Coscienza; implicazioni epistemologiche e metafisiche

Aperto da Alberto Knox, 21 Febbraio 2026, 01:36:23 AM

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Il_Dubbio

Citazione di: Alberto Knox il Oggi alle 00:01:14 AMNo, non c'entra. è la qualità di quello che senti che fa dei qualia quello che sono. Non sono solo le esperienze piacevoli ad essere qualia, anche sentire dolore è un qualia e non è tanto piacevole .
forse non avrai letto tutto quello che ho scritto, abbi pazienza. Rileggiti il mio post, ho detto che il suono  da piacere diventa un disturbo se sotto casa tua qualcuno continua a suonare il clacson, ec ho detto che quello è un qualia. Spero sia stato solo una distrazione...
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Alberto Knox

Citazione di: Il_Dubbio il Oggi alle 00:06:27 AMforse non avrai letto tutto quello che ho scritto, abbi pazienza. Rileggiti il mio post, ho detto che il suono  da piacere diventa un disturbo se sotto casa tua qualcuno continua a suonare il clacson, ec ho detto che quello è un qualia. Spero sia stato solo una distrazione...
va bene mi sono distratto io. almeno però d ora in poi quando si parlerà di qualia sono sicuro che staremo parlando della stessa cosa  ;)
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iano

#332
Citazione di: Alberto Knox il 10 Aprile 2026, 23:53:09 PMCerto che ce l hanno una funzione tutte quelle attività che facciamo , le facciamo per stare bene. Le facciamo per sentirci sereni, per cercare di vivere una vita serena e per cercare di renderla un pò più bella.

Questo vuol dire che abbracci  il punto di vista funzionale ?
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Il_Dubbio

Citazione di: Alberto Knox il Oggi alle 00:08:02 AMva bene mi sono distratto io. almeno però d ora in poi quando si parlerà di qualia sono sicuro che staremo parlando della stessa cosa  ;)

ok!

Vorrei, se fosse possibile, continuare l'indagine, sperando che anche un gruppo ristretto sia coeso attorno ad certo linguaggio. E che quindi certe cose siano maturate. 

Allora, questa è un area di filosofia e la filosofia è un linguaggio. Il linguaggio nato attorno alla scrittura. Non so se esista una filosofia musicale, o una filosofia pittorica. Forse si, diciamo che solitamente si seguono le correnti di ogni tempo artistiche e/o ideologiche. Penso che ne so al positivismo. Tutti oramai pensavono che non ci stava piu niente da scoprire, tutto era ben delineato, e poi la mazzata della meccanica quantistica lo ha sepolto per sempre. Nessuno è piu positivista.

Nonostante tutto qualche filosofo è rimasto ancora positivista. Quelli che vanno per la maggiore secondo me sono quelli che parlando di coscienza. Sono quelli (ricordo uno di questi è stato Dennet) che credono nel "naturalismo" in genere. Che in fondo non ci sia niente di importante da scoprire, o peggio che il problema della coscienza sia un falso problema. 

Secondo me in questo periodo in cui stanno esplodendo le AI, ci saranno delle scosse. Forse qualcuno si farà male. Nel senso che si va verso l'idea di dare alla AI una certa preferenza rispetto alla presenza del fattore umano. Vuoi per questioni economiche vuoi per questioni di opportunità, ma in genere il futuro che immagino è quello dove la AI sostituisce l'uomo. Gia da ora la filosofia dovrebbe discutere non tanto sull'impossibilità di arrivarci (e per me è stato questo l'argomento), ma quanto su quali basi possa poggiare una società del genere.
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PhyroSphera

#334
Citazione di: Il_Dubbio il 10 Aprile 2026, 10:03:25 AMChe gli uomini abbiano un funzionamento diverso dalle "macchine" costruite dagli uomini per funzionare come gli uomini o anche meglio, questo sarà un punto d'arrivo. Oggi però le macchine come funzionano?

