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Riflessioni sulla Cultura Vedica

Riflessioni sulla Cultura Vedica

di Parabhakti dasindice articoli

 

Yoga: sistemi diversi uniti nella bhakti  

Dicembre 2011

 

Lo yoga non molto tempo fa era una disciplina sconosciuta al di fuori dell'India, dove viene largamente praticata da millenni. In pochi decenni è però diventato molto popolare, una tra le pratiche più seguite nel mondo. In ogni città esistono centri dedicati, quasi tutte le palestre ne propongono dei corsi, molte scuole pubbliche e private includono lo yoga tra le attività programmate e rivolte a studenti ed insegnanti, mentre alcune grandi aziende ne promuovono addirittura la pratica nell’orario di lavoro. Qualcuno sostiene che questa “yoga-mania” è un fenomeno momentaneo, legato alla moda del momento, destinato a ridimensionarsi quando ci si accorge che lo  yoga richiede continuità e determinazione e che più che allo sviluppo fisico esso mira a trasformare la coscienza per elevarla a stati più alti di consapevolezza, lontani dalle apparenze del materialismo consumista. Pur essendo una giusta osservazione, per farsi un'opinione completa bisogna analizzare i dati sulla diffusione dello yoga nel nostro paese. Essi rivelano che, nonostante il grande interesse esploso di questi ultimi anni, la passione per lo yoga è in crescita costante ormai da tempo. Chi si è avvicinato alla sua pratica solo per ottenere un ventre piatto e glutei d’acciaio (come recitano alcune pubblicità americane...) probabilmente perderà facilmente interesse, ma è anche vero che le modalità che portano a studiare lo yoga sono molteplici e difficilmente etichettabili. Ho conosciuto persone che si sono avvicinate allo yoga con superficialità e dopo poco lo hanno abbandonato, per poi riprenderne la pratica dopo alcuni anni con una maggiore attenzione e serietà.

Nel comune pensare, lo yoga consiste in una disciplina fisica che richiede l'esercizio di particolari posture, dette asana. In realtà esse sono legate solo ad un tipo specifico di yoga, chiamato hatha yoga, che si sublima nel raja yoga, anticamente elaborato dal saggio Patanjali. Tutti i tipi di yoga prescrivono disciplina psicofisica e il primo obiettivo fissato da ognuna di esse è quello di liberarsi dagli attaccamenti e dalle avversioni che nascono dalla mente e dai sensi agitati. All'inizio si prende coscienza dei guna (N.d.r. si veda l’articolo: I Guna – Gli influssi della natura materiale), le tre influenze materiali, per poterli trascendere. In particolare si dovranno superare tamas, ignoranza, e rajas, passione, per raggiungere il livello di sativa, o virtù, dal quale è possibile proseguire verso il sentiero della realizzazione spirituale vero e proprio. Il termine sanscrito yoga deriva dalla radice yuj, che significa congiungere, unire e questa unione raggiunge la sua piena realizzazione nel momento in cui viene ritrovata la bhakti, l'insieme di sentimenti di puro amore spirituale che ci unisce al Divino.

 

Vediamo ora in una breve descrizione i metodi più importanti dello yoga.

 

Il jnana yoga, o yoga della conoscenza, insegna che esistono quattro direttive per conseguire la liberazione. Viveka, la prima, è l’abilità nel discriminare tra ciò che è reale ed eterno da ciò che è irreale e temporaneo. Vairagya, la seconda, è il distacco, il rifiuto dei piaceri del mondo nella comprensione che questi sono in verità solo fonti di disagio. La terza, sad sampat, consiste in sei virtù: sama, la calma e il controllo della mente, dama, il controllo degli organi di senso, uparati, la rinuncia alle attività che non fanno parte del dharma, titikha, la fermezza interiore di fronte alle avversità e agli opposti come gioia e dolore, sraddha, la fede nell’insegnamento del vedanta e samadhana, concentrazione perfetta. Mumukshtva, la quarta direttiva, è l'ardente attesa e il desiderio di liberazione dai vincoli dello spazio e del tempo.

 

Shankara è il sistema di yoga più conosciuto e porta all’illuminazione intellettuale e alla realizzazione del sé. I suoi insegnamenti preliminari invitano a praticare azioni virtuose e devozionali.

 

L'Hatha yoga è costituito da un insieme di esercizi fisici e controllo della respirazione, perfezionati nel tempo da generazioni di yogin. La pratica dell’hatha yoga tende al raggiungimento dell’equilibrio fisico e psichico che porta ad una maggiore consapevolezza dei processi vitali e fisiologici. Questo viene ottenuto con ferrea perseveranza e regolarità nel seguire il processo. Hatha significa sforzo, pertinacia. La pratica ininterrotta modella lo stato mentale e fisico dell'asceta, donandogli notevoli benefici in termini di salute, calma interiore e aumento del capacità di concentrazione, migliora la tonicità muscolare e articolare, regola il peso corporeo e garantisce una maggiore vitalità, anche in età molto avanzata.

