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Riflessioni sulla Cultura Vedica

Riflessioni sulla Cultura Vedica

di Parabhakti dasindice articoli

 

I Pilastri del Dharma o Principi di Libertà  

Gennaio 2011

 

DharmaLe tradizioni dello yoga, analogamente a quelle delle religioni più diffuse, stabiliscono regole comportamentali (1), con la funzione di purificare la coscienza di chi pratica. Esse hanno lo scopo di predisporre l'individuo a ricevere gli insegnamenti spirituali e a capirne chiaramente il messaggio. In ogni tradizione i fedeli vengono invitati ad applicare regole precise nel loro quotidiano e mettendole a confronto è interessante notarne la comune origine, che si ritrova nei quattro principi del Dharma (religione): religiosità, legge, dovere e compiti prescritti.
Nella cultura vedica questi comportamenti virtuosi sono indicati come fondamentali per la corretta impostazione della vita umana e del suo sviluppo armonioso. I pilastri che reggono il Dharma sono la misericordia, la purezza, l'austerità e la veridicità.
L'enfatizzazione di uno o più di tali aspetti in una certa tradizione si spiega e si motiva analizzandone le radici culturali e il differente contesto sociale nei quali essa nasce e si sviluppa. Seguendo le regole del Dharma viene garantita ad ogni singolo individuo una vita sana ed equilibrata e si stabiliscono valori etici di cui tutta la società può beneficiare. Inoltre, ci si situa al livello della virtù, sattva, piattaforma dalla quale è possibile proseguire verso la pura
virtù, o suddha sattva, uno stato di coscienza nel quale la percezione della propria natura spirituale e l'interazione con il Divino si manifesta appieno. I principi del Dharma necessitano di una pratica costante ed onesta, per non rimanere tanto profondi quanto astratti e a questo scopo gli antichi saggi hanno indicato, per ognuno di essi, delle precise regole da seguire.

 

Misericordia – Evitare il consumo di carne, pesce e uova.

Il primo passo per comprendere ed assimilare il concetto di misericordia inizia con l'astenersi da uccidere altri esseri viventi senza necessità. E' un dato incontestabile che in questo mondo ogni essere vivente diviene prima o poi cibo per un altro. Ma mentre nel mondo animale questa legge segue unicamente criteri meccanici legati all'istinto, negli esseri umani l'atto di uccidere gli animali per cibarsene presenta motivazioni estranee ed inconciliabili con la stretta necessità  di sopravvivenza. Chi si è avvicinato al vegetarianismo ha scoperto che, contrariamente a quanto pensava, il corpo umano non possiede le caratteristiche proprie del carnivoro e sebbene un'alimentazione in quel senso possa dare soddisfazione al palato e fornire proteine "nobili", le controindicazioni in termini salutisti sono maggiori dei benefici. Il cibo che assumiamo è inoltre permeato da elementi sottili, che influenzano la psiche e la coscienza. Cibarsi di animali morti, magari uccisi in modo violento e senza pietà, a livello sottile non può che ingenerare aggressività, frustrazione e creare confusione sulla propria identità spirituale. In accordo agli insegnamenti vedici, il consumo di carne è una concausa diretta della degradazione della società, dei conflitti tra individui e nazioni e del diffuso disagio psichico, mali che continuano ad aumentare proporzionalmente all'aumento dell'uccisione degli animali e lo sfruttamento di essi. La misericordia è l'attitudine a donare e donarsi incondizionatamente, a perdonare e ad essere empatici con il dolore altrui, quindi come la si può conciliare con uno stile di vita che direttamente o su commissione provoca atroci sofferenze ad esseri indifesi? Si può obiettare che anche il vegetariano uccide delle piante, a loro volta esseri viventi, sebbene questa sia un'eventualità rara, poiché generalmente della pianta si raccolgono i frutti, la si sfoltisce o la si raccoglie a fine ciclo. Questa affermazione rimane comunque una verità e sebbene con conseguenze minori, anche il vegetariano si espone al giudizio delle leggi karmiche. Krishna, nome sanscrito di Dio, nella Bhagavad-Gita insegna che il cibo, per essere libero dalle conseguenze del peccato, Gli deve essere offerto con amore e devozione prima di essere consumato. Egli indica anche cosa gradisce:

 

Patram puspam phalam toyam
yo me bhaktya prayacchati
tad aham bhakty-upahritam
asnami prayatatmanah (BG 9-26)

 

“Se qualcuno Mi offre con amore e devozione una foglia, un fiore un frutto o dell'acqua, accetterò la sua offerta.”

 

Il ricercatore spirituale trova nel vegetarismo motivazioni filosofiche e teologiche profonde ma anche ragioni salutiste, etiche ed economiche, gettando in questo modo le solide fondamenta della casa spirituale che sta edificando per se stesso e per tutti coloro che lo circondano.