Il ragionamento deve partire dal considerare il lavoro svolto per raggiungere il livello di "intelligenza" promesso dai fautori delle macchine intelligenti. Alle volte sento dire che non possiamo escludere che le macchine, come costruite oggi, pensino come noi, ovvero abbiano qualia (in sostanza).
Il mio precedente post era atto a dimostrare che come vengono oggi programmate le macchine intelligenti saranno prive di qualia, e quindi non potranno evolvere come gli umani.

p.s.
Purtroppo riscontro una certa differenza di pensiero. Alle volte non serve concentrarsi su tutto lo scibile. Basta concentrarsi almeno su una cosa, ed una alla volta. Quindi ripeto per chi come te, non ha compreso il motivo del mio intervento sulla questione software e hardware, come sono fatti oggi le macchine che loro chiamano intelligenti. Da cosa sono composte, fondamentalmente, le AI?



"I fautori delle macchine intelligenti": ce ne sono, ma la macchina di intelligente ha una struttura, quella voluta dall'ingegno del progettista, e nient'altro può avere.
E' invece interessante questo interrogativo: esistono solo le macchine prodotte dagli umani?
A giudicare di quante cose facciano gli animali, può venir dubbio che essi lo possano; una immaginazione di tanti bambini sugli extraterrestri è questa, che su un pianeta vicino al nostro ci siano bestioloni capaci di costruir macchine proprio uguali o somiglianti alle nostre, non le stesse nostre.
A riguardo io posso includere qui sul forum un racconto diverso, anche se dubito assai che verrà accreditato.

Ero in una stanza, proprio tanto tempo fa'. Di fronte un ragno velenoso dall'aspetto non mostruoso anzi, se non si sottraeva a una normale percezione, grazioso, ma terribile!, a vedersi; a fianco un aracnoide che aveva sintetizzato un veleno con sostanze degli ambienti (questi animali non hanno un proprio veleno). La percezione era di contrarietà reciproca ma assurdamente pareva che l'odore dal primo e quello dal secondo -che già da sé confondeva la mente- mi erano entrambi ostili, l'uno letale l'altro mortale. Istanti di contemplazione, a pensare che il velevo dell'animaletto grazioso mi diventava solo antidoto per quello del secondo... e invece tutto sembrava sfumare in una contrarietà alla logica naturale, ed anche la mia vita pareva che dovesse sfumare per sempre con un assurdo tormento. Senonché la presenza del primo cominciava a diventare di impedimento a quella del secondo, fino a farlo morire senza toccarlo; mentre moriva però il primo lo svuotava iniettandogli il proprio veleno, impedendogli di appiattirsi a terra; restato solo un traliccio ma ancora biologico, si muoveva come un sinistro giocattolo inventato da un personaggio da incubo; e quando niente di biologico si percepiva in esso, il resto, sempre in forma di traliccio, continuava, con un movimento secondo un programma che potevo ben notare era stato prestabilito dal primo animaletto. In verità era un programma di una certa gentilezza, per quanto alieno dalla mentalità umana: tutto l'orrore che avevo provato prima, la nausea, il terrore, ora a fronte di questo quasi-fantasma semovente, che procedeva come se imitasse la morte per irriderla, mi rasserenava. Ma la cosa più meravigliosa era che, allorché la macchina improvvisata, con le sue strane giravolte da cimitero rigorosamente geometriche (potrei dire, adesso, che si trattava di frattali, che sono forme che si trovano nella flora), si avvicinava secondo traiettorie cicliche a dove io ero, essa tendeva a distintegrarsi a causa della mia presenza... ma non sempre mi era positivo, anzi sentivo di rischiare ugualmente a prima, senza però tanta sofferenza. Il disintegrarsi poteva generare veleni la cui sola vicinanza poteva essere l'inizio di una fine crudele. Rilevai che l'altra bestiolina voleva quasi sfidarmi, ma capii che non si trattava di questo, ma di invitarmi o costringermi a non curiosare troppo (alcuni 'animali piccoli' hanno psicologie non semplici, oramai è acquisito da molti scienziati, ma allora no). Allora trovai un modo che mi rassicurava per sottrarmi alle giravolte del burattino semovente; e quando io un po' lontano, esso si disintegrò, poi dissolse, con colori stranissimi che somigliavano a dei fuochi d'artificio.

Questa macchina inventata da un animaletto un po' alieno (non dico extraterrestre, intendo solo alieno) recava l'intellignza del progettista, ne rappresentava anche il suo senso estetico.

