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Riflessioni sulla Tecnosophia di Walter J. Mendizza

Riflessioni sulla Tecnosophia

di Walter J. Mendizza - indice articoli

 

Per un 2014 più consapevole

gennaio 2014


Il “successo” che riscuote sul web la galassia che gira intorno alla cospirazione globale, fa sorgere diversi interrogativi. Il più importante dei quali, a nostro avviso, è cosa si dovrebbe fare per riuscire a distinguere le notizie credibili dalle menzogne, dalle frottole, dalle invenzioni. Abbiamo già parlato in questa rubrica, nel giugno 2013, del complottismo come fenomeno di massa. Un numero sempre maggiore di persone credono a fantomatici quanto inafferrabili grandi complotti. La diffusione di Internet, e dei social network in particolare, sottopone gli individui a un bombardamento enorme di informazioni, che non ha precedenti nella storia e sapersi orientare fra queste informazioni, essere capaci di riconoscere quelle totalmente false da quelle magari anche vere ma poco rilevanti e comunque gonfiate, è impresa ardua.

In una riflessione precedente avevo fornito una spiegazione all’accettazione dell’oscurantismo utilizzando il concetto di “dissonanza cognitiva” elaborato dallo psicologo sociale Leon Festinger già mezzo secolo fa, che spiega come la mente non costruisce una rappresentazione fedele della realtà (come si è portati a credere) ma cerca sempre di creare una rappresentazione rassicurante della realtà. Per questo motivo, piuttosto che accettare una “dissonanza” (un dolore, un’ansia, uno stress) siamo disposti a “ri-vedere” la realtà in una maniera più confortante. Secondo la PNL (programmazione neurolinguistica) modificando l’universo simbolico di riferimento (la c.d. “mappa”) una persona può intraprendere cambiamenti di atteggiamento e di comportamenti. Ritornando alla dissonanza, non c’è da sorprendersi che di fronte a un fatto che non ci piace, ci costruiamo una realtà distorta di quel poco o quel tanto affinché questa faccia il minor danno possibile in noi. Questa teoria può fornire una spiegazione anche al fenomeno del complottismo.

È una dissonanza cognitiva accettare che un anonimo personaggio giovane e squilibrato come Lee Oswald abbia potuto uccidere niente meno che il presidente degli Stati Uniti John Kennedy. L’impatto emotivo per la perdita di un presidente molto amato, è stato talmente forte che per metabolizzarlo fu necessario creare moltissime dissonanze cognitive per ogni sottoinsieme della popolazione. Nel tempo sono apparse una infinità di leggende metropolitane attorno a Oswald, da agente infiltrato di Fidel Castro, ad agente russo, a connivenze con la mafia e complicità della stessa CIA. Ce n’era (e ce n’è ancora) per tutti, anche l’FBI e i servizi segreti, gli oppositori alla chiesa cattolica (dato che JFK era cattolico), il Ku Klux Klan e, ultimamente, ci è andato di mezzo anche il signoraggio! Insomma, si sono versati e si versano ancora fiumi di inchiostro su questa storia, e alla fine i colpevoli sembrano essere tutti, una cospirazione mondiale, anche se finora non è mai venuta nessuna prova determinante che convalidi la teoria della congiura. La realtà è che il dolore è stato talmente grande da fare di questa dissonanza cognitiva sociale, una delle più grandi della storia. Il complotto contro JFK è ancora oggi la madre di tutti i complotti: ben il 51 per cento degli americani pensa che Lee Oswald non agì da solo e che la morte di Kennedy fu il frutto di una grande cospirazione.

Un’altra dissonanza di grandi proporzioni fu la giustificazione della guerra in Iraq con le famose armi di distruzione di massa costruite dal regime, che però non furono mai trovate. Il 44 per cento degli americani crede che George Bush ingannò consapevolmente i suoi elettori. Segue con il 37% di consensi, la teoria secondo cui il global warming, il riscaldamento globale, sarebbe una bufala o un inganno deliberato messo in atto da scienziati compiacenti. Tecnosophia su questo punto ha già espresso la propria opinione trattando del buco dell’ozono (n° 31) e delle dimissioni di Chris Landsea (n° 34). Altrettanto si può dire del famoso 11 settembre. La ricostruzione ufficiale ovviamente non ha convinto i fautori del complotto. I crolli delle Torri Gemelle sembrano innaturali e somigliano a demolizioni controllate, però come avrebbero potuto gli organizzatori dell’attentato avere tanti complici? E come hanno fatto a superare tutte le difficoltà per una messinscena sofisticatissima predisponendo di nascosto esplosivi in tutti e due gli edifici per mesi senza che nessuno se ne accorgesse.

La verità è che quasi tutte le asserzioni fatte sono state confutate e tuttavia il sospetto permane. Forse è il caso di incominciare a cercare cui prodest tutto questo: quanto hanno fatturato i complottisti? A quanto è dato sapere, lo stesso giornalista francese Thierry Meyssan, autore de L’Effroyable Imposture (l’incredibile menzogna), uno dei primi libri sull’argomento, dichiarò di aver incassato più di un milione di euro di diritti. Non aiuta neppure il giornalismo sensazionalista che, come è noto, fa vendere molto di più dei pacati ragionamenti e di analisi scrupolose e in più riesce a far consolidare i convincimenti anche quando le presunte prove rivelano errori madornali, manipolazioni e omissioni palesi.

La dissonanza cognitiva spiega la necessità di attutire il dolore proveniente dalla spiegazione semplice: Oswald è uno squilibrato che ha agito da solo? Non è accettabile. Gli arabi che hanno dirottato gli aerei dell’11 settembre avevano seguito dei corsi per pilotare aerei nelle stesse scuole americane? Devono per forza essere parte di un meccanismo molto più grande di loro … e così via. La differenza con le grandi  dissonanze cognitive del passato è che quelle attuali sono molto più estese e rapide perché hanno il veicolo adatto per propagarsi: il web e lo strumento più potente che il web mette a disposizione: i motori di ricerca.

Oggigiorno l’informazione è facilissima da ottenere. Fino agli anni ’80, trovare informazioni significava studiare, perdere ore in biblioteca per mettere assieme le varie informazioni che potevano essere utili. Adesso le nuove generazioni non hanno questo problema: vanno su Google, fanno la domanda e in pochi decimi di secondo hanno la risposta. Meraviglioso. Con un problema però: chi fa la domanda non riceve una risposta, ne riceve migliaia! Troppa informazione, tanta che molti cominciano a chiedersi se l’eccesso d’informazione non sia peggio della scarsità. L’eccesso informativo provoca automaticamente una scarsità di tempo per addentrarsi nelle questioni che si vorrebbero capire, ne consegue che oggigiorno molta più gente che in passato “sa” molte più cose, ma di queste cose ha una conoscenza superficiale.

Viene da dire: “è la globalizzazione, dolcezza”, ma in realtà sono i differenti gradi di globalizzazione tra gli attori, che producono gli squilibri economici attuali. Se gli squilibri hanno effetti negativi è anche perché negative sono le forze veramente globalizzate: il terrorismo, il traffico d’armi, il traffico di droghe, le finanze, i mercati. Dall’altra parte ci sono i poteri democratici che continuano ad essere locali o nazionali. Questi sono temi che meritano una riflessione, un dibattito più approfondito. Essendo questo il primo articolo dell’anno, più che un augurio Tecnosophia vorrebbe esprimere un auspicio: quello di un 2014 più consapevole.

 

   Walter J. Mendizza

 

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