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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

 

René Guénon e l’organizzazione

Gennaio 2018

I temi proposti in quest'articolo sono stati ripresi da Daniele Mansuino nel libro "Le Sette Torri del Diavolo di René Guénon" - Ed. Leucotea

 

È un’impresa che va oltre le possibilità di qualunque storico (e non parlo di modesti compilatori come me!) coordinare in maniera sistematica l’immenso profluvio di nozioni circa i rapporti di René Guénon con l’organizzazione esoterica che domina il mondo.
Louis de Maistre, con il suo magnifico L’énigme René Guénon et les “Superieurs Inconnus”, c’è andato vicino, ed è a lui che sono debitore per la maggioranza delle informazioni contenute in questo articolo; con il rimpianto soprattutto di aver lasciato fuori - per non staccarmi troppo dal tema - la maggioranza delle notizie da lui portate circa le attività della Teshu Maru nell’Asia Centrale, e di non aver quindi debitamente approfondito i rapporti di Guénon con il manicheismo e il mazdeismo.
Ma anche de Maistre non ha incluso varie cose: per esempio avrebbe potuto, a mio giudizio, prendere in considerazione certi passi di quel testo veramente rivelatore che è Iniziazione e realizzazione spirituale (la raccolta di scritti postumi di Guénon coordinata da Jean Reyor), sulla base del quale l’esistenza di un rapporto diretto tra Guénon e il movimento sabbataista parrebbe davvero probabile. Probabilmente ha stimato che gli elementi non fossero sufficienti per azzardare un’affermazione così forte, e seguendo il suo esempio anch’io mi asterrò dal farlo.
Rimane comunque facilmente dimostrabile che la conoscenza da parte di Guénon dell’opera svolta in Occidente dalla setta dei Sabbataisti (o Sabbatiani) abbia segnato la genesi dell’esoterismo tradizionale nel profondo (e ci sarebbe da chiedersi perché egli non li abbia mai citati).
In vari articoli, nonché nei libri Signori di Volontà e Potere e 666, ho trattato delle attività svolte da questo sottocentro dell’organizzazione, allo scopo di innescare in seno alla civiltà occidentale lo sviluppo della modernità.
Ora, è lecito affermare che il concetto guenoniano di controiniziazione abbia un doppio significato: da un lato definisce i sottocentri per così dire a monte del Sabbataismo, quelli che ne prepararono l’avvento; dall’altro, il complesso di associazioni esoteriche da esso derivate.
Il fatto che Guénon, contrario alla modernità in ogni sua manifestazione, abbia presentato l’universo della controiniziazione sabbataista al negativo, non significa necessariamente che il suo scopo fosse quello di combatterla. È stata anzi formulata da più parti l’ipotesi che la sua scelta di dare vita all’esoterismo tradizionale sia stata il frutto di un lavoro di programmazione psichica effettuato su di lui proprio dai Sabbataisti, ai quali (come ho esposto nella parte finale di 666) le correnti sottili generate dai tradizionali tornano utili oggi, per la costituzione dell’eggregore del quinto rituale maggiore; ed oltre a questo, da grandi maestri della comunicazione quali sempre sono stati, è possibile che a loro giudizio una così estrema demonizzazione del mondo moderno avrebbe portato al coagularsi di forti simpatie su posizioni ad esso favorevoli, in virtù anche della scrupolosa sintesi delle loro attività presentata da Guénon nelle sue opere.
(Nota: un altro argomento in favore di questa ipotesi potrebbe forse risiedere nel ruolo svolto dall’esoterismo tradizionale nella costituzione di movimenti nazionalsocialisti tra le due guerre; non mi riferisco solo al Nazismo, che nefu influenzato probabilmente meno di quanto si creda, ma a tutti i movimenti politici che - in varie nazioni d’Europa - fondarono le loro fortune sul connubio, molto di moda in quegli anni, tra nazionalismo e socialismo).
L’idea che Guénon possa essere stato oggetto, da parte dell’organizzazione, di un sofisticato download di correnti sottili volte allo scopo di condizionare le sue attività, trova credito innanzitutto nell’abbondanza di casi analoghi che ebbero per protagonisti vari importanti personaggi del mondo dell’esoterismo; molto enigmatico è - per esempio - il caso della signora Blavatsky, la celebre fondatrice della Società Teosofica, la cui storia merita di essere brevemente riassunta.
È intanto il caso di rilevare che ella, nel disegnare l’organigramma occulto dell’associazione da lei fondata, aveva indicato ai suoi vertici una complessa gerarchia di Maestri, che non può essere liquidata considerandoli semplici prodotti della sua immaginazione: questo infatti non spiegherebbe né la prodigiosa rapidità con cui la Società Teosofica - battendo in questo di gran lunga anche la Massoneria - si sparse per il mondo, né gli altrettanto sbalorditivi poteri psichici che molti dei suoi membri più in vista avrebbero dimostrato di possedere.
In verità, la funzione dei Maestri come la signora Blavatsky li dipinse equivaleva, né più né meno, all’affermazione che le linee guida della sua attività le venivano suggerite dall’esterno, e che ella non poteva (o non voleva) specificare da dove.
È pacifico che la Società Teosofica, come tutte le altre novità comparse nell’universo esoterico a partire dal Settecento in poi, possa essere considerata un frutto dell’azione dei Sabbataisti (o per essere più precisi dei Frankisti, ovvero della filiazione polacca di tale associazione: può essere infatti, in un modo o nell’altro, ricondotta al Frankismo la maggioranza delle personalità che aiutarono la signora Blavatsky nel suo lavoro). Ma nel caso della Società Teosofica si trattava di un importante salto di qualità rispetto alle associazioni esoteriche da essi precedentemente ispirate, volto a coinvolgere nel progetto dell’organizzazione grandi masse di persone che fino ad allora ne avevano fatto parte solo indirettamente: questo soprattutto allo scopo di porre le basi per le nuove possibilità di azione sociale che stavano per aprirsi con l’avvento dei moderni mezzi di informazione.
Non è ancora del tutto chiaro come la signora abbia realizzato nella prassi questo immenso lavoro; ma esistono prove indirette che ella si sia appoggiata nei primi tempi a degli istruttori i cui nomi non vengono ricordati nella bibliografia ufficiale della sua associazione, e che - se non erano i Maestri - rappresentarono almeno i vettori tramite i quali le immense forze occulte incarnate da questi personaggi poterono essere da lei captate e raccolte.