Tempo dopo in mezzo alle lande dell'Europa Settentrionale, io mi misi a scherzare con delle folate di vento che stranamente a volte andavano verso il suolo, creando dei piccolissimi boati. Percepivo che erano come dei rimasugli degli altri movimenti d'aria, come accade quando un'automobile viaggia e attorno allo specchietto retrovisore si crea e resta un vortice, mentre l'auto continua a procedere. Allora io cercai di proteggere un po' di quella aria sotto il mio cappotto che mi ero tolto e che usavo come un tappeto sollevato per aria. Sotto il cappotto-tappeto le folate si trasformarono in piccoli vortici che facevano un rumore simile a un trick-track ma tanto più gentile; e con mio sgomento invece di declinare il fenomeno meccanico seguitava, l'altra aria attorno facendo sostegno, girando attorno a me e al mio cappotto... fino a crearsi una piccola macchina a pressione fatta di una porzione del suolo e dell'aria concentrata su questa porzione, mentre il cappotto, che potevo usare oramai senza tanto impegno come tappeto, faceva solo da limitare per il funzionamento-macchina. Come tappeto: cioè lo sostenevo continuamente con le mani come si fa con una bandiera posta in orizzontale, ma poi diventava tutto facile e potevo quasi astenermene.

Non esistono macchine in sé intelligenti, e va compreso che a fare apparire un elaboratore, un computer ovvero, o un robot computerizzato, intelligente in sé stesso è l'illusione che può generare l'apparecchio o l'apparecchiatura informatica. Ad essere intelligente in realtà è chi usufruisce del servizio informatico, nel senso semplice, per esempio, che su un video di un elaboratore appaiono parole ma queste sono qualcosa di intelligente solo per chi le legge, non in sé. Anche il libro è così... passo ad altro esempio allora. Un elaboratore svolge un calcolo complesso e il robot in cui è installato procede in una complicata azione - poniamo caso si tratti di un robot per il lavaggio di un salone pieno di oggetti e sostanze strane. Dov'è l'intelligenza? Nella programmazione informatica. La macchina deve svolgere un còmpito e per farlo deve elaborare dei dati; ma questa elaborazione produce un risultato intelligente solo nella misura in cui la richiesta umana era tale e solo ai richiedenti. Anzi aggiungo: se i commissionatori, o clienti, non sanno come si lava il salone e neppure ingegneri e programmatori comprendevano, ci si troverebbe di fronte a una macchina che pare stupida. Anche in questo caso ci si sbaglierebbe. La stupidità non è della macchina in sé.


NOTA BENE
L'idea che esista una macchina intelligente potrebbe esser giudicata folle, anche se non va usata intolleranza e ancor meno il resto che ne seguirebbe; ma molti giudicano folli racconti come questi che ho inserito, e questo giudizio non ha senso, è errore, ma il mondo è pieno di racconti strani cui si reagisce con intolleranza poi anche peggio. A che tanta riflessione sulle macchine, tanto utilizzo di elaboratori, e non una scelta di autoriflessione da questi uomini e donne tanto estranei alla saggezza?



MAURO PASTORE
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iano

Citazione di: PhyroSphera il Oggi alle 01:29:32 AMNon esistono macchine in sé intelligenti, e va compreso che a fare apparire un elaboratore, un computer ovvero, o un robot computerizzato, intelligente in sé stesso è l'illusione che può generare l'apparecchio o l'apparecchiatura informatica. Ad essere intelligente in realtà è chi usufruisce del servizio informatico, nel senso semplice, per esempio, che su un video di un elaboratore appaiono parole ma queste sono qualcosa di intelligente solo per chi le legge, non in sé.



Tu sai cos'è l'intelligenza?
Se tu lo sapessi che difficoltà dovresti avere a costruire una macchina intelligente, che non siano quelle derivanti dalle tecnologie di cui al momento disponi?
Se tu invece non lo sai, in base a cosa puoi affermare che una macchina non lo sia, se non perchè in ciò poni fede?
Se tu vi poni fede ciò è rispettabile.
Meno rispettabile sarebbe se chi ha aperto questa discussione, come io temo, abbia creduto che ci volessero 23 pagine per dircelo.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

PhyroSphera

Citazione di: iano il Oggi alle 01:52:45 AMTu sai cos'è l'intelligenza?
Se tu lo sapessi che difficoltà dovresti avere a costruire una macchina intelligente, che non siano quelle derivanti dalle tecnologie di cui al momento disponi?
Se tu invece non lo sai, in base a cosa puoi affermare che una macchina non lo sia, se non perchè in ciò poni fede?
Se tu vi poni fede ciò è rispettabile.
Meno rispettabile sarebbe se chi ha aperto questa discussione, come io temo, abbia creduto che ci volessero 23 pagine per dircelo.

