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Stefano e Marco (Un amore)

di Cristina Tarabella
Opera completa (209 pagine) - maggio 2006

Un amore “altro”

Prefazione del prof. Luciano Luciani

Le pagine dedicate all’amore omosessuale potrebbero riempire un corposo capitolo del Gran Libro della letteratura universale. Lo troviamo da sempre. Ora come esaltazione dei sensi, oppure parodia degli amori “normali”; ora come sindrome morbosa foriera di rimozioni, vergogna e sensi di colpa, oppure metafora di una personale irriducibilità alla conformità sociale.
Sopra tutto in questo ultimo mezzo secolo, le letterature occidentali sembrano incapaci di trattare l’argomento prescindendo da estetiche iperrealistiche e da una accentuata sensibilità per lo sgradevole, il patologico, il crudo: eroi negativi, vittime e carnefici al tempo stesso si aggirano su scenari degradati, incapaci gli uni e gli altri di risarcimento, di riscatto, di speranza.
Quanto era gioia,
piacere, bellezza all’aurora del mondo si rovescia ora in ossessione, violenza, in un programmatico cattivo gusto: l’antico sogno della concordia fra forma e sensi, armonia e piacere, pare rovesciarsi nel suo opposto, guasto e avvelenato.
Muove in controtendenza questo “Stefano e Marco (un amore)”, opera prima di Cristina Tarabella, delicata storia di un’educazione sentimentale “diversa”: gli eroi eponimi del romanzo, due adolescenti in tutto e per tutto simili a tanti giovani come loro che si sono trovati a vivere e a crescere negli ultimi anni Ottanta – quelli del decennio immorale, del cinismo etico, del delirio narcisistico, dell’individualismo sfrenato – scoprono e sperimentano, nella difficile fatica di diventare adulti, l’amicizia, la complicità, la solidarietà, l’affetto, il piacere.
In un contrasto sempre più marcato con la grossolanità emotiva dei loro coetanei, sia con un mondo adulto tetragono e lontano dalla vita, o, nel migliore dei casi, capace più di sopportazione e di accettazione che di vera comprensione.
Cristina Tarabella disegna con discrezione, ma con nettezza, le tappe della progressiva, tormentata presa di
coscienza di una condizione sempre più palese e di un sentimento via via meno timido sempre più prepotente ed esigente, ostacolato dalle infinite, logoranti difficoltà che ancora oggi, anche in ambienti socialmente e culturalmente fortunati, attraversano la strada degli amori “altri”:
incomprensioni, sarcasmo, derisione.
Belle, tra le più riuscite del romanzo, le pagine della finalmente raggiunta consapevolezza di sé e dell’orgoglio:
“…siamo padroni del mondo perché ogni cosa è più piccola del nostro amore. Niente può intromettersi nella cornice perfetta che ci racchiude e ci protegge.
Niente! (…) Le nostre menti, unite, possono lasciare il resto del mondo all’esterno e poi dimenticarlo. Finché ci ameremo saremo sempre al sicuro”.
Un letterato francese di fine Settecento, D’Yzarn-Freissinet, sosteneva che l’amore si fa con il cuore e si disfa con i sensi:
invece Cristina Tarabella, con l’equilibrio che sembra essere la cifra migliore della sua scrittura, nella vicenda banale e memorabile insieme di Stefano e Marco, non ci tace il tema erotico della seduzione, posta a giusto completamento di un apprendistato delle passioni che non può non coinvolgere tanto i sentimenti, quanto i sensi.
Nessun compiacimento voieristico nelle sue pagine, ma anche nessuna concessione a moralismi puritani e punitivi:
poiché l’amore di Stefano e Marco è forza vitale, solare, gioiosa, temperata dall’affetto e dalla soffusa ironia con cui questa autrice riesce a riguardare ai suoi teneri, innocenti eroi e a renderli veri e credibili.

 

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