 

Austerità – Non assumere droghe e altre sostanze psicoattive.

I danni provocati all'organismo dalle sostanze intossicanti quali il tabacco, l'alcool e la miriade di droghe esistenti sono note a tutti, come lo sono anche i giganteschi costi sociali che ne seguono il consumo, una cosa da ricordare prima di avventurarsi in acquisti tanto pericolosi e dannosi. La vita spirituale e queste sostanze sono incompatibili e fatto salvo l'uso di alcune droghe per inevitabile necessità medica, non esistono motivazioni intelligenti per un loro consumo. Gli intossicanti sono un lenitivo psichico che dà la sensazione di allontanare, ma solo temporaneamente, il dolore esistenziale, le preoccupazioni e le frustrazioni quotidiane. La loro facile disponibilità e l'effetto immediato non contribuiscono certo a stimolare forme più evolute di ricerca di un benessere duraturo. Lo spiritualista autentico prende coscienza della potenza dei sensi, lavora per sfuggire alle loro continue richieste e comprende dall'inizio che droghe, alcoolici, sigarette e quant'altro sono deleteri, perché rallentano e impediscono questo processo. Le sostanze psicoattive non fanno altro che aumentare l'identificazione con il corpo fisico e psichico e mentre inizialmente possono procurare momenti piacevoli, con il tempo si mostreranno per quello che sono, padroni crudeli a cui rendere conto.
Anche sostanze apparentemente innocue come il caffè o il tè, che i più considerano benefiche, possono creare una forte dipendenza, che a lungo andare lede la salute. Solo quando ci si libera dalla schiavitù e dall'offuscamento di qualunque sostanza nociva si possono realmente comprendere le dinamiche che regolano il mondo materiale e capire come sfuggirne. L'austerità è anche usare l'intelligenza per discriminare tra ciò che è propizio per il cammino spirituale e ciò che non lo è, evitando così scelte sbagliate di ordine materiale. Gli antichi testi insegnano che ciò che all'inizio pare un veleno, cioè l'austerità e la rinuncia, con il passare del tempo si trasforma in puro nettare, mentre ciò che concede piacere sensoriale immediato ma effimero, sebbene inizialmente sembri dolce come nettare, con il tempo si trasforma in un veleno letale per l'anima. Rinunciare ad un drink, ad una sigaretta, ad una pasticca non è quindi solo una questione salutista o etica, ma una scelta che guarda al futuro, che fa la differenza tra una vita superficiale, illusoria e infelice, addolcita da una qualche erba, liquido, polverina o sostanza chimica o il rimanere lucidi, inquisitivi e sereni per raggiungere livelli di felicità ineffabile e duratura.

 

Purezza – Il controllo dell'energia sessuale.

Lo scopo di tutti gli insegnamenti vedici è quello di permetterci di discriminare tra ciò che è reale e ciò che è illusorio e distinguere l'eterno dal temporaneo. La nostra vita attuale è solo un segmento di un percorso evolutivo molto più lungo ed articolato, che mira al rientro nella dimensione spirituale, dove temporaneità, ignoranza e paura sono del tutto assenti.
Qualunque cosa ci leghi alla coscienza fisica e quindi al mondo materiale diventa un ostacolo nel processo di graduale distacco dalla materia. Ecco perché l'attività sessuale, l'espressione più intensa di godimento che si possa sperimentare in questo mondo, presenta come rovescio della medaglia il serrarsi del legame con esso, l'identificazione dell'anima con la materia, con il temporaneo e l'illusorio. La potenza illusoria di questa energia è enorme ed è significativo come il richiamo al sesso presente in innumerevoli messaggi pubblicitari sia sufficiente a scatenare un turbinio emotivo nell'individuo, predisponendolo all'acquisto dell'oggetto abbinato a quel richiamo, a titolo di parziale compensazione. Il massiccio coinvolgimento con le dinamiche della materia che l'energia sessuale incontrollata provoca, è la ragione principale che motiva gli spiritualisti a limitare al minimo la propria attività sessuale.
Per le persone risolute nel cammino spirituale, l'attività sessuale è intesa solo per la procreazione e ad essa riservata, mentre il vero godimento viene ricercato nell'unione con il Divino. Il principio della purezza non è negoziabile, tuttavia è importante sottolineare che questo livello è spesso raggiunto solo gradualmente. Gli sforzi per il controllo dell'energia sessuale sono certo indispensabili, ma spesso le forzature eccessive possono rivelarsi controproducenti. Come in tutti i processi legati allo yoga, il distacco deve sostituire progressivamente la rinuncia, ma lo si ottiene solo se subentra una gioia superiore a quella che si lascia. Altrimenti il desiderio per ciò che abbiamo forzatamente abbandonato diventerà una tortura, che rischia di deflagrare in azioni degradanti ed incontrollate. Lo yoga ricorda che l'equilibrio dei chakra acquisito a seguito di grandi sforzi dal praticante, viene alterato dai rapporti sessuali intimi incontrollati e il riequilibrio individuale e di coppia può essere ristabilito solo dopo molto tempo. I cambi di partner sono decisamente sconsigliati e la fedeltà nella coppia rimane un primo passo concreto per lo spiritualista serio. Se non viene dispersa inutilmente, l'energia sessuale si trasforma in energia pura, indispensabile per proseguire con entusiasmo nel percorso spirituale.