Invece di fare questa requisitoria che non va bene per nessuna autocoscienza umana - siamo autocoscienza; anche singoli, quindi non ci si deve arrabbiare se ci si trova di fronte a esplicitazioni di originalità - confrontati con la differenza tra queste due espressioni: 'intelligente', 'intelligente in sé' e lascia in pace il mondo della filosofia se non hai voglia di capire il valore di distinzioni come questa nei discorsi filosofici.
Quanto alle cose che dici sulla fede e sulla mia fede, non c'è diritto a manifestare illazioni del genere che tu hai incluso nella tua replica. Da quello che ho scritto, anche in questa sola discussione, sai benissimo che non c'è fideismo da parte mia - per mia parte umana che non hai trattato per tale (infatti ti ho segnalato al sito). Se ricevi una comunicazione di cui non prendi atto e replichi ed anche con durezza, tu come la definiresti la tua azione? (Tienitelo pure per te, comunque.)

E' giusto che le vostre imprese appaiano pubblicamente, perché fatte nel segreto sono più pericolose e quando vi mettete a nudo c'è molto da capire non solo su di voi (la tua replica non è originale, è espressione di una pluralità, non ci vuole molto a capirlo); ma non basta perché si possano annovare come autentica parte di una discussione filosofica.
E' contro la saggezza della filosofia se occupate così il tempo del prossimo, spero siate alla frutta.


MAURO PASTORE
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iano

Citazione di: PhyroSphera il Oggi alle 03:32:36 AMInvece di fare questa requisitoria che non va bene per nessuna autocoscienza umana - siamo autocoscienza; anche singoli, quindi non ci si deve arrabbiare se ci si trova di fronte a esplicitazioni di originalità - confrontati con la differenza tra queste due espressioni: 'intelligente', 'intelligente in sé' e lascia in pace il mondo della filosofia se non hai voglia di capire il valore di distinzioni come questa nei discorsi filosofici.
Quanto alle cose che dici sulla fede e sulla mia fede, non c'è diritto a manifestare illazioni del genere che tu hai incluso nella tua replica. Da quello che ho scritto, anche in questa sola discussione, sai benissimo che non c'è fideismo da parte mia - per mia parte umana che non hai trattato per tale (infatti ti ho segnalato al sito). Se ricevi una comunicazione di cui non prendi atto e replichi ed anche con durezza, tu come la definiresti la tua azione? (Tienitelo pure per te, comunque.)

E' giusto che le vostre imprese appaiano pubblicamente, perché fatte nel segreto sono più pericolose e quando vi mettete a nudo c'è molto da capire non solo su di voi (la tua replica non è originale, è espressione di una pluralità, non ci vuole molto a capirlo); ma non basta perché si possano annovare come autentica parte di una discussione filosofica.
E' contro la saggezza della filosofia se occupate così il tempo del prossimo, spero siate alla frutta.


MAURO PASTORE
Se una non critica viene accolta da te come tale, vorrà dire che mi toglierò dal novero dei tuoi lettori, se ciò comporta un non dovuto carico di lavoro per i moderatori.
Nel mio post non c'è infatti nessuna critica rivolta a te, ma semmai ad Alberto, fidando che egli l'accolga con la dovuta leggerezza. E' una critica infatti che ognuno di noi potrebbe farsi da solo, quella di riproporre a raffica l'argomento che più ci sta a cuore, ''la nostra fissa'', mai soddisfatti delle risposte ricevute.
Non direi neanche che questo atteggiamento diffuso sia da censurare, perchè riproporre  la stessa ''solfa'' :)  , diventa comunque occasione per rinnovare le nostre riflessioni, e se le riflessioni si rinnovano ciò è segno che nel confronto stiamo crescendo, e quando ciò avviene non possiamo affermare di aver perso così il nostro tempo.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Alberto Knox

