Chiediamolo all'Intelligenza Artificiale

Aperto da Luther Blissett, 14 Febbraio 2026, 21:10:02 PM

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iano

#105
Citazione di: Claudia K il Oggi alle 13:22:58 PME (chiedo) se questa fosse una visione artatamente mitizzante (non da parte tua, certo)?
Di ragioni per poter essere ne avrebbe a iosa, e potrebbero andare dalla basica "mitizzazione del prodotto" e sino a una "deresponsabilizzazione aprioristica" per il malaugurato utilizzo in chiave criminale...
Cioè, non posso nemmeno attribuirmi l'originalità della visione? :))
Ma in effetti io non mitizzo l'intelligenza artificiale, ma contemplo piuttosto la mitizzazione che facciamo della nostra, riflettendo su quanto ciò possa essere improprio, concludendo propriamente che lo sia , e men che meno quindi la  trasferirei all'intelligenza artificiale.
Credo piuttosto che l'esternazione degli strumenti che usiamo per interfacciarci con la realtà ce li presenti proprio come tali, in contrasto con il mito che scusabilmente ci avevamo costruito sopra.
Credo che noi siamo quelli che gli strumenti li usiamo, e che non dovremmo quindi identificarci con essi, sia che si tratti dell'intelligenza, sia che si tratti della coscienza, o di qualunque altro .
L'esempio che mi piace fare è che, se tutti fossimo falegnami, saremmo ben scusati per il credere che il mondo sia fatto di seghe.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Lou

#106
Citazione di: iano il Oggi alle 14:42:08 PMNon per amor di critica, che pure non mi manca, ma per chiarire meglio il contesto in cui ci muoviamo, l'efficacia andrebbe riferita piuttosto al processo che genera il risultato, e vista la quantità di energia che questo consuma , l' A.I. sembra essere tutt'altro che efficace.
Ma anche così il contesto non sarebbe del tutto chiarito, perchè, per essere ancora più precisi, dovremmo parlare di potenza, che è l'energia consumata nel tempo. Infatti, al pari dell'intelligenza artificiale, l'intelligenza animale ha avuto a disposizione una quantità di energia virtualmente infinita, ma somministrata in un tempo anch'esso virtualmente infinito, quello dell'evoluzione.
Mi chiarisco: il contesto entro cui io mi muovevo non era quello dell'efficienza del processo, ma dell'efficacia del risultato,insomma con efficace mi riferivo alla natura di ciò che emerge come risultante. Non è che stiamo usando "efficacia" in due sensi diversi? Io la intendevo come capacità del sistema di produrre risposte coerenti e convincenti, mentre tu la stai riferendo al processo, al consumo di energia necessario e all'efficienza, cioè alle condizioni materiali in termini di risorse energetiche. Ho capito bene?
CitazioneSenza la quantità di energia che oggi produciamo nel tempo di un amen nessuna intelligenza artificiale sarebbe stata possibile.
Beh sì, è la condizione di possibilità: rende possibile il processo.
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"La verità è brutta. Noi abbiamo l'arte per non perire a causa della verità." F. Nietzsche

iano

#107
Citazione di: Lou il Oggi alle 15:26:55 PMMi chiarisco: il contesto entro cui io mi muovevo non era quello dell'efficienza del processo, ma dell'efficacia del risultato,insomma con efficace mi riferivo alla natura di ciò che emerge come risultante. Non è che stiamo usando "efficacia" in due sensi diversi? Io la intendevo come capacità del sistema di produrre risposte coerenti e convincenti, mentre tu la stai riferendo al processo, al consumo di energia necessario e all'efficienza, cioè alle condizioni materiali in termini di risorse energetiche. Ho capito bene?
Si Lou, avevo ben compreso che usavi efficacia in modo colloquiale al posto di capacità, ma ho preso ciò come spunto per mettere in evidenza ciò che  mi è parso si trascurasse nell'abito della nostra discussione, considerando quanto ciò potesse portarla su binari impropri.
Allo stesso modo ho preso spunto dal post di Claudia per notare che la possibile mitizzazione che facciamo dell'intelligenza artificiale è figlia della mitizzazione che facciamo della nostra, e che questa sia certamente impropria se impropria è quella, come io credo.
Più in generale credo che il punto sia che noi , in quanto osservatori, siamo naturalmente il centro, ma identificandoci impropriamente con ciò che osserviamo, in ciò che osserviamo ci poniamo al centro.
Trasferendo il concetto nell'ambito della nostra discussione, diventa difficile discutere con la dovuta serenità dell'intelligenza artificiale, se dell'intelligenza abbiamo fatto la nostra centralità.
Più in generale le mie considerazioni partono dall'ipotesi che l'osservatore non possa osservarsi, e che la conoscenza che abbiamo di noi  sia quindi sempre di seconda mano, potendoci riconoscere impropriamente solo in ciò che osserviamo.
Io non sono un fan dell'assoluto, che uso quindi quando strettamente necessario, e in questa necessità mi trovo appunto a dovermi ridurre, se non voglio cadere in contraddizione.
Detto in altri termini, non è che ci goda nel considerarmi un assoluto,  e non trovo, detto per inciso, neanche consolazione nell'esternarmi in un Dio.
Troverei piuttosto consolazione nell'esternarmi, ad esempio, in un intelligenza, cosa che però per onesta intellettuale non posso fare, ma allo stesso tempo comprendo perchè tendiamo a farlo.
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Lou

