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Spiritualità del Mondo di Vincenzo Tartaglia

Spiritualità del Mondo Massoneria teosofica. Simbolismo, Sacralità, Esoterismo, Reminiscenza, Profanità.
di Vincenzo Tartaglia   indice articoli

 

Segreto massonico e tradimento

- Giugno 2017

 

La porta del Tempio chiusa dall’interno sta a simbolizzare la necessità dei Fratelli di trovare, nel temporaneo distacco dal mondo, le condizioni più favorevoli all’anima desiderosa del tesoro più raro e prezioso: la divina Scienza Muratoria discesa tra i mortali per istruirli sui Misteri dell’immortalità, e mostrare le vie che a questa conducono. Può tale divino tesoro essere abbandonato allo scherno e alla negligenza di chi nega l’oltretomba, l’ignoto, l’invisibile e le incorporee entità più elevate dell’uomo?

Tradire il segreto massonico è come accogliere profani nel Tempio, e renderli partecipi dei Misteri che vi sono celebrati; oppure come ammettere un Apprendista alla Cerimonia d’Iniziazione al 3° Grado, nella Camera di Maestro! Più in generale, è accettare il caos nell’ordine; i fragori nel silenzio; il materialismo nel pensiero… Infatti il caos, i fragori e il materialismo rientrano nella sfera profana, governata da forze contrastanti con tutto ciò che volge al divino e alla celeste perfezione:

come il male è fuori dalla Beatitudine del Paradiso, così la profanità deve restare fuori dal sacro Tempio.
Dicendo che “il Padre vede nel segreto”, la Bibbia allude alla capacità dello Spirito di percepire, oltre per esempio le foglie e i fiori e il tronco di un albero, anche e soprattutto la sua parte invisibile, l’interno non spaziale ma spirituale-animico.
Secondo la simbologia, l’interno ha relazione con la Verità, l’invisibile, l’esoterico, la pace, l’incorruttibile, l’Unità, l’Armonia, l’essenzialità; altresì con l’intuizione illuminata e l’immaginazione disciplinata, grazie alle quali l’uomo supera il raziocinio e la sensorialità. Facilmente e spesso, mi sembra, uno stolto mostra la sua stoltezza; ma difficilmente il ricco signore porta spontaneamente all’esterno le sue ricchezze materiali, per soccorrere i bisognosi: per quale motivo l’individuo che ama la Saggezza sopra tutte le cose, dovrebbe allora affidarla a chi, ignorandola, la deride e disprezza?
… se costretto, a malincuore il ricco signore forse distribuisce i suoi averi. Il vero Adepto invece neppure sotto tortura abbandona agli indegni il suo spirituale tesoro, acquisito attraverso prove ai limiti del sopportabile!
Il Maestro Muratore potrebbe parlare così, all’iniziando Fratello:
“… le mie parole ti giungono come attraverso una parete, che t’impedisce di vedermi… Se desideri possedere ciò che io ho, ti occorrerà lavorare tanto e duramente per conoscere la mia figura luminosa ed assumerne le sembianze: si diventa simili a ciò che si conosce… Assimilato a me, avrai il tesoro del tuo desiderio: la Luce…”
E’ necessario che il Fratello chiuda la porta dello spirito alle cose terrene, che brillano falsamente; deve evitare  il clamore, la platealità, l’eccessiva loquacità: esponendosi oltre il necessario tradisce se stesso, ma soprattutto la Luce, la divina Saggezza che predilige riservatezza e quiete e parla per mezzo di immagini simboliche.
Entrando in sintonia con i simboli, il Fratello si arricchisce della loro spiritualità: è come se essi gli aprissero le porte, per mostrare i tesori nascosti. Vi è similitudine tra il simbolo e il Tempio massonico: questo accoglie chi ha affinità con la Luce; il simbolo lascia entrare coloro che hanno affinità con il suo contenuto, pur sempre la Luce che si manifesta poco a poco. Il Maestro illuminato non soltanto deve quindi parlare ed operare con avvedutezza in presenza degli Apprendisti, ancora legati al mondo profano e come bendati di fronte alle rappresentazioni simboliche, ma anche tra i Compagni: costoro infatti sono avviati sul cammino iniziatico, è vero, ma non sono assai consolidati nella Scienza Muratoria per potersi dissociare totalmente dalla profanità.
Deve peraltro esserci un motivo ben plausibile, se nel Rituale del 3° Grado è detto:
“Lontano dalle passioni profane e in possesso dell’Arte, lavoriamo in serenità…”
La necessità di isolarsi dal mondo esterno, sentita nella terrena Camera di Maestro, è invero avvertita parimenti nel mondo spirituale, nelle sublimi sfere dell’Iniziazione. In altre forme, intendo dire, il segreto iniziatico è osservato anche tra le entità divine: il duale Compasso che all’inizio dei Lavori viene aperto, prova infatti che sin dal Principio la Luce produce tenebre, e la Teosofia la non conoscenza.