Non si spiegano le incertezze da ella manifestate negli anni precedenti al 1878, quando decise improvvisamente di trasferire la Società Teosofica in India. Dapprima aveva viaggiato un po’ dappertutto - Europa, Asia Minore, Siria, Egitto, America del Nord (ed il mistero di chi pagasse, visto che per nascita non era affatto una donna ricca, non è stato mai svelato, inesorabilmente coperto dall’impenetrabile massa dumah dei Frankisti).
In ciascuno di questi Paesi si era avidamente dedicata agli studi esoterici, e dovunque era riuscita ad entrare in contatto con misteriosi e importanti personaggi (la sua conoscenza dell’esoterismo, a dispetto delle calunnie dei suoi avversari tra i quali Guénon, era sterminata). Per fare un solo esempio tra cento possibili, un personaggio che esercitò su di lei una forte influenza fu il sayed Djamal ad-Din al Afghani, apostolo del panislamismo, che le avrebbe ispirato il famoso articolo La Gupta Vidya orientale e la Qabbalah.
Dopodiché si era immischiata nei Risorgimenti europei, partecipando (forse) alla battaglia di Mentana e stringendo amicizia con Mazzini; il quale - se si vuole dar credito ad un buon biografo non autorizzato della Blavatsky, Paul Johnson - sarebbe stato un altro dei suoi istruttori (sulle attività occulte del grande patriota genovese si è sempre favoleggiato ma non c’è niente di preciso, soprattutto per via della sua prudente ma riprovevole abitudine di non lasciare documenti scritti).
Raggiunti poi gli Stati Uniti, aveva orientato il proprio lavoro verso l’ermetismo di scuola napoletana, pubblicando nel 1875 una circolare destinata ai circoli spiritisti che riportava la sorprendente firma della Hermetic Brotherhood of Luxor, presunta erede di una linea degli arcana arcanorum (vedi in proposito il mio articolo su Cagliostro).
Per quanto la prima apparizione pubblica di questo importante sottocentro possa essere collocata nel 1884 in Inghilterra (ad opera di Max Theon - la discendenza del suo gruppo dalla linea di trasmissione blavatskiana è probabile ma non provata, essendo testimoniata in alcune lettere la ricerca di contatti in Inghilterra da parte dei Frankisti americani nel 1870 e nel 1873), pare che già da molto tempo prima esistessero leggende riguardo all’attività della Luxor in varie parti del mondo: addirittura, se vogliamo dar retta a quanto affermato da vari esoteristi d’oltreoceano e dalla signora Blavatsky stessa, la sua mano sarebbe stata presente dietro al manifestarsi dei fenomeni psichici di Hydesville nel 1848, dai quali ebbe origine il movimento spiritista moderno.
Ma già nel settembre di quello stesso 1875, la signora Blavatsky sembrava avere scartato l’idea di avviare la Luxor negli Stati Uniti, e dava vita alla Società Teosofica; senza però dar mostra, almeno in un primo tempo, di volerla collegare all’India, e meno che mai al buddismo esoterico (sarebbe stato soltanto a partire dalla fine del 1877 che ella avrebbe cominciato a intrattenere rapporti regolari con personaggi indù, e le Stanze di Dzyan sarebbero comparse nel 1888).
Insomma tutto, nella sua vita, fa pensare ad una pianificazione scarsa o nulla, e ci lascia piuttosto l’impressione di un vagabondaggio sapientemente pilotato da fuori.
Le voci di un lavoro di condizionamento psichico sarebbero state ancora più insistenti nei confronti del suo successore, la signora Annie Besant; ed il fatto che nell’ambito della Società Teosofica simili tecniche venissero abitualmente praticate sarebbe divenuto di pubblico dominio con la famosa vicenda di Krishnamurti.
Per quanto le tecniche di condizionamento vengano al giorno d’oggi insegnate anche in vari ambienti profani, la loro fonte primigenia va ricercata nel mondo dello sciamanesimo.
Nell’universo sciamanico, il fenomeno consistente nell’avvicendarsi di varie entità che assumono alternativamente il controllo di un individuo sta alla base del voodoo e di numerose analoghe macumbe africane, asiatiche e americane (nota: comunemente il termine macumba viene usato soltanto per le forme latinoamericane, ma sull’esempio di Carlos del Zotti non penso sia sbagliato applicarlo a tutte le discipline fondate sulla trance, qualunque sia la loro origine).
La disciplina più comune è quella che prevede che lo sciamano e la sua cerchia di fedeli vengano cavalcati soltanto un numero circoscritto di entità, la possessione da parte delle quali sono sicuri, per collaudata tradizione, che non crea danno; ma andando più a fondo in questo genere di studi, si può anche imparare a farsi cavalcare dagli spiriti dei morti (sarebbe più corretto dire: dai loro residui psichici), ed anche a suscitare la possessione in terze persone, facendole invasare da un’entità che serva ai nostri scopi.
Quest’ultimo fenomeno può essere suscitato a livello transitorio quanto su tempi più lunghi: ci sono riti che consentono addirittura di assumere il controllo di un feto prima del parto, o di un bambino in tenera età, ed alcuni di essi venivano senz’altro praticati nel movimento frankista.
Degno di nota è che Gustav Meyrink accenni a queste cose ne La Notte di Valpurga: un romanzo che gli sarebbe stato ispirato da Joseph Schneider (1876-1943), pittore ed esoterista tedesco (anche noto con lo pseudonimo di Bo Yin Ra) considerato oggi un profeta della new age. Avremo occasione di parlarne ancora, perché - come vedremo - ad un certo punto la sua esistenza si sarebbe intrecciata con quella di Guénon.
Venendo ora al caso specifico di Guénon, è stato scoperto in tempi abbastanza recenti (da una sua lettera a Guido De Giorgio) che nella sua casa di Blois veniva praticato lo spiritismo: attività che rende le persone particolarmente aperte alla ricezione delle influenze psichiche più disparate - cosa che egli avrebbe dimostrato in giovanissima età, se è vero che i suoi primi sforzi letterari furono alcune (belle) poesie sataniste.
