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Riflessioni Iniziatiche

Riflessioni Iniziatiche
Sull'Uomo, lo Spirito e l'Infinito

di Gianmichele Galassi   indice articoli

 

Il modello della Bellezza: dal Vero all'Estetica. Ottobre 2011

  1. Introduzione

  2. La bellezza metafisica ossia la "verità"

  3. La bellezza matematica

  4. Afrodite, Elena e Beatrice: gli archetipi della bellezza femminile

  5. Estetica: arte e bellezza nel Tempio massonico

  6. Conclusioni

 

«La bellezza è una specie di armonia visibile
che penetra soavemente nei cuori umani»
Ugo Foscolo

 

La Bellezza è capace di riempire il cuore, sollevare lo spirito, rendere tangibile la felicità sotto molte forme: le più incredibili, inattese, insospettate… Quando meno ce lo aspettiamo, ecco che si presenta in tutto il suo splendore, accecante come il bagliore della Luce, quella divina, ultraterrena, capace di penetrarti in profondità, pervadendo ogni singola cellula del nostro corpo ed ogni sospiro della nostra anima. Possiamo incontrarla nella Natura, nella vita stessa, nelle meraviglie del Cosmo così come è presente, ancor più viva, nel sorriso dell’amata, nello sguardo curioso del bambino o, ancora, fra le note di uno spartito e nelle pieghe di una tela…

 

Introduzione

Vista la vastità del tema affrontato, come sovente avviene per un articolo e la sua necessaria economia, può essere solamente introdotto e delineato nelle caratteristiche principali.
Prima di tutto conviene definire un minimo di glossario su cui poi potremo costruire i termini della questione.
La bellezza, secondo Devoto ed Oli, è la qualità capace di appagare l’animo attraverso i sensi, divenendo oggetto di meritata e degna contemplazione.
Altra cosa è l’Estetica, a livello etimologico, per Cortellazzo e Zolli, l’origine remota del termine risale al greco “aisthetés” ‘che sente, percepisce’ e “aisthetikós” ‘che ha facoltà di sentire, percepire’ (da “aisthánesthai” ‘percepire’, d’origine indeuropea), mentre, per l’Enciclopedia della Letteratura Garzanti, deriva dal greco ‘aisthánomai’ ‘sento’ ed etimologicamente significa «teoria della conoscenza sensibile». Nel significato moderno di “scienza filosofica che ha per oggetto lo studio del bello e dell’arte” concordano, affermando che A.G. Baumgarten (1714-62) fu il primo ad utilizzare il termine con tale accezione.
L’Estetica è quindi il termine utilizzato per indicare il settore dell’indagine filosofica che mira alla definizione e classificazione del fenomeno artistico (1), come abbiamo visto lo troviamo solamente a partire dalla metà del XVIII° secolo: fu proprio Baumgarten nel 1750 ad introdurre questo nuovo approccio, anche se il termine era già stato utilizzato anni prima da lui stesso nella propria tesi di laurea.
Al di là di queste brevi e forse – concedetemelo – sterili definizioni linguistiche, la Bellezza racchiude in sé un universo astratto la cui impalpabile materia si mescola armoniosamente all’essenza spirituale che la pervade, come fa la materia oscura con il mondo a noi sensibile…

 

La bellezza metafisica ossia la “verità”



« Bellezza è verità, verità è bellezza,
questo solo Sulla Terra sapete,
ed è quanto basta.» (2)
(John Keats, Ode on a Grecian Urn, vv.49-50)

 

La precedente identificazione del bello con il vero di Keats risale ai tempi della Scuola di Atene; già Platone asseriva che le idee sgorgate dall’Iperuranio fossero “il vero” e, di conseguenza, il “bello”: bellezza quindi nella forma assoluta e primitiva…
Lo stesso filosofo Plotino, padre del neoplatonismo, alcuni secoli più tardi attribuì la qualità della “bellezza” alla res cogitans, per dirla cartesianamente, ossia al mondo delle idee e del pensiero; ma fece un ulteriore passo in avanti asserendo che le cose sensibili, quindi materiali, sono belle in quanto partecipano di un’idea, riuscì pertanto a trovare una relazione o, meglio, una somiglianza fra il mondo astratto del pensiero e quello reale delle cose sensibili (3):

