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di Alberto Viotto    indice articoli

 

La migliore strategia per investire in borsa

Febbraio 2009
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La migliore strategia per investire in borsa Questo articolo non spiega come guadagnare con sicurezza un bel po’ di soldi investendo in borsa, per la semplice ragione che ciò è impossibile. Qualche riflessione sul modo in cui variano i prezzi dei titoli, però, anche se non vi farà guadagnare soldi, potrebbe permettervi di risparmiarne parecchi.

 

Come andrà la Borsa?

   C’è qualcuno che sa come andrà la Borsa in futuro? La maggior parte delle persone ne sono convinte. Si ritiene che chi compra e vende azioni senza una conoscenza approfondita della materia si assuma dei rischi irragionevoli e che esistano invece sistemi e metodi per riuscire a guadagnare in maniera consistente.
   Per questo motivo tante persone affidano i loro risparmi ai cosiddetti “fondi di investimento”, in cui il capitale viene investito da esperti. Ma questi “esperti” riescono a fare meglio dei mercati, e cioè della media degli investitori? Una risposta viene dallo studio di Mediobanca, “Indagine sui fondi e Sicav italiani (1984-2007)”, che confronta il rendimento dei fondi con quello dei loro “benchmark”, cioè gli indici che rappresentano la media del mercato.

“Nel 2007 le differenze tra rendimenti e benchmark, sempre negative da quando questi ultimi sono stati introdotti, sono rimaste stabili: 1,3 punti in meno come nel 2006 e, salvo piccoli scostamenti, negli anni precedenti sino al 2002. Nel 2007 le differenze sono state negative in tutti i comparti ... Nell’azionario le differenze negative si sono ridotte di mezzo punto attestandosi a -2,1.”

   In sintesi, da più di dieci anni la stragrande maggioranza dei fondi si è rivelata un investimento peggiore di un investimento neutro, basato sulla media del mercato. In altre parole, le attività dei gestori dei fondi sono assolutamente inutili e le teorie che cercano di prevedere l’andamento della borsa prive di valore. In realtà, come non c’è modo di fare meglio, non ci sarebbe modo di fare peggio della media dei mercati: tolte le oscillazioni momentanee, a lungo termine i fondi di investimento dovrebbero comportarsi esattamente come la media del mercato. Il motivo per cui chi affida i suoi soldi ai fondi ci rimette è che i gestori si fanno lautamente pagare per la loro attività completamente inutile.

 

Compriamo, compriamo

    Vi sono delle situazioni in cui sembra evidente che le quotazioni delle azioni saliranno: la Banca centrale taglia i tassi, ci sono buone notizie sull’economia. Che cosa fare? Conviene precipitarsi a comperare delle azioni?
    Il problema è che anche tutti gli altri hanno le medesime informazioni, e possono comperare, facendo immediatamente salire le quotazioni. Fino a che livello? Fino a quando il valore delle azioni sarà uguale alle aspettative di crescita. In qualsiasi momento il valore delle azioni incorpora le aspettative, sia che vengano diffuse buone notizie, sia che ne vengano pubblicate di cattive.
    Per guadagnare in queste circostanze dovremmo saperne di più degli altri. In alcuni casi è così (un dirigente di una società, ad esempio, può conoscere notizie riservate sullo stato delle sue finanze, e può comprare o vendere le sue azioni sicuro di fare un buon affare), ma è quello che nei paesi anglosassoni si chiama insider trading, ed è un reato.
     Quasi tutti coloro che giocano in borsa credono di essere i più bravi; qualche volta gli può andare bene, ma normalmente si tratta solo di un caso: a medio termine, se non ne sanno di più, non fanno meglio degli altri. Gli altri non sono stupidi, e possono seguire le indicazioni economiche esattamente come noi; credere di poter essere sistematicamente più bravi è solo ingenuità. Le osservazioni sull’andamento dei fondi azionari prima riportate confermano questa tesi.

 

Se io guadagno, chi ci perde?

    Negli anni di crescita tumultuosa della borsa che precedettero il grande crack del 1929 il famoso comico Groucho Marx si poneva questa domanda solo apparentemente paradossale. Se il mercato globalmente sale, in effetti, tutti possono guadagnare. Non servono però strategie particolari: si guadagnerebbe anche comprando azioni a caso in un momento a caso e vendendole quando ci pare. La domanda fondamentale è se ci siano strategie che permettono di fare meglio della media del  mercato.
    In un mercato piatto, in cui gli indici globali restano immutati, se qualcuno guadagna ci deve per forza essere qualcun altro che perde. In questo mercato non ci può essere una strategia per guadagnare sistematicamente: se ci fosse, tutti la applicherebbero e si avrebbe una crescita globale, contrariamente alle ipotesi. L’unica ipotesi è che qualcuno la conosca e la tenga segreta (il fantomatico trader più bravo degli altri), ma è molto più sensato pensare che una tale strategia semplicemente non esista.
    Come non ci può essere una strategia che permette di guadagnare sistematicamente, nessuna strategia può portare a perdite sicure: se ci fosse, basterebbe fare l’opposto per ottenere guadagni sicuri, il che è impossibile.

 

Quelli che hanno indovinato

   Talvolta appaiono sui giornali interviste ad un operatore di borsa diventato celebre per avere previsto qualche evento clamoroso (ad esempio l’americana Elaine Garzarelli che avrebbe previsto il crack del 1987). Ma queste persone sono davvero in grado di prevedere l’andamento dei mercati? In genere, dopo essere diventate famose, non hanno ripetuto l’exploit.
    E allora, come avevano fatto a prevedere ciò che nessun altro aveva ritenuto possibile? E’ molto semplice: lo spettro di possibili previsioni non è larghissimo, in fondo la borsa o sale o scende, non ci sono altre alternative. Una parte degli operatori prevedono che salga, una parte che scenda; inevitabilmente ad alcuni andrà bene. Se si va contro l’opinione corrente, nel caso improbabile che si indovini la previsione si diventerà famosi. Ma è solo fortuna, non si può pensare che in futuro si sarà davvero in grado di prevedere l’andamento dei mercati.
   Ci sono comunque casi in cui nessuno riesce a formulare una previsione corretta. Nell’estate del 2008 il petrolio costava poco meno di 150 $ al barile, e tutti prevedevano che sarebbe rimasto su valori pressoché simili o che sarebbe salito ancora. Pochi mesi dopo, invece, il prezzo era sceso sotto i 40 $ al barile.

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