In seguito, negli anni parigini, alle frequentazioni sataniste si sarebbero aggiunte voraci esperienze nei campi più disparati dell’esoterismo; e tra queste, almeno un paio recano le inconfondibili stimmate di un lavoro di programmazione mentale.
La prima è la famosa vicenda dell’Ordine del Tempio Rinnovato, datata 1908. Tutto era cominciato da un circolo spiritista che il giovane Guénon si era messo a frequentare, ottenendo in qualità di medium un successo tanto repentino quanto sbalorditivo: subito dopo il suo ingresso nella catena, prendevano a manifestarsi rumorosamente spiriti del calibro di Weishaupt, Cagliostro, Federico II, Giacomo de Molay, eccetera. Queste entità si rivolgevano a lui dettandogli intere conferenze che anticipavano già molti temi della sua opera successiva, in un linguaggio che presentava le inconfondibili caratteristiche del futuro stile guenoniano.
Fu dietro loro prescrizione che il giovane Guénon e altri membri del circolo si imbarcarono nell’impresa di ricostituire l’Ordine del Tempio su basi massoniche, cacciandosi in vari guai ed attirandosi sul capo l’anatema di Papus, secondo il quale dietro l’OTR si sarebbe celata una congiura massonico-gesuita per impadronirsi del Martinismo; ma guardando la cosa a posteriori, parrebbe piuttosto che il miraggio dell’OTR abbia rappresentato l’esca per sottoporre il giovane e dotatissimo medium ad una vera e propria full-immersion di suggestioni telepatiche di provenienza ignota.
Una seconda esperienza, meno appariscente ma altrettanto enigmatica, fu quella dell’ingresso di Guénon nel ramo parigino della Hermetic Brotherhood of Luxor: imparentata strettissimamente con quella Società Teosofica che egli avrebbe dato mostra di avversare per tutta la vita, ed ancora più versata di essa nell’applicazione sui discepoli delle tecniche di condizionamento frankiste.
Eppure, anche dopo che avrebbe scritto il suo celebre Teosofia: storia di una pseudo-religione, Guénon il suo affetto verso la Luxor non lo avrebbe mai rinnegato, giungendo a definirla una delle rare fratellanze iniziatiche serie che esistano ancora attualmente in Occidente. Del motto della Luxor, Vincit omnia veritas, si sarebbe servito per suggellare quel libro pieno di misteri che è La crisi del mondo moderno; ed ancora, per dare la misura di quanto la prendesse sul serio, è opportuno rilevare che l’affermazione da lui inserita in Forme tradizionali e cicli cosmici, secondo cui la reale durata indicata tradizionalmente della precessione degli equinozi sarebbe di 25.920 anni, non proviene da una fonte indù ma da un quaderno di istruzione destinato alla cerchia esterna della Luxor.
Non c’è insomma nessun dubbio che egli abbia sempre considerato il proprio incontro con la Luxor molto formativo, come del resto lo sarebbero state anche le sue numerose esperienze esoteriche degli anni seguenti: Vescovo Gnostico, Maestro Massone, Superiore Incognito Martinista, seguace in segreto del Sufismo ed altre cose ancora.
Ripensando a queste… molte sue vite, notevole è quel che scrisse a Luc Benoist nel 1934, a proposito del fatto che in gioventù era solito firmare i propri articoli con vari pseudonimi diversi: ogni volta che mi sono servito di altre firme ci sono state delle ragioni speciali, e (quegli articoli) non devono dunque essere attribuiti a R.(ené) G.(uénon), non essendo quelle firme semplicemente degli “pseudonimi” alla maniera letteraria, ma rappresentando esse - se così si può dire - delle “entità” realmente distinte: una sconcertante spiegazione, che tinge di un colore sinistro anche la ben nota abitudine di utilizzare sempre - nelle sue opere - il plurale maiestatis.
Per quanto l’anno di nascita dell’opera ufficiale di Guénon sia comunemente considerato il 1921 (anno in cui furono pubblicati l’Introduzione generale allo studio delle dottrine indù e Teosofismo), è tuttavia lecito affermare che il processo di gestazione dell’esoterismo tradizionale abbia preso le mosse nel periodo 1913-14: che è - come è noto - uno dei più enigmatici della sua vita, soprattutto per la sua collaborazione alla rivista cattolica La Francia Antimassonica.
Questa scelta è stata collegata dai suoi biografi tradizionali all’attività di Vescovo Gnostico che Guénon svolgeva in quegli anni, considerandola parte di un tentativo per restituire al Cattolicesimo una dimensione esoterica: iniziativa improbabile non solo perché il movimento neognostico era scomunicato (e ovviamente lo era anche lui), ma anche perché non esiste nei suoi scritti nessuna testimonianza che egli abbia mai voluto fare qualcosa di simile.
È vero piuttosto che egli abbia sostenuto, non tanto in quel periodo quanto più avanti, l’idea di rivitalizzare la tradizione cattolica con l’apporto della metafisica orientale: una proposta tanto palesemente velleitaria che neanche parecchi commentatori tradizionali l’hanno presa sul serio, interpretandola piuttosto come un modo gentile da parte di Guénon per prendere congedo dai suoi lettori cattolici (che molto lo avevano sostenuto, tanto amandolo quanto criticandolo, nei suoi primi tentativi di dare forma all’esoterismo tradizionale).
In realtà, il punto unificante sul quale vertevano i suoi studi di quel periodo era la presenza nel mondo di un potere occulto centrale, riguardo al quale egli scriveva: quanto alle comunicazioni indirette possibili, malgrado tutto, tra il “Potere occulto centrale dell’Occidente” e certi poteri più o meno analoghi che esistono in Oriente, tutto ciò che si può dire è che esse non possono che emanare da una “organizzazione” i cui mezzi ci sfuggono.
Era stato a partire dagli anni ottanta dell’Ottocento - più o meno in contemporanea con l’apparizione di opere isolate come La Mission de l’Inde di Saint-Yves d’Alveydre - che la Società Teosofica aveva lanciato su vasta scala nell’ambiente esoterico il dibattito intorno alle caratteristiche dell’organizzazione, presentandola dietro l’allegoria della Gran Loggia Bianca.