Il Fratello illuminato percepisce i simboli tanto viventi, quanto gli Iniziati che li produssero e tramandarono: egli non tradirebbe mai questi Maestri del passato, divulgandone dissennatamente le divine conoscenze ed eludendo le loro doverose prescrizioni! Un tesoro così prezioso, quale la Scienza Muratoria, non merita davvero destinatari superficiali e pigri; chi lo possiede aspetta colui che, per averlo, si mostra disposto ad impegnare il “suo” tesoro: lo spirito, l’essenza stessa del Grande Architetto. Il Massone che dunque conosce se stesso accede parimenti alla conoscenza dell’Artefice, del Suo Piano architettonico, della Sua Sapienza portatrice di vita.
Le immagini simboliche che conferiscono sacralità al Tempio, non arricchiscono l’anima del Fratello materialista che le ritiene morte. Esse  non hanno nulla da insegnargli, nulla da donargli: sono bocche sigillate; sacchi privi del contenuto!
… il simbolo eleva chi sa tacere, e lo lascia parlare; respira e vive per quelli che, vincendo la paura, entrano nel santuario della sua essenza.
Non dovrebbero piuttosto restare fuori del Tempio, i Fratelli incapaci di superare l’interpretazione letterale delle rappresentazioni velate? E non si sentono anzi tradite proprio queste, per prime, dal Fratello che le guarda con freddezza, con l’occhio di chi si compiace delle apparenze?
La Costruzione infinita alla quale alludiamo nelle tornate, implica l’Iniziazione senza fine: sicché il segreto iniziatico è da rispettare ad ogni livello. Su ogni sfera dobbiamo quindi immaginare una porta, che si apre e si chiude: il suo scopo è di proteggere l’esterno, oltre che l’interno. Sulla Terra tale necessità è avvertita dagli Iniziati. Essi sanno che la Saggezza è onnipotente: se fosse divulgata incautamente, porterebbe gli esseri alla follia e persino alla morte! Non soltanto i Misteri debbono quindi essere protetti, ma anche le masse incapaci di sopportarne la forza e la nascosta Luce.

Volendo trovare una spiegazione al fatto che uno scettico materialista venga accolto nel sacro Tempio, dobbiamo considerare che costui, anche perseverando nei Lavori ed emergendo gerarchicamente, afferrerà della Luce soltanto esteriorità e cose di poco conto: quindi non rischierà di “rivelare i segreti” che gli “verranno confidati…”, e che riguardano gli aspetti essenziali del vivere e morire.
Cosa avrà infatti un Fratello “esteriorista” da rivelare ai profani, oppure ai Fratelli di rango inferiore? Nulla che vada oltre le sue personalissime e caotiche impressioni su quanto i sensi, non corretti dall’anima, riescono a cogliere nel Tempio dalle espressioni verbali previste dal Rituale, da determinati movimenti, dai simboli visibili, eccetera!
Qualunque sia il Grado, un Fratello materialista-esteriorista non trova nella Massoneria quegli aspetti essenziali e vitali suscettibili di raggiungere, scuotere e realmente trasformare l’anima: nel caso rivelasse qualche particolare circa quanto viene “detto” e “mostrato” nel Tempio, le sue rivelazioni non tradirebbero il segreto massonico, l’Essenza della Scienza Muratoria!
Occorre tuttavia anche considerare che quel Fratello, venendo meno alla “Promessa” (di tacere cioè sui segreti, che egli stesso è però incapace di afferrare), sarebbe comunque inseguito dalla Legge del “salario” cosmico, “bilancia” dei meriti e demeriti: questa Legge infallibile, ma altrettanto misteriosa nei suoi meccanismi, prescindendo dal risultato del tradimento colpirebbe non solo la superficialità e la leggerezza di quel Fratello materialista, poco dotato, ma anche dei Maestri che lo segnalarono declamando in suo favore!

