Chiediamolo all'Intelligenza Artificiale

Aperto da Luther Blissett, 14 Febbraio 2026, 21:10:02 PM

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iano

#105
Citazione di: Claudia K il 24 Marzo 2026, 13:22:58 PME (chiedo) se questa fosse una visione artatamente mitizzante (non da parte tua, certo)?
Di ragioni per poter essere ne avrebbe a iosa, e potrebbero andare dalla basica "mitizzazione del prodotto" e sino a una "deresponsabilizzazione aprioristica" per il malaugurato utilizzo in chiave criminale...
Cioè, non posso nemmeno attribuirmi l'originalità della visione? :))
Ma in effetti io non mitizzo l'intelligenza artificiale, ma contemplo piuttosto la mitizzazione che facciamo della nostra, riflettendo su quanto ciò possa essere improprio, concludendo propriamente che lo sia , e men che meno quindi la  trasferirei all'intelligenza artificiale.
Credo piuttosto che l'esternazione degli strumenti che usiamo per interfacciarci con la realtà ce li presenti proprio come tali, in contrasto con il mito che scusabilmente ci avevamo costruito sopra.
Credo che noi siamo quelli che gli strumenti li usiamo, e che non dovremmo quindi identificarci con essi, sia che si tratti dell'intelligenza, sia che si tratti della coscienza, o di qualunque altro .
L'esempio che mi piace fare è che, se tutti fossimo falegnami, saremmo ben scusati per il credere che il mondo sia fatto di seghe.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Lou

#106
Citazione di: iano il 24 Marzo 2026, 14:42:08 PMNon per amor di critica, che pure non mi manca, ma per chiarire meglio il contesto in cui ci muoviamo, l'efficacia andrebbe riferita piuttosto al processo che genera il risultato, e vista la quantità di energia che questo consuma , l' A.I. sembra essere tutt'altro che efficace.
Ma anche così il contesto non sarebbe del tutto chiarito, perchè, per essere ancora più precisi, dovremmo parlare di potenza, che è l'energia consumata nel tempo. Infatti, al pari dell'intelligenza artificiale, l'intelligenza animale ha avuto a disposizione una quantità di energia virtualmente infinita, ma somministrata in un tempo anch'esso virtualmente infinito, quello dell'evoluzione.
Mi chiarisco: il contesto entro cui io mi muovevo non era quello dell'efficienza del processo, ma dell'efficacia del risultato,insomma con efficace mi riferivo alla natura di ciò che emerge come risultante. Non è che stiamo usando "efficacia" in due sensi diversi? Io la intendevo come capacità del sistema di produrre risposte coerenti e convincenti, mentre tu la stai riferendo al processo, al consumo di energia necessario e all'efficienza, cioè alle condizioni materiali in termini di risorse energetiche. Ho capito bene?
CitazioneSenza la quantità di energia che oggi produciamo nel tempo di un amen nessuna intelligenza artificiale sarebbe stata possibile.
Beh sì, è la condizione di possibilità: rende possibile il processo.
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"La verità è brutta. Noi abbiamo l'arte per non perire a causa della verità." F. Nietzsche