#108
Chiarissimo @iano, per quanto mi riguarda son serenissima in questo topic. E come hai fatto notare il fattore energivoro di queste tecnologie non era ancora stato toccato.
Molto interessanti le tue osservazioni finali, ora sono cotta dal lavoro e appena trovo le mie risorse mentali, che pre la mia testa ha energie limitate, interverró.
Un minimo appunto sulla mia visione, molto sintetico in merito all'argomento Ai: non ci trovo nulla di mitico, nulla di magico e non mi perdo in antropoformizzazioni non necessarie per uno strumento che colloco all'interno dell'evoluzione tecnologica prodotta dall'umano. Le molteplici applicazioni di queste recenti tecnologie ritengo siano utili in diversi ambiti e abbiano modificato l'esperienza in un certo senso : per quanto mi riguarda le uso se mi servono, a volte involontariamente ne sono obbligata, e punto. Non mi scandalizzo se una AI puó aiutare un radiologo a vedere una immagine o un avvocato a reperire prima una sentenza.
Detto ció come ogni strumento, dell'impiego è responsabile l'essere umano. Col fuoco ci si puó bruciare, appiccare incendi a villaggi o difenderti da una belva, riscaldarci o cuocerti la carne.
Poi i corvi ci divorano, ma il verdetto non ci ha impedito di provare.
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fabriba

Citazione di: Koba il 23 Marzo 2026, 09:00:44 AM"Una rete neurale, per come viene effettivamente utilizzata oggi, non è altro che un sistema matematico che trasforma numeri in altri numeri. L'idea di fondo è sorprendentemente semplice: ogni unità (o "nodo") prende dei valori in ingresso, li combina attraverso pesi, applica una funzione e produce un output. Nulla di più. Non c'è comprensione locale, non c'è ragionamento: ogni nodo esegue una piccola operazione meccanica.
La domanda successiva però è... e noi? come facciamo?
I nostri neuroni stabiliscono sinapsi, con pesi... non c'è un modo ovvio di stabilire che la nostra "comprensione" sia in alcun modo  "locale" o che ci sia una forma di ragionamento in noi che sia formalmente diversa da un banale motore di correlazione pesata tra input ed esperienze passate.
Secondo me la nostra comprensione è formalmente diversa, sfonderesti una porta aperta cercando di convincermi, ma non è facile (possibile?) da dimostrare vero.

Citazione di: Lou il 23 Marzo 2026, 10:31:04 AMEppure, non "capisce" davvero. Quella che percepiamo come comprensione non è che l'eco di calcoli, codici, probabilità, self-attenction etc.
simile discorso: la nostra co(no)scenza è altro che un sottoprodotto accidentale dello stare al mondo e del processare inputs e memorizzarli per perfezionare l'arte di fare l'unica cosa per cui siamo programmati? (trasmettere un codice (genetico) attraverso migliaia, o milioni di anni)
 ovvero, quella che percepiamo come comprensione umana -forse- non è che l'eco di quei calcoli, ecc.
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iano

#110
Citazione di: fabriba il Oggi alle 17:52:13 PMLa domanda successiva però è... e noi? come facciamo?
I nostri neuroni stabiliscono sinapsi, con pesi... non c'è un modo ovvio di stabilire che la nostra "comprensione" sia in alcun modo  "locale" o che ci sia una forma di ragionamento in noi che sia formalmente diversa da un banale motore di correlazione pesata tra input ed esperienze passate.
Secondo me la nostra comprensione è formalmente diversa, sfonderesti una porta aperta cercando di convincermi, ma non è facile (possibile?) da dimostrare vero.
Noi facciamo in un altro modo, e ora forse... ( di questo si sta discutendo) ...anche in un altro.
Il punto è se si vuol legare il modo alla sostanza, trovandosi poi in difficoltà quando quella sostanza ci sembra di rilevarla dove secondo noi non dovrebbe stare.
Per non correre il pericolo allora è sufficiente non legare il modo alla sostanza, magari solo perchè su ciò non temiamo smentita, essendo che il suo contrario non si può dimostrare.
Se poi dovessi interpretare le tue parole alla lettera, direi che concordi su quanto affermo, se di ci che la nostra comprensione è  formalmente diversa, perchè se è ''solo'' formalmente diversa, allora...
Ma forse intendevi dire un altra cosa.
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