Tranquillo Iano , ho imparato ad ignorare gli inutili interventi,  parlerò solo quando si rientrerà in argomento e se lo riterrò opportuno. Per il resto chiedo di non intasare il topic con papiri romanzati che non interessano a nessuno. 
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Noli foras ire , in teipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Koba

#339
Il video postato da Phil è interessante perché cerca di chiarire un aspetto ambiguo.
Chi sostiene che le IA linguistiche non capiscono quello che fanno partono dal loro funzionamento statistico-computazionale. In pratica queste IA costruiscono una frase sensata assemblando parola per parola in base ad una valutazione statistica che parte dai miliardi di testi su cui è stato compiuto l'addestramento.
Allora sorge la domanda: il significato, l'elemento semantico come risultato di un calcolo statistico?
Questo è il punto delicato che poi unendosi alla confusione dei piani (quello dell'esperienza soggettiva come fattore discriminante per la reale comprensione), conduce alla conclusione: no, non capisce niente, è solo una simulazione.
Però secondo me il punto non è tanto l'ambigua pretesa umana che la comprensione implichi l'esperienza soggettiva del processo cognitivo in questione (pretesa basata, come intende chiarire l'autore del video, su una confusione di piani), quanto la riflessione sulla produzione di significato.
La via per produrre significati è senz'altro diversa dalla nostra, ma questo in effetti, se ci pensiamo, non significa che non possa essere altrettanto dinamica, quindi non appiattita sulla riproduzione di item, quasi fosse un collage (come in effetti si mostra all'utente, che non percepisce affatto staticità, rigidità, ma presenza "viva", decisamente brillante).
Il superamento del test di Turing (nella sua versione severa, quindi, diciamo, una prova di un paio di ore di conversazione) cosa ci direbbe?
Che la macchina è arrivata definitivamente, attraverso una via statistico-computazionale, a saper disporre del linguaggio naturale. È arrivata al risultato attraverso una sua via (l'autoapprendimento delle reti neurali). Che differenza fa?
In effetti dal punto di vista filosofico si aprono riflessioni serie su tutta una serie di questione (produzione del significato, cosa significa pensare, la struttura della matematica come base di tutto, ecc.). Poi ci sarebbe da sviluppare riflessioni serie su come usare tale straordinario strumento, dal punto di vista cognitivo. Il rischio è usarlo come semplice strumento di intrattenimento (come si vede dagli esempi fatti in altro topic...).
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PhyroSphera

Citazione di: PhyroSphera il Oggi alle 03:32:36 AMperché si possano annovare come autentica parte di una discussione filosofica.

'annovare' sta per: annoverare.

MAURO PASTORE
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PhyroSphera

Citazione di: iano il Oggi alle 07:57:56 AMSe una non critica viene accolta da te come tale, vorrà dire che mi toglierò dal novero dei tuoi lettori, se ciò comporta un non dovuto carico di lavoro per i moderatori.
Nel mio post non c'è infatti nessuna critica rivolta a te, ma semmai ad Alberto, fidando che egli l'accolga con la dovuta leggerezza. E' una critica infatti che ognuno di noi potrebbe farsi da solo, quella di riproporre a raffica l'argomento che più ci sta a cuore, ''la nostra fissa'', mai soddisfatti delle risposte ricevute.
Non direi neanche che questo atteggiamento diffuso sia da censurare, perchè riproporre  la stessa ''solfa'' :)  , diventa comunque occasione per rinnovare le nostre riflessioni, e se le riflessioni si rinnovano ciò è segno che nel confronto stiamo crescendo, e quando ciò avviene non possiamo affermare di aver perso così il nostro tempo.
Non è considerabile una risposta, questa tua.

MAURO PASTORE
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PhyroSphera

Citazione di: Alberto Knox il Oggi alle 09:28:30 AMTranquillo Iano , ho imparato ad ignorare gli inutili interventi,  parlerò solo quando si rientrerà in argomento e se lo riterrò opportuno. Per il resto chiedo di non intasare il topic con papiri romanzati che non interessano a nessuno.
Non so se ti riferisci ai miei raccontini. Non avevo altro modo per fare esempi di macchina non costruita dall'uomo e di macchina fatta solo col concorso umano.
Io li trovo istruttivi e se non ti risultano simpatici, fa' nulla.

