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Scrittura e vita, simbiosi perfetta

Scrittura e vita, simbiosi perfetta di Matilde Perrieradi Matilde Perriera   indice articoli

 

Librarsi nell'aria

Ottobre 2016

Da IL CARRO DELLE MUSE 2016
Greco&Greco Editori, Milano.

 

Marina, dominata dalla rabbia, stava vivendo anni pieni di vento e si sentiva un oggetto ingombrante da rottamare. Quella mattina era sola e piangeva. Mentre osservava la pioggia sferzante che scivolava sui vetri, era martellata dai tanti fotogrammi delle angosciose esperienze vissute. Sempre alla ricerca della propria identità, aveva chiesto di essere amata e rispettata per quella che era veramente, ma ogni tentativo di tirarsi fuori dalle prigioni interiori si era rivelato inconsistente. I tanti pensieri l’avevano fatta annegare nelle onde burrascose del gran mare dell’essere e, confusa, amareggiata, afflitta, sconsolata, in tutti scorgeva oscuri nemici. Brancolava nel buio, non voleva più essere un esperimento medico. Aveva perduto ogni impulso vitale. Trascinata dal fluire di una corrente impetuosa, dominata dal senso di abbandono, assalita dal ricordo delle risate felici che il tragico presente aveva cancellato, nessuno aveva distinto le urla silenziose del suo spirito smarrito, nessuno aveva placato le pulsazioni irrefrenabili del suo cuore, nessuno le aveva teso la mano, le aveva rivolto un sorriso, le aveva asciugato le lacrime … Quello stop non rispettato l’aveva stroncata, l’ematoma che le comprimeva il midollo avrebbe codificato, per sempre, la sua morte in vita su una sedia a rotelle ….  Quanta amarezza per gli occhi freddi e asettici che la circondavano, per i cuori sordi che erano incapaci di accogliere umili preghiere, per la violenza che dominava come mentalità o come pratica sociale, per l’indifferenza che annullava gli ideali forti della solidarietà e del rispetto per il prossimo, per le attrattive che facevano bramare il tutto e subito. Divenuta preda indifesa di un destino avverso, era scivolata sempre più in basso e, ora, schiacciata da un coperchio di tomba che, inesorabilmente, si stava sbarrando sul suo spirito fragile, stava per approdare tra le ombre dell’aldilà. Si preparava all’ultima notte stringendo tra le dita il fatale tubetto di sonniferi, quando, senza rendersene conto, scivolò in un sonno profondo. Le parve di essere sfiorata, in sogno, da una brezza leggera che le fece ondeggiare leggermente i capelli e, all’improvviso, le balenò davanti nonna Clara, scrigno segreto di perle lattescenti … Com’era bella!!! Quanto la rimpiangeva!!! E che sofferenze il giorno in cui l’avevano seppellita!!!  … Le tornavano in mente i pranzetti squisiti da lei preparati con tanto amore, le favole raccontate, i giochi, i regali … Perché le era apparsa all’improvviso sulla scia dei riflessi lunari? … Aveva percepito, forse, il campanello d’allarme che giungeva dall’adorata nipotina? Probabilmente sì. La “sua” vecchietta, infatti, le parlava con tono suadente per darle nuova linfa e farle valorizzare la bellezza delle piccole cose, aiutarla ad assaporare la misteriosa capacità dell'amore, riaprirle la possibilità di ritrovare il pacchetto della propria unicità, infonderle la carica di dinamite necessaria attraverso cui rigenerare le speranze che il terribile incidente aveva vanificato. Marina, piano piano, accarezzata dal delicato tepore dell’alba, si svegliò con gli occhi luccicanti per l’emozione di aver intercettato la fonte da cui aveva sempre tratto buoni consigli. Quasi sollecitata da un’inspiegabile ispirazione e da un’insolita forza, istintivamente decise di scrivere una lettera rivolta a quanti, stressati dal tran tran della quotidianità, non erano più capaci di ascoltare con le orecchie l’eco di tanti drammi interiori … poi affidò le sue meditazioni a una