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Riflessioni sulla Mente

Riflessioni sulla Mente

di Luciano Peccarisi -  indice articoli

 

Le metafore della mente

maggio 2012

  • Naturalità del pensiero

  • L'etichettatura

  • Metafora

  • Metafora e condizione umana

“Poiché, nella nostra breve vita, noi abbracciamo così poco della vastità della storia, abbiamo troppo spesso la tendenza a ritenere il linguaggio solido come un dizionario o persistente come il granito anziché vederlo come il mare inquieto e prorompente di metafore che esso è in realtà”

 

Naturalità del pensiero

II pensiero è “solo” il prodotto della genetica e della memoria. I pensieri sgorgano spontanei. Non provate a fermarli, è inutile non ci riuscireste. Dopo un secondo udite parole nella testa, compaiono immagini, azioni, scene, proprio come in un film. Si formano automaticamente, non occorre nessuno sforzo. Scorrono sempre, continuamente. Emergono dai circuiti cerebrali e sono sempre lì, attivi, giorno e notte. Se qualcosa non viene in mente subito, meglio non insistere, il pensiero da solo la riporterà a galla. Un pensiero innesca il successivo, come il flusso autoalimentato del ritmo cardiaco, dove l'ultimo battito induce il nuovo. Siamo fatti di pensiero. Arrivano da una fonte lontana, in un certo senso, separata e diversa dal tuo Io. A volte provengono perfino dagli abissi della preistoria. Potresti pure osservare il tuo pensiero, come hai imparato a osservare le tue azioni, il tuo corpo e il mondo che ti circonda. Tuttavia, difficilmente potrai mai comprenderlo appieno. All’inizio non v’è alcun pensiero, solo comportamento. L’essere vitale si avvicina alla luce o allo zucchero e s’allontana dal buio o dall’acidità. Solo schemi stereotipati d’azione. Milioni d’anni dopo l’evoluzione creano una dimensione mentale, essa trae fondamento dal complesso dell’esperienza corporea, quella che ci permette di funzionare come organismi, d’interagire con i nostri simili e con l’ambiente. Avere un corpo, esser capaci di movimento, poter manipolare le cose dà luogo ai concetti. Poi un animale cominciò a etichettare il mondo con brevi suoni, infine, con la metafora inizia la sua creatività, e definitivamente la separazione dalle altre creature del pianeta è completata.

 

L’etichettatura

Una volta provvisto della capacità di sfornare parole, il mondo concreto diventò sempre più memorizzabile. Bisognava assegnare un nome non solo alle cose ma anche alle situazioni, esperienze, posizioni, ed anche a ciò che non è presente e indicabile al momento. Parole ai luoghi, alle emozioni, alle vicissitudini, alle idee, alle visioni; in poche parole si cominciò a classificare l’astratto. Il linguaggio è un organo che aumenta la percezione anche del non visibile; visibile solo con gli occhi della mente. Il linguaggio perciò non è semplicemente un mezzo di comunicazione. L’eccezionale funzione della metafora è di produrre nuovi termini, man mano che la cultura umana diventa più complessa. Le metafore creano l’astratto, partendo dal concreto. Si partì dalla cosa più a portata di mano (per usare una metafora), il corpo. ‘La testa’ di un esercito, chiodo, spillo, pagina, letto; il ‘capo’ di famiglia, del filo, dell’azienda; ‘la faccia’ della luna, del palazzo; ‘l’occhio’ del ciclone, di un ago, occhi di pavone, di fata, di patata; ‘denti’ di un ingranaggio, del pettine; ‘braccio’ di mare, di un vettore, di poltrona, ‘lingue’ di fuoco, di scarpe, biforcute, di suocera; ‘gambe’ di sedia, tavolo, compasso, note; ‘piede’ di porco, di pagina; sono solo alcune. Si dice ‘su’, verso l’alto, per l’umore, il successo, e di ‘giù’, verso il basso, la depressione, la sventura. ‘Avanti’ e ‘indietro’ rispetto al corpo; tuttavia metaforicamente si rimane indietro negli studi o nella vita, e andare avanti nella carriera o nelle conoscenze. La mente umana può pensare direttamente solo a esperienze concrete, suoni, scene, forze, abitudini comportamenti. Da lì deve partire. La sua capacità di pensare un numero illimitato di pensieri astratti è fantastica, si è evoluta tuttavia a partire da un circuito cerebrale comune dei primati, funzionale a far fronte al mondo fisico e sociale. Le idee astratte sono connesse in modo sistematico a esperienze più concrete. Le metafore mettono in evidenza, o fanno scoprire, un parallelo fra un regno fisico che già è compreso e un regno concettuale che non si comprende ancora. Questo spiegherebbe non solo come i bambini crescendo, apprendono idee difficili ma anche come persone di qualunque età le apprendono. La metafora permette alla mente di usare poche idee base: sostanza, posizione, forza, obiettivo per comprendere domini più astratti. La combinatoria rende possibile che un insieme d’idee semplici dia origine a un insieme infinito d’idee complesse. Non possiamo mettere assieme due parole senza allusioni e allegorie.