Un punto importante per comprendere meglio le ragioni del vivo interesse dal quale era circondata l’idea del centro supremo è che tanto la visione dei Teosofi quanto quella di Saint-Yves, ed altre minori apparse in quegli anni, avevano anche un peso politico non indifferente: in quanto l’esoterismo era a quei tempi coltivato presso le borghesie di tutto il mondo, e la diffusione di ipotesi presunte occulte che attribuivano alle varie nazioni missioni diverse, provvidenziali o diaboliche, poteva giocare un ruolo di rilievo tanto nell’orientamento dell’opinione pubblica, quanto per la creazione di reti di spionaggio, eccetera.
Non è quindi molto in linea con la vita semplice che i tradizionali si ostinano ad attribuirgli il fatto che il giovane Guénon cominciasse a pubblicare su quel tema: equivaleva, né più né meno, ad offrirsi sul mercato del grande giro dell’esoterismo con risvolti spionistici.
Come vedremo tra poco, tutto lascia pensare che i suoi appelli siano stati raccolti piuttosto presto; del resto, anche più avanti - quando era già un esoterista affermato - Guénon non si premurò mai di smentire le ricorrenti affermazioni (per esempio, da parte del principe cambogiano Iukanthor) sui suoi legami con lo spionaggio, né di quanti avanzavano l’ipotesi che i suoi contatti coi misteriosi maestri orientali avessero avuto a che fare più con la politica che con l’esoterismo.
La presenza nella Parigi di inizio secolo di misteriosi personaggi che si infiltravano negli ambienti esoterici per rivolgerli a fini poco chiari era stata apertamente affermata da Sedir (1871-1926), l’ex segretario di Papus, e Guénon aveva sornionamente commentato: gli interventi di agenti segreti inglesi e americani, lo spionaggio dissimulato sotto la maschera dell’esoterismo… tutto questo ci rammenta parecchie cose!
Era stato proprio nel biennio della Francia Antimassonica che si erano verificati i suoi contatti più documentati con uno di costoro: lo swami Narad Mani, che si dichiarava delegato per l’Europa della True Truth Somaj di Adjar (un centro di studi induisti che, da indagini svolte successivamente, sembrerebbe non essere mai esistito). Ardente sostenitore dello spiritismo, pare fosse in grado di viaggiare in astrale e di produrre fenomeni psichici sorprendenti, che nella Parigi di quegli anni destarono parecchia sensazione.
Narad Mani lo contattò chiedendogli di poter pubblicare sulla rivista una serie di articoli contro la Società Teosofica; cosa che Guénon avrebbe fatto, trasformandoli successivamente nell’ossatura del suo libro sul Teosofismo.
Piuttosto degno di nota è il modo in cui Narad Mani faceva pervenire i suoi articoli alla redazione della Francia Antimassonica, manoscritti su foglietti che si materializzavano nell’aria e cadevano sulla scrivania di Guénon come fiocchi di neve.
Quei misteriosi appunti sarebbero poi stati raccolti in un libretto intitolato Battesimo di Luce. In esso, forse per la prima volta, veniva indirettamente affermato che dietro la rapida diffusione del movimento teosofico in India e nel mondo si celasse la longa manus dei servizi segreti britannici: affermazione che Guénon avrebbe poi ripreso ed amplificato nel suo libro, introducendola nella più ampia ipotesi di un’azione deliberata, da parte dell’Impero britannico, per intervenire sulla spiritualità indù e falsificarla.
Non era questa, tuttavia, la tesi portata avanti in Battesimo di Luce da colui che Paul Chacornac ha presentato come uno dei più importanti maestri orientali di Guénon; anzi suonano davvero singolari alcuni degli argomenti utilizzati da Narad Mani contro i Teosofi, presentati come falsi medium ed accusati di voler distruggere il vero spiritismo.
Solleva anche qualche perplessità l’affermazione di Chacornac secondo cui il vero nome di Narad Mani sarebbe stato Hiran Singh, che è un nome sikh. Al di là del fatto che, sulla base dei criteri guenoniani, la religione sikh è un movimento antitradizionale, era proprio Amritsar - la loro Città Santa - il centro da cui partivano, in quegli anni, i propagandisti e gli agenti segreti che la Società Teosofica inviava in ogni parte dell’Occidente.
Guénon, inoltre, affermò di avere incontrato a casa di Narad Mani un misterioso personaggio che gli si presentò come il Conte di Saint Germain (si riferiva probabilmente a Sir Basil Zaharoff, di cui parleremo più avanti); e sono proprio i Teosofi a dar credito alla leggenda secondo cui il famoso esoterista non è morto, ma continua a dirigere gli affari umani per conto della Gran Loggia Bianca.
È quindi molto probabile che, dietro il velo del simbolismo, Guénon abbia voluto far capire che a casa dello swami si era incontrato con un personaggio teosofico di alto rango, e che i loro discorsi erano stati incentrati sul centro supremo: indizi, tutti questi, che destano parecchi dubbi riguardo ai veri obbiettivi del libro contro il Teosofismo da lui scritto (che indubbiamente giovò a creare l’immagine di un Guénon paladino dell’ortodossia, ma che ad un esame più approfondito si rivela costellato di errori, inesattezze, scopiazzature e falsità).
In realtà, Il Teosofismo non appare tanto un libro scritto in funzione antiteosofica, quanto piuttosto antibritannica; in un periodo nel quale, a quasi quarant’anni dalla fondazione della Società Teosofica, i sottocentri a sua volta generati in India da questo importante sottocentro dell’organizzazione premevano per emanciparsi dai suoi vertici e darsi una linea propria.
Secondo Patrice Genty e Olivier de Fredmond (ciascuno dei quali affermò di aver ricevuto questa informazione da Guénon direttamente), in seguito all’uscita di Il Teosofismo sarebbe stata respinta la sua domanda di un visto per l’India: un provvedimento che suona strano, perché i sentimenti antibritannici professati nel libro sono rilevabili solo in seguito ad una lettura piuttosto attenta. Si può spiegare con l’ipotesi che egli fosse già attenzionato dalle autorità inglesi per altre sue attività.
