in modo meccanico, inventò delle piccole “tartarughe” semoventi a rotelle che eseguivano un movimento cibernetico. Si tratta di una serie di sistemi legati a catena in modo che la perturbazione in un elemento si ripercuote su tutta la serie: arrivata all’ultimo elemento, ritorna indietro fino al primo, seguendo la catena. Si tratta dunque di una serie di retroazioni che si perpetuano fino a ritrovare l’equilibrio iniziale.
Ecco la descrizione della tartaruga o strumento cibernetico. Vi è un occhio elettronico ruotante e sensibile alla luce collegato a due accumulatori, a loro volta collegati, uno alle due ruote motrici, l’altro allo sterzo, che dà la direzione. L’equilibrio è solo raggiunto se i due accumulatori sono carichi. L’occhio cerca una sorgente luminosa e si fissa sulla direzione di questa appena la scorge. La corrente passa e le ruote si mettono in movimento. La tartaruga si dirige verso la lampada che è l’esca.
- Prima esperienza: si frappone un oggetto tra la luce e la tartaruga. L’oggetto fa ombra ed essa si ferma. Le ruote si dirigono poi a caso di qua e di là come in un valzer lento, finché per caso l’occhio ritrova la luce ed essa riprende il cammino.
- Seconda esperienza: si rimette l’oggetto allo stesso posto tra la lampada e la tartaruga e ci si accorge che il tempo di esitazione per evitare l’oggetto è sempre più corto e deciso.  Una sola conclusione: si ricorda. Senza silicio o tessuto nervoso…. ma solo elementi cibernetici capaci di reazioni e retroazioni nella ricerca di un equilibrio.
- Terza esperienza: si aggiunge un altro senso alla tartaruga, l’udito. Si pone un microfono presso la lampada, collegato all’occhio elettronico. Si fischia. Nessuna reazione naturalmente. Si cerca di “educarla”: si accende la luce e si fischia allo stesso tempo. La tartaruga va verso la luce. Si ripete l’esperienza molte volte. Poi si fischia senza accendere la luce. La tartaruga rotola verso la luce…spenta!  Essa ha dunque associato il suono alla luce e ha obbedito ad un vero riflesso condizionato. Detto altrimenti, ha acquistato due memorie diverse e le ha associate, realizzando una funzione psichica molto più complessa di una semplice memoria.
Sembra dunque fuori dubbio che la memoria esiste al di fuori del mondo vivente: si tratta di ritrovare un sistema retroattivo e un equilibrio da raggiungere.”

 

Ora riassumo: Vi sono molti altri esperimenti nella fisica quantica che dimostrano che gli elettroni retroagiscono e collegano gli atomi tra di loro. Si è potuto costatare che l’elettrone conserva la memoria della forma degli atomi e dell’equilibrio da raggiungere. Si viene a formare quindi un ricciolo o anello fino a creare una spirale. Ogni spirale, ogni anello è l’espressione di un tempo negativo memorizzato che serve da trampolino all’anello successivo, in un susseguirsi di tempi negativi e positivi. Continuando così le molecole si complicano da una retroazione all’altra e immagazzinano memorie fino all’apparizione di questa enorme molecola fatta di miliardi di atomi: il DNA, la prima molecola(che definiamo) viva. Una meraviglia cibernetica, capace di andare a ritroso nel tempo e diventare sempre più complessa: da uno sviluppo al seguente, si finisce per arrivare all’ISTINTO, straordinaria somma di memorie, indispensabile alla vita. Inoltre avviene un costante conflitto tra la resistenza per la durata e l’entropia, la distruzione e di nuovo la resurrezione dalle ceneri. Si arriva quindi alla nascita della coscienza che è solo una retroazione esclusivamente psichica che la obbliga a dare uno sguardo a quest’enorme massa di memorie e memorie di memorie, accumulate nell’inconscio. Non è solo l’inconscio degli psicanalisti, ma dei geni che uniscono l’uomo ai suoi avi, non solo fino al DNA ma anche alle infime particelle di cui il cosmo è composto: “L’uomo è fatto della stessa sostanza delle stelle”. Tutto è collegato.  L’uomo è lo specchio del cosmo nella sua unicità.
James Jeans noto fisico dice: “L’universo comincia a presentarsi più come un grande pensiero che come una grande macchina”. (Una convenzione, una realtà consensuale di un fatto meccanico energetico, inquadrato nello spazio-tempo apparente e che si rivela vuoto di concetti, ma pieno dell’Inconcepibile …che siamo).
Questo significa che l’energia psichica è anch’essa capace di retroagire con tutto ciò che la circonda, essendo anch’essa un unico campo psichico. Se riusciamo a capire il funzionamento delle stelle è perché le stelle seguono in qualche modo la nostra logica!  Se la logica non fosse universale come potremmo capire qualcosa? Einstein si meravigliava che il nostro mondo fosse comprensibile!...Il riferimento al Summum energetico di Lupasco, memoria assoluta dell’equilibrio, ma integralmente potenziale, fa pensare  a quell’Assoluto  di cui parlano i mistici. Si tratta di un ESSERE-NON-ESSERE - Somma e Sorgente di Tutto, allo stesso tempo Infinito e Vuoto. Un po’ come il “Vuoto-pieno” scoperto in fisica quantica.
“Il vuoto fluttua in maniera aleatoria tra essere e non-essere… nella scala quantica il vuoto è pieno” afferma il noto fisico Basarab Nicolescu.
Poiché la ricerca dell’equilibrio è ineluttabile e può solo passare da retroazioni e sviluppi senza fine, l’uomo un giorno può solo scomparire materialmente, fondersi cioè con le energie incommensurabili che lo bagnano… nella psiche cosmica. Sarà dunque sparito o piuttosto finalmente REALIZZATO? Sono proprio queste energie che hanno forzato l’uomo a levare gli occhi verso le stelle o a tuffarlo nelle profondità delle onde-particelle di cui TUTTO è FATTO!”

