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Riflessioni in forma di conversazioni | Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera

Riflessioni in forma di conversazioni

di Doriano Fasoli

Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera - Indice


Cinema e scrittura.

Conversazione con Marguerite Duras
di Doriano Fasoli per Riflessioni.it - ottobre 2005
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Che opinione ha di Malle?
Malle è stato un buon cineasta con Les Amants, Ascensore per il patibolo... Di Atlantic City tutti hanno detto che è un film che non sembra neanche di Malle, che è stato tradito da se stesso. È un film, dicono, fatto da pezzi, trucchi... si dice la "cucina" anche da voi? Ma fallito... a me piacciono i film falliti. Il suo è un film fallito dal punto di vista della riuscita, non dal punto di vista dell'autore. Non è l'autore che si è sbagliato, è l'autore che ha sbagliato modello. Insomma, è fallito dall'esterno. Il vero film fallito è un film fallito dall'esterno. È che Malle doveva avere lo schema di un film per il pubblico, se vuoi, ma non l'ha centrato. Ma non è Malle stesso a essersi sbagliato. Ha sbagliato metodo.

E di Truffaut?
Vedo un Truffaut su cinque. Ho amato Truffaut: è L'enfant sauvage. Sono sempre false domande chiedere chi le piace di più, chi le piace di meno. È impossibile comprendere in un più o in un meno quello che si ama e quello che non si ama. Evidentemente, quello che amo in Francia... amo i più grandi cineasti francesi: Jacques Tati, che è forse il più grande regista del mondo, Bresson e Godard. Mi piacciono cioè tre cineasti enormi. Se mi parli di Malle e di Truffaut sono altrove, siamo in un altro posto. Parliamo di un'altra cosa, non parliamo dello stesso cinema o della stessa audience, non parliamo più lo stesso linguaggio. Dunque trovo che tutto ciò che ho detto a proposito di Malle e di Truffaut un po’ lo rimpiango, ma se mi parli di cinema ti parlerò di Bresson, di Tatti e di Godard. Certo hai ragione, in fondo, a rompermi le scatole sul cinema francese. È come la famiglia dietro di me, il cinema francese, ma per fortuna non ho niente a che vedere con loro. No, non voglio essere cattiva... ho paura di ferire... ma è come se mi facessi delle domande a proposito di problemi che non mi sono mai posta. In effetti, non mi sono mai posta la domanda se mi piacesse François Truffaut o Louis Malle; è come se a un tratto mi si chiedesse di votare per Malle, di votare per Truffaut o di votare contro di loro. Questo non mi pare possibile ed è così che il più delle volte rifiuto di rilasciare interviste. Perchè troppo spesso - non è il tuo caso - mi si costringe ad andare in territori che non abbordo mai. Non esiste nessun problema Truffaut o Malle in me o nella mia vita! Non c'è alcun problema! Questa è la mia vera risposta. Quando mi chiedi del clima politico francese è la stessa cosa, non c'è nessun problema, sono nella più totale indifferenza.

Anche verso i giovani nutre indifferenza?
Al contrario! Il mio rapporto con i giovani è importantissimo, è fondamentale. Ma non posso immaginare d'essere in rapporto d'amicizia con un reazionario, oppure con un fascista o con un militante di qualunque partito esso sia.

Lacan la portava in palmo di mano, ma lei in diverse occasioni sembra averlo ammonito con parole dure...
Non ho letto Lacan, non ho mai avuto letture di quest'ordine. Lacan stesso mi diceva di non leggerlo. Mi diceva anche di non cercare di sapere ciò che faccio e che non dovevo leggere i suoi testi. Dico questo per scherzare, ma è vero che non ho letto Lacan. Devo dire la verità: in fondo leggo pochissimo. Avrò forse detto che non era traducibile, ma non credo d'aver detto che egli mi lasciava indifferente. Beh, se poi l'ho detto non è gravissimo...

Con chi ha stabilito dei saldi rapporti d'amicizia?
Con
Bataille, Blanchot, Elio Vittorini... Erano dei grandi amici. Li ho visti molto spesso per anni, ma non ho mai scritto in ragione della loro esistenza, cioè non è perché loro esistevano che mi sono dedicata alla scrittura. Erano amici anche gli uomini con i quali ho vissuto... Un tempo, le donne in casa non erano persone che scrivevano, erano persone che accoglievano gli ospiti, che cucinavano, che erano carine forse, ma chi scriveva era vissuto come un incidente da parte della famiglia. Adesso è molto più ammesso.

Le sono sembrati convincenti gli adattamenti di alcuni suoi romanzi ("Un barrage contre le Pacifique", "Moderato cantabile", "Le marin de Gibraltar", "Dix heures et demie du soir en été"...) per il cinema?
Assolutamente no! Sono stati tutti, o quasi, dei veri e propri fallimenti. Solo Hiroshima mon amour di Resnais (film di cui ho scritto sceneggiatura e dialoghi) posso considerarlo una riuscita totale. L'unica. E nessuno al mondo sarebbe stato capace di trarre un buon film da L'amant, salvo forse John Huston del quale ho ammirato The Dead, da Dubliners di
Joyce.

Non c'è scrittore senza ossessione, credo che lei abbia detto da qualche parte. Qual è stata o qual è a tutt'oggi la sua?
Il pensiero dello sterminio di sei milioni di ebrei continua ad attanagliarmi da allora. Non mi ha mai abbandonato il ricordo delle atrocità di cui i tedeschi furono capaci e quello della scoperta dei campi di concentramento... tante immagini e così impressionanti che non sono mai più riuscita a strapparmele dalla mente. Per anni, dopo la liberazione, non sono potuta andare nel quartiere ebreo senza piangere e per anni, in tutta Europa, si sono cercati dei morti. Nessuno può davvero immaginare ciò che fu quel periodo se non lo ha vissuto. Eppure, tutta quella terribile e maledetta esperienza è servita a poco o a nulla... non mi sembra che l'uomo ne sia uscito particolarmente modificato, non credi?!

Doriano Fasoli

 

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