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Riflessioni sulla Tecnosophia di Walter J. Mendizza

Riflessioni sulla Tecnosophia

di Walter J. Mendizza - indice articoli

 

Se l'Islam ci dà una lezione

Il tassello mancante. Il problema della finanza islamica.  dicembre 2010


Uno degli scopi di questa rubrica è quello del rischiaramento, vale a dire la capacità di togliersi di dosso i luoghi comuni che infestano i ragionamenti, cercando di eliminare il più possibile gli stereotipi in modo di affidarci al ragionamento e mandare in soffitta la sopravvivenza di credenze false, qualunque esse siano. Infatti le false credenze sono una forma di oscurantismo che malauguratamente adottiamo alle volte con troppa facilità, complice anche la continua operazione di depistaggio da parte dei mezzi di informazione che meglio sarebbe chiamarli di disinformazione.
Già in una riflessione precedente  [N.d.r. La “vuvuzela” anti-Ogm] avevo fornito una spiegazione all’accettazione dell’oscurantismo utilizzando il concetto di “dissonanza cognitiva” elaborato dallo psicologo sociale Leon Festinger già mezzo secolo fa. In sostanza questa teoria dice che il compito della mente non è la costruzione di una rappresentazione fedele della realtà come a prima vista si è portati a credere, ma una rappresentazione rassicurante della realtà. Per questo motivo, piuttosto che accettare una “dissonanza” (uno squilibrio, un’ansia o uno stress) siamo disposti a rivedere la realtà in una maniera che appaia più confortante, più tranquillizzante o, se vogliamo, meno sconsolante. Come dire che di fronte a un fatto che non mi piace, me la canto e me la suono in modo da distorcere la realtà affinché questa mi faccia meno male.
Il tema che desidero trattare in questa riflessione ha a che fare con un esercizio di disincanto e riguarda una dissonanza cognitiva che ci viene costantemente proposta da tutti i mezzi di informazione: l’odio che gli islamici hanno verso l’occidente. La cosa viene portata avanti con una abilità straordinaria sul filo del “politicamente corretto” e del massimo garbo in quanto le immagini di orde di islamici esultanti che bruciano le bandiere dell’America vengono fatte passare con didascalie politically correct ed evitando accuratamente parole “sbagliate”. In realtà questo stratagemma è diabolico perché ci mette ugualmente in allarme ma senza renderci totalmente conto, dato che ascoltiamo il tono sereno e distaccato ma le immagini (che valgono più di un milione di parole) arrivano direttamente al nostro subconscio alimentando l’idea che si tratta di un mondo di barbari, di selvaggi ostili che ci odiano a morte. Avvertiamo in maniera sottile che il telecronista non può dire ciò che pensa e la notizia fa più colpo proprio perché ci viene propugnata con burocratica distanza aziendale.
Immagini dove degli imam con facce truci e barbe incolte vestiti di nero si affiancano con quelle più rassicuranti del nostro Papa, ben rasato e vestito di bianco. Così, non passa giorno in cui non si insinui dello scontro tra Islam e Occidente, dell’inevitabile guerra al terrorismo, dell’11 settembre, della questione israelo-palestinese, dei nostri soldati in Afghanistan, del pazzo presidente dell’Iran Ahmadinejad, e naturalmente di Bin Laden, di quanto era cattivo Saddam Hussein, di islamici terroristi che si uccidono pur di fare la guerra agli infedeli, immolandosi solo per andare in paradiso a far sesso con le famigerate 77 vergini … Da qui a definirli “islamici di m… li prenderemo per le barbe e li rispediremo a casa a calci nel c…” come ha fatto l’europarlamentare Mauro Borghezio, il passo è breve.
