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L'arcobaleno della vita

- Maggio 2018

Dal primo capitolo di L'arcobaleno della vita di Richard Dawkins, Mondadori, 2002
Brano citato ne L'illusione di Dio di Richard Dawkins, Mondadori, 2007

 

 

Già vivere è un grande miracolo.
MERWN PEAKE, The Glassblower, 1950

 

Siamo destinati a morire, ed è una gran fortuna. La maggior parte della gente, infatti, non è destinata a morire perché non è destinata neppure a nascere. Gli individui che avrebbero potuto trovarsi qui al mio posto, ma che di fatto non vedranno mai la luce del giorno, sono assai più numerosi dei granelli di sabbia dell'Arabia. Senza dubbio tra quelle larve mai venute al mondo vi sarebbero stati poeti più grandi di Keats e scienziati più grandi di Newton, perché il numero di individui cui il Dna concederebbe potenzialmente di esistere supera di molto il numero di individui realmente nati. Nonostante circostanze così incredibilmente avverse, voi e io, nella nostra ordinarietà, siamo qui.

 

Moralisti e teologi attribuiscono grande importanza all'istante del concepimento, nel quale sono convinti che cominci a vivere l'anima. Anche chi, come me, non condivide tale visione, non può non considerare il momento che precede di nove mesi la sua nascita cruciale per il destino personale. In quell'istante l'io cosciente diventò di colpo trilioni di volte più prevedibile di quanto non fosse stato un secondo prima. Certo, l'io embrionale che iniziò a esistere doveva ancora superare innumerevoli ostacoli: la maggior parte dei prodotti del concepimento si risolve in un aborto precoce prima ancora che la madre ne sappia nulla, ed è una vera fortuna, per noi, non aver fatto la stessa fine. Inoltre, come dimostrano i gemelli monozigotici (che si separano dopo la fecondazione), l'identità personale è qualcosa di più dei meri geni. Tuttavia il momento in cui un particolare spermatozoo penetrò in una particolare cellula uovo rappresenta, per ciascuno di noi e per il nostro senno del poi privato, un momento singolare e irripetibile. Fu allora che le probabilità di diventare un individuo divennero, da infinitesime, discrete.

 

La lotteria inizia prima del concepimento. I nostri genitori hanno dovuto anzitutto conoscersi, e anch'essi sono il frutto di una difficile combinazione di spermatozoi e cellule uovo; lo stesso fenomeno improbabile, poi, ha dato luogo ai nostri quattro nonni, ai nostri otto bisnonni e via via agli altri antenati, fino a un passato così lontano che la nostra mente non è più in grado di seguire il conto. Desmond Morris incomincia La mia vita con gli animali (1979), la sua autobiografia, con uno di quei suoi incipit così efficaci.

 

"Tutto cominciò con Napoleone. Se non fosse stato per lui ora non me ne starei qui a scrivere queste parole perché fu una delle palle da cannone sparate nella guerra di Spagna che troncò un braccio al mio bis-bisnonno, James Morris, alterando l'intero corso della storia della mia famiglia."

 

Il mutamento forzato di carriera del trisavolo ebbe vari effetti favorevoli alla nascita di Desmond, culminanti nell'interesse dell’avo per la storia naturale. Ma non c'era bisogno di scomodare l'antenato e di presentare l'ipotesi come “probabile”: in realtà, è evidente che Morris doveva la propria esistenza a Napoleone, come gliela dobbiamo tutti noi. Non occorreva che Napoleone staccasse un braccio al trisavolo James perché il destino del giovane Desmond, nonché il vostro e il mio, fosse segnato. Sarebbe bastato uno starnuto non dico di Napoleone, ma solo del più umile contadino del medioevo per agire su qualcosa che avrebbe agito su qualcos’altro che avrebbe agito su qualcos'altro ancora, in una lunga reazione a catena alla fine della quale uno dei nostri potenziali antenati, anziché diventare il nostro antenato, diventava qualcun altro. Non sto parlando di due teorie alla moda come quella del caos o quella della complessità, ma solo delle normali statistiche riguardanti il rapporto causa-effetto. Pensare a quanto sia esile il filo degli eventi storici cui è appesa la nostra esistenza fa vacillare la mente.

 

Richard Dawkins

 

Dal primo capitolo di L’arcobaleno della vita di Richard Dawkins, Mondadori, 2002
Brano è citato ne L'illusione di Dio di Richard Dawkins, Mondadori, 2007

 

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