iano

#107
Citazione di: Lou il 24 Marzo 2026, 15:26:55 PMMi chiarisco: il contesto entro cui io mi muovevo non era quello dell'efficienza del processo, ma dell'efficacia del risultato,insomma con efficace mi riferivo alla natura di ciò che emerge come risultante. Non è che stiamo usando "efficacia" in due sensi diversi? Io la intendevo come capacità del sistema di produrre risposte coerenti e convincenti, mentre tu la stai riferendo al processo, al consumo di energia necessario e all'efficienza, cioè alle condizioni materiali in termini di risorse energetiche. Ho capito bene?
Si Lou, avevo ben compreso che usavi efficacia in modo colloquiale al posto di capacità, ma ho preso ciò come spunto per mettere in evidenza ciò che  mi è parso si trascurasse nell'abito della nostra discussione, considerando quanto ciò potesse portarla su binari impropri.
Allo stesso modo ho preso spunto dal post di Claudia per notare che la possibile mitizzazione che facciamo dell'intelligenza artificiale è figlia della mitizzazione che facciamo della nostra, e che questa sia certamente impropria se impropria è quella, come io credo.
Più in generale credo che il punto sia che noi , in quanto osservatori, siamo naturalmente il centro, ma identificandoci impropriamente con ciò che osserviamo, in ciò che osserviamo ci poniamo al centro.
Trasferendo il concetto nell'ambito della nostra discussione, diventa difficile discutere con la dovuta serenità dell'intelligenza artificiale, se dell'intelligenza abbiamo fatto la nostra centralità.
Più in generale le mie considerazioni partono dall'ipotesi che l'osservatore non possa osservarsi, e che la conoscenza che abbiamo di noi  sia quindi sempre di seconda mano, potendoci riconoscere impropriamente solo in ciò che osserviamo.
Io non sono un fan dell'assoluto, che uso quindi quando strettamente necessario, e in questa necessità mi trovo appunto a dovermi ridurre, se non voglio cadere in contraddizione.
Detto in altri termini, non è che ci goda nel considerarmi un assoluto,  e non trovo, detto per inciso, neanche consolazione nell'esternarmi in un Dio.
Troverei piuttosto consolazione nell'esternarmi, ad esempio, in un intelligenza, cosa che però per onesta intellettuale non posso fare, ma allo stesso tempo comprendo perchè tendiamo a farlo.
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Lou

#108
Chiarissimo @iano, per quanto mi riguarda son serenissima in questo topic. E come hai fatto notare il fattore energivoro di queste tecnologie non era ancora stato toccato.
Molto interessanti le tue osservazioni finali, ora sono cotta dal lavoro e appena trovo le mie risorse mentali, che pre la mia testa ha energie limitate, interverró.
Un minimo appunto sulla mia visione, molto sintetico in merito all'argomento Ai: non ci trovo nulla di mitico, nulla di magico e non mi perdo in antropoformizzazioni non necessarie per uno strumento che colloco all'interno dell'evoluzione tecnologica prodotta dall'umano. Le molteplici applicazioni di queste recenti tecnologie ritengo siano utili in diversi ambiti e abbiano modificato l'esperienza in un certo senso : per quanto mi riguarda le uso se mi servono, a volte involontariamente ne sono obbligata, e punto. Non mi scandalizzo se una AI puó aiutare un radiologo a vedere una immagine o un avvocato a reperire prima una sentenza.
Detto ció come ogni strumento, dell'impiego è responsabile l'essere umano. Col fuoco ci si puó bruciare, appiccare incendi a villaggi o difenderti da una belva, riscaldarci o cuocerti la carne.
Poi i corvi ci divorano, ma il verdetto non ci ha impedito di provare.
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fabriba

Citazione di: Koba il 23 Marzo 2026, 09:00:44 AM"Una rete neurale, per come viene effettivamente utilizzata oggi, non è altro che un sistema matematico che trasforma numeri in altri numeri. L'idea di fondo è sorprendentemente semplice: ogni unità (o "nodo") prende dei valori in ingresso, li combina attraverso pesi, applica una funzione e produce un output. Nulla di più. Non c'è comprensione locale, non c'è ragionamento: ogni nodo esegue una piccola operazione meccanica.
La domanda successiva però è... e noi? come facciamo?
I nostri neuroni stabiliscono sinapsi, con pesi... non c'è un modo ovvio di stabilire che la nostra "comprensione" sia in alcun modo  "locale" o che ci sia una forma di ragionamento in noi che sia formalmente diversa da un banale motore di correlazione pesata tra input ed esperienze passate.
Secondo me la nostra comprensione è formalmente diversa, sfonderesti una porta aperta cercando di convincermi, ma non è facile (possibile?) da dimostrare vero.

