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MA CHI SONO?!

Da molto tempo leggo il forum; spesso mi salvo le pagine che mi interessano e le rileggo con tutta calma, non-collegato. Oggi mi sono chiesto: "Che cosa distingue un partecipante da un altro? Il nick? Il contenuto e la forma del discorso?" Non potendo cogliere aspetti determinanti quali la calligrafia o il timbro di voce, sono "convinto" che ci siano tante persone e che quelle persone non si cambino di nome. Potrebbe essere che qualcuno si presenti sotto vari nick, ma alla fine il gioco sarebbe duro da sostenere, a meno che non sia un bravo commediante o uno che interviene superficialmente. Potrebbe essere un bravo attore che si esercita o si diverte a rappresentare vari personaggi in questo grande teatro dove si mettono in scena drammi di vario spessore e contenuto. Ma la domanda principale rimane: "Che cosa ci distingue inequivocabilmente?". Non ho trovato una risposta definitiva. Certo mi può bastare che uno si firmi "Pinco" e l'altro si firmi "Pallino", ma questo è solo perché IO HO DECISO che mi basta. Ma in realtà questi Pinco e Pallino possono davvero essere una sola persona ed io non accorgermene. Per assurdo TUTTI quei nomi che sono presenti nel forum possono essere l'invenzione di una sola persona (Dio mio!) che si diverte a rappresentare la condizione umana in una grande commedia. Tutti noi sappiamo che non è così, ma come ce lo dimostriamo? Anche non essendo professionisti del web, siamo già convinti che dietro i vari nick ci sono persone diverse, anche se forse qualcuno può fare il "furbetto" e avere qualche nick in più. Che cosa può metterci tranquilli, se non il nostro caro e vecchio "buon senso"?
Ora, a livello convenzionale e pratico, non ci poniamo grossi interrogativi. E ci mettiamo piacevolmente a battagliare con Pinco e ad essere grandi amiconi di Pallino. Ma quando vogliamo trasporre tutto su un piano radicale... cioè: non accetto che il mio "intuito" mi dica: "Accetta le cose come le vedi: "Pinco" è proprio Pinco e "Pallino" è proprio Pallino, non complicarti la vita!". Da un lato il ragionamento fila: perché dovrei complicare le cose? Ma c'è sempre il dubbio. Se siamo un tantino critici con noi stessi e col mondo in cui viviamo, in una ricerca di verità non do per vero ciò che "mi fa comodo".
Allora, che cosa ci distingue inequivocabilmente?. A livello di forum, direi "niente", dato che posso cambiare nick o mantenerne più di uno senza che nessuno se ne accorga. Qualcuno potrebbe percepire delle somiglianze di stile e magari avere un sospetto, ma obbiettivamente, ci interessa poi così tanto? Se fosse così determinante l'inequivocabile identità di chi scrive, il forum sarebbe ben presto rimasto deserto, ma sappiamo che non è così. Quello che conta non è forse esprimere idee, raccogliere interventi, spunti per riflettere, più che identificare precisamente chi è che ha scritto? In questo caso non importa il nick, ma il contenuto del messaggio. Vedo gente che si battaglia in un dialogo serrato su discorsi anche toccanti e molto personali. Mi sono chiesto: "E se fosse tutta una messa in scena?". Ma perché farsi la paranoia? Dopotutto non piangiamo, non viviamo la suspance, non soffriamo o gioiamo con i personaggi di un bel film? E' un film, ma è coinvolgente come se fosse realtà! Se sei immerso nelle vicende del film, ti disturberebbe parecchio se uno ti ricordasse continuamente: "Guarda che è tutta una finzione!". Tu vuoi piangere! Vuoi ridere! Vuoi essere coinvolto! Forse è per questo che la domanda "Che cosa ci distingue?" non ha molta importanza e questo mio girarci intorno può annoiarvi un po'.
Ecco a cosa si riduce la mia presenza (come partecipante) in un forum: a dei significati (emotivi, filosofici, ecc.) scritti su una pagina rivolti a tutti i lettori, che a loro volta, se partecipano, accettano di essere rappresentati da delle semplici parole su uno schermo. Nel forum la mia presenza è composta unicamente di parole che messe insieme formano delle frasi che indicano dei concetti, delle idee, delle emozioni, dei sentimenti, delle verità o delle sciocchezze. In quel caso "io" sono presente nel forum? O è meglio dire che sono presenti le mie parole, i miei pensieri, o meglio "delle" parole e "dei" pensieri. A chi importa che siano di X o di Y? Forse proprio a chi le ha pronunciate?!