 

[…] III. C'è nell'anima una facoltà che corrisponde alla razionale bellezza di origine divina, e dunque sa riconoscerla; è proprio questa la facoltà che permette all'anima di giudicare le cose che le sono affini, benché le altre facoltà contribuiscano anch'esse. Forse l'anima pronuncia questo giudizio commisurando la cosa bella all'idea di bellezza che è in lei, servendosi di questa idea come ci si serve di un regolo per giudicare se una linea è diritta.
Ma come può la bellezza delle cose sensibili accordarsi con la bellezza dell'idea, che è anteriore ad ogni corpo? è lo stesso che chiedersi come l'architetto, che ha costruito la casa reale lasciandosi guidare dall'idea di casa che aveva nella sua mente, può valutare che questa casa reale è bella. Può farlo perché l'essere esteriore della casa - se si fa astrazione dalle pietre - non è che l'idea interiore che si è sì suddivisa nella massa esteriore della materia, ma continua a manifestare, pur nella molteplicità, il suo essere indivisibile. […]

 

Certamente, quest’ultimo aspetto incuriosisce, riconducendoci poi al concetto dell’intuizione umana e del valore concreto che dobbiamo necessariamente attribuirgli, ossia quale ponte fra la realtà sensibile e la sfera spirituale legata indissolubilmente all’idea di origine divina; quindi, dal punto di vista di Plotino, una cosa può essere bella per due motivi, l’uno perché partecipa all’idea, l’altro perché è bella in sé, per sua stessa essenza, come ad esempio la virtù…

 

La bellezza matematica

La matematica è il linguaggio simbolico per eccellenza, capace di far comunicare ed avvicinare culture assai diverse e distanti, e per molti anche le formule matematiche possono possedere caratteristiche quali eleganza e bellezza, nota per questo motivo, fra molte altre, è l’identità di Eulero.
In questo senso, la statistica - per me, materia di continuo studio - che amo definire come “matematica applicata alle scienze”, ha un indiscusso esempio di verità nella distribuzione di Gauss, meglio conosciuta come curva “Normale”, che è capace di modellare gran parte dei fenomeni vuoi naturali che artificiali, adattandosi egregiamente a tutti quegli eventi che, in modo strettamente allegorico, possono in qualche maniera riferirsi all’antico adagio per cui la virtù sta normalmente nel mezzo, ossia nel centro.
Basti poi ricordare il rapporto aureo capace di esprimere il numero d’oro, conosciuto come la “divina proporzione”, soggetto dell’omonimo trattato del matematico Luca Pacioli, collaboratore di Leonardo da Vinci che volle illustrare personalmente il volume (4): in questo caso è evidente come la geometria euclidea sia capace di dar forma a solidi di indubbia armonia.
Lo stesso Pitagora, secoli prima, trasse ispirazione per la sua filosofia dal numero, la musica stessa è numero, armonia e bellezza.
Non dimentichiamo poi la teoria dei frattali del matematico polacco Benoit Mandelbrot, recentemente scomparso, che ha evidenziato una diversa visione della natura, affermando: “Volendo essere molto sintetici, i frattali servono a trovare una nuova rappresentazione che parta dall'idea di base che il piccolo in natura non è nient'altro che una copia del grande.” (5) Ecco quindi riaffermarsi matematicamente l’eterno paradigma dell’affinità fra macro e microcosmo.