Citazione di: Lou il 23 Marzo 2026, 10:31:04 AMEppure, non "capisce" davvero. Quella che percepiamo come comprensione non è che l'eco di calcoli, codici, probabilità, self-attenction etc.
simile discorso: la nostra co(no)scenza è altro che un sottoprodotto accidentale dello stare al mondo e del processare inputs e memorizzarli per perfezionare l'arte di fare l'unica cosa per cui siamo programmati? (trasmettere un codice (genetico) attraverso migliaia, o milioni di anni)
 ovvero, quella che percepiamo come comprensione umana -forse- non è che l'eco di quei calcoli, ecc.
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iano

#110
Citazione di: fabriba il 24 Marzo 2026, 17:52:13 PMLa domanda successiva però è... e noi? come facciamo?
I nostri neuroni stabiliscono sinapsi, con pesi... non c'è un modo ovvio di stabilire che la nostra "comprensione" sia in alcun modo  "locale" o che ci sia una forma di ragionamento in noi che sia formalmente diversa da un banale motore di correlazione pesata tra input ed esperienze passate.
Secondo me la nostra comprensione è formalmente diversa, sfonderesti una porta aperta cercando di convincermi, ma non è facile (possibile?) da dimostrare vero.
Noi facciamo in un altro modo, e ora, forse... ( di questo si sta discutendo) ...anche in quest'altro.
Ma, mi chiedo, se sia il caso di insistere a legare un modo alla sostanza, che sia l'intelligenza, la coscienza o altro, trovandosi poi in difficoltà quando quella sostanza ci sembra di rilevarla dove secondo noi non dovrebbe stare, cioè fuori di noi.
Dire che la nostra comprensione è formalmente diversa, come hai scritto, interpretandolo alla lettera, significa proprio questo, ma forse non è  quello che volevi dire.

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InVerno

Citazione di: PhyroSphera il 22 Marzo 2026, 08:28:49 AMImpara a usare i motori di ricerca e vedi che trovi i risultati certi senza dover rifare la ricerca dopo per accertartene. Trova sistemi di vera intelligenza artificiale.

MAURO PASTORE
I motori tradizionali sono diventati disastrosi, in un primo tempo perchè si sono riempiti di pubblicità, e seguentemente perchè si sono riempiti di risultati scritti dall'I.A., in alcune ricerche bisogna andare in seconda o terza pagina per trovare qualcosa di produzione umana. Man mano che l'A.I. continua a riempire internet di questo tipo di risultati usare un motore tradizionale assomiglia sempre più ad usare una pessima IA, perchè non fa altro che scartabellare tra altri risultati artificiali semplicemente in maniera più rozza. Io la uso poco perchè accedo a siti\comunità specifici ma se devo fare una domanda "generale" effettivamente a questo punto preferisco l'AI. Tuttavia la cosidetta "enshittification" arriverà anche  sull'Ai, oggi è facile vederne i lati positivi perchè i costi sono tutti a debito dell'azienda, ma presto ci chiederanno il conto e sarà salato, una "free aI" potrebbe valere molto meno che un "vecchio GoOgLe".

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"Once, men turned their thinking over to machines in the hope that this would set them free. But that only permitted other men with machines to enslave them" Frank Herbert

Lou

#112
@fabriba, rispondo a questa osservazione e indirettamente a @iano 
"la nostra co(no)scenza è altro che un sottoprodotto accidentale dello stare al mondo e del processare inputs e memorizzarli per perfezionare l'arte di fare l'unica cosa per cui siamo programmati? (trasmettere un codice (genetico) attraverso migliaia, o milioni di anni)
ovvero, quella che percepiamo come comprensione umana -forse- non è che l'eco di quei calcoli, ecc."

La co(no)scienza non è solo l'eco dei calcoli che ci hanno fatti sopravvivere, ma la genesi che li genera.
Pare che, dal tuo intrigante intervento, le rappresentazioni che produciamo ridefiniscono le stesse cause che le hanno generate. (vd. programmati) Non è solo feedback: le cause diventano comprensibili grazie a ciò che la co(no)scienza costituisce e fa emergere.
Siamo dentro un loop insieme ricorsivo e retroattivo: ciò che emerge torna su se stesso e costituisce e descrive le condizioni della propria genesi, continuativamente. La co(no)scienza è allo stesso tempo causa ed effetto della propria esperienza e di come si riesce a (ri)conoscersi.
La vedi la ricorsività che hai mostrato?
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iano

