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Filosofia Quantistica e Spiritualità di Ulrich Warnke

FILOSOFIA QUANTISTICA e Spiritualità

La chiave per accedere ai segreti e all’essenza dell’essere. Di Ulrich Warnke
Traduzione a cura di Corrado S. Magro
In esclusiva assoluta per l'Italia, per gentile concessione dell’autore e dell’editrice Scorpio la traduzione del libro di Ulrich Warnke: Quantenphilosophie und Spiritualität.

 

 

Capitolo 6 - Marzo 2015

Fondamenta delle arti guaritrici

 

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6.6 Una personalità alterata trasforma l'infermità

 

La seconda possibilità è di eseguire il retroset o resettaggio, solo attraverso la consapevolezza come già descritto nel capitolo 4. Gli esempi seguenti non sono soltanto spettacolari bensì, tramandati dopo controlli molto accurati su larga scala, spiegano con attendibilità come la consapevolezza può esercitare sulla materia un dominio potentissimo.

In relazione a ciò sono interessanti i mutamenti della personalità. Un problema di natura patologica è palesemente legato ad una personalità specifica che dipende da un preciso stato percettivo pilotato dalla consapevolezza. Se l’individuo modifica la propria personalità, cosa possibile tramite allenamento, spesso sparisce la malattia. Daniel Goleman riferisce di un paziente allergico al succo di arancia che gli causava esantemi. Nel momento in cui riuscì ad entrare in una condizione che non reagiva all’allergia, sparì l’esantema e non riapparve nemmeno dopo avere bevuto succo di arancia a piacere (Goleman 1988). Un altro esempio è quello del diabete notevole di una paziente che in clinica, con la modifica della personalità, fu liberata dai sintomi della malattia (Goleman1985).

Chiedendo a chi è riuscito a modificare la propria personalità come ha fatto, il più spesso delle volte ci sentiamo rispondere che ha impiegato tecniche di visualizzazione o “elaborazioni parallele” che vuol dire, quest’ultimo, pensare ed agire contemporaneamente su diversi canali. Le tecniche più importanti ed efficaci di chi è riuscito ad “oscurare” la malattia in assoluto, sono appunto quelle in relazione al pensiero e alla meditazione tutte indirizzate verso il ritorno allo stato di salute (Hurley 1985).

Rifiutato pochi decenni addietro, ignorato poi e finalmente oggi accettato, è l’enunciato che gl’individui con un indice elevato di aggressività soggiacciono sette volte più spesso ad una crisi cardiaca (Fackelmann 1989). L’immunologia neuro-psichica ha da tempo reso noto che coppie felicemente sposate possono contare su un sistema immunitario più forte, che malati di AIDS o di cancro che hanno uno spirito combattivo hanno una ben più elevata probabilità di sopravvivenza, che pessimisti acchiappano influenze e raffreddori più sovente degli ottimisti, che ogni tipo di stress alla lunga ci espone agli attacchi di malattie. Su questo tema esiste una letteratura molto vasta che non lascia spazio a dubbi di sorta.

Nel 1970, presso l’Istituto Neuropsichiatrico dell’Università della California furono messe sotto osservazione le capacità di un certo Jack Schwarz al quale, attraverso una convinzione ferrea, riusciva il dominio assoluto delle funzioni del proprio corpo. Documentato dall’EEG, era in condizione di bucarsi un braccio con un ago di 18 centimetri di lunghezza senza provare alcun dolore. Non colava sangue e dopo l’estrazione dell’ago non c’era alcuna traccia di ferita. Anche carboni accesi tenuti per breve tempo nella mano non gli causarono scottature. Schwarz rivelò che quando era nel campo di concentramento aveva allenato la propria percezione consapevole a cancellare la sensazione del dolore. Egli era convinto che ogni individuo è in condizione di apprenderlo (Raymond 1978). Queste pratiche sono ben documentate in Tailandia e nello Sri Lanka. Una relazione dettagliata fu pubblicata nel numero di aprile del 1996 su “National Geographic Magazine”.

Fu nel decennio del 1940 che l’olandese Mirin Dajo suscitò clamore anche tra gli scienziati. Il 31 marzo 1947, Mirin Dajo fu visitato e osservato accuratamente da un gran numero di medici sotto la guida del Dr. Werner Braun, primario del reparto chirurgico della casa di cura cantonale di Zurigo. Dopo che l’uomo per alcuni minuti si era consapevolmente trasferito in uno stato particolare, davanti a tutti, si lasciò trapassare dalla lama di un fioretto. La radiografia mostrò che il fioretto aveva ferito organi vitali. Dopo 20 minuti, la lama fu estratta. Niente sangue, niente ferita. Unico segno era un punto leggermente arrossato sull’epidermide. Altri scienziati ripeterono a Basilea la prova su Marin Dajo ottenendo un risultato identico (Stelter 1984). Oggi esistono in Internet filmati originali dell’evento (www.mysteries-magazine.com/mirindajo).

I meccanismi di pilotaggio della realtà insiti in noi hanno bisogno per agire di essere riconosciuti e attivati. Culture ormai lontane nel tempo sapevano come trasferirli nella pratica e in questo campo, popoli che vivono allo stato naturale sono anche oggi ben più avanti di noi “civilizzati”.

