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di Daniele Mansuino   indice articoli


L’orgoglio voodoo di Duvalier

Maggio 2026


Davvero un interesse inatteso è stato manifestato dai lettori nei confronti di un mio articolo del 2023, Duvalier e il voodoo, che - oltre a trattare un argomento storico poco noto - cercava di allacciarsi al grande tema dei rapporti tra esoterismo e politica.

Si pensa in genere alla teocrazia come a un modello di Stato del passato, fatta eccezione per l’Iran e la Città del Vaticano; ma anche François Duvalier (1907-1971) propose ad Haiti un Governo di Dio, nel quale la figura del Capo dello Stato era completamente integrata con un loa del voodoo, il Baron Samedi, e la ritualità voodoo impregnava la vita dello Stato in ogni suo aspetto.

Fu questo il risultato di una serie di cambiamenti successivi che Duvalier - una volta giunto al potere - era in grado di praticare valendosi della sua qualità di hungan, ovvero di sacerdote voodoo; vi accenneremo brevemente in questo articolo.

Il primo cambiamento, e forse il più importante, può essere considerato lapalissiano: porre l’enfasi sui legami della storia del voodoo con quella di Haiti.

Non era stato fatto prima perché, come ho spiegato in Duvalier e il voodoo, prima di lui la classe dirigente dell’isola aveva sempre temuto i problemi di immagine che il riconoscimento dell’importanza del voodoo avrebbe comportato; di conseguenza, la sua tradizione veniva portata avanti solo dal popolo, nonché da pochi studiosi, i cui sforzi per farne riconoscere la dignità culturale erano sempre stati vani.

Invece, l’orgoglio voodoo manifestato da Duvalier fu tanto netto ed aperto da attirare, su di lui e sulla sua prospettiva, la simpatia popolare; al punto che oggi, a oltre trent’anni di distanza dalla caduta del suo regime (che era stato continuato, dopo la sua morte, dal figlio Jean-Claude), i fiumi di sangue che fece scorrere sembrano in gran parte dimenticati, ed una sorta di duvalierismo 2.0 riprende piede ad Haiti in chiave sovranista, facendo leva sulla devozione all’anima nazionale.

Del resto, non è Haiti l’unico luogo dove l’orgoglio che fu un tempo alla guida dei processi di decolonizzazione viene oggi riproposto in salsa di destra. Però nel secolo scorso era il contrario, in quanto l’oppressione coloniale e la proposta del modello consumista USA erano tutt’uno, e quindi l’esaltazione delle radici culturali di un dato popolo veniva considerata di sinistra; e questo valeva più che mai per le nazioni nere, i cui valori - a differenza di quelli di altri popoli - non avevano mai trovato, nella cultura occidentale, diritto di cittadinanza.

In una tale situazione, l’emergente Duvalier si era appoggiato alla visione di un voodoo nazionale ed indigeno, che dapprima si era opposto con successo al potere coloniale, e poi era passato ad esprimere la sua avversione contro il neocolonialismo delle élites mulatte haitiane, contro la Chiesa e contro gli Stati Uniti (dopo raggiunto il potere, avrebbe depennato la terza voce di questo elenco).

Va sottolineato come l’idea di un voodoo-strumento di azione sociale comportasse un’amplificazione delle sue prerogative tradizionali. Infatti le società segrete del voodoo (delle quali le celebri Sette Rosse rappresentano una parte) si erano occupate, in passato, più del controllo diretto del territorio che non di politica, giungendo solo di rado ad influenzare quest’ultima da dietro le quinte.

Sicuramente non fu estranea a Duvalier, per questo cambiamento, l’ispirazione di colui che nominalmente era il suo più grande nemico: quel Fidel Castro, che negli stessi anni, stava indissolubilmente intrecciando la santeria (e la Massoneria, sebbene in Italia non si possa dire) con la struttura del Partito Comunista Cubano.

Tra le innovazioni apportate da Duvalier che sono rimaste dopo la sua scomparsa, spicca l’amplificazione di un tratto caratteristico del voodoo tradizionale: il richiedere al fedele di mantenersi in un costante stato di allerta, per difendersi da potenziali attacchi di entità ostili.