#113
Citazione di: Lou il 25 Marzo 2026, 18:55:26 PMLa co(no)scienza è allo stesso tempo causa ed effetto della propria esperienza e di come si riesce a (ri)conoscersi.
E' comprensibile che gli individui vogliano distinguersi da una macchina che agisca a caso, adducendo il loro libero arbitrio, il quale però, spalmato appunto su diversi individui, produce di fatto quel caso. Questi poi lavorano in parallelo purché comunichino fra loro.
 Come dice il nostro Green, pensala come vuoi, perchè questo non è un problema, essendo che, aggiungo io, sei quello che sei per caso, e da quell'essere dipende ciò che pensi, ma non smettere per nessun motivo di frequentare l'agorà.
L'AI invece ottiene lo stesso risultato monopolizzando questa comunicazione?
All'inizio dell'era digitale sembrava che la rete dovesse svuotare le metropoli, cosa considerata come positiva, stante la loro congestione, e invece queste si riempiono sempre più, e gli affitti sono divenuti insostenibili, perchè è li che ancora si produce la cultura che produce ricchezza.
A.I. , invece che la rete, riuscirà in quell'intento, che col senno di poi non ci sembra più tanto desiderabile?
Cosa succede se dal processo eliminiamo il passaggio culturale?
L'individuo, in quanto tale, per quanto sia stato soggetto a critiche di ogni sorta, ha svolto finora una funzione essenziale, ma potrebbe trovarsi dall'oggi al domani con una mail di licenziamento, non perchè sostituito da una macchina altrettanto cosciente e intelligente , ma perchè la sua funzione non sarà più necessaria, perchè la macchina produrrà tutti quei casi che finora è stato il libero arbitrio a generare.
La libertà é un ideale che ha prodotto dei risultati.
Che fine farà dunque se diversamente li si produrrà?

 
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Aspirante Filosofo58

Citazione di: iano il Oggi alle 06:07:38 AME' comprensibile che gli individui vogliano distinguersi da una macchina che agisca a caso, adducendo il loro libero arbitrio, il quale però, spalmato appunto su diversi individui, produce di fatto quel caso. Questi poi lavorano in parallelo purché comunichino fra loro.
 Come dice il nostro Green, pensala come vuoi, perchè questo non è un problema, essendo che, aggiungo io, sei quello che sei per caso, e da quell'essere dipende ciò che pensi, ma non smettere per nessun motivo di frequentare l'agorà.
L'AI invece ottiene lo stesso risultato monopolizzando questa comunicazione?
All'inizio dell'era digitale sembrava che la rete dovesse svuotare le metropoli, cosa considerata come positiva, stante la loro congestione, e invece queste si riempiono sempre più, e gli affitti sono divenuti insostenibili, perchè è li che ancora si produce la cultura che produce ricchezza.
A.I. , invece che la rete, riuscirà in quell'intento, che col senno di poi non ci sembra più tanto desiderabile?
Cosa succede se dal processo eliminiamo il passaggio culturale?
L'individuo, in quanto tale, per quanto sia stato soggetto a critiche di ogni sorta, ha svolto finora una funzione essenziale, ma potrebbe trovarsi dall'oggi al domani con una mail di licenziamento, non perchè sostituito da una macchina altrettanto cosciente e intelligente , ma perchè la sua funzione non sarà più necessaria, perchè la macchina produrrà tutti quei casi che finora è stato il libero arbitrio a generare.
La libertà é un ideale che ha prodotto dei risultati.
Che fine farà dunque se diversamente li si produrrà?

 

Perché una macchina agirebbe per caso? Vuoi dire che quando guidi un'auto (è anch'essa una macchina, mi sembra) premendo sul pedale dell'acceleratore, a volte aumenta la velocità e altre inchioda improvvisamente? Tutte le macchine agiscono secondo le regole di chi le ha programmate e/o costruite E' vero: mentre un mezzo meccanico funziona finché è tutto in ordine e smette di funzionare se si rompe un pezzo, un mezzo elettronico o informatico ora funziona, tra cinque minuti dà dei problemi (esempio l'audio del pc smette di funzionare), ma basta riavviare il pc e tutto torna come prima. Però questi funzionamenti a intermittenza sono opera della programmazione di un umano, non del caso!  ;) 
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La teoria della reincarnazione mi ha dato e mi dà risposte che altre teorie, fedi o religioni non possono, non sanno o non vogliono darmi. Grazie alle risposte ottenute dalla reincarnazione oggi sono sereno e sono sulla mia strada che porterà a casa mia!

