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Il Discorso della verità contro i cristiani

Tratto da: Celso. Contro i cristiani
Traduzione, premessa al testo e note di Salvatore Rizzo.
Biblioteca Universale Rizzoli - Milano, 1989.
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I Cristiani invece fanno proprio come quelli che, contro i principi della ragione, prestano fede ai sacerdoti questuanti di Cibele,[6] agli indovini, ai vari Mitra e Sabadii [7] e al primo venuto, comprese le apparizioni di Ecate o di altra dea o di altri demoni. Come infatti tra quelle persone spesso degli uomini scellerati trovano facile terreno nella dabbenaggine di chi si lascia facilmente ingannare e le portano dove vogliono, così succede tra i cristiani. Alcuni su ciò in cui credono non sono disposti ne' a dar conto ne' a riceverne, ma si limitano a dire: "Non indagare, ma abbi fede" e "la tua fede ti salverà". E aggiungono: "La sapienza nel mondo e' un male, la stoltezza un bene".

(I, 27) Ma i cristiani sono volgari e rozzi, volgare e' la loro dottrina e per la sua volgarità e per la sua assoluta incapacità ai ragionamenti ha conquistato le sole persone volgari, sebbene tra di essi non vi siano solo persone volgari, ma anche persone moderate e ragionevoli e intelligenti, nonché disposte all'interpretazione allegorica.(III, 16a) Attirano la gente usando mille modi e inventano motivi di terrore.[8] Infatti combinano insieme le errate interpretazioni dell'antica concezione, con queste, come fossero melodie di un flauto, incantano ed ammaliano preventivamente la gente, come quelli che strepitano coi tamburi intorno agli iniziandi ai riti coribantici.

(III, 17) Le cerimonie della religione cristiana sono simili ai riti egiziani. Chi si accosta a quelli vede splendidi santuari, boschi sacri, vestiboli grandiosi e splendidi, templi meravigliosi e intorno ad essi superbi padiglioni. Vede cerimonie molto pie e dalla misterica religiosità. Quando però poi si entra e ci si fa più accosto, si osserva che vengono adorati un gatto o una scimmia o un coccodrillo o un caprone o un cane.[9] I Cristiani deridono gli Egiziani che pure presentano molti misteri di non poco conto, poiché insegnano che tali cerimonie sono onori resi non ad animali effimeri, come i più credono, ma ad eterne idee. Perciò quelle cerimonie producono l'impressione, in chi ha appreso questi misteri, di non essere stato iniziato invano. E i Cristiani, così facendo, si comportano da sciocchi, perché nelle interpretazioni che riguardano Gesù non introducono nulla di più serio dei caproni e dei cani degli Egiziani.

(III, 44) Più assennati sono quei Cristiani che fanno le seguenti prescrizioni: "Nessuno che sia istruito si accosti, nessuno che sia sapiente, nessuno che sia saggio (perché tutto ciò e' ritenuto male presso di loro);[10] ma chi sia ignorante, chi sia stolto, chi sia incolto, chi sia di spirito infantile, questi venga fiducioso!". E infatti che persone del genere siano degne del loro dio, essi lo ammettono apertamente proprio in quanto vogliono e possono convertire solo gli sciocchi, gli ignobili, gli insensati, gli schiavi, le donnette e i ragazzini.[11] Come potrebbe altrimenti ritenersi un male, infatti, l'essere istruito ed esperto nelle migliori dottrine ed essere ed apparire intelligente? Che impedimento questo produrrebbe ai fini della conoscenza di Dio? Perché non dovrebbe essere piuttosto un vantaggio e un mezzo con cui si possa meglio pervenire alla verità?

(III, 55) Vediamo che anche nelle case private lavoranti di lana, ciabattini e lavandai e la gente più ignorante e più rozza, non ardiscono parlare alla presenza dei padroni più anziani e più assennati, ma quando riescono a trarre in disparte i loro figli e con questi qualche sciocca donnetta, allora espongono le storie più mirabolanti e dicono che non bisogna ubbidire al padre ed ai maestri, ma si deve prestare ascolto a loro. Quegli altri - dicono - cianciano e sono degli storditi e in realtà non conoscono ne' sono in grado di operare nessun bene, ormai in balia come sono dei loro pregiudizi, vuote ciance e null'altro. Loro soli invece conoscono la norma della vita: e i ragazzi, se daranno loro retta, saranno felici e renderanno prospero il casato.


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[6] Evirati, sfacciati e spudorati, i sacerdoti questuanti recavano per le città la statua della dea siriaca o Atargatis, la versione siriaca della frigia Cibele, la Magna Mater dei romani.
[7] Gli iniziati ai misteri di una divinità si identificavano con essa e spesso venivano chiamati col nome del Dio. Mitra, in origine divinità iranica, poi identificato con le divinità solari elleniche, ebbe culto misterico in occidente a partire dal I secolo a.C. Sabadio, divinità trace e frigia della vegetazione, fu associato con Mitra e con Attis e quindi con la dea siriaca e con Cibele. Ecate, in origine divinità lunare, ma spesso confusa con Artemide e con Persefone, era anche la massima dea delle maghe e delle incantatrici.
[8] Giust. II 9,1: "Dicono che sono favole vane e terrificanti quelle che noi raccontiamo circa la punizione degli ingiusti nel fuoco eterno e che noi vogliamo che gli uomini vivano in rettitudine per paura". Queste favole terrificanti sono, secondo Celso fraintendimenti dell' antica dottrina.
[9] Le divinità degli egiziani erano rappresentate in forme di animali e di uomini con teste di animali.
[10] Per il pagano Celso il concetto cristiano di "fede" era inconcepibile e sospette dovevano apparirgli le espressioni "rovinerò la sapienza dei sapienti e condannerò la prudenza dei prudenti (Isaia 1,19). La ricerca di Dio e della verità resta pur sempre, per un pagano, appannaggio del filosofo.
[11] Che la propaganda cristiana si svolgesse spesso tra la gente umile ed ignorante, era un dato di fatto e nello stesso tempo il motivo dell'accusa che i pagani rivolgevano ai cristiani.


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