Questo è un concetto non molto diverso dal vigilare richiesto da Gesù ai suoi discepoli, ma anche assai più antico, in quanto strettamente legato alle origini ermetiche del voodoo: per esempio, si parla parecchio di vigilanza nella tradizione degli Aun-Thom-Bha (vedi il mio articolo La dottrina segreta del voodoo haitiano), attribuendogli funzioni accostabili al ricordare sé stessi di Gurdjieff e Ouspensky - ma spettò a Duvalier il compito di volgarizzare questo concetto, accostandolo alla necessità di fronteggiare i nemici del Paese (che un po’ identificava con i suoi nemici personali, e un altro po’ - quando non ce n’erano - se li inventava: vuoi per mantenere alto il livello di mobilitazione dei suoi seguaci, vuoi per accrescere ulteriormente il livello di identificazione tra voodoo e Stato).

Tra le aspre montagne sopra Saint-Marc, ad Haiti, c’è una grotta dal nome creolo di Trou Forban (Grotta dei Pirati) che era, tre secoli or sono, un importante rifugio dei maroon, gli schiavi fuggiti.

Nell’epoca d’oro della filibusta, gli scambi tra la loro comunità e le navi pirata che facevano scalo ad Haiti erano intensi: i robusti maroon erano accolti volentieri a far parte degli equipaggi, e questi ultimi venivano aiutati ed assistiti nei rifornimenti.

Per quanto, a quei tempi, non si potesse ancora parlare propriamente di voodoo (la cui origine - come abbiamo visto nell’articolo Voodoo e rivoluzione haitiana - va collocata nel 1791, quando fu celebrato il Rito di Bois Caiman), non c’è dubbio che la multinazionalità degli equipaggi pirati abbia fornito un contributo alla costituzione del pantheon dei loa: infatti, i pirati di formazione cristiana sfogavano spesso i propri sensi di colpa per l’essersi posti al di fuori del consorzio civile con l’adottare atteggiamenti pseudo-satanisti, e questo loro patrimonio di simboli sovversivi ben si adattava alla rabbia degli schiavi fuggiaschi, che trovavano naturale il collegarli alla propria spiritualità.

Così, ci parlano di sincretismo le bandiere che i pirati avevano adottato, la più famosa delle quali è oggi nota come Jolly Roger - nello slang inglese del diciottesimo secolo, la parola roger aveva il significato di pene e copulare, in sintonia con gli atteggiamenti dionisiaci dei guede del voodoo, nonché con l’uso del voodoo di mescolare nel proprio simbolismo erotismo e morte.

Però a quei tempi, come ho osservato (con Giovanni Domma) in Massoneria operativa e speculativa, la bandiera nera con teschio e ossa non era ancora chiamata con quel nome, bensì letteralmente Skull and Bones, come l’odierna associazione studentesca; invece il Jolly Roger era l’altra bandiera pirata, quella rossa, al centro della quale venivano poste varie iscrizioni (e una di queste, il cui significato è incerto, era zonbi con la n).

Ancora, ci sono rituali voodoo che implicano il consumo di rum mescolato con polvere da sparo, che era una tradizione coltivata sia tra i pirati che tra i maroon.

Sulla base di questi indizi, è lecito supporre che più di un guede abbia avuto origine a Trou Forban in quel periodo; come è quasi certo per Bawon Lakwa (Baron La Croix), il cui cilindro - simile, per il resto, a quello del Baron Samedi - è ornato dalla Skull and Bones.

Dopo l’abolizione della schiavitù, Trou Forban restò spopolata, ma non se ne andarono i loa che la abitavano. Gli abitanti dei villaggi vicini spiegavano che, dalla caverna, l’uomo capace di vedere nel buio poteva accedere ad un immenso territorio di piantagioni di caffè e zucchero, lavorate da gruppi di zombi e governate da un potente proprietario terriero di colore - il Signore di Trou Forban, un loa avente potere sulla politica e sui terremoti; vi accenna anche Zora Neale Hurston (1891-1960), che cita il proverbio Quando il Signore di Trou Forban cammina, la Terra trema.