 

Afrodite, Elena e Beatrice: gli archetipi della bellezza femminile

Il giudizio di Paride, episodio mitologico narrato anche nell’Iliade (6), mette in luce due aspetti negativi legati strettamente alla bellezza femminile: da un lato quello della eccessiva vanità e dall’altro quello della incontrollabile e capricciosa bramosia maschile, foriere entrambe di grande discordia…

 

Durante il banchetto, indetto da Zeus, per le nozze di Peleo e Teti – futuri genitori di Achille - cadde dal cielo un pomo d’oro con incise le parole “alla più bella”… Gettato dalla Dea della discordia, Eris, adirata per il mancato invito al banchetto di nozze, il pomo scatenò immediatamente la lite fra Afrodite, Era ed Atena ciascuna delle quali si riteneva la destinataria di tale dono, facendo sfoggio in egual misura della propria smisurata vanità. Non riusciendo a dirimere la questione si rivolsero a Zeus, chiedendo che fosse egli stesso a fare la scelta, ma Zeus, intravedendo i possibili guai derivanti da una sua preferenza, si astenne dal pronunciarsi ed affidò il giudizio al giovane, bello e mortale Paride, principe di Troia. Fu allora che le tre dee condotte da Ermes presso il giovane ed ignaro principe, gli promisero ciascuna una grande ricompensa qualora Paride l’avesse prediletta alle altre due: Era promise ricchezze smisurate ed immenso potere, Atena l’invincibilità in guerra ed, infine, Afrodite gli promise l’amore della donna mortale più bella, ovvero Elena.
Provocando le ire delle altre, Paride decise quindi di favorire Afrodite con il cui aiuto rapì la bella achea, moglie di re Menelao, dando così il prestesto per intraprendere una guerra contro Troia all’ambizioso Agamennone, fratello di Menelao.

 

In questa vicenda sono poste in evidenza le debolezze umane legate alla bellezza fisica femminile, capace di sprigionare i più bassi ed inutili istinti primordiali… Se da un lato della bilancia mettiamo il peso di quanto appena descritto, a riequilibrarla possiamo richiamare gli altissimi valori della bellezza espressi da poeti e scrittori nelle loro opere, dalle odi bucoliche alle terzine del Sommo Poeta, passando dai versi del Petrarca per l’amata Laura…

 

Innumerevole la quantità d’inchiostro versato nei secoli per tentare di descrivere la bellezza racchiusa nello sguardo, nel volto, nel portamento dell’amata o nella splendida atmosfera di un paesaggio naturale, tutto a far da meraviglioso contrappeso alla scelleratezza del debole, privo di virtù.
Così la Beatrice umana e terrena incontrata, una sola volta, da Dante e descritta con tanta poesia nella Vita Nova (7):

 

5 Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.                4

 

6 Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.               8

 

7 Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova:                    11

 

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.                 14

 

Diviene poi lo spirito guida che lo condurrà nel viaggio nel Paradiso, trasformandosi così in un’angelica figura, soprannaturale: da musa ispiratrice della sua poesia, diviene quindi il tramite, ossia lo psicopompo, che permette a Dante di “transumamare”, ossia trascendere, sino al Paradiso ed alla contemplazione di Dio; Beatrice si dimostrerà anche maestra di verità in quanto rivelazione incarnata.

 

Estetica: arte e bellezza nel Tempio massonico

Nel Tempio massonico la Bellezza viene di solito, almeno per la ritualità italiana, attribuita al 1° Sorvegliante, alle cui spalle trova spazio la raffigurazione di Afrodite. Per comprenderne il motivo è sufficiente citare le parole di O. Wirth, il quale afferma che il Lavoro del Compagno si rivolge “a superare la fantasia nei suoi aspetti di ombra e di irrealtà per attingere all’immaginazione e aprirsi alla dimensione artistica e all’archetipo della Bellezza”.

 

Lo stesso Leibniz, nella prefazione dei “Saggi di Teodicea”, afferma:
“In noi è presente una certa potenza, una certa conoscenza, una certa bontà, ma esse sono piene solo in Dio. L’ordine, le proporzioni, l’armonia ci affascinano, pittura e musica ne sono degli esempi. In Dio tutto è ordine, egli conserva sempre la giustezza delle proporzioni, realizza l’armonia universale: ogni bellezza è un’effusione dei suoi raggi. Ne consegue in modo evidente che la vera pietà, così come la vera felicità, consiste nell’amore di Dio, ma in un amore illuminato, il cui ardore è accompagnato dal lume della ragione.”
Riassumendo, è sufficiente dire: “La Bellezza non si realizza che unendo la Sapienza, che concepisce, alla Forza, che esegue” (Gorel Porciatti).