Con questo continuo bombardamento disinformativo, l’opinione pubblica deve fare un’enorme fatica a smascherare la credenza (falsa) che viene propugnata alimentando la dissonanza cognitiva. La verità è che non tutti gli islamici ci odiano. Chiunque giri per le nostre città o entri in un Kebab e incontra islamici, può vedere da sé che questi sono sempre gentili e solleciti, rispondono con un sorriso e se addirittura fai la prova di sbagliare il conto dando più soldi di quanto ti viene richiesto, te li restituiscono dicendoti educatamente che hai sbagliato. I loro negozi di artigianato, di Kebab, hanno prodotti alternativi ai nostri. E’ gente tranquilla che paga le tasse. Non sembra che l’odio sia disegnato nei loro volti, anzi. C’è di gran lunga molto più odio nelle parole di Bush, o di Borghezio.
D’altra parte, nel grande circo della disinformazione, notiamo che nessuno se la prende con i cinesi. Eppure dovremmo averne molte più ragioni. Ma perché i media difficilmente dicono qualcosa anticinese? Perché non ce la prendiamo con loro nonostante abbiano distrutto le economie occidentali invadendoci con prodotti a basso costo perché sfruttano una manodopera mal pagata che vive in condizioni spesso brutali? L’unica spiegazione è che veniamo riempiti costantemente di luoghi comuni; viene fatto un lavorio sulle nostre coscienze allo scopo di accreditare le posizioni di un pericolo islamico che in realtà non esiste mentre si trascura di proposito e  sistematicamente il pericolo cinese, facendolo passare inavvertito e proprio per questo più pericoloso, più insidioso e ingannatore di quello islamico. Come nel paradosso della rana bollita: se metti una rana in una pentola d’acqua bollente, questa salta subito via. Ma se nella pentola l’acqua fosse a temperatura ambiente, la rana trovandosi a suo agio non si moverà e se si prova a metterla sopra un fornello acceso, essa non avverte i piccoli incrementi di calore. A poco a poco l’acqua si scalda e la rana finisce per essere bollita viva senza rendersene conto. Così è successo con noi e la Cina. Siamo finiti bolliti vivi, l’economia dell’occidente è saltata e ci chiediamo come sia successo.
Semplicemente abbiamo avuto una dissonanza cognitiva non volendo accorgercene delle piccole e innocue invasioni di prodotti cinesi, che però gradatamente sono diventate talmente tante che ormai non c’è quasi nulla che non sia made in China. Come la rana, siamo stati cotti a fuoco lento dai cinesi senza che nessuno dicesse o facesse niente per evitarlo. Dall’altra parte, ogni volta che c’è una manifestazione in qualche paese islamico, si fa invece di tutto per ingigantire l’evento e rappresentarlo come una minaccia per l’occidente. Tutto questo avviene con la complicità dei media indolenti e negligenti che denunciano un problema praticamente inesistente (quello islamico) perché si sentono investiti di una missione salvifica e non dicono niente del problema cinese che invece è grande come un meteorite.
Sono gli stessi media cialtroni e pasticcioni che quando si trattò di individuare nell’esilio di Saddam Hussein l’unica vera alternativa all’imminente attacco, non dissero nulla e non raccontarono nulla alla pubblica opinione. Ricordiamo che Saddam aveva accettato di andarsene con un salvacondotto per lui e famiglia e un miliardo di dollari, una bazzecola in confronto alle centinaia di miliardi che è costata quella guerra nonché al milione di morti. I giornalisti manichei non vollero riferire nulla sulle trattative in corso e si schierarono (facendo schierare così anche l’opinione pubblica) tra quelli ritenevano giusta la guerra e quelli che invece no. L’11 settembre fu una scusa per attaccare un paese che non c’entrava proprio nulla con il terrorismo, come poi si dimostrò. D’altronde, se l’Iraq era nell’elenco degli stati canaglia posto che Saddam massacrava gli sciiti, perché nessuno si chiede come mai la Cina non è anch’essa in quell’elenco, dato che si tratta di un regime totalitario che tuttora risolve con bagni di sangue i conflitti interni (Tienanmen, Tibet, Uiguri, Falun Gong, ecc.).