 

Metafora

I prigionieri nella caverna di Platone, incatenati gambe e collo, possono vedere solo la parte del fondo. Un fuoco dietro un muretto su cui vengono mossi sagome e burattini, proietta ombre in movimento sulla parete. Questa sorta di film è tutto ciò che i prigionieri sanno del mondo. Quelli che pensano essere oggetti sono semplici parvenze e, se mai riuscissero a fuggire dalla caverna, la vista degli oggetti alla luce del sole abbaglierebbe i loro occhi abituati al buio. Secondo un'interpretazione dell'allegoria la caverna è il nostro cranio, e la nostra conoscenza del mondo non consiste che d’idee, vaghe rappresentazioni che la mente ci mette a disposizione. Ma non tutti sono in grado di comprendere questa metafora, la capacità di usare metafore viene selettivamente persa in alcuni disturbi neurologici o psichiatrici. Ci sono, per esempio, indizi del fatto che oltre a stentare a usare parole e numeri, chi ha subito una lesione del lobulo parietale inferiore sinistro (LPI) spesso perde anche la capacità di interpretare le metafore e acquisisce un pensiero estremamente ‘letterale’ (Ramachandran V.S. L’uomo che credeva di essere morto, Mondadori, Milano, pag. 122). Qualsiasi parola ha una serie limitata di associazioni forti, di primo grado (sole = caldo, confortante, radioso, luminoso) circondata da una penombra di associazioni più deboli, di secondo grado (sole = giallo, fiori, spiaggia) e di associazioni di terzo e quarto grado che svaniscono come un eco. L’area di sovrapposizione dei due aloni di associazioni costituisce la base della metafora. La mente in fondo è uno specchio della realtà, l’altra faccia del mondo. Il gruppo di parole principale, ad esempio, cui ci serviamo per descrivere gli eventi mentali è attinto dal campo visivo. ‘Non vedo come potrei aiutarti’, ad esempio; oppure noi ‘vediamo’ soluzioni’ a problemi, le migliori delle quali sono ‘brillanti’ in contrapposizione a soluzioni ‘opache’ o ‘oscure’.  Oppure impariamo che il controllo è ‘su’ perché facciamo esperienza di lotte in cui il vincitore finisce sopra al perdente; che ‘gli obbiettivi sono destinazioni’ perché camminiamo verso qualcosa che vogliamo; che ‘il tempo è un oggetto che si muove’ perché le cose che vengono verso di noi si fanno sempre più vicine. L’amore è come un’ ‘viaggio’: il nostro rapporto è in un vicolo cieco, ma dove andremo a finire! Non possiamo andare avanti così, siamo a un bivio, separiamo le nostre strade, stiamo girando a vuoto, siamo sulla via sbagliata, il nostro matrimonio sta naufragando, cambiamo strada che è meglio. La ‘discussione è guerra’: le tue tesi sono indifendibili, si è barricato dietro un no comment, ha attaccato proprio sul punto debole, ho demolito i suoi argomenti, non l’ho mai avuta vinta, con questa strategia ti farà fuori, spara il rospo, ha le polveri bagnate, ha smantellato i miei capisaldi; useremo le armi che abbiamo (ho sentito da Susanna Camusso al telegiornale, intendendo ovviamente scioperi e mobilizzazioni).

 

Metafora e condizione umana

La vita mentale inizia con alcune esperienze non metaforiche, cioè sensazioni, azioni ed emozioni che sono inscritte nella nostra costituzione e hanno a che fare con il mondo fisico. Da lì, le metafore concettuali sono acquisite tramite una sorta di condizionamento associativo. Per Lakoff la metafora non è una semplice infiorettatura del linguaggio, ma una componente essenziale del pensiero: “Il nostro comune sistema concettuale, in base al quale pensiamo e agiamo, è essenzialmente di natura metaforica” (Lakoff, G. e Johnson, M. 1980, Metafora e vita quotidiana, tr. It. Milano, Bompiani, p. 21). Le metafore sembrano paradossali: da un lato non sono vere alla lettera e dall’altro, quando sono ben congegnate, colpiscono come un fulmine, rivelando la verità in modo più profondo e diretto di un’affermazione banale e letterale; perciò sono usate dai poeti. Vengono i brividi a sentire l’immortale soliloquio di Macbeth, nell’atto V, scena V, dell’omonima tragedia:

 

“Spegniti, spegniti, breve candela!
la vita non è che un’ombra che cammina, un povero attore
che si pavoneggia e si agita per la sua ora sulla scena
e del quale poi non si ode più nulla; è una storia
raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla.”

 

Niente di quello che dice Shakespeare è letterale. Non sta parlando di candele vere, di palcoscenici o di veri idioti. Se presi letteralmente questi sarebbero deliri davvero di un idiota. Invece, usando la metafora, sono osservazioni tra le più profonde e, commoventi che si possano dire sulla condizione umana.

 

      Luciano Peccarisi

 

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