In questa prospettiva, appaiono più comprensibili anche gli insegnamenti che Narad Mani fornì a Guénon riguardo alla natura del centro supremo. Egli affermava che si celasse dietro il velo di un’associazione chiamata Teshu Maru (sulla cui regolarità tradizionale, Paul Chacornac sembra non nutrire alcun dubbio); secondo lo swami, il centro della Teshu Maru si trovava nel Turkestan, ed era costituita da 33 Logge dislocate in Asia e in numerose terre cristiane, dirette da un Comitato Occulto il cui capo era il Dalai Lama.
Un giorno Narad Mani si offrì di mettere in contatto Guénon con l’unico membro europeo della Teshu Maru; lui andò all’appuntamento e ci trovò Joseph Schneider, l’enigmatico apostolo della new age al quale ho già accennato.
A proposito di Schneider, Guénon avrebbe scritto molti anni dopo al suo allievo rumeno Vasile Lovinescu (1905-1984, più noto negli ambienti esoterici con lo pseudonimo di Geticus) che non si può dar credito alla sua pretesa di essere un emissario della Gran Loggia Bianca: affermazione che lascia aperti molti dubbi su quanto si dissero quel giorno, ventilando l’ipotesi che per il Guénon post-luxoriano del 1913 la Gran Loggia Bianca e il centro supremo fossero ancora la stessa cosa.
Ma comunque, con questo ambiguo personaggio avrebbe sviluppato una forte amicizia, essendo rimasto con lui in contatto epistolare almeno per tutti gli anni trenta; per esempio, nel 1936 gli scriveva che per il viaggio del Maestro R. in Transylvania (il Maestro R. non era altri che il già citato Basil Zaharoff, di cui vedremo tra poco), esso ebbe luogo, in seguito alle mie verifiche, nel 1927; ed in esso non fu accompagnato soltanto dalla signora Besant, ma anche da Leadbeater e Wedgwood - discorso che lascia intendere quanto il rapporto tra Guénon e Schneider fosse caratterizzato più da un comune lavoro di intelligence che non dal confronto delle rispettive opinioni esoteriche.
Esistono altri indizi del fatto che Guénon fosse stato cooptato nella Teshu Maru, svolgendovi la funzione di agente di collegamento. Per esempio, Louis Charbonneau-Lassay (1871-1946) narrò di aver ricevuto - probabilmente nel 1926 - la visita inaspettata di un sacerdote mazdeista proveniente dal Turkestan, e di essersi rivolto a Guénon per chiedere spiegazioni.
Fa riflettere questa allusione al mazdeismo, che ha nel Turkestan importanti rimanenze cui Guénon accennò più volte: più che altro, per collegarne le concezioni dualiste all’eterodossia che sarebbe un tratto distintivo della controiniziazione.
In effetti, il biasimo delle grandi religioni si è sempre concentrato tanto sul mazdeismo quanto sul manicheismo (ad esso strettamente imparentato) per la loro concezione duale; ma bisogna anche ammettere che si tratta di cammini dottrinalmente molto più vicini ai grandi monismi di quanto non lo sia la maggior parte delle religioni moderne, e la loro influenza sulle principali scuole esoteriche è stata grande - per esempio non è difficile trovare traccia, nella dottrina dello yin/yang del Taoismo, del conflitto che secondo varie leggende si sviluppò quando i discepoli di Mani vennero in Cina.
Sappiamo con certezza che l’interesse di Guénon nei confronti di quei cammini aveva antiche radici, giacché il 31 gennaio 1908 lo spirito di Jacques de Molay gli si era rivolto con queste parole: il manicheismo non era ciò che si crede oggi, perché il suo dualismo non era che apparente, e in realtà riportava in ultima istanza (finalement) all’Unità.
In virtù di questa affermazione, anche tenendo conto che Guénon non rinnegò mai le comunicazioni da lui ricevute nel periodo dell’Ordine del Tempio Rinnovato (ma anzi affermò sempre che esse non fossero classificabili nell’ambito spiritico, bensì in quello della vera tradizione), allora anche la sua scelta di indicare la via del monismo predicato dai Sufi attraverso la testimonianza della dualità tradizione/controiniziazione acquista un senso.
È comunque dialetticamente piuttosto facile associare questo genere di contrapposizioni ad una rivalutazione del male che ricorda molto da vicino la pratica sabbataista del recupero delle scintille (vedi in proposito Signori di Volontà e Potere), tanto più in quanto i legami storici della qabbalah sabbataista con le dottrine dualiste dell’Oriente sono stati abbondantemente provati.
Secondo i Sabbataisti, l’estrazione delle scintille divine dalle scorze che le contengono deve essere attuata sul modello della discesa nella Montagna operata dal Messia Sabbathai Zevi, ovvero portando agli estremi l’esperienza del Male allo scopo di poterne estrarre il Bene per contrasto: una tecnica che non può non rammentarci il metodo applicato da Guénon nella sua opera, sviluppando in ogni dettaglio la natura della controiniziazione per dedurne specularmente la natura della tradizione.
Il Turkestan è anche la regione indicata dalla signora Blavatsky come il nascondiglio di grandi biblioteche sotterranee contenenti i testi di base della dottrina segreta. Negli anni trenta, Guénon avrebbe accennato nella sua corrispondenza privata alle Sette Torri del Diavolo sparse in vari punti della superficie terrestre, specificando che una di esse era lì localizzata.
Non va inoltre dimenticato che il Turkestan rappresenta l’estremità sud-occidentale del grande territorio di popolazioni dedite allo sciamanesimo che si estende tra il Tibet, la Siberia e la Mongolia, e spesso nella storia le onde provenienti da quel grande oceano si sono colà mescolate alle sabbie dell’Islam.
Del resto abbiamo già visto come, dal punto di vista della ritualità sciamanica, le possibilità di manipolazione psichica sui popoli sedentari appaiano piuttosto facili; ed è forse per questo che certe leggende identificano il Turkestan con la Terra di Gog e Magog, dove correnti sottili sotterranee di natura dissolvente vengono alla superficie per abbattersi sul mondo (vedi in proposito Il Regno della quantità e i segni dei tempi).
Sempre a proposito di energie sotterranee, è generalmente riconosciuto che la Teshu Maru abbia fornito a Guénon i primi materiali per la stesura del Re del Mondo; anche se forse, nel 1913, il grande esoterista francese non stava ancora pensando di proporre ai lettori la sua personale versione del centro supremo sotto il nome di Agartha.