Un giorno François Duvalier, accompagnato da un altro hungan di sua fiducia, visitò la caverna. Insieme evocarono il Signore di Trou Forban, e fu da quel rituale che avrebbe avuto origine l’innovazione più cospicua apportata dalla visione duvalierista al voodoo (alla quale ho già accennato nell’articolo precedente), ovvero la zombificazione non individuale ma di massa: Duvalier, infatti, chiese al Signore se poteva fargli dono di ventidue dei suoi zombi, perché voleva ospitarli nel Palazzo Nazionale, e fu sul numero ventidue che egli fondò il Rituale per la Zombificazione di Massa da lui poi elaborato.

Il 22 era il numero preferito da Duvalier, che egli definiva uguale a sé stesso.

La sua elezione a Presidente era avvenuta il 22 settembre 1957, data che egli stesso aveva scelto in memoria di un fatto importante della storia haitiana - il 22 settembre 1882 il presidente Lysius Salomon (1815-1888) aveva scatenato la folla di Port-au-Prince alla caccia dei mulatti amici dei bianchi.

Saccheggi, incendi e uccisioni si erano prolungati per tre giorni, e (per quanto poco lodevole possa apparire questo episodio) la data del 22 settembre era diventata un simbolo del riscatto della popolazione nera.

Nel 1958, quando Duvalier fissò un impegnativo incontro con il leader dominicano Trujillo, fissò l'incontro per il 22 dicembre.

Nel 1964, si autoproclamò Presidente a vita il 22 maggio.

Nel 1968, l’esecuzione degli autori di un tentato golpe fu fissata per il 22 maggio.

Ancora, alla sua morte, la guardia d’onore del feretro presidenziale, nel quale Duvalier giaceva con indosso l’abito e gli occhiali del Baron Samedi, sarebbe consistita di 22 soldati e 22 Tonton Macoutes, la famigerata milizia personale a lui fedele.

Non molti giorni dopo, con una solenne cerimonia, Duvalier sarebbe stato accolto nel pantheon dei 411 loa ufficiali del voodoo haitiano, con il nome di Loa 22 Os (infatti, se un hungan gode in vita del privilegio della piena identificazione con un loa maggiore, non si fonde con lui dopo la morte, bensì viene ammesso nella sua corte o falange, mantenendo intatta la propria esistenza individuale).

Come ben sa chi ha letto Il voodoo e la rivoluzione haitiana, difficilmente dietro un fatto importante o un evento storico legato al voodoo è possibile identificare l’influenza di un unico loa; bensì, di solito, ce n’è uno che dà la sua impronta all’evento (per esempio, nel Rituale di Bois Caiman era Ogun) e molti altri che interagiscono con lui (a Bois Caiman c’erano Erzulie, Marinette, eccetera, senza contare che almeno due dei celebranti - Dutty Boukman e l’oriunda italiana Cécile Fatiman - sarebbero diventati essi stessi, post mortem, dei loa).

Così, analogamente, anche nella parabola del duvalierismo, all’influenza principale del Baron Samedi se ne affiancano altre. Ho già citato il Signore di Trou Forban ed il Baron Lacroix, e c’era poi ovviamente Tonton Macoute; ed oltre a lui, un altro che cavalcava abitualmente i Macoutes era Azaka, loa contadino noto anche come Kouzen (Cugino) - e l’uniforme dei Macoutes aveva tratti comuni ad entrambi: cappello morbido, pantaloni di jeans e una bandana rossa, oltre agli occhiali da sole che costituiscono un tratto distintivo di tutti i loa legati a Baron Samedi.

I Tonton Macoutes sono stati giustamente demonizzati per i loro crimini, ma il ruolo da loro rivestito nella fortificazione dell’orgoglio voodoo non è stato analizzato abbastanza; infatti, il loro successo presso i giovani contadini non era causato solo dalla necessità di associarsi al potere, ma anche dall’ambizione di sentirsi associati a qualcosa di grande.

Diceva Duvalier: Quello che chiamano Tonton Macoute è un contadino che ha ricevuto cure mediche da me per sette anni. È una milizia, il cui nome ufficiale è Corps de Volonté de la Securité Nationale. Mi aiutano a tenere pulite le strade, mi aiutano a coltivare la terra, aiutano l’esercito haitiano, e sono pronti a combattere fianco a fianco con l’esercito haitiano in caso di invasione armata.