 

Kriya yoga vuole dire purificarsi attraverso la meditazione e l’azione finalizzata a rimuovere gli ostacoli dal cammino spirituale. Il kriya yoga è conosciuto in occidente grazie a Paramhansa Yogananda, che con la sua celebre opera “Autobiografia di uno yogi” ha avvicinato migliaia di persone ad una disciplina che in India rimane tutt’oggi riservata e accessibile solamente nello scambio tra maestro spirituale e discepolo. Dal sito ufficiale di Ananda Assisi citiamo questa interessante descrizione: "Il kriya yoga è una tecnica avanzata per l’evoluzione spirituale, che ci è stata tramandata da epoche caratterizzate da una maggiore illuminazione spirituale”. Il kriya yoga fa parte dell’antica scienza del raja yoga, ed è menzionato da Patanjali negli Yoga Sutra e da Sri Krishna nella Bhagavad-gita. La tecnica vera e propria del kriya yoga può essere rivelata solo agli iniziati, ma il fine e l’essenza della sua natura sono stati ben descritti da Paramhansa Yogananda e Swami Kriyananda nelle loro rispettive autobiografie.

 

Mantra yoga: la parola sanscrita mantra deriva dalla combinazione di manus, o mente, e trayati, liberare. Il mantra è quindi il suono che libera la mente e generalmente si tratta di suoni trascendentali da ripetere per ottenere benefici di varia natura. I mantra più conosciuti sono probabilmente quelli che iniziano con la sillaba om, anche detta aum, considerato il suono originale da cui è stato generato l’universo. Altri mantra popolarmente conosciuti sonoil buddista “Om mani padme hum”, il mantra sivaita “Om namaha shivaya” ed il mantraHare Krishna”, detto anche maha mantra, proprio della scuola monoteista vaishnava:

 

Hare Krishna Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare
Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare

 

Il kundalini yoga è l’energia del serpente arrotolato su sé stesso (kundala: avvolto, spiraliforme) alla base della spina dorsale; va risvegliato affinché salga fino alla testa per dare energia e consapevolezza del sé. Il kundalini yogi impara a dirigere l’energia attraverso i sette chakra, o punti di energia principali: muladhara, svadhisthana, manipura, anahata, vishudda, ajna e sahashrara.

 

Il raja yoga, o asthanga yoga, è stato codificato dal saggio Patanjali negli Yoga Sutra, dove ha indicato il percorso da seguire per liberarsi dalla schiavitù e dalle sofferenze della mente. Esso è suddiviso in otto tappe o fasi, dette asthanga: yama, o astinenza; nyama, le regole comportamentali; asana, le posizioni fisiche; pranayama, il controllo della respirazione e del soffio vitale; pratyahara, o il ritiro della mente dai sensi; dharana, concentrazione e contemplazione; dyana, o meditazione; samadhi, l'estasi o consapevolezza del vero sé, la piena coscienza spirituale.

 

Il karma yoga è la via dell'azione, un percorso pratico ed immediato di una spiritualità semplice, basata sulla ricerca della trascendenza attraverso l’azione e non tramite la sua negazione, cosa che spesso viene erroneamente associata con lo yoga. Unendo l'azione alla meditazione, il karma yogi si purifica progressivamente seguendo le leggi del dharma che guidano le sue attività. Nel terzo capitolo della Bhagavad-gita, Krishna parla del karma yoga e spiega nei dettagli come tra azione e inattività sia preferibile la prima, a patto che venga compiuta con distacco e perseguendo il sanatana dharma,l'attività naturale ed eterna dell'anima. Senza desiderio o avversione per i frutti delle proprie azioni, il karma yogi vive in accettazione del proprio ruolo, o svadharma, mettendosi al servizio dell'universo e della Divinità. Comportandosi in questo modo non si produce karma, l'insieme di reazioni delle attività materiali, poiché a tutti gli effetti non si agisce per interesse personale ma si diventa uno strumento della volontà di Dio. In questo modo, corpo, mente, parola e sensi sono utilizzati al meglio e si trasformano in preziosi alleati. La rinuncia ai frutti dell’azione e a considerarsene l’autore consentono al praticante una graduale comprensione della propria natura spirituale eterna e infine a conseguire moksha, la liberazione dal samsara, il ciclo di nascita e morte.