Al sesto congresso asiatico sul tema “Malattie cardiache e polmonari” tenutosi a Bombay nel marzo 1980, il cardiologo Dr. Yogesh Chandra Matur, a nome di un gruppo di scienziati, riferì del Samadhi: uno stato fisiologico controllato. L’Yogi Satyamurthi era stato letteralmente seppellito in una fossa lunga m. 2,5 larga m. 2,5 e profonda m. 1,8. La fossa era stata coperta da uno strato di terra battuta di 15 cm di spessore. Gli scienziati avevano piazzato apparecchiature di misura in un vicino doppione della fossa: un monitore cardiaco per l’ECG, apparecchi per misurare la resistenza cutanea, la temperatura del corpo e dell’aria. Alcuni microfoni registravano i battiti cardiaci ed altri eventi sonori. A turno, 24 ore su 24 e durante sette giorni, gli scienziati rimasero ad osservare gli apparecchi per esplorare le capacità fin là misteriose di questo Yogi.

Yoga in sanscrito sta per connessione, unione. Con ciò secondo l’induismo si vuole significare la connessione dell’animo umano individuale (visto come “scintilla” dell’animo universale) con lo spirito universale. La costruzione di questa connessione è un duplice evento, “la grande e la piccola opera” come gli alchimisti la designano. Ritorneremo su questo argomento nell’ultimo capitolo. Il collegamento ottimale viene raggiunto nello stato chiamato “Samadhi”. Yogi ben allenati, nel pieno dominio delle tecniche tramandate, sono in grado di trasferirsi a piacere in questo stato di profonda meditazione. Essi usano la consapevolezza per unire lo spirito racchiuso nel proprio corpo con lo spirito universale. Queste pratiche di Yoga sono descritte da oltre 3000 anni negli antichi Veda (v. Induismo). Il fine ultimo è di mobilitare una forza potenziale latente di norma nel corpo per entrare in contatto diretto con l’Onnipotenza universale.

Torniamo alla prova riferita dal dottor Mathur. 40 ore dopo l’inizio l’Yogi entrò in un stato “non fisiologico” profondo (nelle prove iniziali gli era già riuscito dopo cinque ore). La resistenza cutanea, che normalmente si situa tra 3 e 8 Kilo Ohm, raggiunse per alcune ore valori impensabili oltre la gamma di quelli dell’apparecchiatura di misura che arrivava a 2 Mega Ohm. Ancora più interessante era il monitoraggio del cuore. I battiti aumentarono all’inizio, poi rallentarono per aumentare nuovamente con forza e alla fine spegnersi totalmente. La relazione dello scienziato suonava incredibile: “L’Yogi aveva arrestato il suo cuore”! Mathur escludeva in assoluto un qualsiasi trucco. Gli elettrodi bene incollati, lo erano alla fine sempre nello stesso punto che era stato ben contrassegnato all’inizio. Inoltre era stata montata una piccola finestra insonorizzata nella parete della fossa, che senza farsi fuorviare permetteva di controllare che i sensori non venissero manomessi. Furono eseguite riprese cinematografiche e quale ulteriore misura, i microfoni ultrasensibili erano in grado di rilevare una qualsiasi benché minima manipolazione.

Cinque ore dopo avere raggiunto lo stato Samadhi, tutte le funzioni fisiche del corpo dello Yogi, all’infuori di quelle del sistema nervoso centrale, si erano fermate. Questo arresto, misurato con l’ECG, perdurò cinque giorni, che significa: assenza di respirazione, nessuna circolazione sanguigna, tutte condizioni assolutamente incompatibili con l’essere in vita. Gli scienziati provarono a dare una spiegazione al fenomeno postulando un sorta di entrata in letargo. Questo purtroppo non è affatto sufficiente per essere considerato una spiegazione accettabile.

Sette giorno dopo l’inizio della prova, venne aperta la fossa. Swami Satyamurthi stava lì dentro, il corpo rigido di un morto. Sua moglie cominciò a massaggiargli il capo e il busto con olio caldo, e quando ritornò in sé chiese un bicchiere di latte e della frutta. Otto ore dopo si sentiva nuovamente bene e rigenerato. Aveva perso cinque chili.

La scienza dovrebbe impegnarsi a fondo per decifrare tali fenomeni inspiegabili con le conoscenze attuali, ma nulla di tutto questo. Tuttavia, gli scienziati che si avventurano nel campo della medicina, devono riconoscere che l’analisi riduttiva del corpo come macchinario non può fornire la concezione piena e valida di salute e malattia. L’individuo deve essere scrutato e trattato come il risultato dell’interazione tra spirito, corpo e ambiente.

La medicina moderna, presunta disciplina scientifica, evita di prendere atto delle domande filosofiche ed esistenziali e lascia la sfera spirituale fuori dall’ambito di applicazione. La valutazione errata sta in una visione troppo ristretta delle formulazioni delle domande. Aspetti psicologici e spirituali sottili, che tutt’ora sono incompresi e non vengono presi in considerazione, sono parte integrante della scienza naturale che definisce la vita dell’individuo. Una scienza “obiettiva” indipendente dallo spirito è una chimera, una conclusione ingannevole.

Esiste un effetto diretto dell’informazione intellettuale/spirituale sulla materia. C’è un’informazione che permette lo sviluppo delle caratteristiche delle strutture molecolari e c’è un’informazione su un piano superiore, che indipendentemente da spazio e tempo può influenzare i costrutti delle masse.

 

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