MAURO PASTORE
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PhyroSphera

#343
Citazione di: Koba il Oggi alle 10:07:22 AMIl video postato da Phil è interessante perché cerca di chiarire un aspetto ambiguo.
Chi sostiene che le IA linguistiche non capiscono quello che fanno partono dal loro funzionamento statistico-computazionale. In pratica queste IA costruiscono una frase sensata assemblando parola per parola in base ad una valutazione statistica che parte dai miliardi di testi su cui è stato compiuto l'addestramento.
Allora sorge la domanda: il significato, l'elemento semantico come risultato di un calcolo statistico?
Questo è il punto delicato che poi unendosi alla confusione dei piani (quello dell'esperienza soggettiva come fattore discriminante per la reale comprensione), conduce alla conclusione: no, non capisce niente, è solo una simulazione.
Però secondo me il punto non è tanto l'ambigua pretesa umana che la comprensione implichi l'esperienza soggettiva del processo cognitivo in questione (pretesa basata, come intende chiarire l'autore del video, su una confusione di piani), quanto la riflessione sulla produzione di significato.
La via per produrre significati è senz'altro diversa dalla nostra, ma questo in effetti, se ci pensiamo, non significa che non possa essere altrettanto dinamica, quindi non appiattita sulla riproduzione di item, quasi fosse un collage (come in effetti si mostra all'utente, che non percepisce affatto staticità, rigidità, ma presenza "viva", decisamente brillante).
Il superamento del test di Turing (nella sua versione severa, quindi, diciamo, una prova di un paio di ore di conversazione) cosa ci direbbe?
Che la macchina è arrivata definitivamente, attraverso una via statistico-computazionale, a saper disporre del linguaggio naturale. È arrivata al risultato attraverso una sua via (l'autoapprendimento delle reti neurali). Che differenza fa?
In effetti dal punto di vista filosofico si aprono riflessioni serie su tutta una serie di questione (produzione del significato, cosa significa pensare, la struttura della matematica come base di tutto, ecc.). Poi ci sarebbe da sviluppare riflessioni serie su come usare tale straordinario strumento, dal punto di vista cognitivo. Il rischio è usarlo come semplice strumento di intrattenimento (come si vede dagli esempi fatti in altro topic...).
Nel video si parte da una definizione impropria: "LLM". Un vero modello linguistico non ha un semplice corrispettivo neurale. Per LLM (non scritto coi punti: L.L.M., indicante effettivamente Large Language Model) si deve intendere nelle IA (idem: non I.A.) una imitazione di modello linguistico che viene fatta per una simulazione di dialogo. I dialoghi con le IA sono solo simulati.
Nel video il sedicente ingegnere mostra di non comprendere senso e significato di terminologia filosofica. Non ha capito cosa sia l'ontologia, confondendola per un semplice parlare logico, difatti pensa a un àmbito epistemico che si possa sottrarre alle affermazioni ontologiche.
Inoltre alla fine racconta di inesistente 'minaccia filosofica-esistenziale', ma quel che indica non è questo ma una minaccia, contro l'affermazione di esistenza fatta dalla filosofia (questa minaccia esiste, ma il suo discorso non è sagace né abbastanza seduttivo per costituirla realmente). All' "ingegnere" piacerebbe che la filosofia fosse dalla sua parte, lui che nel cercare di sostenere di macchine che comprendono estremizza l'idea dell'uomo-macchina (fr.: homme machine), una idea impropria che era la caricatura del vero pensiero di Cartesio. L'analogia di alcune nostre funzioni coi funzionamenti-macchina non è più di questo, oltre c'è la psicologica perdita di sé, il non sapersi pensare per ciò che si è. A riguardo il ragionamento del sedicente ingegnere su qualia e funzioni non è diverso da un delirio. Qualia è espressione che indica il piano identitario delle cose (quantum quello della mera individuazione), per cui l'affermazione dei qualia lascia intatta la domanda su cosa è un oggetto. Se pensiamo a un bicchiere in mezzo a dei piatti, possiamo domandare qual è il bicchiere in mezzo a quegli altri oggetti; ma questo domandare non richiede di dire cosa è un bicchiere. Allora se pensiamo una funzione interna a un qualia, nel caso del bicchiere ad esempio quella di contenitore, non stiamo pensando all'identità di un bicchiere, alla differenza tra esso e un piatto. Nel nostro caso: non stiamo pensando alla differenza tra efficienza della macchina e comprensione umana, che assai ovviamente esiste ed è netta. La macchina elaboratrice, come dicono gli esperti del settore, è una zeppa, non un ricettore tantomeno una dimora di informazioni, i quali invece noi umani siamo; tanto che "informatica" è quanto di relativo alla "informazione" ma non "l'informazione". Non esistono macchine informate, ma informatiche, e procedimenti informatizzati delle macchine. Ciò significa che l'elaboratore contiene (con-tiene) le informazioni ma non le comprende (con(m)-prende). L'intellettualizzazione accade tra veri ingegneri e programmatori quindi destinatari finali, clienti e utenti degli elaboratori e delle elaborazioni. Insomma nel video chi parla si sbaglia proprio del tutto, inoltre cita un teorema non veramente tale: la neurologia non procede allo stesso modo delle dimostrazioni matematiche; e lo abbina a un altro che invece ha reale aspetto di teorema, che appunto viene destinato alla imitazione AI e LLM.
Esistono modelli linguistici reali nell'informatica, a partire dai più rudimentali linguaggi-macchina, fino a raffinati modelli interni alla programmazione - era noto il "basic" (entrambi, linguaggio-macchina e basic li conoscevo, alle prese con un "Commodore 64", e li usavo, il secondo anche realizzando programmi - una volta ci costrui un "master mind", così era detto un gioco di combinazione e indizi per scoprirla). Questi linguaggi sono fatti secondo modelli; ma questi, che sono reali, sono modelli di funzionamento, non descrizioni del linguaggio; non sono i modelli linguistici dei glottologi, della specifica scienza linguistica... e il sedicente igegnere gioca un po' con le emozioni degli spettatori alludendo a competenze glottologiche e linguistiche che non ha e che il mondo AI (o dirsivoglia IA) e LLM non conosce proprio.
Sempre lo stesso del video poi vorrebbe dimostrare la sua tesi mostrando che per la comprensione non è necessaria l'esperienza, ma questa verità appunto non riguarda le macchine; e quanto al soggetto e all'oggetto, entrambi siamo anche noi stessi nel comprendere e fare esperienza, a seconda di come ci consideriamo o siamo considerati; la macchina è un oggetto, ma può essere pensata in qualità di soggetto del pensiero stesso; e da ciò non c'è da dedurre niente che confonda uomini e macchine.