Lou

Citazione di: iano il Oggi alle 06:07:38 AME' comprensibile che gli individui vogliano distinguersi da una macchina che agisca a caso, adducendo il loro libero arbitrio, il quale però, spalmato appunto su diversi individui, produce di fatto quel caso. Questi poi lavorano in parallelo purché comunichino fra loro.
 Come dice il nostro Green, pensala come vuoi, perchè questo non è un problema, essendo che, aggiungo io, sei quello che sei per caso, e da quell'essere dipende ciò che pensi, ma non smettere per nessun motivo di frequentare l'agorà.
L'AI invece ottiene lo stesso risultato monopolizzando questa comunicazione?
All'inizio dell'era digitale sembrava che la rete dovesse svuotare le metropoli, cosa considerata come positiva, stante la loro congestione, e invece queste si riempiono sempre più, e gli affitti sono divenuti insostenibili, perchè è li che ancora si produce la cultura che produce ricchezza.
A.I. , invece che la rete, riuscirà in quell'intento, che col senno di poi non ci sembra più tanto desiderabile?
Cosa succede se dal processo eliminiamo il passaggio culturale?
L'individuo, in quanto tale, per quanto sia stato soggetto a critiche di ogni sorta, ha svolto finora una funzione essenziale, ma potrebbe trovarsi dall'oggi al domani con una mail di licenziamento, non perchè sostituito da una macchina altrettanto cosciente e intelligente , ma perchè la sua funzione non sarà più necessaria, perchè la macchina produrrà tutti quei casi che finora è stato il libero arbitrio a generare.
La libertà é un ideale che ha prodotto dei risultati.
Che fine farà dunque se diversamente li si produrrà?
Dire che la libertà è un ideale che ha prodotto dei risultati rischia di ridurla a uno strumento  e mi pare esprima una visione meramente funzionalistica di essa: qualcosa di utile solo per ottenere risultati ed effetti.
In realtà, io ritengo che, la libertà non si misuri in toto dai risultati che genera, ma dall'esperienza stessa del soggetto, dalla capacità di percepire, valutare, assumersi responsabilmente il significato delle proprie scelte e esser parte della costituzione di senso di sè e del mondo. Anche se la macchina prendesse tutte le nostre decisioni al posto nostro, non potrebbe mai sostituire questa libertà in quanto vissuta.
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"La verità è brutta. Noi abbiamo l'arte per non perire a causa della verità." F. Nietzsche

iano

#116
Citazione di: Aspirante Filosofo58 il Oggi alle 07:53:19 AM
Perché una macchina agirebbe per caso? Vuoi dire che quando guidi un'auto (è anch'essa una macchina, mi sembra) premendo sul pedale dell'acceleratore, a volte aumenta la velocità e altre inchioda improvvisamente? Tutte le macchine agiscono secondo le regole di chi le ha programmate e/o costruite E' vero: mentre un mezzo meccanico funziona finché è tutto in ordine e smette di funzionare se si rompe un pezzo, un mezzo elettronico o informatico ora funziona, tra cinque minuti dà dei problemi (esempio l'audio del pc smette di funzionare), ma basta riavviare il pc e tutto torna come prima. Però questi funzionamenti a intermittenza sono opera della programmazione di un umano, non del caso!  ;) 

