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Vita, Diritto e Società

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di Maurizio Colaiacovo


Presunto colpevole

Giugno 2021


“Presunto colpevole” non è solo il titolo di un film, abbastanza datato (1987), che vedeva l’attrice Cher nel ruolo di protagonista, ma è l’espressione che meglio si addice ad un indagato o ad un imputato che troppo spesso è costretto a subire la cosiddetta “gogna mediatica”, prima che venga pronunciata una sentenza definitiva nei suoi confronti.
Già, perché un avviso di garanzia per l’opinione pubblica in moltissimi casi equivale ad una sentenza di condanna, pur sapendo che in Italia si è condannati in via definitiva soltanto dopo tre gradi di giudizio.
La notizia di una indagine svolta dalla magistratura a carico di un cittadino, soprattutto se trattasi di persona nota al grande pubblico, viene data spessissimo con grande risonanza. I titoli “ad effetto”, poi, fanno il resto.
Nel giro di pochi giorni, stante anche la diffusione che le notizie hanno sui social, da semplici indagati o imputati si diviene “orchi”, “mostri”, e nella miglior delle ipotesi “delinquenti”.
Non parliamo poi di quei commenti alle notizie da parte degli “utenti” dei social che invocano forche, pene di morte, carcere a vita, in presenza di semplici indagini svolte nei confronti di questo o quel malcapitato che, in tantissimi casi, non sfociano nella celebrazione un processo ma nell’archiviazione.

Il “giustizialismo”, ossia la voglia di una giustizia frutto di processi sommari e senza garanzie, non può e non deve attecchire nelle società moderne, fondate sui sacrosanti principi del rispetto delle regole dettate dal diritto.
L’articolo 27 della Costituzione ci ricorda (e ammonisce) che l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Questo principio può essere anche definito, più semplicemente, “presunzione di innocenza”.
A maggior ragione non può essere considerato colpevole un semplice indagato.
Chi non pratica le aule di giustizia si chiederà quale sia la differenza tra un indagato ed un imputato. Ebbene, il primo è una persona sottoposta ad indagini da parte degli organi inquirenti che potrebbero anche non portare alla celebrazione di un processo; il secondo è colui che subisce un processo vero e proprio, nel quale verrà giudicato innocente o colpevole dei reati a lui ascritti. In entrambi i casi non si può certo dire ci si trovi in presenza di “colpevoli” o, quanto meno, non si può dire che le sentenze li dichiareranno tali con matematica certezza.
Eppure, come si è detto, accade che certe notizie assumano la consistenza di condanne inappellabili.

È una prassi assolutamente deprecabile e che merita di essere stigmatizzata. Ognuno di noi, potenzialmente, potrebbe trovarsi nella condizione di essere sottoposto ad indagini. Sarebbe sufficiente che qualcuno ci accusasse falsamente di averlo aggredito e minacciato sporgendo una querela nei nostri confronti, ed avvalendosi magari anche di testimoni compiacenti.
Beninteso, il diritto ad informare e, per i cittadini, ad essere informati, è uno dei cardini delle moderne democrazie. Molto spesso le inchieste giornalistiche hanno avuto una grande importanza nella vita di una nazione. Non può esistere una vera democrazia ove non vi sia una libera informazione.
Tuttavia, di fronte alla possibilità di distruggere la dignità di una persona, con conseguenze devastanti sulla vita stessa di chi è accusato di aver commesso un reato, si dovrebbe ponderare con attenzione la necessità di “fare notizia” a tutti i costi.
Il sensazionalismo e la voglia di ottenere un “click”, una visualizzazione, o una copia di giornale in più, non possono guidare chi svolge un ruolo delicato ed importante come quello di informare.
Le notizie andrebbero in primis verificate e, poi, andrebbero date senza lasciarsi prendere la mano da ricostruzioni del tutto arbitrarie e parziali delle vicende che vengono narrate.

In conclusione, appare legittima e sacrosanta la richiesta di processi rapidi e pene certe ed esemplari per chi delinque e viene dichiarato colpevole, ma è altrettanto necessario essere equilibrati e prudenti nell’esprimere giudizi e valutazioni sommarie e frettolose ogni qual volta ci si trovi di fronte a indagati e imputati.
Invero, in troppe occasioni questi si vedono riconoscere la propria innocenza dopo anni ed anni dall’inizio delle vicende giudiziarie che li hanno investiti, nel frattempo, subendo danni irreversibili.

 

   Maurizio Colaiacovo

 

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