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Le finestre dell'anima di Guido BrunettiLe Finestre dell'Anima

di Guido Brunetti   indice articoli

 

Il tramonto della madre.
Aspetti scientifici, sociali e morali

Marzo 2018

 

L'8 marzo di ogni anno, si celebra la Giornata internazionale della donna per sottolineare sia le discriminazioni e i soprusi subiti dalle donne nel corso della storia che le loro conquiste sociali, politiche ed economiche. La proposta di dichiarare un giorno all’anno questa Giornata per i diritti delle donne e per la pace internazionale fu adottata il 16 dicembre 1977 dall’Assemblea delle Nazioni Unite. La ricorrenza è un’ottima occasione per cercare di entrare nell’universo femminile e approfondirne gli aspetti più delicati, intricati e complessi.

Si parla poco e si conosce poco o nulla della donna, delle capacità del suo cervello e della sua evoluzione nel tempo. Finora, soltanto le neuroscienze, dopo i contributi della psicoanalisi, stanno facendo luce sul pianeta ancora sconosciuto e misterioso della donna, contribuendo in tal modo all’eliminazione di stereotipi, pregiudizi e ingiustizie di cui le donne sono state vittime nel corso dei secoli.

Nell’età ipermoderna o postmoderna vengono continuamente erose se non abbattute via via tutte le grandi figure che hanno rappresentato le basi della civiltà occidentale. L’idea di Dio, del padre e della madre sta subendo un processo di decadenza. La società, la scienza e la stessa filosofia tendono a svalutare e rifiutare Dio, il padre e la madre, in quanto simboli di una vecchia società, non più in grado di trasmettere principi e valori consolidati da oltre due millenni. Viviamo privi di modelli di riferimento, spogli di identità. Una società caratterizzata da anomia. Anni di primato della ragione senza Dio mostrano la finitezza dell’uomo e la tragedia dell’umanesimo ateo.

In molti Paesi, i termini padre e madre sono sostituiti negli atti pubblici dalla parola genitore, svalutando un’identità femminile e cancellando la maternità surrogata, dove il noleggio dell’utero e l’impianto di gameti estranei alla gestante dividono la maternità in tre sezioni: la donatrice di materiale genetico, la madre portante, la committente. Figli dunque di uteri in affitto, portati in gestazione da due donne diverse. Ovuli e spermatozoi che si possono acquistare. Una umanità sempre meno umana. Di qui, ‘la fine della madre’ (Lucetta Scaraffia), ‘la donna non esiste’ (Nicla Vassallo), ‘la scomparsa delle donne’ (Marina Terragni).
Stiamo assistendo ad un mutamento antropologico che coinvolge il nostro modo di essere e di vivere.
Nell'epoca delle bioscienze, la madre, come concorda Maria Luisa Boccia, è quindi ‘scomparsa’: si parla infatti di genitori, di diritto alla genitorialità, di diritto alla vita. La donna viene ridotta a utero, a corpo, a realtà genetica, fisica, mentre scompare la dimensione simbolica, metafisica dell’essere, l’universale. È il sintomo di un mondo di relativismo di conoscenze e di etiche, un mondo di mutamenti forti a rischio e insicuro. Sta diventando un fenomeno universale, poiché le metodiche di procreazione assistita e i centri di ricerca sono in tutte le parti del mondo.

L’amore e l’affettività stanno perdendo qualsiasi dimensione significativa per diventare un evento biologico a favore di una realtà rozza di intendere la sessualità. È il concetto dell’amore liquido teorizzato da Bauman. Una condizione aggravata, secondo le autrici citate, dalle stesse donne nel ‘pretendere’ l’uguaglianza, la neutralizzazione dell’identità e dell’ideale femminile e un’assimilazione maschilista. È un ritorno alla pura genitorialità, una sessualità esibita. Una scissione fra corpo e mente, fisico e trascendente. Si è creata una situazione in cui le donne, in piena rivoluzione femminile, stanno ‘perdendo’ il privilegio che hanno sempre mantenuto sugli uomini: la qualità di procreare.

La madre sta scomparendo. Un fenomeno aggravato dal fatto che quelle madri che ancora ci sono ‘stanno diventando, come rileva Lucetta Scaraffia, sempre più simili agli uomini. Contendendo loro il potere, non ci si accorge che sono le donne a ‘perdere’ il loro potere. Come madre, figlia, sorella, ogni donna è ‘insostituibile’, mentre come insegnante, commerciante, medico può essere sempre sostituita.