Uso il termine macchina in senso generico.
Ogni macchina prevede diversi stati, e funziona adottando uno di questi, magari perchè ne possiede uno solo, o cambiandoli se ne contempla di più.
Se ne possiede più di uno possiamo cambiarli noi, di volta in volta, cambiando la marcia dell'automobile ad esempio, o girando lo sterzo, restando padroni della situazione, oppure programmare questi cambiamenti di stato, che la macchina poi eseguirà in automatico, laddove il nostro controllo non sarà quindi continuo, ma limitato alla fase di programmazione, e così via, perdendo sempre più il controllo diretto sulla macchina, e la perdita massima di controllo l'abbiamo ottenuta oggi con l'intelligenza artificiale.
Questa perdita di controllo è ciò di cui ci lamentiamo, ma è anche ciò che giustifica l'uso della macchina, la quale ci solleva dalle fatiche, e in particolare dalla fatica del controllo.
Nel passare dalla macchina con cambio manuale a quello con cambio automatico siamo titubanti, perchè l'dea di perdere il pieno controllo della guida ci rende appunto tali, ma chi sperimenta la novità poi non torna indietro.
Con l'AI corriamo lo stesso rischio.
Il rischio, sempre che di un rischio si tratti, è di non percepirlo più come tale.
Oppure, pur continuando a percepirlo, decidere che evitare di correrlo comporti troppa fatica, che è la fatica da cui appunto la macchina ci solleva.
Tu puoi spergiurare che andrai sempre a verificare fonti alternative, e noi ti crediamo, ma per quanto tempo ancora accetterai di accollarti questa fatica senza considerarla come di troppo?
Le nostre strade sono lastricate di buone intenzioni, ma diciamo ciò dando le strade asfaltate ormai per scontate, quando invece sono ciò che ci ha sollevato dalla fatica di percorrere polverosi sentieri.

In ogni caso possiamo decidere, e sempre che lo faremo, di accollarci fatiche  che stiano entro i limiti delle nostre possibilità, limite che con le macchine possiamo superare, e allora la decisione di usare le macchine verrà posta in subordine a quella di volerli superare oppure no.


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Aspirante Filosofo58

Citazione di: iano il Oggi alle 12:15:52 PMUso il termine macchina in senso generico.
Ogni macchina prevede diversi stati, e funziona adottando uno di questi, magari perchè ne possiede uno solo, o cambiandoli se ne contempla di più.
Se ne possiede più di uno possiamo cambiarli noi, di volta in volta, cambiando la marcia dell'automobile ad esempio, o girando lo sterzo, restando padroni della situazione, oppure programmare questi cambiamenti di stato, che la macchina poi eseguirà in automatico, laddove il nostro controllo non sarà quindi continuo, ma limitato alla fase di programmazione, e così via, perdendo sempre più il controllo diretto sulla macchina, e la perdita massima di controllo l'abbiamo ottenuta oggi con l'intelligenza artificiale.
Questa perdita di controllo è ciò di cui ci lamentiamo, ma è anche ciò che giustifica l'uso della macchina, la quale ci solleva dalle fatiche, e in particolare dalla fatica del controllo.
Nel passare dalla macchina con cambio manuale a quello con cambio automatico siamo titubanti, perchè l'dea di perdere il pieno controllo della guida ci rende appunto tali, ma chi sperimenta la novità poi non torna indietro.
Con l'AI corriamo lo stesso rischio.
Il rischio, sempre che di un rischio si tratti, è di non percepirlo più come tale.
Oppure, pur continuando a percepirlo, decidere che evitare di correrlo comporti troppa fatica, che è la fatica da cui appunto la macchina ci solleva.
Tu puoi spergiurare che andrai sempre a verificare fonti alternative, e noi ti crediamo, ma per quanto tempo ancora accetterai di accollarti questa fatica senza considerarla come di troppo?
Le nostre strade sono lastricate di buone intenzioni, ma diciamo ciò dando le strade asfaltate ormai per scontate, quando invece sono ciò che ci ha sollevato dalla fatica di percorrere polverosi sentieri.