novella ... poi a un romanzo … Impugnando la sua penna libera da ogni pregiudizio, quell’anima ardente divenne un sasso acuminato, specchio della rete inesorabile di omicidi impuniti, prevaricazioni, guerre, oppressioni, abusi, illegalità, sperequazioni e, spingendo il lettore fra i meandri della sua psiche, sorprendeva, meravigliava, sgomentava, plasmava, scavava solchi profondi per far luce sui nodi problematici dell’epoca e sulle incognite a essi correlati. La cerbiatta intimorita, allora, intuì la grandissima valenza della visione notturna e apprezzò l’essenza degli intrecci affettivi che le avevano dato non solo il vigore necessario per evadere idealmente dalla gabbia a quattro ruote, ma, soprattutto, le motivazioni indispensabili per migliorare la propria vita. Nonna Clara, infatti, conoscendone le spiccate potenzialità, con le sue parole l’aveva trasfigurata in elettricità pura, l’aveva fatta risalire dal baratro e le aveva fatto capire che un narratore, cullando i fruitori del messaggio con pagine fortemente sintetiche e dense di informazioni, potesse inebriarli, proiettarli in un affascinante cammino, trasportarli in mondi incantati, rapirli nel vortice delle riflessioni, spingerli a cogliere la realtà misteriosa nascosta dietro le apparenze. Il muro di ferro invisibile, eretto dopo il trauma invalidante, era crollato e la ragazza non aveva più paura del futuro. Sì, è vero, ogni sorriso nascondeva una lacrima, ogni gioia velava un dispiacere, ogni punto di forza sottintendeva un tallone d'Achille, ma aveva scoperto che ogni sua microstoria, seppur creata dalla fertile fantasia, obbligandola a rileggere e correggere, le permetteva di analizzarsi, di assumere atteggiamenti più consapevoli, di chiarire il bisogno di costruttivi rapporti interpersonali, di ampi scenari, di nuovi orizzonti, di agile elasticità nell’individuare non solo quesiti nuovi ma anche le loro soluzioni. La sua crescita spirituale era proporzionata alle continue sfide che lanciava a sé stessa e si cimentò persino nel magico mondo della poesia. Ogni sua suggestione diventava musa silenziosa delle sue intense liriche che, sgorgando limpide dalla parte più profonda del suo inconscio, le davano l’input per vincere i propri demoni, per salire le scale fino all’ultimo gradino, per correre il rischio di costruire sulle proprie aspirazioni, per tener stretto tra le dita un biglietto vincente grazie a cui godere del ritorno del sole sulla propria travagliata esistenza. Marina era finalmente uscita dal tunnel. La trincea fortificata della scrittura, come potere attivo per una proficua presa di coscienza di sé, degli altri e del mondo, l’aveva salvata e, trasformandola in un cigno pronto a librarsi nell’aria, la trasse fuori dall’ombra dello stagno per farla volare sul lago del successo.

 

      Matilde Perriera

 

Indice articoli

 

IL CARRO DELLE MUSE

Premio Internazionale 2016 tutto al femminile

 

Carro delle muse 2015 Matilde Perriera palermitana di nascita e nissena di adozione, ama la letteratura italiana in tutte le sue espressioni. Una passione che germoglia nei suoi racconti brevi e fiorisce nelle menti delle sue figlie, dei 4 nipoti e di tutti gli alunni che, dal 1978 a oggi, ha incontrato tra i banchi di scuola.

La Prof.ssa Perriera, già distintasi per la favola IN CERCA DELLA LUCE dell’edizione 2014 e nel 2015 con il racconto dal titolo LA TITANICA SCINTILLA, anche quest’anno è stata selezionata tra le finaliste con diritto di pubblicazione, al Concorso internazionale IL CARRO DELLE MUSE. L’iniziativa, ideata e promossa dalla Dottoressa Loredana Reppucci per far venire alla luce, attraverso un racconto, una poesia, una favola o un disegno lasciati nel classico cassetto, una poetessa, una scrittrice, un'artista di pregio.

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