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Teatro sciamanico

Da L’Arte di Recitare Sé - Il Teatro Sciamanico di NN (Netra Noyes) - Jubal editore

 

 

Cosa c’entra lo sciamanesimo con il teatro

Mi è stato spesso chiesto cosa c’entri lo sciamanesimo con il teatro. Facciamo subito un esempio, preso e riassunto dalla nota opera antropologica di Mircea Eliade.

 

Presso gli Ostiachi Vasiugani, lo sciamano viene chiamato per guarire un malato. Egli entra in casa e guarda il malato. La sua analisi è semplice: l’anima del malato è stata rapita da un morto. Lo sciamano allora inizia a suonare la chitarra, raccontando che sta mandando il suo spirito ausiliare a cercare l’anima del malato. Canta, quindi, le gesta di questo spirito, che assume le sembianze di un trapassato per discendere agli inferi e incontrare il rapitore. Una volta incontratolo, lo spirito dello sciamano fa uscire dal suo petto un altro spirito avente la forma di orso. Il morto si impaurisce e lascia fuggire l’anima del malato dal suo pugno. Quindi, lo spirito alleato dello sciamano la riporta al suo padrone sulla terra.

Possiamo capire cosa succede durante questa seduta sciamanica?
Cerchiamo di risponderci nel modo più empirico possibile: lo sciamano sta semplicemente cantando una canzone.
Ora chiediamoci: che differenza c’è tra lui e Frank Sinatra?
La differenza consiste nel fatto che lo sciamano sta entrando nella mente del malato. La musica ripetitiva induce alla trance (spesso infatti, come è noto, viene usato un tamburo), i sensi del malato sono rapiti dallo sciamano (i suoi occhi lo vedono muoversi, le sue orecchie lo ascoltano cantare, il suo olfatto percepisce l’odore delle erbe probabilmente bruciate…). In questa trance lo sciamano racconta una metafora, che poi è la sua canzone. In questa metafora, ad alto contenuto ipnotico, il malato non può che identificarsi, così che il male che lo faceva soffrire adesso acquista un senso, ha una causa: la sua anima è stata rapita da un morto. Potete ora immaginare la trepidazione e il coinvolgimento del malato mentre ascolta le avventure dello spirito che è andato a liberare la sua anima? Naturalmente non è una questione facile ed il malato sente in sé la lotta che lo spirito dello sciamano compie per recuperare l’anima, ed in un crescendo di suoni e sensazioni, ecco la vittoria: l’anima è tornata, la canzone finisce, lo sciamano smette di cantare e torna in sé, il malato esce dalla trance. Il suo inconscio è stato come riprogrammato. Ora non può che stare meglio.
Questo è il rito. Questo è sciamanesimo.
Adesso immaginiamo che questa scena venga trascritta e riproposta in pubblico nel modo più professionale possibile. Che vengano usati costumi e scenografie adeguati, che venga rappresentata la lotta tra lo spirito ausiliario dello sciamano contro il defunto rapitore, e che la canzone dello sciamano diventi la colonna sonora del tutto. Ecco, questo è il teatro.

Per Brecht, il teatro discende dal rito e smette di essere rito nel momento in cui diventa teatro.
Ma così come il rito può diventare teatro, può il teatro ridiventare rito? Può il teatro essere sciamanico?

 

L’esperimento del teatro sciamanico

L’esperimento che sto portando avanti con il teatro sciamanico è quello di rendere cosciente il pubblico che non sta assistendo ad una rappresentazione, ma si sta sottoponendo ad una sorta di esorcismo laico. A dire il vero, questo potrebbe valere come regola generale. Infatti, al di sotto dei motivi più superficiali, lo spettatore che assiste ad un evento (sia esso film, concerto o rappresentazione) prova la speranza, forse inconscia, che qualcosa di sconosciuto sul mondo e su se stesso gli venga rivelata. In questo senso, lo spettatore è come il malato che ascolta lo sciamano mentre canta quella metafora ipnotica, che gli svelerà la causa del suo malessere e l’epopea della sua guarigione.
Il teatro sciamanico è quindi un terzo passo, una sintesi fra rito e teatro.
Nel rito ci sono solo gli officianti, eventualmente i beneficiari e forse dei testimoni.
Nel teatro ci sono invece un pubblico, che vuole svagarsi o consumare cultura, e delle marionette umane, chiamate attori.
Nel teatro sciamanico, gli attori sono gli officianti, cioè sciamani, e il pubblico è il beneficiario, che viene indotto ad uno stato meditativo di silenzio interiore attraverso la voce, il movimento ed il testo recitato dall’attore sciamano.

 

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