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Riflessioni sulla Mente

Riflessioni sulla Mente

di Luciano Peccarisi -  indice articoli

 

Il cervello immaginante

Luglio 2017

 

Sarà in edicola a novembre il saggio di Luciano Peccarisi Il cervello immaginante.

In anteprima la presentazione del prof. A. Salvini (già ordinario di Psicologia clinica - Università di Padova).

 

PRESENTAZIONE

Presentare questo lavoro di Luciano Peccarisi non è un compito semplice. Chi ha il privilegio di leggerlo si trova entro un testo costellato da molteplici saperi. Un dialogo enciclopedico a più voci, armonizzato da un neuroscienziato e dai suoi interlocutori che si interrogano su temi come il pensiero, l'empatia, la memoria, le emozioni, il linguaggio, il tempo, il delirio, le narrazioni, l'immaginazione e altro, sullo sfondo dei rapporti tra mente, cervello e cultura. L'Autore attraverso un dialogo tra più personaggi, inventati ma credibili, ben quattordici, è riuscito a tessere un grande arazzo in cui conoscenze, riflessioni, domande e risposte si intrecciano con notevole forza suggestiva e di sintesi. Volendo scrivere qualche parola di ammirato consenso e di presentazione, mi soffermo in particolare sul rapporto mente/cervello. Un argomento da sempre tormentato da problemi scientifici e da questioni epistemologiche, spesso inconciliabili tra di loro. Il primo merito dell'Autore è di evitare le trappole opposte del riduzionismo neurologico, dell'olismo mentalista e dell'integrazione eclettica. Collocandosi nel solco della tradizione neurobiologica piuttosto che in quella neuro informatica, una delle varie anime delle neuroscienze attuali, l'Autore guida il lettore in modo didatticamente efficace, nel capire i punti di contatto tra la fisiologia del sistema nervoso, la sua evoluzione biologica e il mondo mentale/culturale che tutti abitiamo e di cui siamo i protagonisti. Un mondo di fatti ma anche di significati e di valori, governato non solo dal "caso e dalla necessità", ma anche dall'immaginazione e dall'intenzionalità umana sottratte a ogni deterministico disegno naturale: come dice l'Autore, "la natura non ha una natura". Da un certo punto di vista il mentale (i costrutti di senso, significato e valore) e il neurologico (i fatti materiali e oggettivi del cervello, del corpo) sono percepibili come un insieme eterogeneo, la cui interazione è mediata da vari linguaggi, ad esempio, biochimici e senso-percettivi, semantici e rappresentazionali: 'dati' oggettivabili i primi e costruiti i secondi seppure in grado di produrre effetti reali. Si tratta di un territorio esteso affidato ai saperi di molteplici studiosi e forme conoscitive. Ad esempio basta prendere un frammento linguistico come le metafore e ci accorgiamo che hanno le radici nel corpo sensoriale e i rami nel codice socio-linguistico socialmente condiviso e in quello psicologico individuale.
L'Autore nel mettere a confronto i molti modi umani di essere, di pensare e di agire, mostra come questi modi possano essere ricondotti alla matrice neurologica che li rende possibili. Dall'altro porta il lettore a riflettere sul fatto che ogni sapere non possa estendersi molto oltre i confini dati dal suo linguaggio, delle sue rappresentazioni e possibilità cognitive.
Come già accennato, il lavoro di Luciano Peccarisi mostra in modo efficace come quell'insieme coordinato di strutture e di attività neurobiologiche che chiamiamo cervello, renda possibili e condizioni le forme e le intenzioni dell'agire umano, che per l'appunto viviamo attraverso i linguaggi del mentale e del culturale. Il lettore guidato dall'Autore può immaginare che per avere una mente ci vogliono almeno due cervelli in relazione o anche parti dello stesso cervello in relazione tra di loro. Da cui prendono vita particolari forme di realtà come l'agire, il fare, il dire e l'essere, ora come dato neurobiologico, ora come convenzione simbolica e sociale, ora come esperienza soggettiva. In questo l'Autore è ricco di esempi, di dimostrazioni e di richiami.