 

Veridicità – Non giocare d'azzardo o indulgere in speculazione.

Azzardo significa mettere a rischio qualche cosa di valore nell'illusione di ottenere in cambio molto di più, in modo facile e senza sforzo, ma anche senza nessuna garanzia di successo. ll gioco d'azzardo, legale in molti paesi, è una delle peggiori piaghe della società, una vera e propria patologia che rovina non solo la vita di chi ne è vittima, ma anche quella di familiari ed amici.
L'idea di ottenere a buon mercato e in modo veloce ciò che si desidera diventa rapidamente una compulsione, che giustifica i propri fallimenti, che prende il sopravvento sui propri doveri reali mentre il destino viene delegato al fato, su cui non si ha nessun controllo. Piuttosto che affrontare la realtà, il giocatore incallito vive l'illusione di ciò che sarebbe potuto o potrà accadere. Vivere in maniera azzardata vuole anche dire impegnarsi senza motivo in attività pericolose per la propria incolumità, come accade in certe pratiche sportive o forme di divertimento estreme, in cui il partecipante mette a repentaglio la propria integrità psico-fisica. Azzardo è provocare la natura, distruggere l'ambiente, illudendosi di non subirne mai le conseguenze. Anche la speculazione è un azzardo in tutte le sue forme, anche in quelle più sottili, come la manipolazione del sapere o della verità per ricavarne un guadagno. Ogni persona nasce con un dovere individuale prestabilito (in questo caso dharma nell'accezione di "dovere prescritto") da compiere ed onorare, sfuggendo il quale si rifugge la possibilità di progredire. Quella umana è l'unica forma di vita che permette di uscire dal samsara, o ciclo di nascite e morti e sprecare questa opportunità è letteralmente un gioco d'azzardo, sapendo che le speranze di liberarsi altrimenti dal mondo materiale sono praticamente nulle.

 

Chi segue i principi regolatori del Dharma e le pratiche spirituali riesce a purificare pensieri e azioni, gradualmente emancipandosi così dai condizionamenti materiali per ottenere infine la vera libertà. In questa condizione privilegiata osserverà il mondo materiale da un'altra prospettiva e pur vivendoci ne rimarrà distaccato, non essendone più attratto. Per questa ragione le anime liberate definiscono i principi del Dharma i principi regolatori della libertà.

Parabhakti das


NOTE
1)

I Dieci Comandamenti della Bibbia:

  1. Io sono il Signore Dio tuo: non avrai altro Dio all'infuori di Me
  2. Non nominare il nome di Dio invano
  3. Ricordati di santificare le feste
  4. Onora il padre e la madre
  5. Non uccidere
  6. Non commettere atti impuri
  7. Non rubare
  8. Non dire falsa testimonianza
  9. Non desiderare la donna d'altri
  10. Non desiderare la roba d'altri.

I principi fondamentali dell'Islam:

  1. La professione della fede
  2. La preghiera cinque volte al giorno
  3. L'obbligo dell'elemosina
  4. Il digiuno (durante il periodo del Ramadan)
  5. Il pellegrinaggio alla Mecca

Le regole base del Buddismo:

  1. Mi impegno ad astenermi dall'uccidere e dal far del male agli esseri viventi
  2. Mi impegno ad astenermi dal rubare e dal prendere in non dato
  3. Mi impegno ad astenermi dal fare danni con una condotta sessuale irresponsabile
  4. Mi impegno ad astenermi dal mentire, dall'offendere, dai pettegolezzi e dalle calunnie
  5. Mi impegno ad astenermi dall'abuso di sostanze inebrianti come l'alcol o le droghe che causano negligenza o perdita di coscienza.

Principi base dello yoga (Yama e Nyama):

 

Yama, il lavoro interno:

  1. Ahimsa, non uccidere
  2. Satya, non mentire
  3. Asteya, non rubare
  4. Brahmacharia, controllare l'energia sessuale
  5. Aparigraha, non essere avaro

Nyama, il lavoro esterno:

  1. Pulizia del corpo e della mente
  2. Serenità, vita semplice e pensiero elevato
  3. Ascesi
  4. Studio, inteso soprattutto come meditazione interiore
  5. Devozione al Divino

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