Il primo esoterista a far conoscere questa leggenda era stato Saint-Yves d’Alveydre; ma solo all’inizio degli anni venti sarebbe ritornata di attualità, dopo la pubblicazione da parte di Ferdinand Ossendowski di Bestie, Uomini e Dei.
Era quest’ultimo un diplomatico polacco ed agente zarista, la cui vita tormentata è avvolta da innumerevoli misteri (è stato comunque provato che il suo presunto viaggio in Tibet fu un’invenzione). Non ultimi i suoi stretti legami con enigmatici personaggi americani, come il giornalista ed agente segreto Lewis Stanton Palen: sarebbe stato quest’ultimo a consigliargli di scrivere Bestie, Uomini e Dei, e proprio a Palen - secondo alcuni - sarebbe da ascrivere la paternità del personaggio del Re del Mondo, che il genio di Guénon avrebbe poi mirabilmente collegato alla tradizione primordiale (ma è anche vero che, almeno dieci anni prima di loro, questa stessa definizione era stata già utilizzata dai Teosofi a proposito di Krishnamurti).
È un dettaglio poco noto che Guénon non si ispirò a Bestie, Uomini e Dei direttamente: perché, nel 1923, Ossendowski aveva pubblicato un articolo sulla rivista americana Century (difficile pensare che Guénon possa esserne venuto a conoscenza per caso) in cui ampliava notevolmente le allusioni all’Agartha contenute nel proprio libro, introducendo parecchi temi che Il Re del Mondo guenoniano non avrebbe fatto altro che sviluppare.
In quell’articolo (intitolato The King of the World: an Asian motif), Ossendowski dichiarava addirittura di essersi trovato al cospetto dell’ingresso di Agartha (Presso alcune sorgenti sulfuree, vidi una roccia in cui si apriva una caverna. Un’iscrizione runica sulla parete diceva: Questo è l’ingresso dello Stato del Re del Mondo, la nazione sotterranea di Agarti), e svelava informazioni che richiamano singolarmente la Teshu Maru: in Asia un’organizzazione dirige, sotto il proprio controllo, i più importanti affari degli uomini e degli Stati. Questa organizzazione è chiamata il Consiglio di Dio, e ne fanno parte i tre Pontefici buddisti e lamaisti, il Dalai Lama, il Panchen Lama del Tibet e il Bogdo Gheghen Khan di Urga; e il loro capo (il Re del Mondo) sceglie in tutti gli Stati (gli agenti) attraverso i quali influenzare il corso degli eventi sociali e politici.
Un ulteriore elemento interessante di quell’articolo è l’appellativo di Grand Inconnu usato ripetutamente da Ossendowski a proposito del Re del Mondo, con palese allusione ai Superieurs Inconnus della tradizione europea; e non è questo l’unico tratto che denota, nella cultura del misterioso Polacco, una preparazione esoterica ben più vasta di quella che Guénon nel suo libro fa mostra di attribuirgli.
Per quanto non sia provato che Guénon e Narad Mani abbiano conosciuto Ossendowski e Palen di persona (si sa invece di varie loro conoscenze comuni), è innegabile che tra il 1914 e il 1927 tutti e quattro questi uomini prestassero la loro opera alla redazione di un disegno ideologico singolarmente unitario; e poiché almeno due dei quattro erano certamente spie, la possibilità che l’operazione Agartha trovi spazio in un disegno politico rivolto a contrastare l’influenza della Gran Loggia Bianca nel cuore degli esoteristi non suona del tutto improbabile.
Un’altra (e meglio documentata) azione segreta nella quale Guénon fu coinvolto può essere ricostruita a partire da quella pagina di Teosofismo nella quale sostiene che i mahatma della Blavatsky non erano entità disincarnate, bensì uomini in carne ed ossa; uno di questi, egli racconta, soggiornava abitualmente nei Balcani (…), e qualche anno fa, nel 1913 se non sbagliamo, ci venne proposto di entrare in rapporto con lui.
A quell’incontro si sarebbe presentato (oltre a Schneider e Narad Mani) un alto dirigente della Società Teosofica che Jean Reyor identifica con il famoso industriale e agente segreto britannico Sir Basil Zaharoff, fraterno amico della signora Blavatsky: un personaggio la cui esistenza fornì il pretesto al sorgere di numerose leggende, in quanto la sua data di nascita  - che egli dichiarava essere avvenuta a Costantinopoli nel 1849 - fu spesso contestata da persone che asserivano di averlo incontrato già adulto molto tempo prima, per cui intorno a lui si era creata la diceria che fosse immortale.
Sempre a proposito di Zaharoff, altrettanto cospicui erano gli aneddoti sui suoi poteri magici, che peraltro - come nel caso di Mazzini - vennero oscurati a livello storico dal ricordo delle sue rilevanti attività politiche, in gran parte svoltesi in Italia.
Secondo Paul Chacornac, la ragione del primo incontro Guénon/Zaharoff fu in rapporto con la costituzione dell’Albania in Stato indipendente, e la candidatura del Principe Wied al trono del nuovo Stato; candidatura per la quale si trattava di ottenere il favore delle organizzazioni sufiche, allora molto potenti nel Paese.
La meta di Zaharoff era, qualora il suo protetto fosse diventato Re, di assicurarsi il monopolio della fornitura di armi per il costituendo esercito albanese. La storia ci dice che il consenso dei Sufi venne ottenuto, e Guglielmo di Wied (1876-1945) ascese al trono; ma ci sarebbe rimasto solo pochi mesi, perché lo scoppio della prima guerra mondiale avrebbe mandato in pezzi la coalizione di Stati europei che lo sostenevano.
Rimane aperta la domanda come mai proprio Guénon (a quei tempi, non scordiamolo, cattolicissimo collaboratore della Francia Antimassonica) fosse stato considerato la persona più adatta per mediare con le turuq albanesi.
Una risposta si può trovare nella sua affermazione di essersi ricollegato al Sufismo nel 1912 ad opera di Abdul Hadi (1869-1917 - pseud. del pittore svedese John Gustaf Agueli). In quell’anno, i due amici si sarebbero recati a Londra perché egli potesse prestare la sua professione di fede nella moschea di quella città, e questo dettaglio è sempre apparso strano ai biografi più attenti all’ipotesi del coinvolgimento di Guénon in attività spionistiche, in quanto per l’Islam non è necessario che la professione di fede venga prestata in una moschea; e quindi riguardo a quel viaggio vennero poste sul banco svariate ipotesi, tra cui quella di uno scambio di informazioni sulla Società Teosofica con esponenti del Secret Service Bureau, cui egli era stato invitato.