Come ho già rilevato nell’articolo precedente, un Macoute non era sottomesso ad alcuna regola. Era autorizzato ad amministrare la legge secondo la propria volontà, purché le sue decisioni non interferissero con gli interessi dello Stato. Le informazioni che egli forniva riguardo a possibili oppositori, venivano accettate come veritiere senza bisogno di alcuna verifica.

Era insomma, in una sola persona, quadro politico, agente della polizia segreta e strumento di terrore; e, poiché entrare nei Macoutes era facile, non c’è da stupirsi che le loro nuove sezioni sorgessero ovunque a centinaia, e che ogni paese ne avesse una. I loro Capi Sezione, anche quelli dei piccoli centri, avevano facile accesso al Palazzo Nazionale, e Duvalier amava trascorrere ore intere a conversare con loro.

La struttura organizzativa dei Macoutes era piramidale. Il Capo Sezione era pressoché onnipotente nell’ambito del suo territorio, nel quale svolgeva anche le funzioni di giudice e boia, senza neanche essere tenuto a mantenere una lista scritta delle persone giustiziate. Esercitava il proprio potere su 7 Sottocomandanti, ciascuno responsabile di 17 Capi Unità.

A sua volta, ogni Unità contava su 37 membri, che formavano La Milice. I membri dell’Unità avevano l’autorità di accogliere chiunque volesse affiliarsi al corpo.

La lenta irradiazione del sistema Macoute, con l’aumento costante dei suoi membri, era ben lungi dall’essersi esaurita quando venne la fine del regime, ed i ranghi dei Macoutes potevano contare approssimativamente su trentaseimila membri; e per quanto riguarda la società Macoute 57 - la cerchia dei duri e puri, della quale facevano parte i sedicenti Macoutes della prima ora - dai circa duemila membri del 1957, era passata a diecimila.

È meno conosciuto dei Macoutes il corpo dei duvalieristi in seno alle forze armate, che negli anni settanta contava duemila uomini su circa seimila membri dell’esercito. Si autodefinivano i Leopardi, e vantavano - come gli Abakua cubani - una successione dalla Società del Leopardo congolese.

Per chiudere la lista delle influenze alla radice dell’orgoglio voodoo, un ruolo a parte era rivestito da Dessalines, L’Empereur, che rappresenta un’eccezione alla regola per cui le persone non si fondono con i loa maggiori; perché la sua identificazione con Ogun Ferray è tale che nessun Haitiano potrebbe immaginarli come entità separate.

Jean-Jacques Dessalines (1758-1806) era stato uno dei miti dell’infanzia di Duvalier: per lui, come per tutta la nazione, nel 1804 era stato L’Empereur a guidare Haiti alla conquista dell’indipendenza - 1804 est issu du Vodou.

Nel 1959, Duvalier aveva fatto affiggere a Port-au-Prince manifesti che dicevano: Dio, il Grande Lavoratore dell’Universo; Dessalines, il Supremo Artefice della Libertà; Duvalier, l’Architetto della Nuova Haiti … ed ancora, nel 1963 ebbe a dire in un discorso: Chiedo a voi, popolo haitiano, di elevare le vostre anime all’altezza dello spirito dei vostri antenati, e di continuare la tradizione di Dessalines e di Toussaint Louverture

L’etnologo Lorimer Denis (1904-1957), teorico e fondatore del movimento noirista, ha lasciato questo racconto di una trance dell’Empereur, in una cerimonia tenutasi al Palazzo Nazionale:

 

Sussultai di stupore quando il dinamismo emotivo arrivò al suo parossismo. La personalità dell’hungan cadde in ipnosi, e dal profondo della sua coscienza emerse L’Empereur.