Il video è un disastro in cui si manifesta una grande stupidità, entro un quadro di oblio di sé e indistinzione tra uomo e macchina. Questi stati psichici sono di morte del pensiero; la nostra vita anche intellettuale si basa sulla distinzione.


Link video: https://www.youtube.com/watch?v=ZeOnrbYWQtI  .



MAURO PASTORE
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iano

#344
Citazione di: Koba il Oggi alle 10:07:22 AMIl superamento del test di Turing (nella sua versione severa, quindi, diciamo, una prova di un paio di ore di conversazione) cosa ci direbbe?
Il test di Turing non l'ho mai considerato forte, ma se nel tempo, come mi pare, non se ne sono trovati di migliori, credo di aver capito alla fine, grazie anche a questa discussione, il motivo.
Il test in effetti è debole, perchè nasce dalla necessità di dover mettere tutti d'accordo, e l'unico modo per farlo era di giocare al ribasso, trattando l'intelligenza  come un qualia, cioè qualcosa che tutti noi sappiamo riconoscere anche in mancanza di una sua definizione, che comunque non tutti accetterebero.
Ma debole o non debole che sia, dal suo superamento possiamo trarre adesso le nostre soggettive conclusioni.
Io il test lo do per superato, anche se la macchina è troppo compiacente per essere umana.
Il motivo è che la macchina non credo sia stata architettata per superare il test, ma per raccogliere dati, e non potrebbe raccoglierli se contrariandoci noi interrompessimo perciò le comunicazioni, come umanamente infatti tendiamo a fare.
Si profila quindi all'orizzonte un nuovo test per noi umani.
La sfida è quella di riuscire a comportarsi in modo indistinguibile da quello dell'intelligenza artificiale, cioè un pco ''più umano''. :))
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