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L'uomo, la felicità e la marcia del mondo

Da: Il Gesuita proibito - Vita ed opere di P.Teilhard de Chardin

Di Giancarlo Vigorelli Casa editrice IL SAGGIATORE
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Simultaneamente nel nostro intimo sentiamo che per arrivare al nucleo di quel che siamo, non basta associare la nostra esistenza a una decina d'altre esistenze scelte fra le migliaia che ci circondano, ma dobbiamo diventare un'unità con tutte.
Da questo doppio fenomeno, esterno e interno, resta da concludere soltanto questo: quel che la Vita ci chiede di fare per essere, è di incorporarci e subordinarci a una Totalità organizzata di cui noi siamo cosmicamente le particelle coscienti. Un centro d'ordine superiore ci aspetta, già appare, non più soltanto vicino, ma al di là e al di sopra di noi.
Dunque, non soltanto svilupparci - né darsi a un altro uguale a noi - ma sottomettere e portare la nostra vita a uno più grande di noi.
In altre parole, prima essere, poi amare, e infine adorare.
Queste sono le fasi naturali della nostra personalizzazione. Tre gradi concatenati, nel movimentò ascensionale della Vita; e di conseguenza tre gradi sovrapposti di felicità, se la felicità è, come noi l'abbiamo riconosciuta, bene indissolubilmente legato all'atto dell'ascesa.
Felicità di crescere, felicità di amare, felicità di adorare.
Ecco in ultima analisi, la triplice beatitudine, che la teoria ci permette di contemplare: partendo dalle leggi della Vita. Qual è, su questo punto, il giudizio dell' esperienza? Cerchiamo di verificare sui fatti, attraverso modi diretti, la veridicità delle nostre deduzioni.
Felicità di crescere nel proprio intimo, nella forza, nella sensibilità, nel possesso di se stessi. Felicità anche di unirsi agli altri, in corpi e anime fatti per completarsi e unirsi. .
È inutile insistere sulla purezza e l'intensità; di queste due prime forme di gioia. Tutti sono d'accordo nell'intimo per celebrarle. Ma felicità di immergersi e di perdersi, in avvenire, in uno più grande di noi... Non ci troviamo qui a speculare o a sognare? Rallegrarsi di quel che ci supera, e di quel che noi non possiamo ancora vedere o toccare... A parte alcuni illuminati, chi si preoccupa di una cosa simile, nel mondo positivistico e matematico in cui viviamo?
Chi se ne preoccupa? Ma rendetevi conto di quel che succede intorno a noi!
Alcuni mesi fa, nel corso di una riunione di questo genere, descrivevo il caso dei due Cune, quest'uomo e questa donna la cui felicità fu di lanciarsi in un' avventura, la scoperta del Radium, nella quale sapevano che perdere la propria vita significava guadagnarla. Ebbene, sia pure più modestamente, sia pur con modalità diverse, quanti altri uomini, ieri e oggi, sono stati toccati e quanti ancora sono posseduti dal Demone della Ricerca? Provate a contarli! Quelli dell' Artide e dell' Antartide: Nansen, André, Sfackleton, Charcot, e tanti altri. Quelli dell'alta montagna: gli scalatori dell'Everest. Quelli dei laboratori pericolosi: uccisi dalle radiazioni o dalle sostanze che maneggiavano, morti per una infezione atomica. Quelli della conquista dell'aria: una legione... Quelli della conquista dell'Uomo per l'Uomo: tutti quelli che rischiano o hanno veramente dato la loro vita per un'idea. Vi ripeto, fate un conto approssimativo. E dopo questo prendete le annotazioni o le lettere, se ci sono, "lasciate da questi uomini, dai più importanti (quelli di cui si parla) ai più umili (gli anonimi) come quei piloti postali che venticinque anni fa aprivano una via aerea attraverso l'America per il pensiero e gli affetti umani, pronti a sacrificarsi uno dopo l'altro. Cosa leggete in queste confidenze? La gioia, una gioia superiore e profonda, una gioia vigorosa: la gioia esplosiva di una vita che ha infine trovato uno spazio interminabile per espandersi Gioia dell'interminabile, ho detto bene. Ciò che generalmente minaccia e avvelena la nostra felicità, è sentire così vicino il fondo di tutto quel che ci attira: sofferenza delle separazioni e del logoramento, angoscia del tempo che passa, paura di fronte
alla fragilità dei beni posseduti, delusione di arrivare così presto a quel che noi siamo e che noi amiamo...
Per colui che ha scoperto - in un Ideale, o in una Causa - il segreto per collaborare e identificarsi, da vicino o da lontano, con l'Universo in progresso, tutte queste ombre svaniscono. Rifluendo per dilatarle e consolidarle, non per distruggerle o diminuirle, rispetto alla gioia di essere e alla gioia di amare (Curie, Termier sono stati amici, padri, mariti ammirevoli), la gioia di adorare comporta e porta, nella sua pienezza, una meravigliosa pace. L'oggetto che la nutre è inesauribile, perché si confonde sempre più con la consumazione del Mondo intorno a noi. Sfugge a qualsiasi minaccia di morte e di corruzione. Inoltre,in una maniera o nell' altra, è sempre a nostra disposizione, poiché la via più adatta per raggiungerlo è semplicemente di fare quel che possiamo nel modo migliore.
La gioia dell' elemento divenuto cosciente del Tutto, al cui servizio si trova e nel quale si completa, la gioia attinta dall' atomo riflesso nel sentimento del suo ruolo e del suo compimento in seno all'Universo: questa è di diritto e di fatto la forma più alta e progressiva di felicità che mi sembra possibile proporvi e augurarvi.
Lasciamo ora la teoria pura, e accostiamo le sue applicazioni alle nostre vite individuali.

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