 

Questo è stato solo un breve riassunto dell’articolo di Ida Rabinovich.
Per concludere e in sintesi, direi che è chiaro che la “memoria” è qualcosa di meccanico e che in definitiva il DNA è frutto di questo meccanismo di base. Lo spazio-tempo che permette l’inizio e lo svolgersi sia del primo pensiero "esisto" che della memoria, si è rivelato una convenzione apparentemente lineare, ma in realtà anche retroattivo e circolare.  Anzi come ora sappiamo, relativo a un punto di riferimento immaginario. In sostanza però se lo spazio-tempo è apparente, relativo, quindi illusorio, dove va a finire la memoria, i miliardi di anni e il futuro delle guerre stellari?  Nel qui-ora, sempre presente. Non c’è passato, non c’è futuro e…nemmeno presente, tranne che per consenso collettivo, di comunicazione.
Ancora una volta mistici, fisici e neuro-scienziati s‘incontrano senza conoscersi. Siamo ancora nell’ambito del senso di essere, che è ancora una definizione, un’affermazione mentale. L’attimo del concepimento contiene già tutta la potenzialità del (presunto) divenire. Le memorie legate al periodo del parto (“Regni dell’inconscio” Stan Grof*) confermano che gli tsunami, le guerre, le violenze, il senso di strada senza uscita (ma anche le estasi) sono già sperimentate in dettaglio dal feto e che si protrarranno in vario modo durante tutto l’arco della sua esistenza!  Non osserveremo MAI NULLA DI NUOVO! Una volta rivissute perdono forza. Ciò dimostra che l’adesione a “ciò che è” per quanto orrendo ci appaia è un tentativo di neutralizzare, aderendovi, il film “horror” che ci siamo creati e che abbiamo memorizzato e soppresso nell’inconscio.
QUELLO che siamo REALMENTE è prima del girotondo di memorie, di spazio-tempo inventato e di dimensioni immaginate. Gli oggetti (dalla madre al granello di polvere) sono sperimentabili solo nel cerchio della temporalità: se questa si rivela solo “una convenzione apparente” che cosa rimane?
Il sapere di essere potrà continuare il suo carosello e le sue fantasmagorie, ma non saremo più identificati ad esso.  Alice** non avrà più paura di sparire se “sveglierà il re che dorme” perché ora sa che...non è mai esistita, tranne se lo pensa e se lo ricorda.

 

   Isabella Di Soragna
sunyata@bluemail.ch - www.isabelladisoragna.com

 

NOTE
*(sito interessante) La mente multidimensionale:
www.raphaelproject.com//006.mente_multidimensioni.pdf
**Alice attraverso lo specchio“di Lewis Carrol


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