La stessa rivoluzione sessuale non ha avuto esiti positivi. Dietro le loro allures di ragazze brillanti e libere, si fanno trattare, ha affermato una studiosa francese, T. Hargot, da ‘merce in vendita, da cavie, da zoccole e da serrature, senza fiatare’. Una miseria sessuale caratterizzata dall’esplosione di malattie e infezioni sessualmente trasmissibili. Il corpo femminile in tal modo viene a perdere il suo valore sacrale, per assumere un ruolo di scambio, di mercato.

Quella sessuale è perciò una ‘rivoluzione fallita’ fondata su teorie pseudoscientifiche false, trascinando nel suo fallimento la maternità e la specificità femminile.

Vendere l’utero, crescere dentro di sé una vita e poi troncare immediatamente ogni legame è un dramma che può avere gravi conseguenze mentali ed emotive. Le neuroscienze hanno definitivamente mostrato che già nella fase fetale si stabilisce uno straordinario, fortissimo legame nella diade madre-figlio, che prosegue durante la gravidanza, il parto, l’allattamento e l’infanzia. Si tratta di un attaccamento ‘programmato biologicamente’ sia negli umani che in altre specie animali. Il neonato riconosce la madre alla voce, all’odore, alla vista. Sono sensazioni uniche, forti, indelebili. Un rapporto irripetibile, personale, insostituibile. Il distacco del figlio dalla madre diventa un terribile, sadico atto di violenza, un grave trauma che ha pesanti ripercussioni sul suo sviluppo fisico, cerebrale, sociale ed emotivo.

Si tratta di un trauma ‘voluto, programmato, un trauma fabbricato’, per rendere felici due adulti ‘egoisti’ e rendere ‘infelice’ un bambino, che porterà in sé la tragedia e il peso di una ferita profonda che lo accompagnerà nel fisico e nell’animo per sempre. Ricerche neuro scientifiche hanno scoperto che la separazione può provocare gravi danni psichiatrici sia nel bambino che nella madre, seminando dolore e infelicità.

La madre in affitto poi perde la ‘dignità’ e aliena la sua individualità. La maternità diventa così un ‘servizio a pagamento’, una mercificazione del corpo umano. In verità, a privare di valore la maternità hanno dato un forte contributo, come rilevano autorevoli studiose, ‘le donne stesse’, e in particolare il femminismo, il quale ha commesso, per la Scaraffia, un ‘errore fatale’ nel credere di legare il suo trionfo alla liberalizzazione dell’aborto, cioè alla ‘cancellazione di fatto della maternità’. A questa desolante condizione, il femminismo non è sopravvissuto che pochi anni. Il progresso per cui combatteva una femminista dei primi del Novecento era un altro e oggi guarderebbe con ‘orrore’ queste trasformazioni.

La scomparsa della madre ‘priva’ la famiglia e la società di modelli, principi e valori fondamentali, frantumando e depauperando la sacralità della figura materna. Il miracolo della natalità preserva il mondo dalle sue pulsioni malvagie e dalla sua naturale ‘rovina’, conferendo all’umanità ‘fede e speranza’ (Arendt).

Alcuni scienziati prevedono per il futuro la nascita di individui selezionati secondo criteri eugenetici, fondati su una ingegneria genetica e progettati secondo la dimensione dei consumi. La questione presenta gravi problemi sociali, giuridici e morali. Eliminare la misteriosa potenza materna, che è portatrice di valori carichi di simboli, significa distruggere ogni dimensione metafisica e sacrale della vita”. Sembra davvero emergere una pulsione distruttiva e autodistruttiva. Prima, la morte del padre sostenuta dalla letteratura e dalla stessa biologia sulla sua inutilità poiché si può procreare in assenza del padre attraverso l’inseminazione. Poi, Nietzsche proclama ‘Dio è morto’ per esprimere la decadenza del mondo occidentale e il rifiuto dei principi e valori assoluti, e del codice morale. Dio, il principio supremo, ha perso – aggiunge - il suo significato con l’avvento dell’epoca moderna e dello sviluppo della scienza. ‘Dio è morto! E noi l’abbiamo ucciso!’. Ora, la fine della madre. Stiamo smarrendo la dimensione non solo della realtà, ma anche del trascendente e del sacro.

 

Guido Brunetti

 

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