Era proprio Lui, l’espressione feroce, lo sguardo fanatico, tutto il corpo scolpito nel movimento del vendicatore. Poi montò su due uomini come per inarcarsi meglio nella sua posa di Cavaliere senza paura o rimprovero, sotto lo sguardo dell’Africa Immortale

 

Come raccontò la grande ballerina Katherine Dunham (1909-2006), che dei Duvalier era amica di famiglia, Dessalines è lo stampo che ha formato (Duvalier). Si tratta di una identificazione oscura di cui l’emulazione è la forza trainante, e si dice che le più profonde alleanze esoteriche di Duvalier (si riferisce alla sua identificazione con il Baron Samedi) siano state promesse ed eseguite nel corso delle evocazioni di (Ogun-)Dessalinesper ordine di Duvalier, la data della morte di Dessalines è diventata festa nazionaleed una fiamma arde giorno e notte davanti alla sua tombail cui contenuto, però, era stato rimosso e collocato altrovee si vociferava che (Duvalier) usasse i suoi resti per cerimonie di magia nera

Del Dessalines uomo politico e soldato, saltano agli occhi dei moderni soprattutto … le contraddizioni, il cui elenco è piuttosto lungo e non sempre onorevole.

  • Sebbene nato schiavo ed analfabeta, aveva fatto parte con Toussaint Louverture e Henri Christophe del triumvirato dal quale era nata la nazione indipendente, aveva presieduto alla stesura della prima Costituzione di Haiti e disegnato la sua bandiera: il tricolore rivoluzionario … dal quale aveva rimosso il bianco.
  • Parlava solo creolo e non francese, e per tutta la vita evitò di vivere nella capitale, per non soccombere alle lusinghe della buona società; eppure, appena gli fu possibile, si fece nominare Imperatore.
  • Se, da una parte, viene ricordato di malavoglia dalla élite mulatta, che vede in lui Il Robespierre haitiano nonché Il selvaggio angelo della morte, dall’altra è per i neri Il principio incarnato dell’indipendenza, e anche Colui che fuse la razza con la terra
  • Ai suoi tempi, si era fatto strada nei cuori del popolo per il suo valore di stratega, e la sua furia di guerriero non aveva mostrato alcuna pietà verso i coloniali: Bruciare case, tagliare teste! era il suo grido di guerra.
  • Mostrava con orgoglio le cicatrici delle frustate che aveva ricevuto da schiavo, e in occasione della Dichiarazione di Indipendenza del 1804 aveva affermato: Abbiamo reso a questi veri cannibali, guerra per guerra, crimine per crimine, oltraggio per oltraggio; sì, ho salvato il mio Paese, ho vendicato i popoli dell’America.

Peccato, però, che il suo vendicare i popoli dell’America comprendesse anche … il farne estinguere qualcuno - fu lui, infatti, a portare a compimento lo sterminio dei Tainos perché si ostinavano ad adorare divinità estranee al voodoo - e tuttavia, fu sempre lui a sopprimere il nome francese Saint-Domingue, per sostituirlo con il termine taino Haiti.

Dopo l’ascesa alla presidenza, Duvalier aveva ordinato che l’effige dell’Empereur venisse appesa al poteau mitan di tutti i templi voodoo). Era stata una delle sue prime mosse volte a far coincidere le due entità del voodoo e dello Stato, in attuazione del detto creolo Apre Bondye, se leta (dopo Dio, c’è lo Stato), e a dare vita a ciò che Michel Laguerre ha definito il Governo di Dio - una complessa struttura politico-militare, che operava su un piano spirituale oltre che al livello umano.

A causa dei legami tra il voodoo e la rivoluzione francese, il vezzo di raffigurarsi il pantheon dei loa come un consiglio dei ministri era stato sempre presente (e lo è ancora oggi, e ne esistono varie versioni); però nessuno aveva mai pensato a conferire a questa immagine i crismi dell’ufficialità, come fece Duvalier a suon di decreti presidenziali.

Al di sotto del Presidente-Baron Samedi, si trovavano: Azaka Ministro dell’Agricoltura, Loko Ministro della Sanità, Danballah Ministro delle Finanze, Agwe Ministro della Marina, Ogun Ministro della Guerra e Papa Legba Ministro degli Interni, con L’Empereur che vegliava benignamente su tutti quanti, dall’alto del poteau.

Fu proprio attraverso l’introduzione del Governo di Dio che Duvalier premette a fondo l’acceleratore del distacco del suo modello di voodoo da quello tradizionale; infatti, ad esso avrebbero fatto seguito l’appropriazione delle scenografie del voodoo, dei suoi costumi e della sua struttura gerarchica - ed è proprio in questi tre elementi che gli odierni teologi del voodoo identificano la specifica konesans dell’hungan François Duvalier.