 

Bhakti è un termine non facilmente traducibile. Esso esprime insieme devozione, sentimento spirituale, servizio offerto in modo puro e disinteressato, amore per Dio incondizionato ed ininterrotto. Il bhakti yogi è colui che dedica tutte le attività a Krishna, Dio la Persona Suprema, attraverso almeno uno dei metodi del servizio devozionale: sravanam, ascoltare i divertimenti del Signore; kirtanam, cantare i Suoi Santi Nomi e glorificarLo; smaranam, ricordarLo sempre; pada sevanam, o servire e meditare sui Suoi piedi di loto; arcanam, adorarLo; sakhyam, legarsi in amicizia con il Signore; vandanam, rivolgergli preghiere; dasyam, servirLo incondizionatamente e atma nivedanam, abbandonarsi completamente a Lui.

 

Ogni pratica yoga ha ovviamente caratteristiche proprie, ma bisogna ricordare che sono percorsi affini e quindi condividono molti aspetti tra loro. La tradizione vedica riconosce il jnana yoga, il karma yoga, il raja yoga e il bhakti yoga come i sentieri principali dai quali si diramano altre vie. Riassumendo a grandi linee, i risultati a cui conducono questi quattro percorsi spirituali sono:

 

jnana yoga: conoscenza e rinuncia;

karma yoga: azione e conoscenza;

raja yoga: conoscenza, rinuncia e meditazione;

bhakti yoga: azione, conoscenza, rinuncia, meditazione attraverso la devozione.

 

Le vie dello yoga mirano alla riscoperta della propria natura spirituale e ci riconnettono con il Divino nei suoi tre aspetti di brahman, paramatma e bhagavan. Brahman è l’effulgenza trascendentale, la radiosa luce divina e chi raggiunge questo livello realizza l’onnipervadenza dell’energia spirituale e la sua superiorità sull’energia materiale. L’atma, o anima, risveglia così il potenziale delle proprie caratteristiche originali di sat, eternità, cit, conoscenza e ananda, felicità, provando appagamento e beatitudine interiori. Paramatma è la definizione localizzata dell'energia spirituale che viene differenziata tra anima infinitesimale, l'essere vivente, e Anima Suprema, che gli asceti individuano nel cuore e dalla quale si lasciano guidare. Gli yogi più avanzati visualizzano Narayana, Dio, nelle loro meditazioni e così facendo sviluppano amore spirituale, o bhakti. La realizzazione di bhagavan è quel livello in cui non solo si ottiene la consapevolezza della propria natura di essere spirituale diverso dall'unico tutto, ma si stabilisce una relazione diretta con bhagavan, Dio nella Sua forma personale. Il bhakti yogi dedica ogni attività a Dio, Krishna, e con questa offerta spontanea e incondizionata la sua relazione con Lui diventa sempre più profonda ed intima, ricca di sentimenti e di emozioni puramente spirituali che sono destinate a crescere all'infinito, poiché per sua natura l’amore divino non conosce limiti. I Veda considerano il livello di realizzazione di bhagavan il fine ultimo dello yoga, perché solo attraverso una relazione personale effettiva ed affettiva con l’Anima Suprema l’essere individuale può liberarsi definitivamente dai condizionamenti materiali ed ottenere la felicità eterna. Bhakti, a vari livelli, è presente in tutti percorsi dello yoga ed è l’elemento che li accomuna. Nella Bhagavad-gita, parlando con il Suo discepolo e amico Arjuna, Krishna dice a proposito del karma yoga: “Chi compie il proprio dovere senza attaccamento offrendone i frutti al Signore Supremo non è toccato dal peccato, come la foglia del loto non è toccata dall’acqua”. Parlando poi del jnana yoga, Egli dice: “Dopo molte nascite e morti chi è situato nella vera conoscenza si sottomette a Me sapendo che Io sono la causa di tutte le cause e sono tutto ciò che esiste. Un’anima così grande è molto rara”. Krishna descrive quindi il raja yoga dicendo: “Fra tutti gli yogi, colui che con grande fede dimora sempre in Me, pensa a Me e Mi offre il suo servizio con amore e devozione è il più intimamente unito a Me nello yoga ed è il più elevato di tutti. Questa è la mia opinione”. Egli infine descrive il bhakti yoga: “Mio caro Arjuna, soltanto con una totale dedizione al Mio servizio, posso essere conosciuto così come sono, in piedi di fronte a te, e posso essere visto direttamente. Soltanto così è possibile penetrare il mistero della Mia persona... Caro Arjuna, la persona che s’impegna nel puro servizio di devozione, libera dalla contaminazione delle attività interessate e dalla speculazione mentale, che agisce per Me, considerandoMi il fine supremo della vita ed è amica di tutti gli esseri, certamente verrà a Me”.

 

Parabhakti das

 

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