Non hai risposto alla mia domanda: perché la macchina agirebbe per caso?
Per quanto tempo accetterò ancora di accollarmi questa fatica? Quale fatica? Per me non c'è fatica nel confrontare A con B, poi con C, ecc... è curiosità.😏
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La teoria della reincarnazione mi ha dato e mi dà risposte che altre teorie, fedi o religioni non possono, non sanno o non vogliono darmi. Grazie alle risposte ottenute dalla reincarnazione oggi sono sereno e sono sulla mia strada che porterà a casa mia!

iano

#118
Citazione di: Lou il Oggi alle 11:16:02 AMDire che la libertà è un ideale che ha prodotto dei risultati rischia di ridurla a uno strumento  e mi pare esprima una visione meramente funzionalistica di essa: qualcosa di utile solo per ottenere risultati ed effetti.
In realtà, io ritengo che, la libertà non si misuri in toto dai risultati che genera, ma dall'esperienza stessa del soggetto, dalla capacità di percepire, valutare, assumersi responsabilmente il significato delle proprie scelte e esser parte della costituzione di senso di sè e del mondo. Anche se la macchina prendesse tutte le nostre decisioni al posto nostro, non potrebbe mai sostituire questa libertà in quanto vissuta.
Condivido quanto scrivi, e tu ben lo sai, per cui più che come una critica, lo percepisco come  un modo per svicolare dalla questione che ho posto, e che adesso provo a precisare meglio, che è quella di un processo da riferire più all'umanità che all'individuo, dei quali solo quest'ultimo può dirsi libero.

Se vogliamo fare un confronto mirato con l'IA dobbiamo farlo a parità di condizioni, per cui se non possiamo ridurre la macchina alla libertà dell'individuo, possiamo ridurla però alla mancanza di libertà dell'umanità, perchè ad essa è più difficile attribuire libertà decisionale.
Il risultato di un insieme di diversi liberi processi decisionali possiamo infatti dirlo libero?
Se non possiamo dirlo tale, possiamo allora paragonarlo a quello altrettanto non libero dell'IA.
Questo volevo far notare, che le libere decisioni individuali somigliano molto ai pesi casuali usati dall'intelligenza artificiale, secondo la spiegazione che Koba ci ha dato, per quel che ci ho capito.
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fabriba

#119
Citazione di: Lou il 25 Marzo 2026, 18:55:26 PMLa co(no)scienza non è solo l'eco dei calcoli che ci hanno fatti sopravvivere, ma la genesi che li genera.
Pare che, dal tuo intrigante intervento, le rappresentazioni che produciamo ridefiniscono le stesse cause che le hanno generate. (vd. programmati) Non è solo feedback: le cause diventano comprensibili grazie a ciò che la co(no)scienza costituisce e fa emergere.
Siamo dentro un loop insieme ricorsivo e retroattivo: ciò che emerge torna su se stesso e costituisce e descrive le condizioni della propria genesi, continuativamente. La co(no)scienza è allo stesso tempo causa ed effetto della propria esperienza e di come si riesce a (ri)conoscersi.
La vedi la ricorsività che hai mostrato?
Ti seguo, ma poi mi sono andato a guardare meglio cosa intendevo perché c'è sempre chi le ha già sintetizzate meglio le cose che mi vengono in mente.
  • Apparentemente si chiama Epifenomenalismo l'idea che la coscienza sia un sottoprodotto dei processi neurali: in pratica noi pensiamo che i processi cerebrali causino stati coscienti, ma gli stati coscienti che percepiamo sono invece "a lato"; un po' come chi guarda la partita e pensa che il suo andare o non andare in bagno influenzi il risultato, così il nostro avere una coscienza ci regala l'illusione che quella coscienza influenzi il risultato delle azioni, mentre è solo uno schermo che ci mostra cose che sono già accadute e state registrate.
Non è molto edificante, nè bello da contemplare, nè dimostrabile (ad oggi), e neanche mi ci vede troppo d'accordo, però mi sembrava un parallelo interessante da tirare:
  • da una parte la critica umana su come la AI non è altro che un trucco che genera l'illusione di una co(no)scenza digitale
  • dall'altra parte la consapevolezza che la co(no)scenza umana potrebbe anch'essa essere un trucco che genere un'illusione

-- in definitiva la questione che ponevo (in buona parte provocatoria) era: fino a che punto è ragionevole il brain-shaming che si fa nei confronti della AI e del suo produrre significato in assenza di comprensione del significante? (ovvero: di essere in grado di produrre senso senza comprendere)
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