 

Conclusioni

La differenza sostianziale fra la bellezza delle cose che sta nel giudizio soggettivo dell’osservatore e la bellezza in sé che molti definiscono una pura chimera, credo si possa -almeno in parte- esprimere in due semplici parole, ossia simmetria ed armonia: la simmetria infatti è la qualità fisica principale della bellezza delle cose e dei corpi, mentre l’armonia è ordine assoluto, qualità spirituale che, ponendo tutto quanto nella giusta e perfetta relazione, riesce ad avvicinarci sensibilmente al Grande architetto dell’Universo.
Quale migliore conclusione potrei trovare io, se non citare l’immenso Platone che sulla bellezza si cimentò con tanto successo, sapendone scolpire l’essenza stessa con le parole (8):
[…] Ogni azione si caratterizza per questo, che in sé non è né bella né brutta. In quello che adesso facciamo, bere, cantare, chiacchierare, non c'è nulla di bello in sé; è piuttosto il modo in cui si compie un'azione a dar questo o quel risultato, e così seguendo le regole della bellezza e della rettitudine un'azione diventa bella, al contrario senza rettitudine diventa brutta. E lo stesso avviene per l'atto d'amore, e quindi non tutto l'amore è bello e degno di elogio: lo è soltanto quello che porta ad amare bene. […]

 

Gianmichele Galassi
Tratto da: Il modello della bellezza: dal vero all'estetica. L'Acacia, vol.2/10, EDAP - Angelo Pontecorboli Editore, Firenze

 

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NOTE

1) Devoto-Oli. Dizionario della Lingua Italiana. Le Monnier.

2) Tradotto dall’originale:
 « -Beauty is truth, truth beauty, - that is all
Ye know on earth, and all ye need to know.»

3) Plotimo. Enneadi. Enneade I , VI La Bellezza.

4) Per un approfondimento: G. Galassi. Fra’ Luca Pacioli: uno spettacolare concentrato di «Divina Sapienza». Hiram vol.2/07, pg.43-53, Erasmo Editore, Roma, 2007.

5) Benoit Mandelbrot. Fractals in Anatomy and Physiology. Lectio magistralis tenuta all’Università di Bari nel 2007.

6) Omero. Iliade (24. 25-30).

7) Dante Alighieri. Vita Nova. CapXXVI. Source: http://it.wikisource.org/wiki/Vita_nuova/Capitolo_XXVI#capitolo_26_versetto5

8) Dal Simposio di Platone.

 

Bibliografia

Dante Alighieri. Tutte le opere. Newton & Compton Editori.

Vita Nuova in Le Opere di Dante. Michele Barbi. Società Dantesca Italiana. Firenze, 1960.

Baumgarten A.G. Aesthetica. Frankfurt/Oder, 1750.

G. Galassi. Fra’ Luca Pacioli: uno spettacolare concentrato di «Divina Sapienza». Hiram vol.2/07, pg.43-53, Erasmo Editore, Roma, 2007.

John Keats. Ode on a Grecian Urn.

Benoit Mandelbrot. Fractals in Anatomy and Physiology. Lectio magistralis tenuta all’Università di Bari nel 2007.

Platone. Simposio. trad. it. di Paola Pultrini. Tratto da: www.ilgiardinodeipensieri.eu/testi/simposio.html

Plotino. Enneadi. trad. it. di Paola Pultrini. Tratto da: www.ilgiardinodeipensieri.eu/testi/plotino1.html

Umberto Gorel Porciatti. Simbologia Massonica. Atanòr 1992.

Oswald Wirth. I misteri dell’Arte Reale.  Atanòr, 1996.

Oswald Wirth. La Massoneria. Vol. I-II-III, Atanòr 1990

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