Anche al di là dello specifico caso dell’Albania, appare fortemente plausibile che i servizi segreti di qualsiasi Paese si interessassero a chiunque fosse entrato in contatto diretto con il Re delle armi, come Zaharoff era a quei tempi definito.
In ogni caso, i biografi di ispirazione tradizionale si sono sempre mostrati piuttosto riluttanti a scendere nei dettagli della professione di fede islamica di Guénon (potendo in questo modo evitare di soffermarsi sul fatto che, almeno fino al 1930, egli dimostrava una conoscenza dell’Islam che è benevolo considerare superficiale), mentre altri storici non hanno avuto scrupolo di attribuire questa riluttanza al fatto che Guénon volesse nascondere le proprie frequentazioni islamiche ai suoi amici della Francia Antimassonica: una contraddizione dalla quale egli avrebbe cercato di sottrarsi solo nel 1938, affermando in una lettera al suo amico Coillaud che non ho affatto abbracciato la religione mussulmana in una data più o meno recente, come alcuni vogliono far credere per ragioni che sfuggono alla mia comprensione; la verità è che sono legato a organizzazioni iniziatiche islamiche da una trentina d’anni, il che è evidentemente diverso.
Ora, non c’è bisogno di essere scienziati per distinguere ciò che questo passo sembra affermare tra le righe: ovvero che il ricollegamento di Guénon al Sufismo sarebbe avvenuto senza che egli fosse prima diventato Mussulmano.
Non è questa soltanto una smentita delle prescrizioni da lui successivamente fornite agli esoteristi tradizionali, ma è soprattutto una conferma indiretta dell’ipotesi che egli fosse stato iniziato nel 1912 da Agueli, un personaggio del quale sono stati riscontrati i legami con la Bektashiya - ovvero, con una tariqa che in molte sue filiazioni (in virtù soprattutto dei loro stretti legami col Sabbataismo) non considera la fede islamica un requisito necessario per entrare a farne parte; ed erano proprio bektashi i leader sufici albanesi coi quali Guénon era ritenuto il personaggio idoneo a mettersi in contatto.
Un’altra coda curiosa di questa storia è che Guénon sembra abbia mantenuto rapporti con Zaharoff sino alla sua morte, avvenuta il 27 novembre 1936. Questo famoso teosofo e industriale, considerato il principale patrono dell’egemonia politica italiana sui Balcani (che avrebbe rivestito un peso non indifferente nelle dissennate scelte belliche di Mussolini), si intratteneva fraternamente col padre dell’esoterismo tradizionale e discuteva con lui le sue scelte; il che ci apre uno spiraglio riguardo al coinvolgimento di Guénon in cerchie dell’organizzazione operanti ad un livello ben superiore tanto - da un lato - alla dialettica tradizione/progresso, quanto dall’altro alle moderne fantasie degli pseudomarxisti che credono sia corretto identificare il dominio sul mondo nel solo potere finanziario.
Un tema importante del dibattito Guénon/Zaharoff sembra fosse stato la crisi della monarchia inglese culminata nel matrimonio di Edoardo VIII con Wally Simpson, avvenuto il 20 gennaio 1936. Dietro quella storia si celava un conflitto (peraltro abbastanza divulgato, dopo la seconda guerra mondiale, anche dai media profani) per strappare agli Americani il controllo della politica estera dell’Inghilterra, orientandola verso la Germania; e Guénon avrebbe informato Zaharoff (in lettere di cui si conosce l’esistenza, ma il cui contenuto non è stato mai divulgato) su dettagli di cui era a conoscenza riguardo all’appoggio fornito ad Hitler dalla destra inglese.
Questo aspetto ancora inesplorato della sua personalità è forse legato alla sua adesione, avvenuta nella seconda metà degli anni venti, al gruppo spiritista passato alla storia con il nome di Polari. Questo gruppo era sorto al fine di sperimentare un metodo numerologico di chiaroveggenza chiamato l’Oracolo di Forza Astrale: di esso si diceva che fosse stato rivelato nel 1908 ad un eremita di Viterbo, certo Padre Giuliano, ed era stato poi importato a Parigi dall’esoterista italo-francese Mario Fille, ancora oggi ricordato come un grande specialista della chiaroveggenza (sarebbe stato proprio lui a rendere pubblico, nel 1935, un Oracolo Templare avente vari parecchi punti di contatto con l’Oracolo Cabalista di Giacomo Casanova, e come questo di origine frankista).
I Polari pensavano che tramite l’Oracolo di Forza Astrale si potesse entrare in contatto telepatico con il centro supremo e riceverne comunicazioni. Un Polare di nome Zam Bhotiva (pseud. di Cesare Accomani) aveva scritto su questo tema un libro, Asia Mysteriosa; in esso è possibile trovare varie pagine nello stile inconfondibile di Guénon, che curò anche la prefazione.
La sua presenza in questo gruppo non durò a lungo, ma secondo le sue stesse dichiarazioni una parte delle cosiddette idee tradizionali contenute nel Re del Mondo gli venne da lì; e come già nel caso dell’Ordine del Tempio ed in quello della Luxor, sappiamo che egli non rinnegò mai la veridicità del contatto col centro supremo stabilito in quel modo.
È anche da sottolineare che i Polari credevano nella possibilità di influenzare la politica tramite l’azione esoterica; e sembra proprio che l’abbiano fatto con un certo successo, se è vero come si dice che il mistico e uomo politico rumeno Corneliu Zelea Condreanu (1899-1938) avesse preso ispirazione dai loro studi sul Graal e sulla svastica per la fondazione della sua Guardia di Ferro antisemita.
Per quanto a Guénon non sia imputabile in questo nessuna responsabilità, fu senza dubbio maggiore di quanto si pensi il contributo da lui portato - forse ingenuamente - a quella malefica commistione di esoterismo e politica che, con l’alibi assurdo di contrapporre la spiritualità al comunismo, stava covando in Europa gli orrori degli anni futuri.