La konesans, nel voodoo, più che la conoscenza nel senso libresco del termine è il carisma, o la barakah, che soltanto l’hungan regolarmente iniziato ha il diritto di diffondere e trasmettere; e che - per chi osserva dall’esterno - si caratterizza fortemente da un maestro all’altro, pur mantenendo sempre un’aura di impalpabile ed indefinibile unità.

Essa comprende non solo l’insegnamento verbale, ma anche qualsiasi genere di situazione che il maestro presenti al discepolo - non differentemente che nel Sufismo, laddove è detto che il maestro ha il compito di nutrire il discepolo con un appropriato menù di sensazioni; ed altrove, il diritto-dovere-capacità del maestro di programmare gli input sensoriali del discepolo viene presentato in termini non alimentari bensì semantici, e si parla di Lingua Angelica, o Lingua degli Uccelli.

La konesans di Duvalier prendeva le mosse dall’abbigliamento. Una sua grande innovazione era stata l’assumere l’aspetto di Baron Samedi anche fuori dal tempio, come soltanto l’orgoglio voodoo da lui introdotto poteva consentire - una pratica che, dopo di lui, sarebbe stata saltuariamente adottata non solo da altri hungan, ma anche da comuni fedeli, da cinematografari e da artisti, senza neanche porsi il problema se ne avessero o meno il diritto; perché, al contrario delle molte cose che il regime di Duvalier aveva proibito, per la prima volta nella storia l’identificazione della persona comune con i loa era stata liberalizzata.

Senz’altro, per la mentalità occidentale, la privazione delle libertà civili in cambio di una discutibile estensione delle libertà religiose figura come uno scambio perdente; ma non è affatto così per molti Haitiani, come il recente ritorno del duvalierismo dimostra in abbondanza.

Chiudiamo questa riflessione con l’immagine del Baron Samedi, il Custode dei Cimiteri, che presidia il confine tra la vita e la morte.

Il Baron è un loa generoso, sempre pronto a prestare ascolto. Veste con il frac, il cappello a cilindro e gli occhiali da sole, e parla con voce nasale.

Questo era il personaggio pubblico di Duvalier, che però, nel segreto del Palazzo Nazionale, si abbigliava in modo diverso: infatti, secondo varie testimonianze, trascorreva buona parte del suo tempo con indosso una tunica di lana nera.

Abbigliato in questo modo, amava dedicarsi alla meditazione in una stanza in penombra, drappeggiata con tende nere e illuminata da candele nere.

Non sempre era da solo: certe volte si faceva circondare dalla sua guardia del corpo di Macoutes, veri giganti dagli occhiali scuri e dai volti di pietra.

Si rimetteva il cappello a cilindro quando sedeva nella vasca da bagno, a discorrere con la testa di un nemico che aveva fatto decapitare: era un ex-capitano dell’esercito, Blucher Philogènes, rimasto coinvolto nel golpe anti-Duvalier del 1963.

Di Philogènes aveva sempre apprezzato i buoni consigli, e prima di giustiziarlo aveva insistito per farsi promettere che avrebbe continuato a darglieli anche da morto; dopodiché ne aveva fatto imbalsamare la testa, che teneva su uno scaffale sopra il cesto della biancheria.

Portava il cilindro anche quando leggeva il futuro nelle interiora delle capre, nel Salon Jaune del Palazzo, e quando lavorava sui cadaveri che i Macoutes prelevavano nei cimiteri per lui, praticando su di essi il Rituale per la Zombificazione di Massa.

Il prelievo di cadaveri - segreto in teoria, ma in pratica abbondantemente reso pubblico dai pettegolezzi fatti circolare dai Macoutes - era anche uno dei mezzi che Duvalier utilizzava per divulgare la fama del suo potere sacerdotale.

L’esempio più noto è il furto del corpo del suo rivale politico Clément Jumelle (1915-1959): durante il suo funerale, i Macoutes fermarono il carro funebre, caricarono la bara su un camioncino e se la portarono via.

Del cuore di Jumelle, ristretto e mumificato, Duvalier fece un wanga: un amuleto per fortificare il proprio potere.


Daniele Mansuino


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