Se ai quattordici personaggi dialoganti l'Autore volesse aggiungerne un quindicesimo, ad esempio il sottoscritto, verrebbe fuori il problema del "cervello fuori dalla testa", ovvero quando il 'mentale' è depositato, ospitato, reso possibile, e mediato, dalle istruzioni, dagli strumenti e il ricordato è affidato alle cose e agli oggetti, che anche il neuropsicologo Alexander Lurija chiamò "l'extra-corticale". Depositato non solo nelle biblioteche, ma anche nelle partiture musicali, nei programmi di un computer o in una tavoletta di argilla assiro-babilonese. Il cervello fuori dalla testa, giace in attesa di essere richiamato e attivato dalle regole logiche di un algoritmo, da uno strumento come una chiave inglese, da un genere letterario, dalle regole grammaticali, e in molto altro come dai significati depositati in una scultura, o nella rappresentazione di sé affidata a un certo modo di vestire.
Sembra essere ritornato attuale il detto di un fisiologo dell'Ottocento, Claude Bernard, "la funzione crea l'organo". Da cui oggi la constatazione scientifica dei rapporti tra plasticità neuronale e apprendimento. Intuita alla fine del settecento da Rousseau a Ginevra e da un medico padovano, Malacarne o più recentemente, sul versante mentale, individuata dagli psicologi della scuola culturale sovietica (Vygoskij e Lurija) sotto forma di "potenziali di sviluppo". Come messo in evidenza da Peccarisi, si tratta di un processo di adattamento attivo alle richieste che il cervello/mente fa a se stesso tramite le sollecitazioni del mondo che incontra, adattandosi, apprendendo, modificandolo o immaginandolo. Come può accadere a tutti o a certe 'specializzazioni neuro cognitive', come ai tassisti, ai ginnasti, ai musicisti, ai matematici o a molti altri. Ovviamente il principio della plasticità può manifestarsi in diversi modi, come accade nella senescenza quando diminuiscono i neuroni e in modo compensativo alcuni circuiti diventano più efficienti.
Altra meraviglia offerta da quel miracolo evolutivo che è il cervello è agita dal pensiero autocosciente, il cui limite secondo alcuni sofisticati studiosi, può essere dato dall'impossibilità che ha il cervello di spiegare se stesso, perché - secondo i logici - la verità di un linguaggio non è comunque definibile dal suo interno. Siamo ai limiti delle possibilità umane? Sembra che possiamo spingerci oltre i confini dell'universo conosciuto ma non oltre la nostra coscienza? Chissà forse questo argomento potrebbe impegnare Luciano Peccarisi in un altro libro.
Raramente si trova un testo scientifico capace di appassionare e di coinvolgere come questo: scritto in modo brillante e scorrevole, ma anche denso, documentato, pieno di richiami, interrogativi e di esemplificazioni, che utilizzano con perizia la migliore formula argomentativa, che è quella delle domande e delle risposte dialoganti. Basta scorrere gli indici del volume per leggervi la passione scientifica e l'erudita capacità didattica che lo anima, insieme alla rilevanza ed estensione degli argomenti trattati con un approccio 'multidisciplinare'. Approccio che in un'epoca di specializzazioni estreme è sempre più raro rintracciare. Se fin dai tempi di Charles Darwin e per metà del secolo successivo, era facile trovare nello stesso naturalista le conoscenze del geologo, dello zoologo, del botanico e la conoscenza delle correlate questioni filosofiche, era altrettanto facile fino a pochi anni fa trovare nel sapere di altri studiosi, ad esempio umanisti, un ampio repertorio di saperi che andavano dalla mitologia, alla storia, al diritto, alla letteratura e all'arte. Il lavoro di Luciano Peccarisi, è la testimonianza della tradizione enciclopedica europea, di cui - su un altro fronte, quello delle scienze umane - l'ultimo esempio è stato quella di Umberto Eco. Sotto questo aspetto il lavoro di Peccarisi è consolante, di fronte alla constatazione che la specializzazione scientifica estrema e il riduzionismo hanno reso più spoglio l'albero del sapere trasversale.
Difatti nella tessitura dell'arazzo della conoscenza moderna gli operai del sapere non hanno più una visione d'insieme, in cui scontano il destino di una sorta di cecità disciplinare egocentrica. Somigliando ai ciechi sapienti del noto aneddoto, ognuno dei quali pensa di sapere cosa sia un elefante descrivendone la parte che tocca.