 

Un’altra dissonanza cognitiva fa riferimento alla questione religiosa. La religione viene agitata come uno spauracchio ma non c’entra niente. E’ solo il popolino ignorante (nel senso che ignora) che reagisce come un toro quando gli scuotono il mantello rosso davanti. Non è affatto vero che tutti gli islamici siano intolleranti e vogliano sottomettere l’Occidente e non è vero semplicemente perché l’Islam, come religione, ha lo stesso ceppo di quella ebraica e cristiana, riconoscendo anche le figure di Gesù e della Madonna (anche se, ovviamente, per l’islam Gesù è solo un profeta, e non il figlio di Dio). Essi riconoscono anche il Vangelo e la Torah come libri di ispirazione divina. Del resto, Cristo fu in stretto contato con gli arabi. Li incontrava ogni giorno nella natia Galilea. L'evangelista Marco (Mc III, 7-8) dice: "lo seguì una gran turba di popolo dalla Galilea e dalla Giudea, e da Gerusalemme e dall'Idumea e dalle terre di là del Giordano". Questo sta a dimostrare che la predicazione di Gesù si rivolgeva certamente più ai contadini arabi che non ai dotti che vivevano nelle città ellenistiche.
D’altra parte, tutti i testi sacri di tutte e tre le religioni monoteistiche contengono frasi che se male interpretate da parte di frange estremiste possono dar adito ai fondamentalismi. Anche il Talmud parla della supremazia del popolo ebraico e in alcuni passi prescrive di uccidere i non ebrei e di sottomettere il mondo al giudaismo. Per non parlare poi del Cattolicesimo che si è prestato alla violenza e alla sopraffazione, come dimostrano gli eccidi di intere popolazioni, nonché il rogo di eretici, omosessuali e presunte streghe che per farle rinsavire venivano prima torturate con mezzi indicibili e poi bruciate. I cattolici spesso hanno benedetto i soldati e i cannoni utilizzati per massacrare inermi popolazioni non cattoliche, ed in nome della convinzione di avere una religione superiore si permette a Bush di sparare baggianate sesquipedali come quella che “Dio vuole la guerra all’Iraq” senza timore di essere smentito neppure dal Papa.

 

Ma allora, se tutto come appare è solo un piano diabolico preparato a tavolino per farci odiare gli islamici, c’è da chiedersi cui prodest? Chi ha interesse a distruggere l’Islam, e perché?

 


Il tassello mancante. Il problema della finanza islamica.

 

La possibile risposta mi è venuta mentre, scorrendo alcune pagine del Digesto, mi è saltata agli occhi la voce “finanza islamica”. Incuriosito dal fatto che in un testo giuridico occidentale ci siano una voce sulla finanza islamica ho iniziato a leggere. Vediamo i punti centrali della finanza islamica quali sono. E vediamo se forse non è questo il nodo centrale del problema dei rapporti tra mondo occidentale e islamico.

Capisaldi del sistema finanziario sono:

 

- Divieto di prestiti ad interesse. Spieghiamo che significa questo e che ricaduta ha sul sistema bancario.
1) Se una banca presta soldi ad una società, lo fa acquistando in cambio una piccola quota di essa, partecipando quindi agli utili e alle perdite. Questo significa, rispetto alle nostre banche, meno rischi.
2) Se un privato vuole acquistare una casa, la banca compra la casa, e poi la cede al privato, che pagherà una quota mensile come rata di acquisto, e che verrà riscattata alla fine. Se il privato non riesce a pagare, la banca si tiene la casa, e il privato è come se avesse pagato un affitto. Ma si evitano tutte le assurdità del nostro sistema, in cui per un debito insoluto a rimetterci le penne sono spesso sia le banche che i privati, grazie al nostro assurdo sistema processuale.
In altre parole, il sistema bancario islamico fa sì che sia la banca sia il privato rischino molto meno, e siano entrambe interessate all’affare.

 

- Divieto di speculazioni finanziarie con strumenti finanziari rischiosi. In una parola, nel mondo islamico sono vietati i derivati, i Bond, e tutti quei prodotti che hanno provocato la crisi finanziaria occidentale, e che provocheranno il collasso della nostra economia, consegnandola in mano ai cinesi.