Nel 1929 sarebbe avvenuto l’incontro fatale tra Guénon e l’ereditiera canadese Mary Wallace Shillito Dina (1876-1938), vedova di un ingegnere egiziano che era stato grande appassionato di esoterismo, ed aveva contagiato anche alla consorte questa attrazione.
La signora aveva letto i suoi libri, ed essendone rimasta colpita propose a Guénon di fondare una casa editrice per promuoverli. Il 5 marzo 1930 partirono insieme per l’Egitto, allo scopo di reperire testi sufi inediti in Europa; ma al Cairo accadde qualcosa che non è mai stato chiarito, per cui lei tornò in Francia e lui sarebbe rimasto lì per sempre (la signora Dina avrebbe poi dato vita alla sua casa editrice con il nome di Vega Editions, imprimendole però una linea molto lontana dal pensiero di Guénon).
Tra le ipotesi destate dalla sua scelta di restare in Egitto (e che, naturalmente, non hanno nessuna speranza di essere provate), una è che in Francia si fosse scatenato contro di lui un attacco psichico da parte di un centro iniziatico concorrente: il Grand Lunaire, gruppo postfulcanelliano al vertice del quale si sarebbe trovato Robert Ambelain.
È accertato che il primo periodo di Guénon al Cairo fu duro per la mancanza di denaro; ma seppe ammirevolmente reagire, imparando la lingua araba in tempi straordinariamente brevi, al punto che già nel 1931 poteva pubblicare articoli sulla rivista Al Marifaah - la Conoscenza.
È stato osservato che la parola marifaah, in arabo, non viene abitualmente collegata alla conoscenza di tipo religioso ed esoterico, per cui si è ipotizzato che la rivista fosse stata fondata da qualche Occidentale non ancora troppo addentro alle sottigliezze della lingua: forse da lui stesso.
Gli articoli che vi pubblicava riguardavano temi assai curiosi per quell’ambiente: per esempio, se ne possono contare tre sullo spiritismo e uno addirittura sulle influenze erranti. Si ritiene che egli si rivolgesse ad una cerchia ridotta di esoteristi di ispirazione europea, ma non si ha idea di chi fossero, e tantomeno del perché Guénon parlasse a loro in arabo.
Un’ipotesi interessante è che potesse trattarsi di Copti: i quali, non essendo vincolati dai tabù coranici contro le attività occulte, in Egitto hanno fama non soltanto di agenti al servizio delle potenze occidentali, ma anche di maghi.
In una lettera al suo amico ebreo Emmanuel Hillel, Guénon racconta che un vecchio egiziano gli aveva mostrato un disegno raffigurante un Drago con una Testa umana barbuta, e tanto il tema esoterico del disegno quanto la disponibilità del vecchio a maneggiare immagini farebbero pensare che si trattasse non di un Mussulmano, ma di un Copto.
Come rammenta lo stesso Guénon nella lettera, il Drago con la Testa barbuta era uno dei falsi simboli massonici utilizzati molti anni prima da Leo Taxil nella sua celebre montatura contro la Massoneria; e la cosa più interessante è che, nel 1929, era uscito un altro libro antimassonico - intitolato L’Eletta del Dragone - nel quale il tema dell’autenticità di quel simbolo veniva ripreso.
Allora una rivista cattolica aveva denunciato il tentativo di far ricadere la Chiesa nella trappola del taxilismo, additandone come responsabili i servizi segreti britannici; ed anche lo stesso Guénon era stato chiamato in campo, ed aveva pubblicato contro L’Eletta del Dragone un articolo di stroncatura. Non è quindi inverosimile che egli, al Cairo, avesse preso contatti con gli ambienticopti proprio allo scopo di indagare su quella faccenda.
Non sarebbe passato molto tempo prima che potesse iscriversi alla prestigiosa Università di al Azhar. In quell’ambiente sarebbe entrato in contatto con importanti personalità mussulmane come l’allora Ministro degli Affari religiosi Abdel Razek, che sembra lo avesse introdotto addirittura presso Re Farouk; le sue lettere di quel periodo riportano anche tracce di contatti coi vertici massonici locali.
Ma col tempo, dopo il suo matrimonio con la figlia dello sheikh Muhammad Ibraihim, cominciò quello che si può forse definire l’unico periodo davvero semplice della sua travagliata esistenza: isolatosi progressivamente tanto dalla comunità araba quanto da quella europea, si dedicò esclusivamente alla vita familiare e alla scrittura.
C’è chi ha affermato che il suo distacco dai Mussulmani egiziani fosse dovuto al fatto che, pur essendo diventato egli stesso uno sheikh, non osservava le pratiche exoteriche dell’Islam, ed usava indossare sulla fronte una fascia sulla quale era riportato il Sacro OM (dettaglio che desta in me una certa invidia riguardo alla facilità di essere Mussulmani nell’Islam tollerante di quegli anni: ci avesse provato adesso, l’ISIS lo avrebbe decapitato dopo un quarto d’ora…).
Un’altra versione dice che i rapporti con gli amici cairoti si fossero guastati in seguito all’offesa da lui involontariamente recata alla memoria dello sheikh Elish el Kebir, quando gli aveva dedicato Il simbolismo della Croce.
Comunque sia, nel 1951, ai suoi funerali erano presenti soltanto i suoi familiari più stretti ed alcuni amici occidentali.
Vorrei concludere questa breve riflessione sottolineando come tutte le cose che ho scritto non abbiano importanza a fronte del più grande dono che Maître René ci ha lasciato: la possibilità di pervenire alla realizzazione iniziatica, lasciandoci dietro le spalle le turbolenze e le meschinità della manifestazione.
Lo ringrazio per essere esistito, per la sua presunta ortodossia, per la sua presunta eterodossia, per tutto quello che mi ha dato.
Le sue sofferenze, le sue difficoltà, le sue gioie, le sue ambiguità sono le mie. Maître René ha cambiato la mia vita in meglio e mi ha instradato lungo il cammino della conoscenza.
Mi dichiaro con grande amore suo umile discepolo, e prego il Grande Architetto dell’Universo di consentirmi di ricongiungermi a lui, dopo che la mia ora sarà venuta, dovunque egli si trovi.

 

  Daniele Mansuino

 

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