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Il linguaggio delle parabole

Di Maurice Nicoll

Da "L'Uomo Nuovo. Interpretazione di alcune parabole e di alcuni miracoli di Cristo". Trad. it. Clara e Teresio Spagnolini. Revisione di Luciano Rosso. - Libreria Editrice Psiche, Torino, 1989.

 

La Sacra Scrittura ha un senso essoterico ed un senso esoterico. Dietro al senso letterale c'è un altro senso, un'altra forma di conoscenza. Secondo un'antica tradizione, l'Uomo, una volta, conosceva profondamente, interiormente. Ci sono molti episodi nel Vecchio Testamento che presumono un'altra conoscenza, un significato del tutto diverso da quello che si ricava dal senso letterale delle parole. Il racconto dell'Arca, quello del servo del Faraone e del fornaio, quello della Torre di Babele, il racconto di Giacobbe ed Esaù ed il piatto di lenticchie e molti altri contengono un significato psicologico interiore ben più profondo di quello letterale. E nei Vangeli la parabola viene usata in modo analogo.
Nei Vangeli si fa largo uso delle Parabole. Così come sono, considerandone solo il senso letterale, esse si riferiscono in apparenza a vigne, a capifamiglia, ad amministratori, a figli prodighi, all'olio, all'acqua e al vino, ai semi, ai seminatori, ai campi ed a molte altre cose. Questo è ciò che si ricava da una lettura superficiale. Il linguaggio delle parabole è difficile da capire così come, generalmente, è difficile da capire il linguaggio di ogni scritto sacro. Visti in modo letterale sia il Vecchio che il Nuovo Testamento non sono solo contradditori, ma molto crudeli e ripugnanti. Il problema è: perché questi scritti Sacri si presentano tanto disorientanti? Perché questi scritti Sacri non spiegano chiaramente ciò che vogliono esprimere? Se i racconti di Giacobbe ed Esaù, od ancora, della Torre di Babele o dell'Arca che galleggiava durante il diluvio non sono veri se interpretati solo in modo letterale, ma possono invece avere un significato più profondo, perché tutto questo non è stato scritto in modo evidente? Allora perché si fa uso delle parabole nei Vangeli? Perché non dire chiaramente il significato? Chi pensa così potrebbe chiedersi perché il racconto della Creazione nella Genesi, che non può essere inteso solo in senso letterale, possa significare anche qualcos'altro, qualcosa di nascosto che dà il vero senso, al di là di ciò che esprimono le parole prese alla lettera. Allora egli potrebbe giustamente concludere che le cosiddette Sacre Scritture non sono altro che un inganno senza un contenuto da comprendere e da svelare. Se tutti questi racconti, tutte queste storie, allegorie, miti, similitudini e parabole nelle Sacre Scritture vogliono esprimere qualcos'altro, perché non si può stabilire chiaramente dall'inizio ciò che vogliono dire di modo che tutti possano comprendere? Perché velare ogni cosa? Perché tutto questo mistero, tutta questa oscurità?
L’idea nascosta dietro ad ogni scritto sacro è quella di trasmettere un significato più elevato di quello contenuto nelle parole nel loro significato letterale, e la verità di quanto è trasmesso deve essere verificata dall'Uomo internamente. Questo significato più elevato, nascosto, interiore od esoterico, adombrato dalle parole e dalle immagini quotidiane, può essere solo intuito; da qui la difficoltà, per l'uomo, di dare alla realtà un senso superiore. Il livello di comprensione letterale di una persona non è necessariamente uguale al suo livello di comprensione del significato psicologico. Capire in modo letterale è una cosa, capire psicologicamente un'altra. Facciamo alcuni esempi. Il comandamento dice: "Non ucciderai". Questo è il livello letterale. Ma il significato psicologico è "Non commetterai omicidio nel tuo cuore". Il primo significato è letterale, il secondo è psicologico ed è specificato chiaramente nel Levitico. Un altro comandamento: "Non commetterai adulterio" è il significato letterale, ma il significato psicologico, che va più in là, si riferisce all'insiemismo dottrinale. Per questo spesso è detto che la gente cominciò a prostituirsi seguendo altri dèi, e così via. Ancora, il significato letterale del comandamento: "Non ruberai" è ovvio, ma il significato interiore è molto più profondo. Rubare, dal punto di vista psicologico, significa pensare che si possa fare tutto con le proprie forze, da soli, non comprendendo che io non so chi sono, cosa penso, come sento e forse neppure come orientarmi.
È come pensare che tutto ci sia dovuto e attribuire a se stessi ogni merito. Invece è solo una possibilità. Ma se si dicesse direttamente questo ad un uomo, egli non capirebbe. Così il significato rimane nascosto, perché, se fosse spiegato, nessuno ci crederebbe, e tutti lo considererebbero un'assurdità. L’idea non solo non sarebbe capita, ma anzi sarebbe considerata ridicola. La conoscenza superiore, il significato superiore, se viene portato al livello ordinario di comprensione, sembrerà un'assurdità e non sarà compreso. Diverrà allora una cosa inutile e dannosa. Il significato superiore può essere dato solo a coloro che sono vicini a comprenderne il senso giusto. Questa è una delle ragioni per cui il vero senso di tutti gli scritti sacri deve essere nascosto, così come è, dall'involucro esterno dell'espressione letterale. Non si tratta di ingannare la gente, ma di una questione legata alla necessità di salvaguardare questo significato e di evitare che venga frainteso e banalizzato, distruggendo il suo senso profondo. La gente pensa talvolta di poter comprendere ogni cosa, quando la sente. Ma ciò è assolutamente errato. Lo sviluppo della comprensione, la visione delle differenze è un processo lungo. Tutti sanno che non si può trasmettere la conoscenza della vita ai bimbi piccoli perché la loro comprensione è limitata. Ancora, è certo che ci sono taluni argomenti, anche nella vita ordinaria, che non possono essere compresi senza una lunga preparazione, come per esempio alcune branche delle scienze, dove non è sufficiente soltanto sapere di cosa trattino. Il fine di tutti gli scritti sacri è di trasferire un senso superiore ed una conoscenza superiore partendo inizialmente da una conoscenza ordinaria. Le parabole hanno un senso ordinario. Il fine delle parabole è di dare all'uomo un significato superiore partendo da un senso ordinario inferiore di modo che egli possa intendere da solo oppure no. La parabola serve proprio a questo. Può succedere che un uomo la prenda alla lettera o che invece incominci a pensare; essa lo invita a pensare. Un uomo prima di tutto capisce ciò che per lui è ordinario, ciò che è al suo livello naturale. Prima di astrarre egli parte da questo punto naturale. Questa è la situazione da cui un uomo parte, prima di impossessarsi di un insegnamento. Ma la parabola ha un significato che va al di là del senso letterale o naturale. Essa è stata deliberatamente congegnata per colpire prima i sensi e poi per lavorare sulla mente al fine di elevare il livello naturale di comprensione ad un altro livello.
Da questo punto di vista la parabola è, riguardo alla comprensione, uno strumento di trasformazione. Come vedremo più avanti la parabola è anche un tramite tra un livello banale ed uno superiore nello sviluppo della comprensione.

Fonte: www.psiche.info/estratti/psiche/NicollUomoNuovo.htm

 

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