Più che in ogni altro luogo, nel forum si pone una questione: l'"io" e il "pensiero". Ma chi scrive? E... a chi? Supponiamo che avessi l'abitudine di non firmarmi, di esporre quello che mi viene in mente e di dimenticare che lo avevo scritto; potrei incappare anche nel paradosso di rispondermi a certe domande poste tempo addietro, ignorando che le avevo fatte io stesso. Che problema ci sarebbe? Non parliamo mai con noi stessi? Ed in questo preciso momento, io non sto forse dialogando con me stesso, o meglio sto mettendo in relazione dei concetti, li faccio interagire? E voi, in quanto coscienza, non state partecipando a questa dinamica? In tutto questo cosa centra l'"io". Assolutamente niente, se non per vanità. Supponi di abitare in campagna, sei amante degli animali e accogli volentieri i randagi che passano dalle tue parti; alcuni restano un paio di giorni, altri un paio di mesi, altri ancora per sempre. La presenza dei cani indica la tua presenza? Diciamo che un giorno una decina di cani randagi ha fatto razzia in macelleria e vengono da te a chiedere i danni. Sanno che ami i cani e sono convinti che sono tuoi. Forse qualcuno è passato da te e ha avuto ospitalità, ma non indica il tuo coinvolgimento in questa storia. Dirai che non sono tuoi e che è assurdo chiederti i danni. E se invece la stessa banda di cani andasse in una scuola e meravigliasse tutti i presenti con esecuzioni da circo e dimostrazioni di capacità fuori dall'ordinario, esercizi di aritmetica e di memoria? "Li ho addestrati io", potresti arrivare a dire. Vanità! Lascia stare!
I pensieri sono come i cani randagi. Li lasci andare nel forum, che scorazzino, che facciano conoscenza con altri cani, che si annusino, che giochino fra loro, che si sbranino! Ma non facciamoci coinvolgere dall'identificazione! Io non sono i pensieri che emetto e non direi neppure che tali pensieri siano strettamente miei, perciò sto alla larga dal rivendicare o dal reclamare un qualsivoglia copyright. Io non sono quello che penso o scrivo e non sono la mia immagine. In questo caso criticare me non ha senso, perché, mi chiedo, chi è quel "me", dato che non ho un'identità in cui mi riconosco? Posso giocare al gioco del "io faccio quello che la pensa così e tu fai quello che la pensa cosà", ma so che è sempre un gioco, posso immedesimarmi nella parte molto profondamente, come se fossi in un film, ma prima o poi il film finirà e ritroverò quello che già sapevo. Che cosa so? Che "io" è un personaggio fittizio, un semplice elemento del Tutto, essenziale come il tassello di un immenso puzzle, continuamente in movimento e dove nulla ha un significato a sé stante. Dove "io" sono veicolo, ma non proprietario di concetti, pensieri, emozioni.
Nella vita reale si può fare un ragionamento del genere? Perché no?! Certo, ci sono tantissimi elementi che ci identificano, ma, come nella comprensione di un film non sono importanti i nomi reali degli attori, ma i ruoli che interpretano nella storia del film, così noi, nella vita, non siamo interessati alla nostra vera identità, ma al ruolo che interpretiamo, al messaggio che trasmettiamo. L'errore che facciamo sempre è che dimentichiamo completamente la nostra realtà e siamo così immersi nel personaggio e nelle sue vicende che ci sembra sciocco pensare che tutto ciò che ci accade, non accade veramente a noi, ma al personaggio che stiamo interpretando, così soffriamo e gioiamo della vita esattamente come se fosse tutto vero. Direi: "Certo, facciamolo pure, ma rendiamoci conto che non è così!". Mi rendo conto che la conclusione possa essere interpretata male e vista come una aberrazione della realtà, frutto di una mente malata. Però questo atteggiamento sarebbe un modo per tapparsi le orecchie interiori e non prendere in esame la questione. Nessuno vi vuole togliere dai vostri impegni e responsabilità quotidiane, ma forse vi vuole suggerire di allargare la visione, perché lo schermo in cui normalmente guardiamo la nostra vita è ben contornato, esattamente come al cinema il film è racchiuso in un rettangolo. È ovvio che siete impegnati nella visione, non vi voglio disturbare. Ma, dico io, non fate come quello che guardando un film drammatico arriva a disperarsi, ai limiti della depressione più nera e per di più non vuole essere "scocciato" da chi gli dice: "Guarda che è solo un film!"
Conclusione?
Ci devo arrivare da solo?! Allora che senso avrebbe quello che ho scritto fin qui?!

Firmato: Io/Tu

Un abbraccio!

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