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Meditazione come osservazione della mente

Discorsi di Dharma

di Geshe Gedun Tharchin

Indice articoli

 

Insegnamenti del Venerabile Lama Geshe Gedun Tharchin, Lharampa. Incontri, lezioni e scritti su Dharma, Meditazione e Buddhisimo.

 

Tecniche di meditazione:

2) La Postura del corpo

- Aprile 2019

 

Il secondo elemento è la postura del corpo, ci sono sette elementi fondamentali:

Le gambe dovrebbero essere nella postura del loto o del semi-loto con la gamba destra all’esterno (il loto completo è quando entrambi i piedi poggiano sulle cosce).

La posizione della spina dorsale è molto importante: dev’essere diritta.

Le spalle devono essere dritte e rilassate, e, se anche la spina dorsale è diritta, automaticamente anche le spalle sono diritte.

La testa deve essere leggermente chinata in avanti. Alcuni testi dicono che la punta del naso dovrebbe essere perpendicolare all’ombelico e bisognerebbe posizionare anche la propria fronte, utilizzando l’occhio mentale, perpendicolarmente all’ombelico. Se noi volgiamo gli occhi verso l’ombelico automaticamente il capo sarà chinato leggermente in avanti.

Gli occhi devono rimanere per metà aperti e dovrebbero guardare verso la punta del naso.

La punta della lingua deve toccare il palato superiore all’altezza degli incisivi, non deve essere premuta ma la si fa rimanere solo in contatto con il palato.

La mano destra deve stare sul palmo della sinistra con i pollici che si toccano. Un altro accorgimento è quello di porre i pollici all’altezza dell’ombelico. Alcuni dicono che i pollici dovrebbero formare un triangolo con il palmo delle mani ma l’essenziale è che le loro punte siano in contatto. Alcuni meditano con i pollici sovrapposti.

Ci sono molti significati riguardo a questa postura. È una posizione naturale della forma umana. È la postura più comoda a lungo termine; all’inizio può sembrare scomoda ma, col tempo, è quella che ci permette di rimanere comodi nel migliore dei modi e sono molti i praticanti che meditano in questa posizione da migliaia di anni. Inoltre questa è la postura corretta per produrre una buona energia e una buona pratica.

La postura delle gambe incrociate richiama in un certo senso il Vajra, che è un oggetto sacro. La traduzione di Vajra è: “diamante”, simbolo d’indistruttibilità; il richiamo al Vajra con la posizione delle gambe incrociate vuole, in un certo senso, significare che questa posizione ci favorisce una pratica indistruttibile. Il nostro Samadhi, con la posizione delle gambe incrociate, sarà indistruttibile e stabile; il Vajra è un simbolo di buon auspicio che può produrre un Samadhi indistruttibile. La schiena dritta è necessaria perché crediamo esista nel corpo un canale centrale che è il canale di energia più sottile a livello fisico, il canale chiamato sacro, e questo canale di energia è posto lungo la spina dorsale. All’interno del canale centrale è collocata la nostra mente più sottile.

A livello fisico la schiena dritta ci aiuta a tenere una posizione stabile e permette una circolazione sanguigna ottimale. Le spalle dritte aiutano a tenere le braccia composte anche senza l’aiuto di un cuscino. La testa deve essere chinata leggermente in avanti perché, se meditassimo con la testa all’indietro, creeremmo un’interruzione nella continuità della spina dorsale, inoltre è anche un segno di umiltà. Per quanto riguarda gli occhi: alcuni praticanti meditano con gli occhi completamente chiusi, altri con gli occhi aperti; il Buddha ha suggerito la via di mezzo: stare con gli occhi semichiusi. Meditando con gli occhi chiusi c’è il rischio di cadere nella trappola della sonnolenza e, facendolo con gli occhi aperti, c’è il rischio di una sovreccitazione mentale. La postura della lingua a contatto con il palato consente una limitata salivazione. Per le mani, non c’è grande differenza riguardo a quale di esse debba stare sopra l’altra (nello Zen si medita con la sinistra sulla destra perché la mano destra è la mano dell’azione e quindi, poiché nella meditazione l’azione fisica viene controllata, si mette la sinistra sulla destra; secondo lo Zen solo il Buddha, o le personalità elevate, meditano con la destra sopra la sinistra). Comunque la maggior parte delle tradizioni buddhiste suggerisce di meditare con la mano destra sovrapposta alla sinistra. In quella tibetana i pollici sono considerati dei canali sottili chiamati canali della bodhicitta, ovvero della mente compassionevole. Mettendoli a contatto si surriscaldano generando più bodhicitta.

La ragione per cui i pollici dovrebbero essere all’altezza dell’ombelico è che si ritiene che questo canale di energia centrale passi proprio per l’ombelico e i grandi yogi usano tale punto per generare un grande calore interno. Ci sono dei meditanti che si concentrano molto su questi aspetti energetici sottili. Io penso che sia importante meditare concentrandosi soprattutto sulla postura del corpo: il solo mantenerla corretta genera molti risultati a livello di concentrazione.

C’è una certa interdipendenza tra gli aspetti fisici e gli aspetti mentali o spirituali: mantenere la posizione aiuta ad accrescere le nostre qualità interiori, in più influenza anche il nostro aspetto e la nostra efficienza fisica.

 

   Geshe Gedun Tharchin

 

1) Il Luogo diáMeditazione - 3) La Motivazione

 

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