 

Detto in altre parole, la finanza islamica si basa su principi opposti rispetto a quelli su cui si basa la nostra finanza. E lo stesso quotidiano “Il sole 24 ore” ammette che con la finanza islamica non si corre il rischio di rimanere “sommersi dai debiti”.
Il sistema ha poi dei vantaggi secondari non indifferenti, come quello di facile tracciabilità del capitale, che limita la possibilità di commettere azioni palesemente illegali.
E’ ovvio inoltre, che il sistema islamico garantisce dagli abusi delle banche; in altre parole da noi capita sovente che, se una banca vuole cagionare la rovina economica di un soggetto, chieda il rientro dei capitali prestati, chiudendo l’accesso al credito e bloccando arbitrariamente i conti del debitore; con la finanza islamica questo diviene praticamente impossibile perché il debitore è anche un “socio” della banca in affari, e quindi la banca non potrebbe rovinare il debitore a meno di non rovinare se stessa.
Ora, come ben sanno alcuni partiti di estrema sinistra ed estrema destra, che hanno incluso il problema delle banche centrali tra i punti del loro programma, è il nostro sistema finanziario la chiave per capire come va il mondo. Guerre, crisi finanziaria, Unione europea, sono problemi legati da un unico comune denominatore, cioè il problema della proprietà delle banche centrali e dell’emissione del denaro. Ricordiamo che l’emissione delle banconote è lasciata in mano alle banche private, anziché agli stati, con tutte le conseguenza del caso, a cominciare del famoso problema del “signoraggio” cioè del potere del “signore” di emettere biglietti con un valore nominale ampiamente superiore al valore intrinseco della banconota e quindi di ricavare un guadagno dalla sovranità sulla moneta. Ad esempio, fare una banconota costa circa 3 centesimi, tuttavia all’atto dell’emissione viene prestata al suo valore intrinseco facciale, cioè una banconota di 100 euro (che vale 3 centesimi) viene prestata a 100 euro!
Ricordiamo inoltre che la finanza internazionale è sostanzialmente in mano a poche famiglie ebraiche, Rotschild e Rockefeller sopra tutte. Al contrario, negli stati islamici la moneta è battuta direttamente dallo Stato, essendo le banche centrali in mano allo Stato. E’ possibile quindi che il vero problema alla radice del conflitto arabo-israeliano non sia l’odio razziale derivato da questioni religiose. Il vero problema è invece quello finanziario, perché se i principi della finanza islamica prendessero piede nel nostro paese, sarebbero risolti molti dei problemi che affliggono i paesi europei, a partire da quello della casa. Sarebbero tolti di mezzo proprio quei capisaldi che hanno permesso l’attuale crisi finanziaria, e il potere attuale si troverebbe privo di quegli strumenti che hanno portato allo sfascio politico, economico, e giudiziario, l’Italia attuale.
Ecco perché i nostri media continuano a proporci storie di Imam terroristi, di bombe sventate, di regimi canaglia, ma non affrontano mai il problema delle banche islamiche; perché affrontare il problema della finanza islamica significa affrontare il problema della nostra finanza.
Ed ecco perché da noi si vedono macellerie islamiche, negozi islamici, moschee, ma nessuna banca, mentre le pochissime banche che propongono strumenti di finanza islamica in realtà si limitano a proporre strumenti di finanza italiana mascherati da prodotti islamici. Nessuno lascerà aprire una banca islamica nel nostro Paese perché la cosa è troppo pericolosa, in quanto se poi si permettesse anche agli italiani di accedere al sistema creditizio islamico, è probabile che queste banche avrebbero un boom, a danno delle nostre. E tutto parte da lì. Il problema italiano, la crisi finanziaria, la mancanza di alloggi, la mafia, l’immigrazione … tutto parte da lì. Non dalla mafia, né dai terroristi, né dai musulmani cattivi. Ma da Draghi, dalla BCE, dal Trattato di Lisbona, da Intesa-SanPaolo, dai politici; i quali vogliono la mafia, vogliono i terroristi, vogliono i musulmani cattivi, affinché non si capisca che il vero problema sono loro.

 

   Walter J. Mendizza

 

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