Secondo le velate parole del Rituale, il Compagno che vive il 4° anno muratorio è già idoneo ad accogliere coscientemente la vera Luce; pertanto è anche suscettibile di tradirla. Al di sotto di tale livello di coscienza e conoscenza, il Compagno non è sufficientemente libero e responsabile. Ancor meno lo è l’Apprendista, data la nebulosità della sua coscienza massonica: in carne, ossa e sangue è all’interno del Tempio; nell’anima e nello spirito ne è ancora fuori! Non avendo dunque accesso ai Misteri, l’Apprendista non ha possibilità di tradire il segreto iniziatico.
Invece il Compagno è un potenziale traditore poiché, tramite l’Iniziazione, accende nell’anima stati superiori di coscienza alimentando, in proporzione, la capacità di accogliere i piccoli misteri riguardanti proprio il mondo profano al quale debbono essere celati. Si atterrà quel Fratello, a tale ammonimento?
Se assimiliamo la Saggezza al Tempio massonico, devo dire che il Maestro è all’interno; l’Apprendista è ancora all’esterno tra i profani, magari alquanto appartato… Il Compagno (l’anima umana) è sulla soglia, tra il Maestro e l’Apprendista, data la natura duale dell’anima.
Simile duale condizione evoca, da una parte, la capacità del Compagno di accogliere la Luce dai Maestri che sono all’interno del Tempio; dall’altra ricorda a lui il dovere iniziatico: nascondere la Luce medesima a chi è all’esterno. Quindi la prossimità dei Compagni al mondo profano esprime la tragica condizione vissuta dall’anima umana, quando si sente stretta tra le forze spirituali e le materiali, tra la Luce e le tenebre, l’interno delle cose e l’esterno (mondo delle illusioni).
Il Compagno ha 3, 4, 5 anni muratori. Nel 3° anno è affine all’Apprendista, e tende verso le cose terrene; è Apprendista-Compagno. Nel 4° anno è affine a se stesso; è un individuo livellato, stabile in sé, equidistante da Cielo e Terra; è, voglio dire, Compagno-Compagno. Nel 5° anno è affine al Maestro, quindi si sente attratto dal Divino: è Compagno-Maestro, ossia l’iniziando nella cui anima cominciano a manifestarsi Luce e Saggezza.
Il Compagno di 3 anni aspira ad un “salario” soprattutto materiale, profano. In senso figurato, è sulla soglia del Tempio: è rivolto all’esterno e guarda, contemporaneamente, con i due occhi verso il basso.
Il Compagno di 4 anni è pure sulla soglia del Tempio: con tutto il corpo si volge alternativamente a destra e a sinistra, ora guardando con l’occhio destro ora col sinistro, né verso l’alto né verso il basso ma dritto. Aspira ad un salario che appaghi i suoi desideri, sia materiali sia spirituali.
Il Compagno di 5 anni è come gli altri due sulla soglia del Tempio, ma è rivolto verso l’interno; può fare a meno degli occhi, poiché ha ormai sviluppato la visione spirituale che sopporta la Luce sovrasensibile. Il salario a cui aspira è di natura immateriale: è la parte della Scienza Muratoria che riguarda l’anima, nei suoi rapporti con lo Spirito.
Al contrario dei tesori materiali, che sono effimeri, la Saggezza è eterna e vive attraverso lo Spirito di chi ne è illuminato. Quando dunque costui muore, la Saggezza lascia il suo corpo per entrare in quello della persona vivente più idonea a riceverla: analogamente nel Tempio, la Scienza Muratoria passa (almeno ritualmente) dal Maestro al Compagno. Infatti essa, al pari della Conoscenza Esoterica, della Teosofia e della Gnosi, è trasmissibile: come l’aria appartiene a nessuno e a tutti, così la Scienza Muratoria. E’ pertanto doveroso che un Maestro Muratore, che l’ha conquistata, la trasmetta al momento dovuto al Fratello più degno: quello a lui più affine e vicino. In tal modo la Scienza Muratoria, che costituisce la parte eterna e spirituale del Maestro, entra nel degno e meritevole Compagno così come il “contenuto” entra nel “contenente”.
Al momento del passaggio della Parola, il Maestro e il Compagno si trasformano in una unica entità spirituale-animica: in questo caso il Maestro non tradisce e non svela il segreto massonico, poiché in effetti passa la Parola a se stesso, precisamente alla sua parte inferiore, terrena! Il tradimento sussiste se, tra Maestro e Compagno, l’affinità non è perfetta ma viziata da una disarmonia magari minima che ingenera una specie di vuoto… un anello mancante…
E’ necessario che il Compagno di 5 anni, che meritevolmente riceve la Parola ed è elevato a Maestro, non dimentichi come l’ha ricevuta: ciò al fine di poterla trasmettere, a sua volta, alla persona giusta. Sapendo però come la Parola viene donata e ricevuta, quel Compagno tradirebbe il segreto iniziatico nel caso la partecipasse all’indegno, incapace di custodirla e trasmetterla.
Il tradimento coinvolge invero sia il Maestro, che affida la Saggezza all’immeritevole Compagno, sia il Compagno che crede di meritare, e accetta, il “salario” che non merita. E’ allora il caso di chiedersi: se un Maestro è incapace d’individuare l’iniziando idoneo a ricevere la Luce, non è forse perché egli stesso a suo tempo ricevette immeritevolmente la Scienza Muratoria da un Maestro altrettanto immeritevole? La trasmissione-ricezione della Scienza Muratoria è dunque una catena, costituita da anelli più o meno imperfetti e più o meno perfettibili: l’Iniziazione e l’imperfezione sono coeterni.

 

   Vincenzo Tartaglia

 

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