Leggendo il lavoro di Luciano Peccarisi, non si corre questo rischio. L'Autore riesce sempre a descrivere, con opportuni esempi, gli intrecci circolari che legano tra di loro i più svariati temi interpersonali, sociali, affettivi fino alle patologie neurologiche. Un lavoro esemplare che, come si è detto, non solo per la quantità di conoscenze e di riferimenti che contiene, ma anche per il disegno teorico sottostante. In cui i temi del linguaggio e dell'immaginazione, della coscienza e del pensiero costituiscono il punto focale del rapporto tra il cervello e mondo.
È da sottolineare come l'Autore ritorni spesso a ricordarci l'importanza del rapporto tra la storia evolutiva del nostro sistema nervoso e l'evoluzione culturale che ci vede oggi primi nell'ordine dei primati. Prendiamo la lateralizzazione emisferica che non è solo un fatto strutturale/funzionale, ma ha anche altre implicazioni, ad esempio biochimiche. Difatti la biochimica cerebrale è asimmetrica nei due emisferi, e non solo in quelli umani ma anche negli oranghi, nei gorilla e negli scimpanzé. Quali implicazioni da tutto questo? È evidente che la 'stoffa neuronale' risulta simile negli esseri viventi ed è evolutivamente preordinata anche negli uomini, ma da loro storicamente e socialmente ritagliata con le forbici del linguaggio e della cultura. Da un lato questo continuum biologico ci avvicina agli animali più evoluti a cui non possiamo negare pensieri, immagini ed embrioni di cultura specie specifica, limitata alle loro nicchie ecosistemiche. Luciano Peccarisi non manca di ricordarci in modo sintetico ed efficace, come nell'uomo le possibilità ambientali e soggettive, socialmente costruite, contribuiscono a trasformare il 'genoma' ereditato, depositato nelle potenzialità del 'connettoma’ (le connessioni e le vie neurali acquisite). L'epigenetica, la plasticità neuronale, rendono questo possibile, e sono governate dalla selettività adattativa e generativa, sia dell'immaginazione, del pensiero, e del linguaggio che è in larga misura, evolutivamente parlando, anche un organo percettivo.
L'Autore sviluppa poi un tema originale e importante. La caratteristica immaginativa dell'attività del cervello. Processo che implica schemi di attesa, anche nel più semplice gesto di anticipare la traiettoria di una palla e prenderla. Sostenere la molteplicità dei processi immaginativi implica una intenzionalità immaginativa strategica, quindi intenzionale per le scelte tattiche che deve fare insieme alla selettività discriminativa categoriale degli stimoli (o meglio, delle configurazioni di senso e di significato). La scelta intenzionale presuppone una sorta di 'libertà', conseguente alla necessaria capacità autoregolativa. Assunto pragmatico, che se leggiamo in modo corretto l'uso che ne fa Luciano Peccarisi, getta sul piatto della bilancia deterministica un contrappeso rilevante. L'idea di un determinismo moderato e da usare dove serve, che non intralcia nel prendere in considerazione temi come l'immaginazione, l'intenzionalità e il libero arbitrio. Argomenti spesso invisi ai filosofi della mente e ai neuroscienziati riduzionisti radicali. Cui andrebbe chiesto da dove derivi l'autonomia della ragione critica che utilizzano e rivendicano.
Come conclusione a questa presentazione, sarebbe interessante chiedere a Luciano Peccarisi, se potesse accogliere tra le "sue voci di dentro" due affermazioni del grande biofisico italiano, Mario Ageno, quando scrive che gran parte dell'architettura cerebrale umana è conseguente a un cervello che parla con se stesso... "e ciò che viene alla luce è un aspetto del mondo della vita, che non viola nessuna delle leggi della fisica e della chimica, ma che tali leggi non sono sempre in grado di dominare".

 

Alessandro Salvini
(già ordinario di Psicologia clinica - Università di Padova)

 

Luciano Peccarisi Il cervello immaginante, Imprimatur Editore, novembre 2017.

 

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